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Basta con gli studi!. Annotazioni sulla cultura e politica dei beni culturali in Calabria
19-11-2006
Paolo Damiano Franzese

perch la tutela di un patrimonio sacro come quello dellarte deve essere assunta in proprio da tutti i cittadini, da chi si riconosce soggetto e non oggetto di una civilt, n pu credere di scaricarsene sui cosiddetti uffici competenti. Prima, assai prima, di porsi come compito tecnico, una istanza morale.
Cesare Brandi, 1956

Ho scelto di scrivere queste brevi riflessioni su alcuni aspetti di cultura e politica della tutela dei beni culturali in Calabria poich sono fermamente convinto che una situazione cos grave e, purtroppo, anche poco nota, dovrebbe preoccupare non solo chi ha a cuore il destino delle grandi o delle piccole testimonianze del passato, ma anche trovare piena consapevolezza nel mondo accademico, e intellettuale in genere, oggi fin troppo distante nel costituirsi soggetto attivo, dinamico e determinato per la definizione di una corretta politica dei beni culturali, come se i monumenti qui intesi in senso ampio possano essere solo sterile oggetto di studio, o di amorevole godimento estetico-ideale, senza che ci implichi la necessaria e concreta preoccupazione anche per la loro corretta tutela e salvaguardia. I due aspetti sono anche assolutamente correlati poich, come si vedr, tra i maggiori elementi che hanno influito e influiscono negativamente sulla tutela dei beni culturali calabresi la desolante mancanza di una corretta e consapevole conoscenza e coscienza del bene, in quanto insieme complesso di testimonianze storiche, culturali, estetiche ecc.. In sostanza, gran parte dellazione distruttrice dovuta alla mancata percezione o al mancato riconoscimento del valore intrinseco del monumento interessato. Il passo breve: se non si coglie il valore (termine qui usato nel senso linguistico di significato) non si comprendono le preoccupazioni, le accortezze, le incompatibilit, le fragilit, le priorit che andrebbero invece obbligatoriamente assecondate in virt di una corretta consapevolezza come direbbe Cesare Brandi critica del bene in oggetto. In questo senso il ruolo che dovrebbero svolgere le universit, la stampa, il mondo dellassociazionismo, per questo prezioso: prodigarsi in una vigilanza civica e appassionata, far conoscere qualit, entit e valore del bene oggetto di minaccia. Pubblicizzare significati, motivi, necessit , infatti, un buon deterrente contro lindifferenza e lincuria; certo questo non basta, occorre vigilare ed essere pronti a dimostrare il proprio dissenso, anche individuale se necessario, davanti a atti insani, immotivati, interpretati come dannosi per una corretta tutela e fruizione dei beni culturali.
Un esempio interessante stato offerto in questo senso dalla drammatica vicenda della tentata industrializzazione della Piana di Sibari, anzi, a mio parere, proprio da questa esperienza che possibile trarre principio per una serena riflessione non solo sul recente passato ma anche sulla grave situazione odierna in materia di beni culturali.
Risale alla fine degli anni Sessanta, infatti, la decisa e coraggiosa campagna di stampa inaugurata dalla rivista Magna Graecia per far conoscere allItalia e al mondo i piani di una sconsiderata industrializzazione della Piana di Sibari che prevedeva, tra laltro, linsediamento di industrie termoelettriche e petrolchimiche (Enel e Liquigas), con installazioni che avrebbero pregiudicato per sempre la riscoperta dellantica Sibari-Thurio-Copia e compromesso lo sviluppo, oggi diremmo sostenibile, del turismo, della ricerca archeologica e dellagricoltura.
Furono le pagine infuocate di un nobile sdegno civile espresso da persone come Tanino De Santis e Nicola Belli (preziosa eredit dellamorevole lavoro svolto soprattutto da Ermanno Candido, Amedeo Maiuri, Umberto Zanotti Bianco, Paola Zancani Montuosi e Domenico Mustilli) a risuonare come un vero e proprio richiamo alle armi per unintera comunit scientifica e intellettuale non solo italiana. La posta in gioco era altissima e il fronte culturale, nonostante le dure resistenze di numerosi esponenti politici locali e le motivazioni ataviche e utilitaristiche rappresentate dal facile desiderio di un riscatto economico e sociale radicato in parte consistente dalla popolazione, ebbe la meglio soprattutto per essersi saputo presentare in modo civile, autorevole e informato.
