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Ipotesi per un Parco Nazionale dellEtruria laziale
30-10-2006
Luca Bellincioni

La vasta area compresa tra il Lago di Bracciano, i Colli Ceriti, i Monti della Tolfa e le valli del Biedano, del Mignone e del Marta, cuore dellEtruria Meridionale, custodisce valori ambientali e paesaggistici di straordinario valore. Tra la Tolfa, il Mignone e il Marta, in particolare, permangono scenari silvo-agro-pastorali spesso cos intatti (e ancora non violati da fenomeni di turismo di massa) da essere ormai rari non solo nel Lazio, ma nellintera Penisola. La Maremma laziale, daltronde, rimasta oggi una delle poche aree della regione di Roma (assieme alla Sabina e al resto della Tuscia viterbese) ad aver mantenuto un rapporto relativamente equilibrato tra attivit umane tradizionali (agricole e pastorizie) e ambiente naturale. La buona conservazione dellecosistema campagna, in particolare, altrove ormai in crisi e quasi scomparso a causa di unurbanizzazione caotica e speculativa, riveste unimportanza assoluta anche quale biotipo per la persistenza di molte specie animali. La fauna di questo comprensorio infatti tra le pi ricche dItalia, specialmente per quanto riguarda i rapaci (presenti in grande variet su queste colline), che soprattutto sui Monti della Tolfa possono trovare ecosistemi ancora in grado di soddisfare le proprie esigenze alimentari e riproduttive: alcuni studiosi sostengono addirittura che sulle rupi tolfetane nidificherebbe tuttoggi il capovaccaio, il caratteristico avvoltoio italiano un tempo diffusissimo in tutto il Lazio e ora a rischio destinzione in Italia; significativa, sempre sulla Tolfa, pure la presenza del lupo, quivi tornato sin dagli anni 50. Anche la flora magnifica, con innumerevoli esemplari di orchidee e vastissime coperture boschive per lo pi a macchia mediterranea, ma anche con interessanti esemplari di faggete depresse (come quelle nei pressi di Oriolo ed Allumiere) e betullete (Manziana). Dal punto di vista morfologico, inoltre, sono da notare in primo luogo le numerose e caratteristiche forre tufacee, spettacolari canyon (come quello del Biedano) scavati negli altopiani dai numerosi fiumi e torrenti di una zona ricchissima di acque; in secondo luogo, sempre sulla Tolfa ammiriamo scenografiche pareti rocciose di trachite, tra cui spiccano quelle di Ripa Maiale e dei Sassoni di Furbara. Curiosa infine la presenza di un minuscolo geyser attivo nella Caldara di Manziana (presso Bracciano) residuo dellantica attivit vulcanica che ha conformato, assieme al lento lavorio dei corsi dacqua, lambiente di questa zona come quello di tutto il resto dellAlto Lazio etrusco. Un comprensorio, quello dellEtruria laziale, reso peraltro unico dalla possibilit di creare percorsi turistici integrati volti a collegare la fruizione di differenti ecosistemi come la collina, la montagna, la campagna, il lago e il mare, in una ricchezza di biodiversit ristretta in una manciata di chilometri che ha pochi paragoni in Italia: a breve distanza da questo pregiato entroterra, infatti, c il litorale di Santa Severa, Macchiatonda e Palo, che, nonostante pesanti manomissioni da parte delluomo, conserva alcune zone assai interessanti sotto il profilo naturalistico, paesistico, storico ed archeologico, talvolta tutelate da piccole aree protette.
E non c soltanto la natura. Oltre, come gi detto, alla grande ricchezza di biodiversit, lentroterra tolfetano e maremmano spicca per laltrettanto eccezionale presenza di testimonianze archeologiche relative agli etruschi (e in misura minore ai romani), che fanno di questa zona forse la pi interessante dellintera Etruria: le necropoli di Cerveteri, Tarquinia, Norchia, San Giovenale e San Giuliano sono solo alcuni dei siti pi noti. Per quanto riguarda la storia pi recente, invece, va ricordata la presenza di rovine medievali e rinascimentali, spesso compendiate nelle cosiddette citt morte, qui assai diffuse, tra cui la spettrale Monterano Vecchia e la stessa Norchia sono le pi suggestive. Inoltre, i resti dellantica attivit estrattiva, soprattutto nel territorio di Allumiere, con pittoresche cave e miniere abbandonate, costituiscono un potenziale turistico tutto da riscoprire e valorizzare, come ad esempio stato gi fatto, con successo, in varie zone della Toscana. Infine vanno ricordati gli stessi centri storici, quasi tutti ben conservati e daspetto medievale, tra cui spiccano Bracciano con suo poderoso castello, Tolfa e Trevignano Romano con le loro rocche dirute dai panorami mozzafiato e Blera con i suoi pittoreschi monumenti medievali, romani ed etruschi: spesso si tratta di centri perfettamente armonizzati col paesaggio e in tal senso sono casi eloquenti i borghi di Barbarano Romano, Ceri, Rota, Sasso (purtroppo deturpato lanno scorso da una volgare lottizzazione) e Civitella Cesi; se poi vogliamo estendere il comprensorio trattato in questa sede a Tuscania e Tarquinia, ci troviamo allora di fronte a due tra le cittadine medievali pi affascinanti del Centro Italia.

