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Mostra al parco archeologico di Solacium
24-07-2006
Autori vari

La mostra che si inaugurerà il 24 giugno 2006 al Parco archeologico di Scolacium (attuale Roccelletta di Borgia) è stata voluta dal Direttore Regionale per i Beni Culturali e Pesaggistici della Calabria, Arch. Francesco Prosperetti in collaborazione con la Provincia di Catanzaro che ha stanziato la somma di ben 600.000 €. E’ stata allestita da un’èquipe di tecnici esterni; per la Soprintendenza Archeologica è stato nominato un responsabile scientifico che doveva supervisionare al fine di tutelare l’integrità del Parco, nella persona della Dott.ssa Maria Grazia Aisa, archeologo direttore della Soprintendenza Archeologica, che per l’occasione è subentrata al Dott Roberto Spadea Direttore del Parco.
Sono esposte circa 120 statue in ferro tutte eguali, eseguite dall’artista A. Gormley, la maggior parte delle quali è posizionata su quattro blocchi di cemento ancorati ad una larga piastra di metallo; altre sono interrate per quasi tutta l’altezza tanto da fare fuoriuscire talvolta il busto, talaltra il mezzo busto o solo la testa. Le opere sono dislocate tutte sul terreno archeologico che ingloba la città antica di Scolacium, di cui sono stati scavati alcuni edifici, tra cui il più monumentale è il foro, basolato con mattoni e attraversato dal decumanus maximus, una strada con grandi basole in pietra con un’iscrizione in bronzo con il nome di uno dei magistrati posti a capo della colonia romana.
Il problema che poniamo non è di natura storico-artistica, cioè non si discutono qui né la bontà delle opere né la bravura dell’artista, ma si vuole mettere in evidenza l’incompatibilità della mostra con il Parco archeologico che è stato letteralmente violentato dagli scavi effettuati per l’esposizione di queste pesantissime statue. Queste ultime, sono state posizionate, sia nel vasto aranceto, che all’interno del foro, sulle parti non pavimentato di esso; per potere istallare le opere sono state eseguite, nell’aranceto buche molto grandi e variamente profonde da un minimo di 40 cm ad un massimo di 80 cm. e più; mentre le opere istallate sul foro sono state poggiate direttamente sul terreno già in corso di scavo; quest’ultima considerazione è molto importante; sta a significare che le statue nel foro poggiano non sulle basole ( le avrebbero distrutte), ma sui crolli di materiale antico, cioè direttamente sullo strato archeologico messo in evidenza nel corso degli scavi; si noti che per tutelare il foro, ormai da tempo era interdetta a chiunque l’entrata sullo stesso, per la presenza e delle delicatissime basole e degli strati archeologici messi in evidenza ( crolli di strutture con presenza abbondante di frammenti di vasellame); proprio su questi strati sono state “appoggiate” le pesantissime statue, posizionate sui basamenti in cemento; ed ancora nell’uliveto lo scavo di centinaia di buche così profonde ha certamente intaccato in modo irreversibile gli strati archeologici presenti già a circa venti centimetri a partire dal piano di calpestio attuale. L’asportazione e la distruzione degli strati archeologico, quand’anche fosse stata seguita da personale specializzato ha sicuramente comportato una perdita di dati irreversibile, anche perché la procedura adottata (buche effettuate qua e là per il posizionamento delle opere) è metodologicamente scorretta in una situazione in cui qualsiasi scavo archeologico deve essere effettuato in estensione e non per buche più o meno profonde.
Se si considera poi che lo scempio della stratigrafia archeologica è stato effettuato per allestire una mostra temporanea, si ha la misura della gravità del danno; questo non vuol dire comunque, che gli scassi sarebbero stati giustificati se fossero stati effettuati per istallare in modo definitivo le opere.
In ogni caso si deve considerare che lo scavo metodologicamente corretto degli strati archeologici presenti su un sito antico, permette di ricostruire ed interpretare le vicende che si sono succedute sul sito stesso; l’asportazione degli strati nelle varie buche scavate nel Parco di Scolacium sottrae parti degli strati archeologici, pertanto determina una perdita di dati non più ricostruibili, e impedisce la visione e lo studio più ampio e globale. Infine considerato che le mostre di questi tempi sono di moda, tra poco se ne vorrà allestire un’altra che potrebbe comportare ulteriore stress sia alle strutture antiche che alle stratigrafie ( si rammenta che già l’anno scorso il Parco è stato utilizzato per un’altra mostra, anche questa molto “brutale” per l’integrità dello stesso); e questo veramente finirebbe col distruggere definitivamente ogni possibilità di ulteriore approfondimento della conoscenza dell’archeologia e della storia dell’importato colonia.




