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Napoli: materiali per Villa Manzo
10-12-2006
Dalla posta di redazione

Da alcune segnalazioni dei lettori, una lettera e una sentenza del Consiglio di Stato sulla Villa Manzo e sulla tutela delle ville vesuviane:

Il problema che, in realt, si tratta di deturpare e a realizzare con la forza la cementificazione di una delle pi belle zone della collina di Posillipo; sempre con la forza, anzi con la violenza, si realizzata la svendita della villa suddetta, (anche la finanza ha indagato in tal senso, e sarebbe riuscita a fare giustizia se non fosse intervenuto lennesimo condono Berlusconi 2 anni fa a chiudere la disputa giudiziaria) grazie, da un lato alle pressioni prepotenti della societ immobiliare, e dallaltro alle gesta sconsiderate dei miei familiari. Ricordo molto bene il giorno che sono stata costretta, a suon di minacce, insieme ai mie genitori, ad abbandonare la casa; tutto successo dalla sera alla mattina e nessun tipo di mediazione si potuto trovare con la societ al fine di convertire la quota sulla vendita con il diritto a rimanere in uno degli appartamenti, in quanto limmobiliare era fermamente decisa ad evitare che alcuno dei vecchi proprietari rimanesse a vigilare sul posto, timorosa forse che cos taluno potesse impedire lo scempio da loro compiuto, anno dopo anno. La villa, stata da sempre soggetta a vincoli paesaggistici e di interesse culturale, nonch storico artistici, ed anche 15 anni fa la societ innominata non ha fatto mistero di aver acquistato non certamente per salvaguardare tale patrimonio ma per realizzare invece una autentica speculazione edilizia. Vana dunque la colpevolizzazione attuale del condono compiuta dallufficio antiabusivismo, non certo sufficiente a mascherare anni di disinteresse per atti di illegalit risalenti a ben altre epoche, n ad alleggerire le responsabilit esistenti in tal senso. Inoltre, di quale condono si pu parlare relativamente ad una villa soggetta a vincolo della sovrintendenza sin dai lontani anni 80? Che dire poi della distruzione, operata dalla richiamata societ della piccola cappella, di sicuro interesse storico artistico?

Sentenza del Consiglio di Stato

Consiglio di Stato Decisione n. 4609/2006
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dal sito di Studio Legale Law


Consiglio di Stato - Sezione sesta decisione 9 maggio 20 luglio 2006, n. 4609 Presidente Varrone estensore Chiappa Ricorrente Spagnuolo Vigorita
Fatto e diritto

1. In data 21 gennaio 2005 Vincenzo Spagnuolo Vigorita, proprietario di una villa con annesso giardino confinante con il complesso immobiliare denominato Villa Manzo, ha chiesto, con atto di diffida, al Comune di Napoli di conoscere quali attivit siano state poste in essere dallAmministrazione comunale per reprimere gli abusi edilizi realizzati sin dal 1989 sulla Villa Manzo, sulle relative pertinenze e sullannesso terreno, nonch di poter accedere alla documentazione relativa a tali attivit.

Con la nota n. 325 del 18 febbraio 2005, il Comune di Napoli ha indicato le modalit per accedere agli atti e ha fornito chiarimenti sullattivit svolta.

In data 18 gennaio 2005 il ricorrente ha notificato alla Soprintendenza per i beni Ambientali e Architettonici di Napoli un atto di diffida, analogo a quello indirizzato al Comune di Napoli.

Con la nota n. 1532 del 9 febbraio 2005, la Soprintendenza ha comunicato le modalit per accedere agli atti.

Con separati ricorsi, proposti davanti al Tar per la Campania, Vincenzo Spagnuolo Vigorita ha chiesto di accertare lillegittimit del silenzio serbato dalle due amministrazioni sulle diffide, aventi ad oggetto la definizione delle pratiche di condono edilizio e ladozione degli interventi repressivi degli abusi realizzati nel complesso, denominato Villa Manzo.