necessario evidenziare, inoltre, come il risoluto dissenso per qualsiasi manomissione dellintegrit ambientale e paesaggistica della Piana sempre stato accompagnato anche dalla condivisione di un eventuale sviluppo industriale del Mezzogiorno. Se, infatti, da parte dei fautori del piano industriale, si cerc a pi riprese di screditare la ferma contrariet del mondo scientifico in quanto portatore radicale di una pericolosa e drastica opposizione archeologia contro industria, cultura contro sviluppo , dallaltro si sempre supportata, da parte di chi replicava le ragioni archeologiche e ambientali, una saggia correlazione tra necessit della tutela e salvaguardia del patrimonio storico e ambientale con un rispettoso sviluppo anche di natura economico-industriale. chiaro, in pratica, che le argomentazioni del partito culturale non si sono mai fermate ad una sterile opposizione di natura idealistica o pre-concettuale contro la modernit o lo sviluppo, ma hanno saputo sempre contraddistinguere una motivazione di merito, contingente e diretta alla tutela da una deturpazione irreversibile che un insediamento termoelettrico e petrolchimico avrebbe comportato in quel particolare contesto storico-ambientale . Nonostante questo straordinariamente indicativo del clima di quei giorni sicuramente un emblema la volont da parte dellallora comune di Cassano Jonio di accogliere a Sibari (frazione di Cassano) i partecipanti al IX Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia con lormai celebre manifesto: Basta con gli studi: vogliamo lindustrializzazione della Piana di Sibari. Slogan certo incredibile, ma che riassume chiaramente lazione esasperata di gran parte dei politici locali nel sostenere il binomio cultura uguale povert come un irresistibile appello allanima populista e demagogica dellepidermica sensibilit degli strati meno abbienti della popolazione. Non proprio un caso, infatti, che il contributo determinante alla felice soluzione del drammatico problema rappresentato dal Piano Regolatore del Nucleo Industriale della Piana di Sibari non sia giunto dallopinione pubblica o dal mondo politico calabrese, ma sia soprattutto nato da una vasta ed eterogenea convergenza politico-culturale di origine esterna, italiana e internazionale: Arrossisco al pensiero afferma Carlo Belli che si sia dovuto lottare per questo, e che qualcuno, a Cosenza, stia ancora piangendo il mancato deturpamento della Piana, come una battaglia perduta. Quello che avvenuto durante i mesi scorsi in alcune sfere della politica locale, non degno di una citt grande e di civile tradizione come Cosenza. Avrebbero dovuto essere proprio i Cosentini a cacciare dalla Piana coloro che attentavano cinicamente alle bellezze naturali e al prestigio storico del luogo, soltanto per un calcolo di miliardi da distribuirsi non tra operai e povera gente, ma tra alcune baronie finanziarie, gi onuste di oro. Avrebbero dovuto essere proprio le autorit cosentine a scoprire il gioco e correre alla difesa di Sibari, tesoro vero, il quale pi rimane integro e pi destinato a rendere. Invece accaduto che parte di esse non solo cadessero nel gioco dei distruttori, ma ostentassero il medesimo disprezzo per i tesori del passato che avevano in casa, per una tradizione illustre che il mondo della cultura invidia ai Calabresi .
Considerazioni che, alla luce nefasta dello stato odierno del patrimonio storico-culturale della Calabria, si rivelano purtroppo straordinariamente attuali: siti archeologici, complessi architettonici, centri storici, coste, parchi nazionali, abbandonati a se stessi o in preda a fuorvianti e malintese politiche di valorizzazione. Speculazioni, abusivismi, indifferenza; manufatti storici lasciati allo stato di totale abbandono e decadenza, progetti megagalattici di ingenti colate di cemento nei pi incantevoli siti ambientali del Mediterraneo, inutili strutture ricettive edificate a pochi metri da importanti complessi monumentali, centri storici ormai irriconoscibili, il primeggiare indiscusso di una predisposizione quasi genetica al brutto, allinsulso, allinutile. Viene da pensare che si sia veramente persa la bussola cos tante sono le sciagure di cui di volta in volta si ha notizia dalle cronache provinciali della stampa. Un vero e proprio assalto armato, dunque, al patrimonio culturale; una strategia anarchica e senza comando apparente a cui va al pi presto posto rimedio. Un rimedio pragmatico e al contempo necessariamente ideale, etico e culturale.
Quale motivazione urbanistica pu includere, infatti, la costruzione di una struttura di cinque piani a ridosso del castello normanno di Altomonte? Quale cultura dello sviluppo pu ammettere un simile sfregio a quella particolare identit urbanistica e architettonica sedimentata in secoli di storia?
