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Una breve risposta a Franco Faranda
05-09-2006
Libero Rossi

Prima di entrare nel merito della nota è necessario mettersi d’accordo sul valore e sul significato di un concorso per esami, altrimenti rischiamo di parlare di cose completamente diverse. A mio parere un concorso altro non è che una prova selettiva, strutturata su alcuni limitati parametri, necessari per fare una drastica selezione di candidati. Non credo che sia un giudizio a 360 gradi sull’intelligenza, le doti umane, caratteriali e
culturali dei candidati. Poi, una prova concorsuale presenta, per tutti i partecipanti, dei rischi e delle incertezze. Certamente una bocciatura, qualunque essa sia, a livello personale, ci mette in discussione. Però è cosa certa: le bocciature nella vita servono. Capisco il tuo disappunto e la tua delusione per il risultato negativo ma non capisco il tono da tragedia della tua nota: arena, leoni, combattimenti, ci hanno mangiato; insieme a noi è stato bocciato tutto il Ministero (e aggiungo io l’intera
Nazione!). Un po’ troppo e un po’ troppo di parte. Siete stati
semplicemente non ammessi agli orali di un concorso. Oppure pensavate che per il fatto di aver diretto degli uffici tutto era dovuto?
Da sempre, almeno nei miei ricordi, i brogli nei concorsi sono stati perpetrati dai potenti a discapito dei “ figli di un Dio minore”. Ora apprendo, dalla tua circostanziata nota e dalle stupidaggini di Sgarbi, che il mondo si è capovolto. In questo concorso i poveri cristi, i senza protezione, i peones e i sindacati hanno pilotato il concorso proprio per fare fuori i potenti. Non vi sono dubbi, nel nostro caso, che i potenti
sono i reggenti, tu compreso, che possono vantare amicizie e conoscenze che altri non hanno. L’incarico alla dott.ssa Garibaldi, che apprendo essere addirittura una diretta discendente dell’eroe dei due mondi, quale direttore regionale dell’Umbria, conferma a pieno la mia ipotesi. Se ritenete, voi reggenti esclusi, che la Commissione abbia svolto il proprio
compito in modo sommario e approssimativo, come spieghi nelle tue
argomentazioni sui carichi di lavoro e sui tempi per la correzione dei temi, potete fare un formale ricorso. Non sarà la prima né l’ultima volta che viene contestato il giudizio finale espresso da una commissione.
Ricorso serio, lineare, senza avanzare dubbi e teoremi poco probabili su tutto l’universo. Magari in questo momento sarebbe interessante un’azione rivendicativa forte nei confronti del Ministero. Una bella ed interessante partita: reggenti contro Ministero. Di certo non hai la necessaria obiettività per affrontare l’argomento, come affermi all’inizio della tua
nota, altrimenti non si può spiegare il tuo paragonare i precari del ministero con chi a retto, tra mille difficoltà, le soprintendenze.
Improponibile sotto ogni punto di vista. Anche perché, oggettivamente, voi non siete precari in alcun modo; voi rivendicate ora, a mio parere anche giustamente, che venga riconosciuto un ruolo superiore svolto all’interno dell’amministrazione. Però è bene ricordare che l’opportunità di svolgere il ruolo di reggente di importanti uffici è stata concessa non per meriti o capacità maggiori di altri, ma per ragioni e motivi contingenti. Ed è bene ricordare che nessuno vi ha costretto, anzi, in qualche caso, il ruolo è stato ricercato con forza; e l’opportunità che è stata data a voi ad altri non verrà mai concessa. Lascerei perdere la solita litania sul senso
di responsabilità, l’amore per il lavoro e l’attaccamento all’istituzione che, come ben sai, serve solo a mascherare altri fatti. Comunque, anche in presenza di un peccato originale, rappresentato dall’opportunità che vi è stata concessa, ritengo che il lavoro svolto ed il ruolo ricoperto per anni, senza dubbio, debba avere un peso ed essere riconosciuto dal
Ministero. Tu accenni alle dimostrate capacità di alcuni reggenti per quanto riguarda la loro “intelligenza sociale”. Vale a dire la capacità di rapportarsi con un ufficio e con un territorio composto da individualità e saper cogliere, da ognuno, gli aspetti migliori. Concordo con te che è una delle doti fondamentali per un dirigente, ma difficilmente può essere
valutata in una prova di concorso. Anche in questo caso dobbiamo consentire a tutti gli aventi titolo di poter avere l’opportunità di dimostrare i loro valori e i concorsi pubblici, fino a prova contraria, sono la forma migliore per selezionare personale. Poi se vengono banditi in modo sbagliato e condotti ancora peggio la responsabilità è tutta nella organizzazione ministeriale non nel sindacato.



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