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A PROPOSITO DELLE “EMERGENZE” ARCHEOLOGICHE DI SORA
25-10-2006
Maurizio D’Andria

Da spettatore interessato, partecipo al dibattito sorto sulla “querelle” di piazza Majer Ross –l’Ortara.

Dal recente dibattito pubblico è emerso il
progetto del Comune di sistemazione della piazza, angolo “cinema
Capitol” con copertura degli scavi e edificio di circa 120 posti ad uso informativo/intrattenimento (???).

Su questo tema vorrei segnalarvi il
mio modesto modo di vedere che parte da alcuni presupposti turistici-economici-politici di cui do illustrazione.

1. La città di Sora è città “d’arte”, almeno per la Regione Lazio e per la precedente amministrazione comunale. Bene ha fatto il Sig. Pio Conflitti a ricordarci tempo fa cosa significa e a chiederci dove sono i 16.000
turisti al giorno dichiarati.
2. Oltre lo scavo di piazza Majer Ross, Sora presenta anche gli scavi di largo S. Lorenzo (Agip), gli scavi di
Serapide (centro commerciale), palazzo Tronconi e altre emergenze
storiche ben conosciute dall’Arch. Diego Mammone ed altre
persone/personalità qualificate come l’Assessore Bruno La Pietra che già si fece promotore in tempi pre elettorali di una giornata di studi presso l’Istituto d’Arte di Sora con la presenza dell’On. Carlo Ripa Di Meana, ass. archeologiche e culturali locali e professori vari oltre ai numerosi studenti/cittadini che si volevano “sensibilizzare ed erudire”. Mancavano solo gli allora Amministratori locali (già eruditi
circa i profitti di certi scavi).
3. Come è risaputo, c’è da attendersi
che ulteriori scavi di natura edilizia realizzati in futuro nel
territorio comunale, possano ancora far emergere più o meno rilevanti siti archeologici. In fin dei conti, ricordo, siamo terra dei Volsci e dei Romani.

Detto questo, io vorrei dire che mi sembra che il
dibattito sia orientato su una “falsa pista” ossia piazza Majer Ross “come deve essere”, piuttosto che sulla giusta linea di “come valorizzare questi e i prossimi ritrovamenti archeologici locali”.

Il nocciolo del problema (per me) in sostanza è : quale deve essere l’approccio politico di questa amministrazione rispetto al patrimonio storico-artistico-archeologico di Sora? Quale strategia di valorizzazione applicare?
C’è da porsi perciò qualche domanda.
L’attuale Amministrazione vuole il recupero e la valorizzazione del patrimonio o più semplicemente vuole “buttarci sopra” non cemento armato ma asfalto e pietre per eliminare “il problema”? E cosa farà in occasione del prossimo ritrovamento?

Ma se già le precedenti amministrazioni avessero iniziato a valorizzare (e non occultato e distrutto) le precedenti emergenze archeologiche, che città sarebbe Sora adesso? Più bella o più brutta? Più ricca o più povera? Più occupati o meno occupati? Più commerciale o meno commerciale? I sorani sarebbero più o meno fieri della propria città?

E se noi incominciassimo proprio da piazza Majer Ross?
Da parte economica, porto un esempio semplicemente mondiale : ROMA.
Cosa fanno a Roma in casi come il nostro? Effettuano gli scavi, consolidano i ritrovamenti, li lasciano visibili per la fruizione pubblica/culturale della popolazione, ci ricavano molti soldi in turismo. E scavo dopo scavo, oggi 2006 possiamo apprezzare quel po’ po’ di storia.

Dunque ribadisco, il problema non è tanto piazza Majer Ross ma “il lascito, il messaggio” che questa amministrazione vuole dare alle generazioni future in materia storico/culturale e economica. Oggi questa Amministrazione si deve far carico di prendere una decisione importante e lungimirante che esula dal singolo problema e che investe il futuro
della nostra città.
Se oggi si recupera e si valorizza il sito di
piazza Majer Ross si crea un precedente positivo che può fare solo “storia”, anche politica. Le prossime amministrazioni comunali non potranno non tener conto di questa scelta di valorizzazione del contesto urbano.
Politicamente, siamo dei “valorizzatori” o siamo “meno
occultatori” rispetto alla precedente gestione amministrativa?

Ancora, in provincia di Frosinone siamo l’unica città a non mostrare alcun interesse per i ritrovamenti storici. Così purtroppo, possiamo contare anche su quest’altro primato negativo, facendo denotare tutta l’insofferenza che i sorani (alcuni) mostrano verso le cose “culturali”
nostrane, ma viceversa apprezzandone molto quelle limitrofe. Questo in psichiatria (credo) denota un comportamento “scizzofrenico” del paziente Sora.

Allora, ci volete dare la cura si o no? Oppure
preferite che i ragazzi anzichè la storia preferiscano “la dose”?
Guai a scegliere la strada più “facile” per l’immediato. Anche la Chiesa ci ricorda che la via “è lunga e tortuosa”, ma quando incominciamo a intraprenderla?

Per finire indico quella che potrebbe essere perciò
“una via” da percorrere. Portiamo alla luce i ritrovamenti, li
consolidiamo e li lasciamo “vivibili” al pubblico, cioè alla luce del sole. Dove i bambini ci possono correre in mezzo e le persone sostare per riposo o contemplazione. Magari qualche “pazzo” potrebbe anche venire a Sora “appositamente” per vedere quello scavo. Facciamone una appendice “all’aperto” del museo civico.
E’ al posto di centinaia di metri cubi di cemento (x 120 posti a sedere) ci mettiamo un bel chiosco bar (rimovibile) per le bibite e gli snak. Anzi, portiamoci quello già presente nel parco Valente. E lo diamo in gestione ad una cooperativa
di ragazzi.
I soldi comunitari ? Spingiamo per ottenerli ma altresì,
per investirli nel futuro della nostra città.

Dr. Maurizio D’Andria

P.S.: nel caso presentato dal Comune si potrebbe configurare l’ipotesi di “modestia amministrativa”. Almeno, la precedente amministrazione ha fatto lo sbaglio “in grande stile”.



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