Com possibile del resto giustificare la scelta di voler edificare un anfiteatro a pochissimi metri dalla celebre Abbazia Florense? Quale sana politica ricettiva, quale governo responsabile pu motivare una decisione cos insensata?
Mentre nel primo caso il Comune stesso si sta adoperando per bloccare lerezione del mega-parcheggio, nel secondo, nonostante i generosi sforzi di ItaliaNostra regionale e della sua combattiva Presidente , il progetto ha goduto di una quasi totale indifferenza da parte della stampa e della comunit civica di San Giovanni in Fiore. Eppure, la struttura, voluta proprio dal Comune del centro silano, inserendosi in un tessuto cittadino gi gravemente intaccato da un mancato sviluppo urbanistico coerente, finir per compromettere per sempre lautonomia concettuale e visiva dellantico monumento medievale. Non solo, infatti, lAbbazia non godr pi di una pur minima indipendenza dalle strutture moderne, ma non potr neanche trovare in futuro nellantico orto medievale quellautentica continuit storica e culturale che ne ha caratterizzato la natura, laspetto e la storia gloriosa.
Simili atti insensati si ricollegano, inoltre, al progetto di un mastodontico complesso alberghiero da 25 milioni di euro sorto nel Golfo di Policastro, sulla splendida riva che fronteggia lIsola di Dino. Anche qui, con il pieno assenso delle Amministrazioni locali, il cemento ha profanato uno dei paesaggi pi suggestivi della regione nel nome di una malsana valorizzazione turistica. singolare registrare che proprio quando si abbattono gli ecomostri baresi di Punta Perotti ci sono ancora amministratori che decidono contemporaneamente per una quantomeno ambigua politica dello sviluppo di sfregiare un simile tratto di costa italiana con eclatanti mostruosit. La vicenda, assai complessa come accade in questi casi, ha visto lopposizione compatta del mondo ambientalista e la costituzione di parte civile, finalmente (!), anche della Regione Calabria nel procedimento processuale ora in corso. Certo ci si domanda se sia davvero sensato ed economico impegnarsi per risanare progetti che profanano alle fondamenta il genius loci di contesti paesaggistici unici e fragili quali quello, in verit gi fin troppo martoriato, del Golfo di Policastro, invece di investire le proprie energie e le proprie risorse in unattenta prevenzione culturale, politica, legislativa che possa impedire il concretizzarsi di simili suicidi urbanistici. Prendere coscienza di questo significa in sostanza sforzarsi per un coinvolgimento interdisciplinare di un insieme di forze eterogenee che, su valori condivisi come quello irrinunciabile della tutela del patrimonio storico-culturale, sappiano fare opinione e opporsi a progetti considerati dannosi o incoerenti anche per quanto concerne uno sviluppo sostenibile. Occorrono serie pianificazioni territoriali, investimenti e norme chiare che stabiliscano aree di rispetto e prevedano qualit e natura degli interventi, che intendano, in pratica, la conservazione come governo responsabile delle trasformazioni dettate dal tempo e dai cambiamenti sociali, economici e culturali. Ma al vero problema di una mancata volont politica di fondo per come se gi non bastasse lintricato ginepraio legislativo, normativo e burocratico si aggiunge, come immediata conseguenza, il fatto che molto spesso sono proprio le istituzioni a promulgare, incentivare e finanziare progetti alquanto discutibili. Questo sar solo un caso? proprio quando negli ultimi anni in corso in Italia nelle sedi istituzionali una profonda e seria svalutazione della natura, dei compiti e della cultura della tutela dei beni culturali . Non solo si svuotano le amministrazioni locali, si diminuiscono i fondi, ma si mette anche in discussione le particolarit e le conquiste dellantica tradizione italiana unica al mondo per qualit e sensibilit della tutela del patrimonio storico-culturale. Non poi cos strano se a livello locale dietro proposte drammatiche sinistro riflesso delle nuove politiche dei beni culturali vi sono proprio finanziamenti e pianificazioni della Regione, dei Comuni, degli Enti Parco con incredibili avalli di sovrintendenze troppo spesso compiacenti, distratte o, nei migliori dei casi, solamente inefficacemente impotenti.
