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Più precari dei precari e ATM
12-10-2006
Più Precari dei Precari


Ringraziamo di cuore quanti hanno replicato alle istanze espresse nel nostro appello.

La ruolizzazione ope legis del personale assunto con contratti atipici presso la P.A. non è più solo una "voce di corridoio", ma un progetto in calendario.

Si tratta di una replica della legge 285, ribattezzata a suo tempo "tutti dentro", le cui discutibili ricadute sul buon funzionamento della P.A. sono ancora oggi lamentate. Per questo un fecondo dibattito sulle passate e future modalità di accesso alla Pubblica Amministrazione è già un buon risultato.

Riprendiamo i punti discussi:

1) Il concorso del 1999: la preselezione fu effettuata associando al criterio del massimo voto di diploma quello della minore età anagrafica, secondo il binomio "massimo voto-minima età", in considerazione del fatto che, citando il bando del 1999, queste assunzioni "per la propria natura a tempo determinato e parziale si adattano prevalentemente ad aspiranti appartenenti ad una fascia d'età non elevata". Se una prima leva della classe di età più bassa si rivelava inadeguata nello svolgimento della prova selettiva, si procedeva ad indire una seconda tornata di test per la classe anagrafica precedente, fino all'esaurimento dei posti in bando, procedendo man mano dai più giovani in su. Chi era nato anche solo un anno più tardi non fu scartato alle prove selettive, ma non vi poté nemmeno accedere. Quanto alle prove selettive in particolare: il bando chiariva che gli argomenti dei quiz a risposta multipla erano circoscritti alle sedi per le quali i candidati concorrevano. Lineamenti di storia dell'arte e domande specifiche relative alle collezioni della singola Galleria per la quale si concorreva; oppure, lineamenti di storia archivistica, con particolare riferimento a quelli locali, etc. etc. Indubbiamente i candidati affrontarono un percorso selettivo, ma si trattò di una selezione sui generis, ideata appositamente per il conferimento di incarichi presso precise sedi, a tempo parziale e, soprattutto, della durata di un anno, al massimo rinnovabile a due. Riteniamo che si possa e si debba discutere se un concorso per titoli ed esami per accedere alla Pubblica Amministrazione con un contratto a tempo indeterminato sia un'altra cosa. E forse non lo riteniamo solo noi, visto che la finanziaria ancora vigente disponeva un nuovo concorso. È sacrosanto porre fine al precariato nella P.A., ma non lo è altrettanto sanare un'ingiustizia con un'altra ingiustizia. Solo un'apposita prova concorsuale può assicurare la selezione dei migliori, nell'interesse del buon funzionamento della Pubblica Amministrazione. Quanti tra gli ATM possiedono titoli e competenze nel settore specifico, oltre all'anzianità di servizio presso la P.A. maturata in questi anni che non potrà, giustamente, non essere premiata, non hanno nulla da temere da un pubblico concorso.


2) Le mansioni. La figura dell'Assistente Tecnico Museale fu letteralmente inventata con il bando del 1999. La dicitura "tecnico" comportò l'introduzione di una nota di ambiguità circa le mansioni degli ATM che non sono limitate alla sola vigilanza, accoglienza e assistenza al pubblico. Infatti il bando del 1999 prevede un'ulteriore ampia serie di funzioni eterogenee, comprese la partecipazione ad attività di didattica e di ricerca. Ne consegue che le loro condizioni d'impiego si possono adattare con grande elasticità alle necessità dell'istituzione presso la quale prestano servizio, con totale indifferenza rispetto ad eventuali titoli superiori, visto che il titolo di accesso è il solo diploma. Laddove necessario, un diplomato può partecipare ad attività di ricerca, ma, viceversa, se serve, un laureato con pubblicazioni può essere confinato a funzioni da custode, con comprensibile e condivisibile frustrazione. La sentenza del Tribunale di Firenze che ha riconosciuto il demansionamento di un ATM è esattamente la conferma di quanto sosteniamo da anni: il profilo degli Assistenti Tecnici Museali prescrive funzioni e attività che vanno oltre la sola vigilanza e accoglienza al pubblico. E' ora di rivedere questo profilo professionale, tenendo conto dei diversi gradi di competenza richiesti in relazione alle distinte funzioni, nonchè delle priorità del Ministero. Se c'è necessità di personale addetto alla vigilanza e all'accoglienza al pubblico, si assumano pure dei diplomati, purché ne siano chiarite le funzioni. Se, viceversa, l'Amministrazione ha bisogno di personale da adibire anche ad attività di didattica e ricerca, seppure da svolgere in funzione subordinata, si dovrà tenere conto di titoli ulteriori e più specifici, nonché disporre una diversa selezione per titoli ed esami. Il "diplomato factotum" va nella direzione inversa a quella indicata dal Ministro Rutelli circa la giusta valorizzazione delle specifiche competenze scientifiche, un tempo fiore all'occhiello del MiNBAC. Le questioni del pubblico concorso per titoli ed esami e del profilo professionale, come si vede, sono strettamente connesse: è ovvio che la selezione e i titoli richiesti cambiano se si tratta di assumere un addetto alla viglianza o un collaboratore alla didattica e all'attività di ricerca.

A questi nodi se ne aggiunge un terzo, altrettanto scottante: le procedure di riqualificazione ancora in corso dimostrano che, una volta avuto accesso alla P.A., è consentita la progressione interna non solo entro aree omogenee, ma anche con salti di area, come disposto dai Contratti Collettivi Nazionali del Pubblico Impiego.
Non solo: l'anzianità di servizio sana l'eventuale assenza di titoli altrimenti indicati per l'accesso dall'esterno. Ma tanto l'accesso dall'esterno è un problema che non si pone, perchè da anni i posti vacanti si coprono esclusivamente con personale interno, in spregio agli innumerevoli pronunciamenti della Corte Costituzionale in materia. Finchè non si porrà fine a queste pratiche di dubbia costituzionalità, la selezione in ingresso sarà il solo il modo per assicurare al Ministero il miglior personale possibile anche in vista di una futura carriera, tutt'altro che ipotetica.



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