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QUALE GOVERNO PER I BENI CULTURALI o meglio, possibile un governo dei beni culturali?
02-10-2006
Libero Rossi

(Intervento tenuto in occasione del convegno di Bari 2 ottobre 2006, dal titolo Quale governo per i beni culturali?)



di Libero Rossi della FP-CGIL nazionale

Con questo interrogativo i compagni della Puglia ci invitano, oggi, a discutere. Lintestazione intanto mi sembra che contenga due elementi: il primo che notiamo lassenza dal titolo delle attivit culturali, quasi a sancire un distacco dei problemi propri del Patrimonio da quelli dello spettacolo, del cinema e, appena ieri, dello sport. Questo non certo per sottovalutazione del settore quanto piuttosto per lassenza di un tessuto comune o un interscambio fra i due rami del Mibac.
La creazione di un unico Ministero ad opera di Walter Veltroni, nel 1998, quale accorpamento di pezzi della Presidenza del Consiglio ai Beni culturali non ha sciolto i nodi sui quali si era arenato il disegno spadoliniano (Ministero atipico con una forte connotazione tecnico-scientifica ai diversi livelli ma incapace di rispondere adeguatamente alle necessit di governo di un cospicuo patrimonio diffuso sullintero territorio nazionale), n ha gettato le premesse per una rivisitazione complessiva del settore dello Spettacolo (ancora oggi in questi la fa da padrone giustamente la questione economica; leggi le sorti del FUS). Di pi il settore entrante lo si sentito (e vissuto) quale fonte di sperequazione stipendiale fra i dipendenti che doveva in tutti i modi essere sanata: lo hanno detto nellordine il ministro Giovanna Melandri, la burocrazia e ci hanno provato le forze sindacali (escluse Cgil e Cisl ), non ci sono riuscitima hanno consumato 50milioni di euro per una falsa perequazione (anche se si sono prolungati gli orari di apertura dei musei, biblioteche e archivi). Oggi lo Spettacolo dentro il Mibac (ma abbiamo perso lo sport) e tuttora siamo in attesa che sbocci la contaminazione fra i due settori. E il primo cessi di esercitare la sola funzione di bancomat e assuma il ruolo di coordinamento, di sviluppo, di documentazione e di conservazione di questo patrimonio.
Il secondo punto invece riguarda lattivit di governo o la sua possibilit nella situazione data delle strutture ministeriali. Linterrogativo dobbligo o se vogliamo costituisce una sorta di denuncia dello smarrimento che ci ha impresso una riforma lunga due lustri (dalle leggi Bassanini alla Melandri, Urbani quindi Rutelli) e che non accenna a finire. Alla base di ci non vi stato un grande dibattito fra gli addetti quanto piuttosto grandi divisioni, scontri di fazioni di sostenitori ora delluno o dellaltro che accedeva ai posti e posticini di comando. Una storia di difesa del proprio cadreghino che ha avuto momenti epici come la predisposizioni di leggi ad personam che sostenessero le ragioni dei graditi al ministro pro tempore.
E i beni culturali?
Siamo pervenuti ad una struttura, dicemmo allora, elefantiaca, un macrocefalo con un grosso cervello al centro e, scendendo, al livello regionale e arti nane: 4 capo dipartimenti e 44 dirigenti generali (la chicca rappresentata da 5 DD.GG. di staff: 5 stipendi senza funzioni). Il tutto finanziato riducendo (congelando) di ben 10 posti i ruoli dirigenziali di soprintendenze, archivi e biblioteche.
E Sagunto?
(per carit una figura retorica ch il patrimonio culturale non ha lossatura ma sicuramente la stessa forza emotiva). Unimmagine suggestiva che ci aiuta ad identificare tutte le figure della scena da Annibale, Quinto Fabioma noi non possiamo rassegnarci al ruolo di Tito Livio. Le cifre di tanta dissennatezza sono ancora queste:

Nel decennio 1996/2005 riduzione delle spese di funzionamento(energia elettrica, telefono, riscaldamento, pulizia ecc) pari al 22% (da 117.90milioni di euro - ma erano 142 nel 2002 a 91,9 milioni) e questo avveniva in presenza di un ampliamento degli orari di apertura al pubblico. Il dato per questanno, per il settore dei beni culturali e paesaggistici si pu desumere dalla tabella

spese di funzionamento

spese dufficio
riduzione in meno sul 2005: 5.754.243
% in meno : 44,83
riduzione in meno sul 2003: 12.135.983
% in meno : 63,15

missioni, catal., mostre
riduzione in meno sul 2005: 4.347.726
% in meno : 44,83
riduzione in meno sul 2003: 8.990.170
% in meno : 62,69

telefono, energia elettrica ecc.
riduzione in meno sul 2005: 483.880
% in meno : 40,50
riduzione in meno sul 2003: 1.029.570
% in meno : 59,15

noleggio macchine
riduzione in meno sul 2005: 152.978
% in meno : 44,86
riduzione in meno sul 2003: 308.712
% in meno : 62,15

A queste cifre dobbiamo aggiungere i tagli operati dalla legge Bersani per lesercizio finanziario in corso, che sono di euro 11.249.162,00 (di questi, ben 6.621.675,00 agli archivi e biblioteche). Naturalmente i tagli hanno interessato tutto lo spettro delle attivit del Ministero: le spese di missione e automobilistiche -30% cui si unisce la soppressione dellindennit di missione (questo significa un dimezzamento della presenza dei tecnici sul territorio, meno controlli e direzioni di cantieri di restauro e di lotta contro i furti e il traffico clandestino di opere darte); le spese per linformatica -54% ecc.
Tuttavia dobbiamo continuare a registrare forti residui passivi (soldi non spesi nei vari esercizi finanziari), che sulla contabilit speciale ammontano oltre il miliardo di euro che alla fine dellanno potr arrivare a 688milioni e 105 mila euro cio il 67,59% delle entrate (lindice pi alto delle soprintendenze architettoniche pari al 74% mentre il pi basso delle biblioteche che il 49,90%). Quindi un Ministero che ha poco e quel poco non lo riesce a spendere!
Una situazione a dir poco schizofrenica, che viene registrata e documentata ma sulla quale i direttori generali centrali e periferici poco fanno per renderla accettabile.
A questi dati andranno aggiunti le riduzioni del personale: il taglio operato dalla Finanziaria del 2005 (pari al 5% dellintera dotazione); i pensionamenti e il blocco del turn-over, lassenza di concorsi. Hanno fatto s che si pervenisse a quello che ormai un luogo comune e cio lalta et anagrafica media degli addetti.
Il corollario di ci che molti istituti forniscono servizi ridotti al cittadino/utente e pi duno rischia la chiusura.
Insomma, continuando su questo binario, quello che viene messo in discussione il modello istituzionale di gestione pubblica della tutela, conservazione e dei musei.
Dobbiamo ribadire che questo modello non ha alternative credibili. Dopo lubriacatura di un efficientismo, ahinoi, di facciata, affidato allimprenditore privato ci siamo resi conto che neanche questo riesce a far quadrare i costi con i ricavi, almeno!