Lautorit e lufficialit di alcuni dei progetti di valorizzazione trovano ispirazione, sostegno e attuazione concreta nelle candide sale delle istituzioni e degli enti locali e ci, naturalmente, con levidente svilimento del ruolo e del valore istituzionale, garantito dallarticolo 9 della Costituzione repubblicana, in cui lo Stato stesso a farsi garante della tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione. Questo aspetto primario per la piena comprensione del problema, giacch fuorviante anche per una corretta educazione civica, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni. Il messaggio chiaro: se un Governo, un Ministro quindi un Comune, un Ente Parco a deturpare, alterare, condonare, a non rispettare luoghi simbolo, non comprensibile come un privato non dovrebbe fare altrettanto. evidente che i cosiddetti scempi autorizzati, patrocinati, voluti e finanziati dallalto a cui si aggiungono, ripeto, le recenti riforme governative rischiano solo di screditare il ruolo istituzionale degli enti preposti al controllo e alla pianificazione del territorio, tutori degli interessi collettivi e generali di unintera comunit civica, che si ritrova, dun tratto, impoverita, ingannata e smarrita. Non solo si sperperano ingenti finanziamenti pubblici in opere spesso inutili e dannose, ma si depaupera un intero patrimonio culturale messo insieme faticosamente con alterne fortune nel campo della tutela dei beni culturali, dalle conquiste pontificie, passando dai provvedimenti del Regno di Napoli , dalle leggi del Regno dItalia a quelle del 1939, fino ai recenti riconoscimenti, nella fattispecie, dello Statuto regionale calabrese .
Disinteresse, insensibilit e tornaconti di varia natura da parte di amministratori locali possono dunque rappresentare una seria minaccia per la salvaguardia del patrimonio storico e culturale. Esempio concreto, in tal senso, il caso di Cerchiara di Calabria . Il Comune, in accordo con lEnte Parco nazionale del Pollino, ha deciso di costruire un edificio in cemento armato da adibire a Punto informativo del Parco e Punto vendita prodotti tipici. Fin qui niente di male, anzi! Il problema inizia quando il luogo prescelto coincide con le immediate adiacenze (meno di quaranta metri) del complesso monumentale di Santa Maria delle Armi. Gi eremo e monastero medievale, lodierno santuario oggi uno dei pi importanti complessi monumentali dellAlto Jonio cosentino (sito monastico bizantino, ristrutturato ed ampliato dai primi del Cinquecento) e trova uno dei suoi caratteri peculiari nella posizione alpestre e isolata, a pi di mille metri di quota. chiaro che qualsiasi alterazione dello status quo andrebbe a inquinare la natura stessa del complesso architettonico, a alterarne la fragile gerarchia tra i fabbricati e il paesaggio circostante, la mimesi e la percezione visiva dinsieme . Trasformazioni gravissime e inaccettabili, naturalmente, che hanno visto la decisa opposizione di un locale comitato civico No allo scempio e dellintero mondo ambientalista (ItaliaNostra, Wwf, Gruppo Archeologico del Pollino, Ass. per la storia e larcheologia della Sibaritide, Ass. delle Guide Uff. del Parco naz. del Pollino, Amici della Terra, Comitato Permanente per gli Incontri Inter. di Studi Bizantini ecc.). Il clamore suscitato dai numerosi interventi sulla stampa, nonostante la fermezza degli amministratori locali , ha stimolato lintervento dellallora Ministro Urbani, quindi, unistruttoria ministeriale e listituzione di una Conferenza di servizi presso la Sovrintendenza regionale di Catanzaro. In quella sede ItaliaNostra ha presentato un progetto di risanamento ambientale e proposto il collocamento della struttura ricettiva in diverso luogo. Anche se la vicenda purtroppo non si ancora conclusa, vorrei qui mettere in evidenza una macroscopica inconcludenza. In data 5 aprile 2004 la Sovrintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Cosenza, su richiesta comunale di visionare uneventuale copia del decreto di vincolo del Santuario e della planimetria dellarea vincolata, precisa che il complesso monumentale vincolato ipso-iure per effetto del Testo Unico del 1999 e che, per quanto riguarda larea circostante, ricadendo allinterno della perimetrazione del Parco nazionale del Pollino, sottoposta alla sola tutela paesaggistica.
