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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Aspetti urbanistici della vendita del patrimonio
02-03-2003
arch. Roberto Mannocci, Presidente di Italia Nostra - sez. di Lucca

Questo il testo dell'intervento dell'architetto Roberto Mannocci al Convegno Tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, organizzato dai Verdi di Lucca (Viareggio – Sala incontri Croce Verde - 1 Marzo 2003). Ringraziamo l'arch. Mannocci per la cortese disponibilit.









PREMESSA



Oggi qualcuno potrebbe avanzare l’ipotesi che un’Associazione come Italia Nostra, che ha per compito statutario la tutela del patrimonio storico artistico e ambientale della Nazione, un’Associazione totalmente inutile. Inutile perch OGGI i beni culturali e ambientali non hanno pi nemici; tutte le forze in campo (politici, amministratori, imprenditori, cittadini…..) nelle loro iniziative grandi o piccole affermano che il proprio punto di partenza sempre e comunque la TUTELA, sempre interpretata in modo positivamente ATTIVO, e la VALORIZZAZIONE sempre interpretata in modo CREATIVO.
Oggi noi crediamo che il nostro compito, essenziale, sia invece divenuto ancora pi difficile, proprio perch i beni da tutelare non hanno pi nemici conclamati, perch non esistono pi barbari che si auto-dichiarino tali, perch gli interventi e le azioni sono divenuti soltanto pi subdoli, pi mascherati, pi imbellettati, pi astuti.
Il BENE AMBIENTALE o CULTURALE come bene in s oggi non esiste pi. Esiste semmai il suo potenziale valore economico, la sua possibile resa, la convenienza della sua valorizzazione, e il suo riconoscimento legato esclusivamente allo sfruttamento economico che ne pu derivare, altrimenti sentito come “una palla al piede”.


OSSERVAZIONE 1

L’estensione del concetto di Bene Culturale
Il concetto di bene culturale si sempre pi esteso nel tempo. Dal singolo grande monumento da conservare come su un piatto d’argento, liberato nel suo intorno per evidenziarne la sua intrinseca qualit, si passati al riconoscimento del “contesto”, dell’insieme urbano o ambientale come unicum con il monumento dal quale il monumento stesso trae senso, giustificazione e motivazione nella sua stessa conformazione.
La tutela del singolo pezzo di valore artistico va estesa nei fatti al tessuto circostante e ingloba l’intero centro urbano. Si introduce il concetto di PAESAGGIO, non solo come conformazione “bella” da mantenere, ma come contesto storico, testimonianza di un rapporto equilibrato e sedimentato tra le componenti naturali, l’opera dell’uomo e i suoi insediamenti . Un concetto talmente esteso da abbracciare l’intero territorio nella sua identit storica e passare cos dai beni culturali puntiformi ai beni culturali come “luoghi”, per ognuno dei quali vige uno “statuto”, un ruolo, un’essenza, un carattere, un senso, una storia, una struttura che non pu e non deve essere contraddetta, pena la perdita irreparabile della propria identit.
Ci che oggi deve essere tutelato, pur nei cambiamenti possibili, sono proprio queste specifiche identit dei luoghi, sia che queste interessino il paesaggio urbano che quello rurale che quello pi integralmente naturalistico.


