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Il caso dellabbazia di Peschici stato al centro del dibattito durante un Convegno Nazionale sulle aree protette svoltosi il 20 ottobre a Rodi Garganico
23-10-2006
TERESA MARIA RAUZINO

KALENA, EMBLEMA DELL'ATTUALE MODELLO DI SVILUPPO "INSOSTENIBILE" NEL PARCO DEL GARGANO



Sviluppo sostenibile in aree protette. Indicatori e modelli per lo studio e la valorizzazione del paesaggio: il tema del convegno organizzato dall'Universit di Bari che si tenuto il 20 ottobre nellAuditorium Filippo Fiorentino dell'Itcg di Rodi Garganico. I lavori hanno preso il via con i saluti del presidente della Provincia, Carmine Stallone, di Alessandro Bianchi, presidente onorario dell'AIIA (Associazione Italiana Internal Auditors), e Vincenzo Mennella della seconda sezione AIIA; di Primiano Schiavone (in rappresentanza del Parco del Gargano). Subito dopo le relazioni introduttive del presidente della Comunit montana del Gargano, Nicola Pinto (La necessit del controllo delle trasformazioni nella politica del territorio), Giuseppe Maratea, assessore alla cultura dell'ente montano garganico (La tutela dei beni culturali e ambientali nelle politiche di gestione del Gargano) e Pasquale Dal Sasso-Universit degli Studi di Bari (Le potenzialit di sviluppo so stenibile nel territorio del Gargano nord), il convegno ha fatto perno sulla
relazione generale e presentazione del volume Profilo Italia, di Vincenzo Mennella (Indicatori e modelli di sviluppo sostenibile del territorio e la valorizzazione del paesaggio); Alessandro Toccolini e Giulio Senes, Universit
degli Studi di Milano (Le diverse vocazioni delle aree boscate); Andrea Galli,
Universit degli Studi di Ancona (Ambito appenninico e prealpino); Roberto
Chiabrandi, Universit degli studi di Torino (Ambito alpino); Giuseppe Ruggiero,
Universit degli Studi di Bari (Lo stato della pianificazione dei parchi
nazionali); Carmelo Riccardo Fichera, Universit degli Studi di Reggio Calabria;
Alessandro Toccolini, Universit degli Studi di Ancona; Roberto Chiabrando, Universit degli Studi di Torino. Ha chiuso Giuseppe Marinelli dellUniversit
degli Studi di Bari (Rapporti tra parco nazionale e piano paesistico: compatibilit e conflitti).
Un convegno importante, che noi segnaliamo, perch in esso, con nostra grande sorpresa, si parlato, dopo un anno di assordante silenzio istituzionale del
caso Klena.
E stato il prof. Giuseppe Maratea, assessore alla cultura della Comunit Montana, a focalizzare il suo intervento sullAbbazia, caso emblematico dellattuale
insostenibilit dello sviluppo in area Parco del Gargano:
Io star alle cose di casa nostra ha esordito Maratea - ho sotto gli occhi il
volume Profilo Italia e la mia attenzione quasi naturalmente non pu che andare al capitolo VII, precisamente alle pagine 236 e 240, alle figure 8-12 8-20 e 8-21:
abbazia di Klena, gli orti di Peschici negli anni sessanta, gli orti, si fa per dire, di Peschici nel 2005, e peccato che non vi sia stato laggiornamento al 2006 !
Questo mi stimola a dire alcune cose di cui da un po di tempo si sta perdendo memoria. Peschici e Klena, dunque. Bei nomi, nomi gentili, miti, ma non bisogna
credere ai nomi dei luoghi, qui sul Gargano. Sono bugiardi e, in questo caso, promettono mirabilie che nella realt ormai naufragano nella desolazione di un
paesaggio violentato e stravolto, in cui il clic del fotografo, immagino si sia improvvisato tale il prof. Dal Sasso, ha colto una certificazione certamente non
esaltante. Unantica abbazia benedettina, croce e delizia del vescovo DAmbrosio, che per negli ultimi tempi non va al d l del solito grido di dolore agostano; battaglia civile
di un emerito circolo culturale peschiciano, il Centro Studi Martella che ha condotto una battaglia decisiva per porre allattenzione non solo locale, ma
nazionale il problema del degrado di un bene culturale importante. Risultato: sul libro degli indagati sono finiti quelli del circolo Martella, a dimostrazione plateale di come il summum ius talvolta diventi summa iniuria. Non solo Klena rimasta luogo dove razzolano le galline, ma passano addirittura sotto silenzio
alberghetti sghembi, chioschi di canne e di cemento, esempio della peggiore riviera romagnola. Credo che occorra che il Gargano civile, che probabilmente quello di
minoranza, debba continuare a far sentire la propria voce perch le Istituzioni smettano di cincischiare, di fare velina, impastoiate come sono in mille rivoli
burocratici che stentano ad imboccare la dirittura di arrivo per una soluzione del problema. Il Gargano si sviluppa proteggendolo. Pinto accennava al Parco letterario del Gargano che non
una pensata di pochi per pochi, non una operazione salottiera e velleitaria: una operazione che mira ad una inversione di tendenza in un turismo che sta
diventando banale, e direi insostenibile. Qui ancora la fa da padrone il bulldozer,
che azzanna non solo le coste, ma invade le campagne e comincia a penetrare persino
nei centri storici che sono inimitabili palcoscenici, costruiti da muratori forse
analfabeti che hanno insegnato tante cose a professionisti paludati, ma talvolta contraddittori, se non addirittura incolti. Nasce da queste considerazioni lidea,
per esempio, venuta a Vico del Gargano, di albergo diffuso, affidato allarchitetto Gae Aulenti. Unoperazione che vuole riportare il Gargano a recuperare non solo in
maniera corretta il Centro Storico, ma creare un circuito di artigianato, cultura, natura comprendendo gli agrumeti di Vico, Ischitella, Rodi, le case sparse, cui
acce
nna anche una fotografia significativa del volume Profilo Italia.
Possiamo dire che siamo lultima generazione cui spetti stabilire, a seconda delle decisioni che prenderemo, se il Gargano debba rimanere o meno un luogo abitato. Non servono le edulcorazioni affidate ai dpliant patinati delle agenzie turistiche che
ci fanno vedere il Gargano felix; sono invece da evidenziare, e lo dobbiamo dire apertamente, le inconguit, le frammentariet di un territorio maltrattato. E la passione del conterraneo non deve farci tacere il pericolo che incombe sul nostro territorio, nel momento stesso in cui dovremmo compiacerci del suo deciso inserimento nei circuiti turistici internazionali e mostrarci orgogliosi quando ad agosto la fiumana di macchine inonda le nostre rotabili; in realt una tenera e inutile finzione. E evidente che, difendendo il passato, non bisogna rinunziare ad
immaginare il nuovo. Le cose un tempo nuove oggi sono antiche, per cui bisogna evitare di ricorrere allistituto della delega. Ci sono sigle come i PIS, PIRT, PRUST; si sto rpia anagraficamente persino lautore della Recherche e molti ritengono che ci si riferisca a questi, piuttosto che ai piani di sviluppo sostenibili. Proprio Proust parlava di terra estetica, contrapponendola alla terra inestetica: la terra estetica si contrappone a quella inestetica perch, pur essendo ricca, quella inestetica, di capolavori, luomo ne disconosce il valore. Per ottusit, per cupidigia o per altro. E quindi assistiamo ad una ventata di controriforma, ammesso che una riforma ci sia mai stata sul Gargano, ammesso che ci sia stato uno sviluppo organico, sostenibile, pianificato. In tempo di crescita zero, il verbo che dobbiamo tenere presente rifare, riparare, senza aggiungere nuovo cemento.
Riparare nel senso di riordinare, di aggiustare, di restaurare.
LUniversit fa ricerca; sperabile per che non la faccia soltanto nel senso tecnologico e scientifico, cio una ricerca mirata esclusivamente alla economia alla produzione, perch lo sviluppo del Gargano richiede anche una ricerca sulle parole, sulle immagini. Occorre che si capisca perch le biblioteche sono spente, perch gli archivi sono in coma, perch Klena rimane abbandonata a se stessa, perch non c uno sviluppo sostenibile. Lascio le mie sospensioni, le mie ansiet laddove sono cadute nel discorso: qualche presagio, qualche spiraglio comincia a intravedersi anche sul promontorio e ci garantisce che il margine di sicurezza per il Gargano ancora possibile.