La grave superficialit, inconcludenza ed elusivit delloltremodo sbrigativo nulla-osta della Sovrintendenza di Cosenza nulla si dice sulla tipologia e qualit dellimpatto del Punto informativo del Parco nazionale del Pollino e Punto vendita prodotti tipici con lesistente e se, specificatamente, sia per questo in pericolo lintegrit del bene tutelato, se ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e decoro disattende lo spirito ormai decennale di unimportante conquista legislativa e storiografica della tutela riguardante i beni culturali: la consapevolezza che il bene vincolato non pu essere contemplato solo nel suo aspetto intrinseco, ma deve essere pienamente riflesso nella piena integrit visiva e paesaggistica, specie se si tratta di un monumento isolato in un determinato contesto ambientale. La conservazione integrale non pu difatti presupporre una preferenza di carattere strumentale che ne tuteli e salvaguardi in modo astratto solo il perimetro materiale, ma deve tendere a preservare anche il valore dellidentit e del rapporto storico, culturale ed estetico con la precisa peculiarit ambientale in cui il bene da sempre inserito. E evidente che la scelta di avallare un progetto che contempla la costruzione, allingresso e a meno di quaranta metri dal monumento rupestre (bene vincolato ai sensi del D.L. 29.10.1999 e ss.), di una nuova struttura in cemento armato, facendo genericamente riferimento solo alle restrizioni paesaggistiche di area, quella circostante al santuario, ricadente nel territorio del Parco nazionale del Pollino, costituisce, di fatto, un atto amministrativo gravemente lacunoso ed ingiustificato perch decontestualizzato dallo specifico, delicato ed evidentissimo rapporto inscindibile e ineludibile con il bene sottoposto a tutela.
Ci si chiede, del resto, quale ruolo positivo abbiano potuto svolgere gli enti preposti alla tutela del nostro patrimonio storico, ad esempio, nella ricostruzione dellantico Ponte del Diavolo sulle Gole del Raganello, sempre nel Parco nazionale del Pollino. In verit bisognerebbe domandarsi come sia stato possibile che questo straordinario monumento in pietra sia crollato nonostante le innumerevoli denunce sul pessimo stato dei piloni, percorsi da minacciose e profonde fratture che ne hanno poi causato inevitabilmente, alla fine del marzo 1998, il drammatico cedimento. Dopo il crollo e un certo clamore sulla stampa per lennesimo capolavoro andato per sempre perduto, si proposta la sua ricostruzione, avvenuta poi, per un progetto complessivo del valore di circa 770.000,00 euro finanziati dalla Regione e dallEnte Parco nel 2005 . Cera daspettarsi ovviamente il recupero, la catalogazione, il riutilizzo filologico di gran parte del materiale crollato, cos da ricomporre il possibile e riproporre almeno parzialmente i materiali, le tecniche costruttive e laspetto originale come stato fatto, ad esempio, per il campanile veneziano di San Marco o, recentemente, per le vele della Basilica di San Francesco ad Assisi e gli affreschi della cappella Ovetari del Mantegna. Purtroppo il ponte per stato ricostruito sostanzialmente in cemento armato, con una ricopertura esterna incredibilmente grossolana, sempre in cemento e con un composto lapideo diversissimo. Un orrendo falso spacciato per autentico e con lanima in cemento: un destino ineluttabile o un incubo di una cupa notte di inizio secolo?
Speriamo sia solo un periodo infelice. Ma se non si corre quanto prima al riparo si rischia seriamente di assistere impotenti alla dispersione, alterazione e disfacimento del patrimonio storico culturale della Calabria, alla sua unicit e particolarit. Sotto questo aspetto importante evidenziare che in pericolo vi lidentit stessa della nostra storia, le ricchezze peculiari di una comunit nata e sviluppata alla luce della Magna Grecia, della dominazione Romana e poi di quella Gota, Bizantina, Longobarda, Araba, Normanna, Angioina, Aragonese, Borbonica, governi che hanno, nel loro susseguirsi spesso confuso e violento, costituito una stratificazione unica ancora oggi evidente nei dialetti, nella natura dei piccoli insediamenti urbani, nei romitori eremitici, nei sedimenti archeologici, nei castelli federiciani, nelle torri costiere di avvistamento, nelle numerose comunit albanesi, grecaniche e occitane.
