LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Lincubo dei capannoni incombe sul Bel Paese: ecco lassalto dei veri ecomostri
12-12-2006
Luca Bellincioni

Nel contesto di generale, repentino ed inarrestabile degrado del paesaggio rurale italiano, chiunque avr notato come negli ultimi anni vi sia stata una proliferazione enorme di capannoni nelle campagne. Rigorosamente in cemento e quasi sempre bianchi, ad altissimo impatto ambientale, visibili sin da enormi distanze, i capannoni ormai spiccano non solo lungo le arterie principali, ma anche lungo le strade di campagna, in zone insospettabili, talvolta praticamente intatte. Tali mostruose costruzioni, contro le quali finora stato detto troppo poco e fatto praticamente nulla, sorgono solitamente per ospitare attivit artigianali, industriali e commerciali. Il problema che stanno diffondendo senza alcun criterio e, a causa della loro scadente qualit estetico-architettonico, rischiano di compromettere quel che resta del nostro paesaggio agricolo e naturale. Il problema ormai riguarda lItalia intera, unItalia involuta e culturalmente in declino, tornata a soggiacere ciecamente al miraggio di uno sviluppo indefinito ed indefinibile, da ottenersi ad ogni costo, a discapito di tutto e tutti; di uno sviluppo e di una modernizzazione che a livello politico nazionale paiono essere ormai soltanto unimprovvisazione, mentre a livello locale un semplice strumento per accontentare piccole o grandi lobbies edilizie e industriali e di conseguenza mantenere il potere amministrativo. Ma i capannoni che ormai falcidiamo ovunque il nostro territorio non sono figli solo di questa improvvisazione e di questo declino culturale, ma anche di precisi errori politici. La loro diffusione a valanga va infatti additata ad una recente legge, che sanciva consistenti sgravi in favore delle aziende che decidessero di edificare un capannone, sia per attivit proprie di vario tipo, sia per puro e semplice investimento immobiliare.
Ad ogni modo, per quanto riguarda ledificazione di strutture atte a contenere attivit produttive, almeno nelle campagne non sarebbe - crediamo - cos impensabile ed inconcepibile obbligare i costruttori e i committenti al rispetto di una certa tipologia di forme (o addirittura di materiali) il pi possibile compatibile con le caratteristiche del paesaggio circostante, ad esempio provvedendo ad una copertura a capriate (con colori che si rifacciano a quelli delle strutture tradizionali) al posto del solito tetto piatto, assolutamente assurdo e spregevole dal punto di vista dellestetica architettonica ad esempio nelle zone di montagna o di collina, o nelle campagne mosse e ondulate. Sarebbe cos impossibile cercare di adeguare queste nuove strutture (e comunque da edificarsi sempre e soltanto - per inciso - qualora esse rispondano realmente alle necessit di unazienda e non a quelle della mera ed ignobile e squallida speculazione edilizia) allestetica delle strutture produttive tradizionali, come ad esempio, per rimanere ai paesaggi di campagna, i casolari o le case coloniche? Sarebbe, insomma, cos improponibile cercare di dare dignit estetica alle strutture produttive come accadeva del resto fino a non molti anni fa? In passato ci avveniva normalmente, tant che in molti luoghi si possono osservare veri propri gioielli di archeologia industriale otto-novecentesca. Tuttavia, da un lato c sicuramente la volont di risparmiare, visto che i moderni capannoni (spesso si tratta di semi-prefabbricati) costano molto meno di una struttura adeguata a determinati canoni di forme, colori e materiali; dallaltro, per, c anche un eloquente declino culturale nel mondo dellarchitettura contemporanea, soprattutto italiana, che non sa pi dare risposte concrete alla necessit, ormai sempre pi impellente e sentita da una grossa fetta della popolazione, di conservazione del paesaggio e dellambiente naturale e non sa pi trovare per la prima volta nella storia dellumanit espressioni che siano in qualche modo armoniche nei confronti della natura. Accecati dal mito della citt infinita e dellarchitettura