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Per la valorizzazione del patrimonio storico ed archeologico di Paestum
13-08-2006
MARIO MELLO

Invio la recensione dell'amica dott.ssa Sabina Martiello.
La recensione è apparsa sulla rivista "Archeo News", III, n. 29, Giugno 2006.

Dott. Fernando La Greca
ricercatore di Storia Romana
Università di Salerno

Nell’ambito dell’attuale elaborazione teorica e giuridico-legislativa relativa alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico italiano, il bene culturale
non è solo oggetto materiale, tangibile, dotato dell’auctoritas del passato che gli conferisce un proprio valore intrinseco, ma è anche un bene “immateriale”, una “testimonianza avente valore di civiltà” e strettamente legato all’ambiente.
La cura e la salvaguardia del bene culturale, dunque, hanno implicazioni ben più ampie, che interessano anche l’arricchimento spirituale della collettività, il progresso
civile e la valorizzazione dei luoghi, anche sotto l’aspetto turistico ed economico.
In quest’ottica si colloca il volume “Per la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico di Paestum” di Mario Mello, docente di Storia Romana all’Università di Salerno. Nel libro l’autore sottopone all’attenzione interessanti spunti di
intervento sul patrimonio artistico pestano per migliorarne la conoscenza e la fruizione cercando di coniugare, restituendole al quadro storico del Comune di pertinenza, le componenti ambientali con le vestigia archeologiche e con le varie testimonianze di civiltà ad esse legate.
Le otto proposte di valorizzazione sono state sviluppate seguendo una linea di estrema pragmaticità e concretezza: dalle possibilità di attuazione di ciascun progetto all’onere finanziario che essi richiederebbero, dai potenziali vantaggi
economici alla opportunità di creare un polo d’attrazione turistica molto più forte, a beneficio della produttività del territorio e della fruizione culturale degli
utenti.
Un battello per visitare l’Heraion. In ognuna delle sue proposte, Mello ha tenuto ben saldo un obiettivo: quello, cioè, di riprodurre quanto più fedelmente possibile le sensazioni e le atmosfere dei tempi antichi, di restituire il senso della
collocazione dei monumenti e dei luoghi e di inserirli in modo corretto nel loro originario quadro storico e naturale. Così, per la rivalutazione del santuario di Hera nei pressi della foce del fiume Sele, un tempo famoso e solenne e oggi quasi
emarginato, in una campagna piatta e spoglia.
Secondo Mello, occorre rivalutare l’antica funzione del grande Heraion creando il modo di giungervi soprattutto per
via d’acqua, tramite un battello destinato a salire e ridiscendere il fiume.
Un percorso per risalire il Capodifiume. Altro sito da rivalutare sarebbe un fiume oggi completamente trascurato, ma che un tempo era considerato una delle meraviglie del mondo antico a causa delle acque ricchissime di calcare, che quindi avevano la
peculiarità di formare in breve tempo dure incrostazioni intorno agli oggetti immersi. Promuovere la frequentazione di Capodifiume per mezzo di una strada che ne risalga il corso sarebbe anche un modo per ripercorrere i passi di intere
generazioni, ricreando un legame con il passato, con la natura e la storia.
Valorizzare il colle e il castello di Caputaquis. Il totale abbandono dei resti della città medievale di Caputaquis, Capaccio Vecchio, è “un peccato contro lo spirito. Ha il senso di un’eredità storica non raccolta, ignorata, anzi rifiutata…”
Occorrerebbe promuovere l’escursione del colle per mezzo di pulmini accompagnati da una guida, e visitare i resti della rocca fortificata che nel 1246 fu teatro del vittorioso assedio dell’imperatore Federico II ai baroni che cospirarono contro di lui
Odonomastica come memoria storica. Anche l’odonomastica per Mello ha una grande importanza, poiché dai nomi che si attribuiscono a strade e piazze traspaiono la memoria storica, la consapevolezza ed il rispetto per il passato di un popolo e dei
suoi luoghi. L’attuale intitolazione di strade sembra, infatti, improvvisata e irrispettosa del grande passato di Paestum e del suo territorio, a cominciare dai coloni sibariti che la fondarono. Nessun accenno all’antica Elea, ai grandi ceramisti pestani di IV secolo a.C., ai Lucani, all’atleta Parmenide posidoniate, ai poeti che celebrarono Paestum in versi e racconti, come Properzio, Ovidio, Marziale
e Strabone; silenzio completo anche per il periodo medievale e per le grandi personalità che a partire dal Settecento vennero a Paestum da tutta l’Europa per visitare, ammirare, studiare e dipingere i templi, imponendoli all’attenzione del
mondo intero, come J.J. Winckelmann e G.B. Piranesi. Taciuti anche i nomi dei due grandi archeologi che scoprirono il santuario di Hera al Sele, P. Zancani Montuoro e U. Zanotti
Bianco.
Un nome per lo scalo di Capaccio e per l’area archeologica. E’ stata presa in considerazione anche l’ipotesi di cambiare il nome di Capaccio Scalo, oggi poco appropriato e in sé poco qualificante, a favore di un nome che valorizzi e impegni a
rispettare la fisionomia di snodo essenziale della cittadina, anche in rapporto alla fruizione dell’area archeologica; qui, nella zona che attualmente è destinata a
spettacoli ed eventi culturali, Mello ne propone una migliore integrazione allo splendido scenario del tempio “di Cerere” ed un nome che ne suggelli l’identità.
Le mura e la stazione ferroviaria. Un’ altra ambiziosa proposta riguarda le monumentali mura di Paestum e le due porte che delimitano il decumano; un intervento sulla rete stradale che attualmente costeggia e soffoca la cinta muraria
e la disattivazione o l’abbattimento dell’attiguo edificio della stazione ferroviaria, restituirebbero ai fruitori una visione di straordinaria bellezza e di grande forza evocativa.
Rosaria Paesti. Paestum era famosa nell’antichità per la bellezza e il profumo delle sue rose, decantate in celebri versi come le più belle del mondo. Solo nel XIX secolo si cominciò, ma invano, la ricerca dei biferi rosaria Paesti noti ai visitatori attraverso le fonti letterarie. Ancora oggi non si trova nulla: sarebbe bello, infatti far rifiorire quei roseti e poter nuovamente legare il nome di Paestum al fiore che un tempo la rese tanto celebre.
Memoria storica, bellezza, valorizzazione ambientale, culturale, turistica ed economica del territorio alla luce dell’eredità interiore, letteraria ed archeologica che abbiamo ereditato in tanti secoli. Queste le indicazioni e i suggerimenti di Mario Mello, scaturiti da un’esigenza interiore, prima che operativa. Vivamente ci auguriamo che almeno in parte esse vengano accolte dai responsabili e dalle competenti autorità politiche.
SABINA MARTIELLO



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