OSSERVAZIONE 2

Il rapporto tutela-pianificazione
Chiaramente questa estensione concettuale non solo complica enormemente l’azione di tutela, ma estende il compito di questa dagli organismi statali preposti alla conservazione (Ministero BB.CC. e Soprintendenze) agli organismi che governano il territorio e che hanno in mano l’elaborazione degli strumenti urbanistici ( Regione, Provincia, Comune).
La nuova Legge urbanistica della Regione Toscana (L.R. 5/95) ha intenzionalmente recepito questi concetti introducendo i concetti normativi di invarianti, di compatibilit, di “statuti dei luoghi” e ponendoli alla base dell’individuazione delle linee di sviluppo urbanistico e territoriale. Meritevolmente la Regione Toscana ha capito e recepito che l’opera di tutela/valorizzazione dei luoghi e la programmazione dello sviluppo e delle trasformazioni non dovevano essere momenti separati, ma ambedue costituire la pianificazione territoriale, anzi, l’individuazione dell’invarianza, e quindi dei valori da tutelare, doveva precedere l’individuazione delle trasformazioni possibili.
Assai meno meritoria, per, sia da parte della Regione che degli altri organismi preposti alla pianificazione territoriale, stata la gestione della stessa Legge Urbanistica, ove spesso le definizioni strutturali, si sono fatte sempre pi vaghe in modo da lasciare alla autonoma definizione degli strumenti operativi le pi ampie possibilit di scelta in ogni direzione. E’ un po’ quello che successo con il P.S. di Lucca, cos vago e impreciso ( le invarianti culturali, ove presenti, spesso sono solo definite, elencate, e non individuate sul territorio) tanto che quel P.S. poteva essere padre di mille autonomi regolamenti urbanistici in contraddizione tra loro .
Risulta chiaro che la indefinizione strutturale strategica per il superamento della fase di confronto interstituzionale prevista dalla Legge e per demandare le scelte vere e concrete alla successiva malintesa autonomia gestionale dei livelli inferiori di pianificazione.
Purtroppo la revisione della Legge Urbanistica regionale, cui si mira dopo 8 anni di applicazione, sembra orientata ad estendere questa autonomia in linea con i principi della devoluzione.
Il “PURTROPPO” che abbiamo or ora usato deriva da alcune semplici constatazioni:
certamente non la scala comunale quella che meglio garantisce la tutela a vasto raggio dei beni culturali. Ne sono testimonianza i Regolamenti Urbanistici, e le loro varianti subito intervenute. Altra testimonianza il modo con cui i comuni hanno interpretato la Legge di subdelega regionale sulle aree sottoposte alle Leggi 1497/39 e 431/85 . Il modo in cui le Amministrazioni scelgono i componenti delle Commissioni edilizie integrate o i Collegi Ambientali assai sintomatico. Normalmente, all’interno dell’ampia casistica prevista dalla L.R. con cui le Amministrazioni possono muoversi, la scelta cade non tanto su quei nominativi che per curriculum specifico, per storia personale, per effettiva conoscenza in materia ambientale e culturale possono dare garanzie di giudizi competenti, ma anzi la scelta spesso cade su coloro che per i pi diversi motivi non solleveranno problemi. E problemi saranno tanto meno sollevati quanto pi basso sar il livello culturale, quanto pi alto l’interesse professionale e quanto maggiore l’arrendevolezza e la vicinanza politica dei componenti le Commissioni di valutazione.
Il controllo, in seconda battuta, del Ministero dei BB.CC. reintrodotto dalla Legge Galasso sulla valutazione ambientale dei Comuni in merito agli interventi edilizi nelle zone tutelate dalle due leggi citate, permette a volte di evitare grossi danni al territorio, ma non una garanzia vera conoscendo la cronica mancanza di personale delle Soprintendenze e i tempi limitati con cui queste possono intervenire.
Noi non crediamo ciecamente nelle Soprintendenze (organismi spesso burocratici, al di fuori e al di l del tempo e “dei tempi” e talvolta con personale, occorre ammetterlo, non all’altezza del compito per quantit e qualit), ma in effetti fino ad oggi non abbiamo individuato altre forme pi rassicuranti nei confronti della tutela dei beni culturali.
Il problema che va risolto, secondo noi, come fare entrare la vera tutela nella pianificazione urbanistica. Rendendo obbligatoria la consultazione preventiva degli organismi preposti alla tutela, senza impedirne il controllo a posteriori ? Predisponendo una vera e propria pianificazione paesistica ?