Pitagora, Milone, Zeusi di Eraclea, Gioacchino da Fiore, Barlaam di Seminara, Leonzio Pilato, Tommaso Campanella; i santi italo bizantini Nilo da Rossano, Fantino il Giovane, Elia Speleota, Gregorio da Cerchiara, Bartolomeo da Simeri; e ancora Flavio Aurelio Cassiodoro, san Francesco di Paola, Galeazzo di Tarsia, Bernardino Telesio, Mattia Preti, Gian Vincenzo Gravina, Francesco Perri e Corrado Alvaro. Un elenco quanto mai sintetico e lacunoso, ma che, credo, possa riassumere bene le anime, la storia e le culture, spesso diversissime, che hanno costituito e costituiscono ancora lessenza e lo spirito calabrese. Patrimonio straordinario, in realt, scarsamente noto ai pi. sufficiente, del resto, sfogliare gli indici di qualsiasi manuale scolastico di Storia o Storia dellarte alla parola Calabria per rendersene conto. Aspetto desolante che rafforza, se ce ne fosse bisogno, la necessit urgente di investire ingenti risorse, politiche ed economiche, per una nuova sensibilit culturale tesa alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico calabrese e, quindi, alla ricerca, allo studio e alla necessaria consapevolezza; concorrere alla rovina del nostro patrimonio equivale, infatti, a lacerare questa composita e preziosa eredit: ogni minima manomissione rischia concretamente di determinare la scomparsa di irriproducibili segni-significanti cui corrispondono anche una specifica identit civica, sociale e spirituale. Non possibile fare o avere preferenze; un tuttuno, un unicum inscindibile, inalienabile, fragile e straordinariamente prezioso che abbiamo il dovere di salvaguardare da ogni moderna tentazione sbrigativa di profanazione. Poich, come afferma Ranuccio Bianchi Bandinelli, a ciascuno piace riguardare le immagini del proprio padre e del proprio nonno, e le fotografie di se stesso nei momenti pi lontani della propria vita, ove ciascuno si riconosce pur mentre si sente diverso e ove ciascuno vede ritornare attorno a s altre immagini e altre memorie collegate con quelle. Cos per un popolo il contemplare le vestigia del proprio passato, umile o glorioso che esso sia; cos per luomo non incolto non rozzo il vedere dinnanzi a s vive e tangibili le memorie del passato: un passato che ci appartiene come ci appartengono i nostri vecchi, e al quale, allo stesso modo, noi apparteniamo. attraverso queste radici della storia che noi acquistiamo coscienza di noi e la saldezza necessaria per affrontare, con certezza di successo, la costruzione di un avvenire migliore .


APPARATO DI NOTE
1 La cultura una grande cosa, ma levoluzione tecnica e sociale lo in modo altrettanto consistente. Perch, con tante zone archeologiche che dormono sepolte nel grembo ignorato e trascurato della Regione, come Locri, Medma, la zona del Lao, si pensa solo a Sibari? Si abbia il coraggio di dire ci che veramente si pensa. Lindustrializzazione della Piana vale bene il sacrificio di qualche metro quadrato di suolo per villini balneari, vale bene la rinuncia a qualsiasi attivit agricola, G. Mari, Il Tempo, 18.02.1969; Ho sempre ritenuto che i valori antichi possano anche essere validi economicamente, ma non per questo ho mai pensato che da queste sole pietre possa derivare alla regione quel benessere che essa cerca senza trovarlo. N, Dio me ne guardi, che ai valori della cultura bisogna sacrificare i bisogni quotidiani della gente, S. Santagata, Tribuna del Mezzogiorno, 16.02.1969; cfr. in proposito Magna Graecia, IV, 1, (1969), pp. 5, 6.
2 Si vedano, ad esempio, anche le altre battaglie che la rivista ha intrapreso, tra le molte quella per Punta Alice, Cetraro, Catanzaro e Cosenza: Magna Graecia, V, n. 3-4 (marzo-aprile 1970) pp. 1-3; V, n. 7-8 (luglio-agosto 1970), pp. 1, 8; V, n. 9-10 (sett.-ottobre), pp. 1-3, 25-26; VI, n. 3-4 (marzo-aprile 1971), pp. 12-13; VI, n. 7-8 (luglio-agosto), pp. 12-13; VI, n. 9-10 (sett.-ottobre 1971), pp. 16-17; VII, n. 7-8 (luglio-agosto1972), pp. 10-11; VII, n. 9-10 (sett.-ottobre 1972), p. 12; X, n. 1-2 (gennaio-febbraio 1975), pp. 23-24.
3 C. Belli, Ricorso al buonsenso dopo la sagra della demagogia, Magna Graecia, IV, 2, (1969), p. 1
4 Si veda in proposito larticolo a firma di Teresa Liguori, Sos da ItaliaNostra: cinque tesori da salvare. Esempi emblematici di sfregi e minacce al nostro patrimonio storico-artistico e paesaggistico, Calabria, 210 (dicembre 2004), pp. 28-32.
5 Si rimanda anche per la bibliografia a V. Baldacci, Il sistema dei beni culturali in Italia: valorizzazione, progettazione e comunicazione culturale, Firenze 2004; G. Chiarante-U. DAngelo, Beni culturali, nuovo codice e riforma del Ministero, Roma 2004; N. Aicardi, Lordinamento dei beni culturali, Torino 2002; G. Volpe, Il governo dei beni culturali, Genova 1996; T. Alibrandi-P.G. Ferri, Il diritto dei beni culturali: la protezione del patrimonio storico-artistico, Roma 1988. Per i profondi e recenti risvolti culturali della tutela in Italia, cfr. S. Settis, Battaglie senza eroi: i beni culturali tra istituzioni e profitto, Milano 2005; Idem, Italia S.p.A. Lassalto al patrimonio culturale, Torino 2002; M. Cammelli, Decentramento e outsourcing nel settore della cultura: il doppio impasse, Diritto Pubblico, 2002, I.