Interrogazione a risposta scritta

IOVENE, FRANCO Vittoria, VILLECCO CALIPARI, BRUNO, FERRANTE, GENTILE, FUDA, TREMATERRA, ZUCCHERINI. - Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro per i Beni e le Attività Culturali. - Premesso:

- che in Calabria, in provincia di Catanzaro, in un'area demaniale di 35 ettari e immerso tra gli ulivi secolari, sorge dal 1982 il "Parco Archeologico Scolacium", vasta area di notevole interesse che ha restituito alla storia le vestigia della colonia romana di Minerva Nervia Augusta Scolacium sorta sulle rovine anteriori della colonia magnogrecia di Skylletion,

- che scavi archeologici recentemente effettuati hanno portato alla luce il teatro, del I - II secolo dopo Cristo, e il monumentale foro di Scolacium, la piazza di forma rettangolare pavimentata in "sesquipedales", grandi mattoni quadrati, delimitato a nord-ovest dal "decumanus maximus", lunga strada che conduceva da est a ovest della città, lastricata in granito, con un'iscrizione in bronzo con il nome di uno dei magistrati posti a capo della colonia romana, e perfettamente conservata;

- che accanto al foro sorge l'imponente Basilica di Santa Maria della Roccella, ultimo intervento di edilizia sacra effettuato dai Normanni in Calabria. La costruzione, insieme alla Cattedrale di Gerace, era la più grande della Calabria;

- che il 24 giugno scorso è stata inaugurata, all'interno del Parco Archeologico "Scolacium" (Roccelletta di Borgia in provincia di Catanzaro) la mostra dell'artista inglese contemporaneo Antony Gormley dal titolo "Time Horizon", all'interno della seconda edizione di Intersezioni, rassegna nata nel 2005 con l'obiettivo di proporre una nuova fruibilità dell'arte;

- che per tale mostra sono state installate all'interno del Parco Archeologico oltre cento sculture in ferro di 189/53/29 centimetri dal peso di 650 chili ciascuna che l'artista inglese ha creato partendo dal suo corpo;

- che la maggior parte delle opere sono posizionate su quattro blocchi di cemento ancorati ad una larga piastra di metallo, altre sono interrate per quasi tutta l'altezza, tanto da far fuoriuscire talvolta la testa, il busto o il mezzo busto;

- che tali opere sono dislocate tutte sul terreno archeologico del Parco della Rocelletta, che ingloba la città antica di Scolacium, a circa un chilometro da Catanzaro Lido, all'interno di un aranceto e tra ulivi secolari;