spettacolo (bieche sottoculture estranee alla tradizione italiana e figlie della nefanda societ post-industriale e iper-consumistica occidentale e americana), e ovviamente dalla logica del profitto, ormai gli architetti non sanno pi produrre qualcosa che non sia o pavoneggiamento personale, o ecomostro o edilizia spazzatura. E questa ancora lItalia dei benedettini e dei cistercensi, di Michelangelo, Giotto, Brunelleschi, Vignola, Bernini e Bramante? E ancora questa lItalia culla della civilt, del genio, della cultura e dellarte? E cosa ne sar del Bel Paese? Come potr in futuro lambiente risanarsi dalle ferite inferte dalle moderne costruzioni con i loro materiali sintetici, a differenza di quanto avveniva per quelle passate, i cui ruderi sono tornati a far parte del mondo naturale? Il cemento armato delle moderne costruzioni, con il suo spaventoso corollario di gomma, alluminio e plastica, pu essere davvero a misura duomo? Lo urban sprawl, il caos urbanistico di villettopoli, capannoni e periferie pu davvero sostituire positivamente il nostro meraviglioso paesaggio agricolo (che ricordiamolo non soltanto bello, ma produce i nostri beni di PRIMA NECESSITA) e vieppi il nostro ambiente naturale, cosa che continuando cos - nel giro di ventanni potrebbe accadere?
Negli ultimi tempi abbiamo compiuto un bel giro tra bassa Toscana, Umbria e alto Lazio e la situazione davvero preoccupante: in Toscana lungo le strade, in zone splendide, sono nati recentemente capannoni sparsi e talvolta veri e propri agglomerati, pensiamo alla Cassia in Val dOrcia e nella Valle del Paglia, o alle stesse campagne attorno a Montepulciano scalo. Nel Lazio, invece, dopo aver completamene devastato con brutalit le campagne dellAgro Pontino, della Ciociaria e dellAgro Romano, il capannone selvaggio inizia ad interessare seriamente anche la Tuscia, ove pi o meno grossi insediamenti stanno sorgendo anche qui in piena campagna e non in aree gi urbanizzate; a tal proposito, tra gli scempi maggiori va segnalato un grosso agglomerato di capannoni sorto sulla strada tra Montefiascone e Orvieto in una zona pressoch intatta e di grande bellezza, i vari capannoni lungo la Cassia tra Viterbo e Montefiascone, spesso rimasti allo stato di scheletro e, non ultimi, i capannoni impossibili intorno a Tuscania, Piansano Capodimonte e Valentano: in questultimo caso interessante notare come spesso si tratti, paradossalmente e grottescamente, di capannoni ove vengono venduti prodotti agricoli, segno di una totale decadenza - nella Tuscia e non solo - delloriginario, forte legame tra agricoltura e paesaggio. Per quanto riguarda lUmbria, infine, forse la situazione ancora peggiore che nel Viterbese, in quanto gli orrendi scatoloni bianchi hanno invaso praticamente ogni valle della regione, sempre con la stessa modalit di insediamenti di media grandezza ma sparsi, segno qui della completa anarchia dei comuni nei confronti delle necessarie pianificazioni regionali (e perch no, nazionali) del territorio; inquietante, in particolare, la proliferazione dei capannoni attorno al Lago Trasimeno, in un contesto paesistico stupendo: qui ormai capita spesso di ammirare il triste scenario di campagne in cui accanto agli antichi casolari in pietra locale convivono i mostruosi capannoni bianchi di cemento. Spesso si tratta di agriturismi che si sono visti spuntare dal giorno alla notte tali orrori accanto (questi s ecomostri, altro che Monticchiello!), con gravissima lesione dei loro interessi, poich non ce lo nascondiamo - una struttura agrituristica affiancata da un capannone non pi certo turisticamente appetibile. Del resto, se ogni comune pretende di costruirsi la propria area artigianale e industriale (con grave deterioramento ecologico e problemi legati allinquinamento) o di dare avvio a lottizzazioni selvagge, come se il proprio territorio fosse un compartimento stagno (da sfruttare fino allosso) e non parte di un insieme pi grande cui esso indissolubilmente legato, rester assai poco dellambiente naturale e del paesaggio agricolo: altro che pianificazione territoriale

