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VAGABONDANDO A SUD EST: patrimoni nascosti
11-11-2006
Antonio V. GELORMINI


Ci eravamo salutati a luglio sulle strade della Puglia, in una di quelle moderne “stazioni di posta” che, nel composito mosaico autostradale delle aree di servizio, vanta una rara classificazione a 5 stelle ed è il fiore all’occhiello del Gruppo Sarni, la seconda azienda del settore dopo Autogrill Spa.

Da qualche mese si parla di Puglia ad un ritmo incalzante, delle vicende che la coinvolgono e degli eventi che la animano.
Si parla di Puglia e dei suoi sapori sugli scaffali degli ipermercati e sulle tavole dei ristoranti più selezionati. Si parla di Puglia al cinema. Se ne parla in radio e naturalmente in televisione. Si parla di Puglia ai festival e sulle pagine rosa dell’economia. Anche l’evento letterario di fine estate ha preso via da Bari ed ha visto notti bianche, organizzate in libreria, per aspettare l’ultima fatica di Gianrico Carofiglio e il ritorno atteso dell’avvocato Guerrieri.

Raccogliendo l’invito del ministro Rutelli: “Visitare e conoscere meglio l’Italia, i suoi borghi e i suoi tesori”, ripartiamo dunque da qui, dalla Puglia.

Una regione che, come tutte quelle che vantano buoni vini, vive un periodo ricco di fermenti e si prepara a presentare ancora un’annata favolosa, annunciata da araldi doc di tutto rispetto, quali il Primitivo, il Negroamaro e il Nero di Troia. Per una volta non prenderemo né auto, né treno, né aereo. Le vacanze sono finite da poco e la stagione degli scioperi non prefigura una situazione del tutto tranquilla. L’invito, questa volta, sarà a vagabondare insieme a Marco Brando. E’ un giornalista del Corriere del Mezzogiorno, l’anima mediterranea del Corriere della Sera, ed è autore di “Sud Est” – Ed. Palomar, Bari 2006. Il libro ha conquistato attenzioni ed apprezzamenti per essere la rivelazione di un autore accattivante: ripropone il racconto del viaggio con “gli occhi nomadi” degli autentici viaggiatori, e contribuisce alla scoperta di un entroterra, meno noto ai turisti, tipico nella sua autenticità e capace di rappresentare la vera risorsa nascosta per il rilancio e l’innovazione dell’offerta turistica locale e nazionale. Una raccolta di emozioni scaturite dalla sorpresa e dal fascino che la Puglia riserva a chi non intende accontentarsi dello spettacolo del mare e di quello degli immensi campi di grano. E’ la ricerca certosina di un settentrionale trapiantato in Puglia che, seguendo l’inclinazione naturale di questo territorio, tiene la rotta puntata verso Sud Est. Così Brando asseconda la dolcezza sinuosa delle sue colline e, paziente come un pescatore, ne districa la rete di paesini per regalarci suggestioni e curiosità. A testimonianza di un grande amore per questa terra e la sua gente, che lui, di famiglia genovese, assimila con affetto ai liguri, definiti: “montanari costretti a fare i marinai”. Dal mistero della tenuta di Santa Tecla sul Gargano e “della villa in cui è stata ospite persino Soraya, quando era regina di Persia e moglie dello scià Reza Pahlavi”. Alla meraviglia sconosciuta ai più di Cisternino, “piccolo al punto giusto; bianco brillante sullo sfondo del cielo azzurro, tanto da far socchiudere gli occhi, quando il sole è alto; splendente nella notte. Con quel fascino da piccola casbah, sopravvissuta lassù dai tempi delle invasioni saracene”. Fino al piacere del viaggiare con calma con le Sud Est, “le romantiche ferrovie che potrebbero costituire la formula magica per uno slow tour di poche ore, per attraversare un paesaggio unico tra i trulli di Alberobello, le grotte di Castellana e i ricami gotici del Salento”. E’ un continuo dischiudersi di finestre su una realtà tanto variegata, da giustificare l’uso del plurale per presentare le Puglie. Nel fissare la lente sui piccoli centri e sulle campagne pugliesi, Marco Bando con la sua inchiesta ci segnala, inoltre, che “I tre quarti degli italiani vivono in cittadine o in paesini di poche migliaia di abitanti. L’essenza dell’italianità, e in questo caso della pugliesità, quindi, si può scorgere di più vagabondando fuori dalle metropoli. Un parametro sociologico che evidenzia come oggi un ragazzo di Bari e uno di Milano, a parità di livello culturale, abbiano molto di più in comune tra loro piuttosto che con i coetanei radicati alla stessa latitudine ma in piccoli centri (ad esempio tra le Alpi, a Edolo in Lombardia o sulla Murgia a Spinazzola)”. Cosicché - sfatando due miti, l’uno settentrionale e l’altro meridionale, del Nord che immagina ancora un Sud rurale che non c’è quasi più e del Sud che pensa i settentrionali tutti “milanesi”, mentre Milano è una realtà unica e decisamente multietnica – l’autore rende evidente: che un lombardo e un pugliese “di campagna” potr ebbero scoprire, per quel che riguarda la mentalità, di essere tra loro molto più simili di quanto essi lo siano, rispettivamente, con un lombardo o un pugliese “delle grandi città”. Analisi davvero intrigante, che manda all’aria i pregiudizi di qualsiasi latitudine. Buona lettura.



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