- che un gruppo di archeologi ed esperti, conoscitori dell'area in questione tra cui Giovanni Pugliese Carratelli, Accademico dei Lincei; Paola Pelagatti, già Soprintendente del Museo Nazionale di Villa Giulia; Antonio Giuliano, già docente di Archeologia classica; Antonino Di Vita, Accademico dei Lincei; Fausto Zevi, Docente di Archeologia classica; Ermanno Arslan, già Direttore dei Musei Civici di Milano; Dieter Mertens, già Direttore dell'Istituto Archeologico Germanico Roma; Anna Zevi Gallina, già Soprintendente per i Beni Archeologici di Ostia Antica; Luigi Maria Lombardi Satriani, Docente di Etnologia; Maria Antonietta Rizzo, Docente di Etruscologia; Maddalena Mertens Hor, Istituto Archeologico Germanico Roma; Lucia Lepore, Docente di Archeologia della Magna Grecia; Maurizio Gualtieri, Docente di Archeologia classica; Giuliano Volpe, Docente di Metodologia e Tecniche della ricerca archeologica e di Archeologia tardoantica; Francesco D'Andria, Docente di Archeologia e Storia dell'Arte Greca e Romana; Enzo Lippolis, Docente di Archeologia classica; Antonio De Siena, Direttore Archeologico; Maria Grazia Semeraro, Docente di Archeologia della Magna Grecia; Marina Cipriani, Direttore Archeologico; Mario Lombardo, Docente di Storia Greca; Giorgio Rocco, Docente di Storia dell'Architettura antica; Liliana Giardina, Docente di Archeologia della Magna Grecia; Vito Teti, Docente di Antropologia; Giampiero Givigliano, Docente di Storia Romana; Piero Bevilacqua, Docente di Storia Moderna; Battista Sangineto, Docente di metodologia ricerca archeologica; Maurizio Paoletti, Docente di archeologia e storia dell'arte greca e romana; sono, nei giorni scorsi, intervenuti, con una lettera la Ministro Rutelli, sulla collocazione della mostra denunciando l'incompatibilità della stessa con il Parco Archeologico che, lamentano, è stato pesantemente sconvolto dagli scavi effettuati per l'esposizione delle statue;

- che il posizionamento delle opere è avvenuto sia nel vasto uliveto con buche grandi e variamente profonde che vanno da un minimo di 40 centimetri ad un massimo di 80 centimetri e più, che sul foro direttamente sul terreno, poggiando quindi direttamente sullo strato archeologico messo in evidenza nel corso degli scavi;

- che da tempo, per tutelare il foro, era interdetta a chiunque l'entrata sullo stesso, per la presenza di delicatissime basole che degli strati archeologici messi in evidenza (crolli di strutture con presenza abbondante di vasellame);

- che, secondo gli archeologi, proprio su questi strati sarebbero state appoggiate le pesantissime statue posizionate su basamenti in cemento e che gli scavi di centinaia di buche così profonde ha certamente intaccato gli strati archeologici presenti già a circa venti centimetri dal piano di calpestio attuale;

- che l'asportazione e la distruzione degli strati archeologici per fare le buche per il posizionamento delle opere, ha sicuramente comportato la perdita di dati in modo irreversibile non permettendo così di ricostruire ed interpretare le vicende che si sono succedute sul sito e impedendo quindi una visione e uno studio più ampio e globale dell'area;

- che, inoltre, nei giorni scorsi anche l'ANAS ha scritto alla Soprintendenza per far rimuovere più di una scultura posizionata a qualche metro dall'argine della SS 106, a ridosso del muretto di recinzione del Parco, perché d'intralcio alla sicurezza degli automobilisti;

considerato

- che il sito è uno dei complessi urbani più monumentali ed importanti dell'archeologia romana della Calabria;

- che l'evento espositivo è stato voluto dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria e organizzato dall'Assessorato alla Cultura della Provincia di Catanzaro, che ha stanziato circa 600.000 euro, con la collaborazione dell'Assessorato alla Cultura della Regione Calabria;

- che tale mostra è stata allestita da un'èquipe di tecnici esterni con la sola supervisione della Soprintendenza;

- che tale evento sta comportando nella comunità di esperti un notevole malessere anche in considerazione dei possibili rischi per le strutture antiche;

- che già nel 2005 era stata allestita una mostra di opere contemporanee all'interno del "Parco Archeologico" che ha lasciato i segni dello "stress" subito dai reperti antichi, dovuto all'utilizzo di numerosi mezzi meccanici;

si chiede di sapere

- se la mostra in questione ha arrecato danni, e di quale natura ed entità, al Parco archeologico della Roccelletta;

- se l'allestimento e la realizzazione della mostra non potevano essere realizzate in siti alternativi o con modalità diverse;

- quali iniziative si intendano adottare a tutela del parco della Roccelletta, dei suoi scavi e dei reperti lì conservati.



IOVENE

FRANCO Vittoria

VILLECCO CALIPARI

BRUNO

FERRANTE

GENTILE

FUDA

TREMATERRA

ZUCCHERINI



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