6 Cfr. Settis, Battaglie senza eroicit.
7 Le Provincie, onde questo Regno di Napoli composto, essendo nei tempi antichi abitate da Greci, e da Romani, che allettati dalla fertilit, ed amenit del suolo, e dellaria ne fecero le loro maggiori delizie; hanno in ogni tempo somministrato in grandissima copia de rari monumenti dantichit agli uomini di quella studiosi, di statue, di tavole, di medaglie, di vasi, []. Ma perch niuna cura e diligenza stata per laddietro usata in raccoglierli, e custodirli, tutto ci che di pi pregevole stato dissotterrato, s del regno estratto, onde il medesimo ne ora assai povero, dove altri Stranieri de lontani Paesi se ne sono arricchiti, e ne fanno i loro maggiori ornamenti, grandissimi profitti traendone, e per intelligenza dellAntichit, e per rischiaramento dellIstoria, e della Cronologia, e per perfezione di molte Arti. Il Re Nostro Signore tutto ci nella sua mente con rammarico [] ha deliberato a s fatto male si ponghi una volta rimedio, acci questo Regno non vada sempre pi impoverendosi di ci che abbonda [], Bando di Sua Maest, e del Suo Tribunale della Regia Camera della Summaria, Prammatica LVII, 16 ottobre 1755; Cfr. , anche per un quadro dinsieme, A. Emiliani, Leggi, bandi e provvedimenti per la tutela dei beni artistici e culturali negli antichi stati italiani, 1571-1860, Bologna 1996 pp. 171 e ss.; P. DAlconzio, Lanello del Re. Tutela del patrimonio storico-artistico nel Regno di Napoli (1734-1824), Firenze 1999; S. Condemi, Dal Decoro et utile alle Antiche memorie. Tutela dei beni artistici e storici negli antichi Stati italiani, Bologna 1987.
8 Articolo 2 (Principi e finalit): [] 2. La Regione ispira in particolare la sua azione al raggiungimento dei seguenti obbiettivi: [] r) la protezione dellambiente, la salvaguardia dellassetto del territorio e la valorizzazione della sua vocazione; s) la salvaguardia del patrimonio artistico, culturale e naturale della Regione e la valorizzazione delle tradizioni popolari delle comunit calabresi, anche curando lidentit culturale della Calabria in Italia e allestero.
9 In proposito, attendendo un prossimo dossier che raccolga lingente materiale prodotto, cfr.: P. D. Franzese, La Madonna del cemento. Cultura e politica di beni culturali, Apollinea, VIII, n. 6 (novembre dicembre 2004), pp. 30-31; Liguori, Sos da ItaliaNostra cit.; Idem, Cerchiara: il santuario per ora salvo. Un antico terrazzo sulla Piana di Sibari: volevano costruire un chiosco a ridosso delle mura, Italia Nostra, 408 (2005), p. 22; cfr. anche P. D. Franzese, Lurlo di Cassandra. Storie di abbandono, artifizio e restauro: il caso di Cerchiara, Apollinea, V, n. 4 (luglio-agosto 2001), pp. 28-29; Idem, Come si svende un santuario, Apollinea, VII, n. 6 (novembre-dicembre 2003), pp. 26, 27.