Le risposte esperite e tentate hanno riguardato finora un massivo ricorso alle esternalizzazioni di compiti propri del Mibac come la catalogazione, la ricerca, la comunicazione, linformazione oltre allovvio restauro con un intervento di un privato avido di soldi ma poco incline a rischiare del proprio. Gli esempi possono essere di scuola: le Associazioni temporanee di impresa (ATI), la societ mista, ma interamente pubblica, Ales, la societ Arcus, la Fondazione Egizio e il massiccio ricorso nei lavori pubblici agli affidamenti diretti, i pronti interventi, i servizi aggiuntivi (dei quali dovremmo chiedere la loro trasformazione), la partenopea Scabec (societ privato-pubblico) e da ultimo ma non ultimo, un bacino di lavoro precario (partite IVA, co.co.pro, interinalema anche stagisti, servizio civile, volontariato). Per ognuna di queste tipologie potrebbe aprirsi un capitolo al cui inizio dovremmo mettere linsipienza dei politici e a seguire quella degli amministratori. Le Ati e Ales, sono nate quale risposta alla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili che fin dal 1992 lavorano al Mibac, dovevano entrare nel mercato per offrire servizi ma cos non avvenuto e oggi si sta discutendo del loro destino, naturalmente salvaguardando i diritti dei lavoratori. Discorso simile avviato dal ministro Rutelli per Arcus: una societ ad uso e consumo dei Ministri dei beni culturali e delle Infrastrutture, assai discrezionale ma anche un forziere da non perdere.
La Fondazione: un disegno iniziale da noi avversato in quanto sembrava corrispondere alla sola esigenza di incamerare (e spendere) gli stanziamenti delle due Fondazioni bancarie. I soci fondatori (Comune, Provincia, Regione Piemonte, le Banche e il Mibac) sicuramente hanno prodotto un rilevante investimento per rinnovare e ampliare gli spazi museali, per una direzione scientifica autorevole, unalta consulenza ecc. tuttavia quello che continua a sfuggirci la bont dello strumento Fondazione. Cio se gli obiettivi erano quelli di risanare gli ambienti, mettere in sicurezza il museo, migliorare lesposizione, ampliare gli orari, formare il personale ecc. siamo sicuri che lo strumento adeguato fosse la Fondazione?
Comunque oggi costituita e buona parte dei lavoratori ha scelto di rimanere per vedere leffetto che fa.
Taluni di questi aspetti saremo costretti a riprenderli in mano non appena il Ministro si sar chiarito le idee in proposito mentre, gi da oggi urge il tema finanziario per far continuare a lavorare gli 800 lavoratori.
Il precariato, la sua tipologia e modalit dimpiego sono tuttora da esplorare, cos come il ruolo e funzioni del volontariato sempre pi spesso chiamato a coprire esigenze funzionali e di servizio. Lo stesso dicasi per i giovani del servizio civile sempre pi necessari al funzionamento degli istituti. Quello che rischia di venire meno sono le istanze formative, di contatto con il mondo del lavoro ecc.