Con ordinanza n. 835 del 27 ottobre 2005 il Tar Campania, dopo aver disposto la riunione dei ricorsi, ha ordinato lintegrazione del contraddittorio nei confronti dellattuale proprietario del complesso denominato Villa Manzo e dei soggetti ritenuti responsabili degli abusi edilizi denunciati con la suddetta diffida.

Successivamente allintegrazione del contraddittorio, con limpugnata sentenza, il Tar, dopo aver respinto alcune eccezioni preliminari sollevate dalla parti intimate, ha respinto nel merito il ricorso, ritenendo che per tutte le domande di condono presentate per gli abusi in questione pendessero ancora i termini fissati dal legislatore per la definizione delle istanze e il ricorrente non avesse, quindi, alcun titolo per pretendere la fissazione di termini inferiori a quelli previsti dalla legge,

Avverso tale decisione Vincenzo Spagnuolo Vigorita ha proposto ricorso in appello. Il Comune di Napoli, il Ministero per i beni e le attivit culturali e la Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici di Napoli si sono costituiti in giudizio, chiedendo la reiezione dellappello.

Il controinteressato Grimaldi Ferdinando ha proposto ricorso in appello incidentale con riguardo ad alcune eccezioni preliminari, respinte in primo grado.

Allodierna camera di consiglio la causa stata trattenuta in decisione.

2. Devono essere in via preliminare esaminate le eccezioni pregiudiziali, oggetto del ricorso in appello incidentale, proposto da Grimaldi Ferdinando. Con un primo motivo lappellante incidentale sostiene che la definizione delle istanze di condono non stata oggetto di una specifica richiesta nellambito della diffida notificata al Comune di Napoli, sicch la domanda giudiziale relativa alla definizione di tali istanze costituisce una domanda nuova, sulla quale non si affatto formato il silenzio inadempimento.

Lappellante incidentale concorda sul fatto che, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge n. 15/2005, il ricorso avverso il silenzio non necessita pi del meccanismo della previa istanza e della successiva diffida, ma deduce che una vera e propria richiesta di provvedimento non contenuta nella diffida inoltrata dal ricorrente.

Aggiunge, poi con altro motivo, che comunque entrambe le amministrazioni hanno fornito una risposta con conseguente inammissibilit del ricorso avverso il silenzio. I motivi sono infondati.

In entrambe le diffide notificate alle due amministrazioni resistenti, il ricorrente ha chiesto, oltre allaccesso agli atti, una serie informazioni ed anche di conoscere le ragioni della mancata adozione degli atti di diniego in ordine alle domande di condono edilizio.

La proposizione di una domanda allamministrazione non necessita di modalit formali particolari e pu avvenire in qualsiasi modo, purch sia chiaro loggetto della richiesta. Nel caso di specie, bench formulata con riferimento alle ragioni della mancata adozione di provvedimenti di diniego delle istanze di condono, era evidente che il ricorrente chiedesse alle due amministrazioni di definire (in senso negativo, secondo la sua tesi) le domande di condono presentate in relazione al complesso Villa Manzo.

Questa era il senso dellistanza, rivolta allamministrazione.

Rispetto a tale istanza le due amministrazioni non hanno fornito una riposta: infatti, la Soprintendenza si limitata a rispondere sullistanza di accesso agli atti, mentre il comune di Napoli ha anche aggiunto alcune informazioni sullattivit svolta, senza per dare risposta in merito alla definizione dei procedimenti di condono edilizio.

Deve, pertanto, ritenersi che, in seguito alle diffide proposte dal ricorrente, entrambe le amministrazioni, per quanto di rispettiva competenza, non hanno fornito alcuna risposta sulla richiesta di definizione delle pratiche di condono edilizio e tale assenza di risposta consente la proposizione del presente ricorso avverso il silenzio.

3. E infondata anche lulteriore censura, con cui il Grimaldi deduce la carenza di legittimazione ad agire in capo al ricorrente, richiamando la giurisprudenza, secondo cui non sussisterebbe il dovere di provvedere alla immediata definizione della pratica di condono, su istanza del terzo estraneo alla medesima, in quanto il vero soggetto interessato colui che ha inoltrato listanza (CdS, Sezione IV, 29 novembre 2005, n. 7568).