OSSERVAZIONE 3

Pubblico e privato.
Privato bello…..bellissimo, si sente dire !!!!! ….e questo il nuovo motto che caratterizza questo momento storico. Pubblico=improduttivo l’altra equazione che accompagna la prima litania.
Stato, Enti pubblici, Amministrazioni hanno accumulato tanto di quel patrimonio cultural-immobiliare che non riescono a gestirlo. Anzi questo o divenuto inutile e cadente o ha bisogno di un re-styling o di una valorizzazione manageriale che l’apparato burocratico statale nonpotr mai realizzare. Eppoi tutto questo patrimonio ha pure un valore economico, valore che serve a ripianare i buchi di sperperi amministrativi e/o a realizzare le grandi opere che necessitano per incamminarci in un futuro futuribile.
Di questa questione, in coerenza con il tema dell’urbanistica e del territorio su cui mi sono soffermato fino ad ora, voglio affrontare alcuni aspetti particolari.
In effetti molto del patrimonio immobiliare pubblico accumulato nel tempo non riveste uno specifico valore culturale. Prima dell’alienazione per credo che debbano considerarsi altri due aspetti da porre sullo stesso livello: il valore sociale e il valore o impatto urbanistico.
Sul primo aspetto faccio un esempio relativo al Comune di Capannori.
Deficit spaventoso, entrate inferiori alle previsioni, spese pi alte del dovuto ……il Comune decide di vendere gran parte delle propriet: immobili che possiede nei comuni contermini, un cinema nel centro, varie scuole dismesse e immobili sparsi utilizzati da associazioni locali nelle varie frazioni, soprattutto in quelle collinari…. insomma una fila di microelementi tanto lunga quanto basta per arrivare a quegli otto/dieci miliardi di LIRE che servono per respirare. Dell’elenco non fanno parte beni culturali, eppure contro questa iniziativa cos acritica Italia Nostra ha manifestato il proprio dissenso perch il Comune in questione, a fianco dei parametri economici della propria scelta, non aveva inserito anche il “dovere” di un’amministrazione pubblica di dare attrezzature comunitarie ove sono necessarie e carenti, non solo escludendo dalla cessione i beni culturali, ma anche ci che rappresenta un’attrezzatura comunitaria indispensabile alla vita sociale dei vari centri, proprio e specialmente di quelli collinari pi deboli .
L’elenco dei beni in lista di alienazione e considerati inutili dovrebbe essere riesaminato anche considerando il ruolo urbano e sociale che questi stessi beni svolgono, o possono svolgere in futuro, per la vitalit e la vivibilit dei centri in cui sorgono.
Un altro aspetto, un altro esempio e un’altra domanda. Si vende il patrimonio…. Ma per farci cosa ? Sappiamo tutti benissimo che il valore e la convenienza di un immobile oltre che dalle sue condizioni statiche e di manutenzione, oltre che dalla sua ubicazione, oltre che dalla sua “flessibilit” e dagli interventi ivi possibili, dipende dall’appetibilit delle destinazioni d’uso stabilite dai Piani Regolatori.
E proprio ad un baratto sulle destinazioni si assistito all’interno del centro storico di Lucca in merito a due Caserme. Il Comune di Lucca ha avuto a titolo gratuito dal Ministero della Difesa una porzione della ex Caserma Lorenzini, di cui l’Amministrazione possedeva la restante parte. In cambio il Comune, per far tornare i conti al Ministero, ha reso possibile la destinazione alberghiera nell’altra ex Caserma Garibaldi (anch’essa nel centro storico) in modo che la prevista alienazione di questo immobile sia la pi vantaggiosa possibile e ricompensi il dono fatto.
E’ quindi immaginabile a quale rincorsa bi-partisan assisteremo e a quante varianti urbanistiche sulle destinazioni d’uso verr messa mano, certo non seguendo approfonditi criteri di vivibilit ambientale e di equilibri urbani, ma esclusivamente criteri di come rendere l’operazione pi redditizia (per l’Ente che vende o per chi acquista).
L’importanza del patrimonio pubblico non data solo dal suo valore culturale, ma anche dalla sua valenza urbanistica, che non un valore assoluto legato alla dimensione dell’immobile, ma relativa al contesto in cui collocato, e pu essere strategica per una equilibrata pianificazione urbana.
Appunto la vendita acritica del patrimonio pubblico pone l’interrogativo:
“e……………..la citt …..?”







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