Il governo di centro-sinistra potr andare a costituire una risorsa a patto che riesca ad aprire un confronto con le forze reali e rappresentative su quelli che abbiamo identificato come problemi capitali del Mibac, ormai corpo esangue, che necessita di interventi profondi e improcrastinabili che abbiano al centro le ragioni della tutela del patrimonio culturale della Nazione e le relative risorse umane e finanziarie.
Sulla tutela, una attenta rivisitazione degli strumenti normativi (in primis il Codice Urbani) nella prospettiva di un rinnovato rapporto con le realt territoriali, sgombrando la visione centralistica che era possibile riscontrare anche nei provvedimenti varati da Veltroni e dalla Melandri. Senzaltro aperta la questione della rivisitazione del Titolo V della Costituzione anche alla luce delle sentenze della Corte costituzionale attorno alla concorrenzialit, collaborazione, magari attraverso una definizione di precisi ambiti nei grandi campi della tutela, conservazione, valorizzazione, gestione; cose che richiedeno lingente patrimonio diffuso e le magrezze economiche. In questo rinnovato quadro sono da considerare superati i vecchi accordi di programma, le intese di corto respiro come le varie protocollazioni di affidamento, per recuperare una visione di programmazione degli interventi e di pianificazione delle risorse in contesti o porzioni di territorio definiti (per es. al Sud). Magari iniziando dalle aree sottoutilizzate o dallagenda Politica di sviluppo nazionale ecc.
Un ripensamento anche sui temi pi propriamente gestionali dei nostri istituti, musei che, dicevamo, spesso si vedono costretti a ridurre i servizi, chiudere sale o rivendicare condizioni di insalubrit, di interruzione delle fonti energetiche ecc. che provocano reazioni nervose da parte dellutenza, degli organi di stampa o da parte degli enti locali, degli intellettuali, delle associazioni dei commercianti ecc. Le risposte che finora ha dato lamministrazione sono solo di denuncia o difensive del proprio operato o il solito jaccuse a Roma ladrona, ma non ha cercato di aprirsi alle energie locali e trovare una soluzione percorribile che non sia il solito ricorso alle associazioni di volontariato o a noti procacciatori di personale raccogliticcio. Per quanto ci riguarda dovrebbe essere agevole esperire tutti gli istituti del CCNL come lorario plurisettimanale, stagionale, le ferie programmate, le visite a tempo e programmate, una diversa organizzazione del serviziofino alla richiesta di inserimento di personale (la chiama) di altri istituti (da biblioteche, archivi ma anche da settori tecnici e amministrativi); insomma una sorta di conto terzi che tanto successo riscuote fra il personale di molti musei. Una soluzione che sicuramente richiede remunerazione, alias stanziamenti: questo sar il primo banco di prova del nuovo Ministro mentre laltro sar quello di portare, finalmente, tutti gli Assistenti tecnici museali al 100% dellorario. Ma ricordiamo che per la battaglia delle battaglie resta la stabilizzazione dei 2147 precari del Mibac.
Sulle risorse umane: apertura di una nuova stagione di assunzioni stabili e qualificate; stanziamenti per la formazione; lequipaggiamento, sperimentazione di servizi di global service per la gestione corrente; massiccio impiego della telematica, dellinformatica, costruzione di reti ecc. Decollo delle scuole di alta formazione (ICR, OPD, ICPL, Venaria Reale, Cremona ecc.) affinch una nuova leva di restauratori-conservatori entri nei ruoli del Mibac.(In questo ambito sono da definire e attuare le procedure per riconoscere la qualifica di restauratore di cui allart.182 del Codice ).
Sul versante economico finanziario: nellimmediato la riduzione dei tagli operati dal governo di centro-destra fino ad arrivare (tendenzialmente) all1% del PIL cos come era scritto nel programma dellUnione.
E questo cade in un momento di grosse preoccupazioni che suscita il varo della Finanziaria per il 2007 con i problemi legati ai 30miliardi, il rientro dal deficit, il cuneo fiscale ma anche i contratti pubblici scaduti nel 2005 e la restituzione del fiscal drag , insomma tutto sembra dire che dobbiamo stare fermi per qualche turno. Il momento difficile ma crediamo che qualche discorso si possa aprire sul fronte del risparmio seguendo la strada tracciata dal Bersani con la riduzione degli innumerevoli Comitati nazionali, i consulenti, le occupazioni provvisorie, i canoni di affitto, leliminazione dei gettoni di presenza, le macchine blu, i residui passivi, ottimizzando ambiti e articolazione delle soprintendenze, eliminando i direttori di staff, utilizzando al massimo la risorsa personale dove presente anche con nuovi compiti. La micragnosit, si diceva, deve far aguzzare lingegno.