Il Collegio ritiene di non poter condividere tale indirizzo, in quanto il proprietario confinante con limmobile, ove stato realizzato un abuso edilizio, ha un interesse alla conclusione del procedimento di condono entro i termini previsti dalla legge. Come rilevato dal Tar, il confinante pu, infatti, avere un interesse alla rimozione dellopera abusiva e, quindi, alla definizione della domanda di condono, in pendenza della quale impedita la demolizione dellopera abusiva.

4. Tali considerazioni conducono allesame di altra eccezione, riproposta dal Grimaldi, secondo cui loriginario ricorso doveva essere dichiarato inammissibile per la mancata notificazione ai controinteressati, che sono invece stati chiamati in giudizio a seguito dellintegrazione del contraddittorio, disposta dal Tar con ordinanza.

Al riguardo,in primo luogo, si rileva che con lordinanza del Tar n. 835/2005 la questione gi stata risolta attraverso la concessione dellerrore scusabile al ricorrente. Tale ordinanza, avente natura decisoria sul punto, non stata formalmente impugnata dallappellante incidentale. Inoltre, anche prescindendo dal profilo processuale, si ritiene che rispetto ad una domanda di definizione delle istanze di condono, loggetto della pretesa ottenere una risposta rispetto a tali istanze, costituendo per lodierno appellante solo un effetto ulteriore ed eventuale, in caso di esito negativo del procedimento di condono, la rimozione delle opere abusive.

Di conseguenza, la qualificazione in termini di controinteressato del proprietario del bene pu non essere certa, in quanto pu accadere che anche tale soggetto chieda allamministrazione la definizione delle sue istanze e rivesti addirittura la posizione di cointeressato, limitatamente al profilo dellottenimento di una risposta dallamministrazione.

Ci dimostra come il Tar abbia, comunque, correttamente concesso lerrore scusabile al ricorrente, nel disporre lintegrazione del contraddittorio, in ogni caso opportuna nella fattispecie in esame (ci conduce ad escludere anche la fondatezza delle contestazioni mosse dallappellante avverso tale ordinanza).

5. E infondata anche leccezione, relativa alla carenza di interesse ad agire, derivante dalla transazione stipulata dal ricorrente in data 13 febbraio 1998 con la Grimm s.a.s e la signora Silvana Ippolito, perch i pregiudizi per la propriet Spagnuolo Vigorita cagionati dagli abusi edilizi in questione sarebbero venuti meno per effetto di tale accordo transattivo. A prescindere dal fatto che, come anche rilevato dal Tar, tale accordo transattivo non stato prodotto in giudizio con conseguente assenza di prova in ordine alleccezione, si osserva che qualsiasi tipo di accordo transattivo non preclude certo lesercizio dei doverosi poteri spettanti alle due amministrazioni per la definizione delle pratiche di condono.

Il privato pu esercitare ogni azione per il corretto svolgimento di tali poteri amministrativi, restando nellambito dei rapporti civilistici, estranei alloggetto del presente giudizio, leventuale inadempimento degli accordi transattivi.

Tenuto conto che la transazione in questione risulta citata dallappellante incidentale come prodotta in appello, ma non presente nel fascicolo, si ritiene di non doverla acquisire in via istruttoria, essendo comunque leccezione infondata sulla base delle precedenti considerazioni.

6. Riguardo lultima censura dellappello incidentale, relativa allimpossibilit di un esame accelerato delle pratiche di condono, si osserva che la questione attiene al merito del ricorso ed assorbita dalle seguenti statuizioni con cui il ricorso viene definito.