In questo vasto territorio sono state nel tempo istituite alcune piccole aree protette di estremo interesse, come il Parco regionale suburbano Marturanum, la Riserva naturale di Tuscania, le Oasi WWF di Palo e Macchiatonda, il Monumento naturale della Caldara di Manziana, la Riserva naturale di Monterano e il pi giovane Parco regionale del complesso lacustre di Bracciano e Martignano; le Necropoli di Tarquinia e Cerveteri sono state inserite nella lista dei siti UNESCO. Incredibilmente, tuttavia, il resto del territorio, e in primis la Tolfa, sono ancora fuori dal sistema regionale dei parchi, esclusione che negli ultimi tempi ha permesso il manifestarsi di inquietanti episodi di abusivismo edilizio nelle campagne, cui le amministrazioni locali non hanno saputo (n voluto) porre alcun freno. A fare da contraltare a questa situazione negativa, per fortuna, c stato il recente riconoscimento quali SIC (siti dinteresse comunitario) e ZPS (zone di protezione speciale) di buona parte delle zone non ancora tutelate come parchi e riserve, ci che per lo meno render dora in poi pi improbabile lattuarsi di progetti ad alto impatto ambientale (come ad esempio la paventata demenziale centrale eolica di Freddara, ad Allumiere): allo stesso tempo, per, tali contrassegni non significheranno nei fatti una reale controllo sul territorio della Maremma tolfetana e viterbese, ma un semplice monito, purtroppo facilmente eludibile nei casi pi piccoli e meno evidenti (si pensi alla proliferazione indiscriminata di ville, villette e capannoni), magari con la connivenza, pi o meno tacita, di alcuni politici locali. Il rischio in fatti quello di assistere in pochi anni allo scempio di questo magnifico territorio, poich le aree pi vicine a Roma (e agli assi viari principali) stanno oggi subendo unaggressione edilizia ingente ed inquietante nella forma cancerogena dellinsediamento sparso, fenomeno che in molti casi ha gi finito col banalizzare o cancellare del tutto il paesaggio originario (come da tempo in parte accaduto attorno al Lago di Bracciano e a Cerveteri).
Oltre alla speculazione edilizia, listituzione di efficaci strumenti di tutela del comprensorio della Maremma laziale meridionale vede oggi altri gravi ostacoli, in primo luogo relativi allesistenza di vaste tenute agricole private molto restie allistituzione di un parco naturale, visione negativa propria anche degli allevatori che pensano automaticamente ad unarea protetta come ad una limitazione delle proprie attivit: considerazioni, queste, spesso fomentate dalla speculazione e conseguenti alla quasi totale assenza di una cultura ecologista, lacuna che gi in passato fece fallire i progetti per il Parco regionale dei Monti della Tolfa. Un altro problema del comprensorio poi la presenza, nella parte pi settentrionale (nel Comune di Monte Romano), di un poligono militare di oltre 5000 ha, che, pur contribuendo ad un certo mantenimento ambientale degli ecosistemi, preclude tuttavia al visitatore una porzione del territorio molto ampia ed assai significativa sotto il profilo turistico ed escursionistico, anche per la presenza, nella zona militare, di un lungo tratto dellantica Via Clodia e di una parte dellarea archeologica di Norchia; inoltre, la gestione militare di questo lembo di Maremma non ne assicura affatto un corretto utilizzo, poich le attivit militari non possono essere soggette a controllo pubblico e civile, con il risultato che anche qui potrebbero prima o poi essere compiute ingenti manomissioni senza che nemmeno vi possano essere dibattito o opposizione alcuni.

Concludendo, si tratta di un territorio di estremo valore non solo per il Lazio, ma anche per lintera Penisola, sicch vi sarebbero tutte le ragioni per ipotizzare listituzione di un nuovo Parco Nazionale dellEtruria Laziale, anche perch molte delle emergenze da tutelare sono pressoch assenti in qualsiasi altra parte dItalia. Un parco nazionale che costituirebbe un primo serio passo verso la tutela del paesaggio della Tuscia romana e viterbese, paesaggio in buona parte ancora miracolosamente integro ma oggi in grave pericolo, anche a causa dellincombente degrado dellarea metropolitana e suburbana di Roma.
Va da s che il parco potrebbe essere ovviamente esteso al resto della Maremma laziale (fino alla Valle del Fiora e al confine con la Toscana, saldandosi con la gi esistente Riserva naturale della Selva del Lamone), unarea oggi (come pure gran parte della Valle del Marta, del resto) intensamente coltivata (tra laltro con punte di riconosciuta eccellenza soprattutto nel campo oleario) ma che custodisce valori ambientali e paesistici straordinari ancora da promuove e salvaguardare (un progetto in tal senso gi stato proposto da Legambiente per la Valle del Timone, presso Cellere). In una realt ad alta vocazione agricola come lAlta Maremma viterbese, potrebbe essere sperimentato uno strumento come quello dei parchi agricoli, volti alla difesa e alla promozione delle attivit tradizionali legate allagricoltura (con lincentivazione delle colture biologiche e di quelle utili alla produzione di biocarburante), alla silvicoltura, alla pastorizia e allartigianato, intese come risorse economiche, sociali ed ambientali. Daltro canto, la grande diffusione di agriturismi e di aziende agricole legate a prodotti tipici, che negli ultimi anni avvenuta in maniera costante in tutta la Tuscia maremmana, e il buon successo a livello di visite delle riserve e dei parchi naturali ivi compresi (in particolare Vulci e Marturanum) e di alcuni centri storici (a partire dalla splendida Tuscania), costituiscono un segnale positivo nel contesto di una rivalutazione eco-turistica di tutta la zona.
Un comprensorio, dunque, quello dellEtruria laziale e maremmana, che rappresenta un tesoro nazionale sotto tutto gli aspetti, naturalistico, paesaggistico, archeologico, storico, artistico, culturale ed economico: un tesoro da salvaguardare immediatamente come parco nazionale, e non solo in quanto perno dellidentit storica del nostro Paese, ma anche quale risorsa primaria per uno sviluppo sostenibile e duraturo delle popolazioni locali.



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