La risoluzione di queste questioni, possiamo dire, che passa anche attraverso una rivisitazione dellattuale funzionigramma del Mibac.
Ricorderemo come latto fondante sia il Dpr.173 del 2004 che ha creato pi problemi di quanti ne volesse risolvere aumentando i passaggi del processo amministrativo, ha accentrato i poteri e aumentato la conflittualit con le Soprintendenze e con le Direzioni generali. Secondo sempre il Dpr le Direzioni regionali potevano delegare alle soprintendenze particolari poteri: una facolt senzaltro esercitata ma a macchia di leopardo di cui si stenta a capire il modello e la rispondenza almeno ad un disegno di razionalizzazione. Oggi assistiamo solo a poteri che si contrappongono o che si svuotano a vicenda di quel poco di autorit che servirebbe a renderle presentabili, dopo due anni di sperimentazione occorre voltare pagina e ripensare in toto lintera struttura. Certo non per iniziare da capo quanto cercare di far fare un salto ad una struttura sbilenca e mal funzionante. Andr sciolto il nodo delle Soprintendenze, cio se queste debbano essere gli avamposti sul territorio, magari opportunamente ridefinito, con un dirigente con veri poteri o altrimenti un ufficio tecnico-scientifico della Direzione regionale al quale non serve un dirigente essendo sufficiente un funzionario di C3. Andr ribadito con forza la necessit che anche biblioteche e archivi tornino a far capo alla Direzione regionale, cos come questa avr lintera responsabilit della mobilit del personale della regione in raccordo con un unico servizio o direzione centrale.
E subito dopo decidere a quali e quanti istituti dare la piena autonomia economica-finanziaria e di bilancio. Discorso simile deve valere per alcune biblioteche e archivi cercando, fin dove possibile o fin dove lo permettono specificit e localismi, esperire forme consorziali fra le varie biblioteche e archivi e istituti centrali. Non siamo pregiudizievolmente contrari a momenti di cooperazione e coordinamento come quelli che si erano ventilati fra lICR e OPD in vista della creazione dellIstituto superiore del restauro. Anche se dovranno essere conosciuti pi nel dettaglio motivazioni e funzionamento. Unoperazione solo allinsegna del risparmio in questi settori limitata e priva di sviluppi. Meglio allora mantenere, competition is competition. Resta senzaltro assai suggestiva lunificazione della Biblioteca di Lipsia con quella di Francoforte. vero, l siamo in Germania. Qui tornerebbero fuori le alabarde e le spingarde al grido di Roma magnona! Mi chiedo, se il discorso diventasse plausibile, perch non lasciare che la direzione sia fiorentina? (Per tornare al dibattito di questi giorni o per placare i dirigenti in pectore). Il rilancio dellIstituto superiore del restauro quale massimo organo di coordinamento delle politiche di conservazione di restauro, di studio e ricerca, di formazione, di innovazione e sviluppo fra tutti gli istituti centrali ha avuto una certa eco, che per non arrivata a lumeggiare le potenzialit di questo Istituto nei rapporti con le diverse realt territoriali, i laboratori e il loro personale o dei restauratori-conservatori, pubblici e privati, disseminati un po ovunque.
Ci siamo spostati un po verso la fine del discorso mentre in piedi la revisione della struttura centrale. Il 4 agosto, al consiglio dei ministri, Rutelli elimina tre capi dipartimento avviando nei fatti la riforma che dovr portarlo alla ricostituzione del Segretariato generale. Loperazione dovrebbe avvenire con la Finanziaria, cio affermando che al Mibac c una riduzione dei tre posti di Capo dipartimento per lasciarne un solo Segretario generale modificando cos la legge sullo spacchettamentodei ministeri, dove insieme alla delega veniva ribadita larticolazione dipartimentale.
Dopo di ci si incomincia a svolgere la delega con la possibilit di eliminare o di riaccorpare e di definire le questioni di cui sopra.
Lobiettivo che ci siamo posti - le Fp-Cgil nazionale, regionale e di Bari - con questa assemblea- dibattito quello di una riflessione sopra le grandi questioni che toccano e attraversano questo ministero e i lavoratori che vi operano e cercare vie finora scarsamente esplorate o addirittura nuove. In questo percorso troviamo amici e problemi apparentemente minuti che chiedono volont per essere risolti; ricordiamo che la scintilla pugliese scatur dalla soppressione dellindennit di missione, una misura iniqua che ha profondamente offeso il personale tecnico-scientifico il quale, opportunamente, reag. Non vogliamo per questo fare lelenco della brava massaia, quanto invece sollecitare una discontinuit nella governance.






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