7. Si pu ora passare allesame del ricorso in appello principale.

Il Tar ha tenuto distinte le domande di sanatoria da ultimo presentate ai sensi della legge n. 326/2003, da quelle presentate ai sensi delle leggi n. 47/1985 e n. 724/1994 ed ha respinto il ricorso, rilevando che:

- larticolo 7 della legge regionale n. 10/2004, relativo alle domande presentate ai sensi della legge n. 326/2003, dispone che tali domande devono essere definite con un provvedimento espresso entro il termine di ventiquattro mesi dalla presentazione delle stesse, termine che non risulta ancora scaduto, perch secondo larticolo 32, comma 32, del D.L. 269/2003 la domanda di condono doveva essere presentata, a pena di decadenza, tra l11 novembre 2004 e il 10 dicembre 2004;

- quanto alle domande presentate ai sensi delle leggi n. 47/1985 e n. 724/1994, in assenza di termini fissati dal legislatore nazionale per la conclusione del procedimento di condono, il legislatore regionale ha previsto che le domande di sanatoria presentate ai sensi della legge n. 47/1985 e della legge n. 724/1994 ed ancora pendenti debbano essere definite dai comuni entro il 31 dicembre 2006 (articolo 9, della L.R. Campania n. 10/2004), fermo restando che tali previsioni sono dichiarate (al comma 5) inapplicabili agli abusi edilizi realizzati sulle aree del territorio regionale sottoposte ai vincoli di cui allarticolo 33 della legge 47/85;

- in presenza di termini fissati per legge, il ricorrente non ha alcun titolo per pretendere che vengano assegnati al Comune termini pi brevi per provvedere sulle domande di condono in questione, non essendosi ancora formato il silenzio inadempimento;

- resta fermo tuttavia lobbligo dellAmministrazione Comunale di attivarsi tempestivamente (come richiesto anche dal rappresentante della Soprintendenza in occasione del Sopralluogo del 12 maggio 2005) per richiedere alle autorit preposte alla tutela dei vincoli i pareri di cui allarticolo 32 della legge n. 47/1985, al fine di pronunciarsi sulle domande di condono oggetto del presente ricorso entro i termini stabiliti dagli articoli 7 e 9 della legge n. 10/2004, e che laddove tali termini non venissero rispettati potr allora essere utilmente esperita la procedura di cui allarticolo 21 bis della legge n. 1034/1971.

Tale tesi corretta solo per le domande di condono, presentate ai sensi della legge n. 326/2003, ma non per le istanze relative ai precedenti condoni edilizi. Infatti, per le domande relative allultimo condono sono effettivamente ancora pendenti i termini, previsti dallarticolo 7 della L.R. n. 10/2004 e non pu quindi configurarsi un inadempimento delle amministrazione, n pu essere azionabile la pretesa del soggetto confinante ad ottenere una definizione anticipata rispetto ai termini fissati dal legislatore.

Si rileva, inoltre, che larticolo 7 della citata L.R. non stato travolto dalla parziale dichiarazione di incostituzionalit di tale legge da parte della sentenza della Corte Costituzionale n. 49/2006. Anzi, proprio con tale sentenza la Corte ha dichiarato lincostituzionalit di altre disposizioni della L.R. Campania n. 10/2004, perch adottate oltre il termine di quattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 168 del 2004, convertito nella legge n. 191 del 2004 (articolo 5, comma 1), ritenendo ammissibili le censure, anche se non riguardanti lintera legge, in quanto il limite temporale allesercizio del potere legislativo da parte delle Regioni in questa particolare materia concerne esclusivamente le disposizioni che, specificando lambito degli interventi condonabili sul versante amministrativo, si discostano dalla disciplina nazionale.

La questione di costituzionalit non si pone, e deve quindi essere ritenuta manifestamente infondata, con riguardo alle disposizioni regionali, quali gli articoli 7 e 9 della L.R. n. 10/04, che concernono non la tipologia degli interventi condonalibili, ma i tempi del procedimento amministrativo di condono e, quindi, aspetti rientranti nellambito della competenza legislativa della Regione.

Resta, comunque, fermo che entrambe le amministrazioni hanno lobbligo di concludere i rispettivi procedimenti in tempo utile per giungere ad una definizione dellistanza entro il termine fissato dal citato articolo 7. Infatti, al contrario di quanto sostenuto dal Grimaldi con il motivo di appello incidentale, lesame cronologico delle domande pu costituire criterio utile fino alla scadenza del termine fissato dal legislatore.