* * *
Tralasciando le considerazioni generali del prof. Maratea su Peschici e sul Gargano, che condividiamo in pieno, vorremmo soffermarci sul caso Klena e su un punto cruciale e specifico dellintervento dellassessore alla cultura della Comunit Montana del Gargano.
Cosa sta succedendo nella piana di Peschici , e precisamente di fronte allabbazia?
Quell'alberghetto sghembo, che il prof. Maratea qualifica come degno della peggiore costa romagnola, costruito di fonte all'abbazia dai proprietari di Klena, ora visibile anche in rete, all'indirizzo: www.centroagrituristicokalena.it/index.html
A nulla sono servite le nostre segnalazioni al Consiglio comunale di Peschici, ignaro delle varianti in corso d'opera autorizzate dall'Ufficio Tecnico e dal Sindaco di un manufatto il cui progetto iniziale prevedeva la costruzione di una casa agricola con annessi magazzini. Ora diventato un ampio residence con due piscine, di cui una olimpionica. Per costruirle hanno sbancato la piana di Klena.
A nulla sono servite, l'anno scorso, le nostre segnalazioni ad alcune associazioni
ambientaliste e alla stampa. Per dovere di cronaca, di pochi giorni fa la notizia che il comune di Peschici non ancora ha inoltrato al ministero la richiesta di
esproprio deliberata dal consiglio Comunale un anno fa. C' un'altra novit: i proprietari hanno ripresentato il progetto che prevedeva la trasformazione dell'abbazia in ostello della giovent. La prima chiesa, quella pi antica segnalata
dal famoso storico dellarte Emile Berteaux, diventerebbe la hall e la seconda chiesa, quella costruita di cistercensi, una sala convegni.
Ormai manca solo il permesso dell'attuale soprintendente ai beni AA.SS. di Bari, che finora stato sordo alla mobilitazione per salvare l'abbazia, oltre che
completamente inadempiente nei suoi compiti istituzionali di vigilanza su un monumento nazionale.
A questo punto chiediamo: Quale sar il futuro per Klena?.

Prof.ssa TERESA MARIA RAUZINO
(Presidente del Centro Studi "Martella" di Peschici )
22 ottobre 2006



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