10 Lincantesimo che offre il Santuario , ovviamente, il riflesso sensibile della sua lunga storia e della sua peculiare identit. Nelle sue origini di eremo risiedono le ragioni della posizione isolata e arroccata del complesso architettonico, e nei tempi e nei modi delle successive riforme quelle della sequenza planimetrica e stratigrafica dei fabbricati: unarticolazione che determina, assecondando limpervia orografia del sito, un percorso dalla corte daccesso al Santuario connotato da continue scoperte, scandito da emozionanti prospettive aperte sulla Piana e verso la montagna. Delle stesse vicende edilizie e religiose ne sono quindi testimonianza, e insostituibili indizi, i caratteri fisici delle architetture, e le preziosit darte qui custodite. Per due aspetti differenti, ma dalle conseguenze parimenti pericolose, gli interventi compiuti negli ultimi anni e quelli attualmente in corso minacciano, rivelandone la vulnerabilit, proprio il delicato equilibrio cui si deve la bellezza del luogo. Un equilibrio basato fondamentalmente sul rapporto tra le architetture del Santuario e laspro paesaggio rupestre del monte Sellro (che proprio alla presenza del Santuario deve la sua identit distintiva), nonch sulla complessiva permanenza ad oggi dei caratteri autentici, e comunque storicizzati, dei manufatti: semplici ma raffinati allosservazione attenta, nelle strutture murarie, nei solai lignei e nelle coperture, nella fattura delle aperture, negli intonaci, nelle cornici e nei manti in cotto, etc. Fino ad oggi lalterazione dellintorno del monumento si era limitato, per cos dire, ad un allestimento delle aree esterne di accesso al Santuario certo discutibile, nei presupposti e nelle scelte di disegno e dei materiali, ma di fronte allerigenda costruzione ai piedi del Santuario non vi pi spazio per la perplessit e lesercizio critico, ma solo per la denuncia incondizionata. Lintangibilit del contesto del Santuario non si profila, nel caso in oggetto, come passivo atto di rinuncia, n come mera questione di qualit della progettazione di ci che si va ad aggiungere, ma come ovvia conseguenza della consapevolezza dellidentit del luogo. In un simile contesto qualunque nuova costruzione non potr che apparire, volendo essere ottimisti, estranea, ed ancor peggio se venisse camuffata con connotati banalmente mimetici. La posizione stessa del fabbricato in costruzione inspiegabile, aberrante: ai piedi del Santuario, precede lavvio dellingegnosa promenade che si snoda allinterno del complesso, varcato il portale daccesso. quindi facilmente immaginabile limpatto devastante che il nuovo edificio potr avere sulla percezione, consolidata da secoli, di questo sito. Questo brano tratto da un inedito contributo di Mariangela Carlessi e Francesco Delizia, Ancora cemento nel Parco Nazionale del Pollino. Interventi di valorizzazione al Santuario della Madonna delle Armi (che si aggiunge a quello di Fabrizio Bonomi, Il ruolo delle comunit locali nella difesa dei beni culturali e naturali: il caso del Santuario di Santa Maria delle Armi in Cerchiara di Calabria). Con la speranza che entrambi possano presto essere pubblicati in un prossimo dossier, va a loro il mio pi vivo ringraziamento.
11 Da parte del Comune, dellEnte Parco e della Sovrintendenza di Cosenza non vi sono mai stati sentimenti di apertura o di dialogo: Ci sono facinorosi ha affermato in alcuni manifesti il sindaco di Cerchiara Domenico Mauro che non vogliono arrendersi allevidenza. Fanno i balordi e vogliono sembrare eroi; sono balbuzienti e si vogliono far credere grandi oratori; sono insulsi e divulgano idee da salvatori della patria. Mi riferisco agli ultimi articoli pubblicati su quotidiani locali che hanno riguardato il costruendo punto informativo del Parco Nazionale del Pollino nel comune di Cerchiara di Calabria. La nostra meraviglia stata suscitata soprattutto dalla leggerezza mista a scarsa competenza nella ricerca della verit e dallo scoop giornalistico da parte di articolisti nostrani che sembrano tante casse di risonanza e non vi mettono nulla del loro intelletto; Il Punto informativo, visto come scempio, solo nella mente dei componenti il comitato cittadino []. Il processo di modernizzazione iniziato da qualche anno al Santuario e certamente non dalla mia Amministrazione deve continuare se non si vuole riportare il sito come ai vecchi tempi. Recedere dallattuale progetto per ragioni strumentali mortificherebbe lAmministrazione Comunale e tutte le Istituzioni governative che lhanno sostenuto. Ma soprattutto sarebbe un duro colpo per le aspettative del popolo di Cerchiara che ha sempre creduto nello sviluppo (?) del suo Santuario.
12 Il progetto, che ha previsto la ricostruzione del ponte del diavolo, il consolidamento del ponte dIlice e la valorizzazione (?) della gola del Raganello, stato realizzato per conto del Comune di Civita dal geologo Alessandro Guerricchio, dallingegnere Roberto Mastromattei e, in fase preliminare, anche dallarchitetto Vincenzo Gallo. Cfr. anche M. Magnano, Sulla (ri)costruzione del Ponte del Diavolo a Civita, Apollinea, VIII, n. 6 (novembre-dicembre 2004), p. 11.
13 R. B. Bandinelli, LItalia storica e artistica allo sbaraglio, Bari 1974, pp. 25-26.



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