Scaduto tale termine, lamministrazione inadempiente, tanto che stata prevista, dallarticolo 7, comma 2, della L.R. n. 10/04, lapplicazione delle le disposizioni di cui alla legge regionale 28 novembre 2001, n. 19, articolo 4, che disciplinano lesercizio dellintervento sostitutivo da parte dellamministrazione provinciale competente.

Pertanto, come rilevato dal Tar, se le amministrazioni non dovessero definire le pratiche entro il predetto termine, lappellante potrebbe reagire giudizialmente avverso leventuale inerzia.

8. Il ricorso deve, invece, essere accolto con riferimento alla mancata definizione delle istanze di condono edilizio, presentate ai sensi delle leggi n. 47/1985 e n. 724/1994.

Infatti, in questo caso il termine del 31 dicembre 2006, previsto dallarticolo 9, comma 1, della L.R. n. 10/2004 non pu applicarsi in virt della specifica previsione, contenuta nel comma 5, richiamata dal Tar ma non applicata correttamente, secondo cui le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano agli abusi edilizi realizzati sulle aree del territorio regionale sottoposte ai vincoli di cui alla legge n. 47/1985, articolo 33.

Il rinvio contenuto in tale comma ai tipi di vincoli citati nellarticolo 33, e non ai casi di opere non suscettibili di sanatoria a causa dellinedificabilit assoluta. Non essendo in contestazione che limmobile in questione sia assoggettato sia a vincolo paesistico che a vincolo storico artistico (entrambi richiamati dal citato articolo 33), larticolo 9 della L.R. n. 10/04 e, quindi, il menzionato termine del 31-12-2006 non si applicano alla fattispecie in esame.

La mancata applicazione di tale termine non pu certo comportare che per tali domande, risalenti a molti anni addietro, sia ancora pendente un termine, dovendosi applicare in assenza di specifiche disposizioni i termini generali del procedimento amministrativo o dei procedimenti edilizi, anche di condono, gi ampiamente scaduti. In accoglimento del ricorso, deve, quindi, essere ordinato ad entrambe le amministrazioni di definire le istanze di condono edilizio, presentate in relazione al complesso di Villa Manzo, assegnando rispettivamente a Soprintendenza e Comune di Napoli un termine di 60 e 90 giorni dalla comunicazione, o se anteriore dalla notificazione, della presente sentenza.

Resta fermo che, dovendosi concludere al massimo entro dicembre 2006 anche i procedimenti aperti sulla base della legge n. 326/2003, le amministrazioni potranno anche esaminare congiuntamente tale istanza nei termini anzidetti.

9. In conclusione, lappello deve essere in parte accolto nei termini indicati in precedenza e deve essere respinto il ricorso in appello incidentale, proposto da Grimaldi Ferdinando.

Alla soccombenza delle due amministrazioni resistenti e del controinteressato Grimaldi Ferdinando seguono le spese di giudizio nella misura indicata in dispositivo, sussistendo giusti motivi per la compensazione delle spese nei confronti dei controinteressanti non costituiti

PQM

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, accoglie in parte il ricorso in appello indicato in epigrafe e per leffetto, in riforma della sentenza impugnata ordina alla Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici di Napoli e al Comune di Napoli di definire le istanze di condono edilizio, presentate ai sensi delle leggi n. 47/85 e n. 724/94, in relazione al complesso di Villa Manzo, rispettivamente entro il termine di 60 e 90 giorni dalla comunicazione, o se anteriore dalla notificazione, della presente sentenza.

Respinge il ricorso in appello incidentale, proposto da Grimaldi Ferdinando. Condanna Grimaldi Ferdinando, il Comune di Napoli e la Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici di Napoli,alla rifusione, in favore del ricorrente delle spese di giudizio, liquidate nella somma di eruo 3.000,00, oltre Iva e Cp, a carico di ciascuna parte resistente, compensando le spese con i controinteressati non costituiti.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dallAutorit amministrativa.



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