Espressione del pi basso livello mai raggiunto dallarchitettura di ogni tempo, pura edilizia-spazzatura, ormai di capannoni se ne vedono praticamente ovunque, e non solo pi nelle aree destinate ad attivit produttive ma anche in piena campagna, e spesso in aree di grande pregio paesaggistico e ambientale. E ci probabilmente non un caso poich tali interventi preludono a successive opere di urbanizzazioni e quasi sempre a successive concessioni edilizie di tipo residenziale. Sicch il consumo di suolo, territorio e paesaggio, che codeste installazioni producono, pare proprio concepito ad arte da superiori interessi speculativi al fine modificare i piani paesistici (laddove presenti) e di guadagnare nuove aree edificabili. E il recente vergognoso condono ha fatto il resto.

Intanto, riprendendo una calzante espressione di Vittorio Emiliani, i capannoni si stanno mangiando il paesaggio, riducendo sempre pi al minimo le aree davvero integre paesaggisticamente. Crediamo quindi che questa tipologia di insediamenti produttivi debba necessariamente essere soggetta ad un controllo che finora non c stato; la loro edificazione dovrebbe essere limitata alle zone gi urbanizzate e limitrofe ai centri abitati, mentre nelle aree di pregio paesistico (di questo passo, nelle poche che rimarranno) andrebbe viceversa sancita nei loro confronti una vera e propria MORATORIA. Nondimeno, come gi accennato, potrebbero essere ripensate le forme, i colori e i materiali delle strutture atte a contenere attivit artigianali, commerciali e industriali, con lo sviluppo di una maggiore qualit architettonica e di unattenzione verso il contesto paesistico-ambientale in cui esse vengono inserite.

Un ultima considerazione: Monticchiello. Noi a Monticchiello ci siamo stati e la nostra opinione, che forse suoner fastidiosa, che limpatto complessivo della lottizzazione assai minore di quanto sia stato denunciato. Del resto, la nuova area residenziale sta sorgendo in un punto del paese in cui sono presenti gi alcuni edifici moderni e non, quindi, in un contesto di assoluta integrit; senza contare, inoltre, che le nuove ville sono relativamente ben accorpate al nucleo urbano, hanno forme per lo meno decenti, e non sono nemmeno visibili da Pienza. Certo, si tratta di una lottizzazione veramente spropositata, le ville sono molto grandi (sembrano quasi delle palazzine), e la loro qualit architettonica non certo comparabile alla magniloquenza del paesaggio circostante e delledilizia storica della zona. Ma non chiamiamolo ecomostro: gli ecomostri in Italia, o anche solo in Toscana, sono ben altri: per non andare troppo lontano, basta dare unocchiata a Radicofani scalo, allAmiata o a certi punti della Val di Chiana. Non vorremmo che gli ecomostri fossero soltanto quelli che spuntano di fronte alla casa di chi ha un certo potere mediatico o addirittura politico; e che, per lo stesso motivo, a parit di bellezza e di integrit, esistessero paesaggi di serie A e di serie B. Quanti ecomostri stanno sorgendo in Italia nel silenzio pi assoluto! Vedendo Monticchiello, mi venuta in mente unarea residenziale molto simile che sta nascendo sotto a Castel di Tora (RI), nel fantastico paesaggio nordico del Lago del Turano: qui nessuno ha detto nulla per; oppure alla miriade di edifici in costruzione attorno ai piedi di Assisi e di Gubbio: nemmeno qui c stata alcuna denuncia; oppure, ancora, alle ville e villette sorte lanno scorso di fronte ai magnifici Sassoni di Furbara e alle villette a schiera ai piedi del caratteristico borgo di Sasso (Cerveteri), in zona di grande pregio paesaggistico e naturalistico (i Monti della Tolfa, in cui ricadono SIC e ZPS) e nelle immediate vicinanza di un sito Unesco (Necropoli della Banditaccia di): ma anche qui il silenzio pi assoluto.
Ad ogni modo, nonostante i dubbi e le perplessit, il merito di chi ha posto la questione di Monticchiello quello di aver alzato un vero e proprio polverone, di aver data una scossa ad un mondo ambientalista addormentato e ancora troppo disattento nei confronti del problema della tutela del paesaggio storico (e anzi, in una sua parte, scaduto al punto tale da sostenere addirittura laffare delle eoliche). Auspichiamo pertanto che al pi presto si possa aprire un dibattito davvero serio a livello nazionale ed istituzionale, che porti ad un ripensamento, oggi tanto urgente, dei modelli di sviluppo applicabili alla realt-Italia, e in particolare ad un piano di tutela del paesaggio e dellambiente naturale del nostro amato Paese.



news

16-11-2018
Rassegna Stampa aggiornata al giorno 16 NOVEMBRE 2018

18-09-2018
Il Ministro Bonisoli: abolire la storia dell'arte

16-09-2018
Le mozioni dell'VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale

14-09-2018
Manifesto della mostra sulle leggi razziali e il loro impatto in un liceo triestino.La censura del Comune

12-09-2018
Bando Premio Silvia Dell'orso: il 30 settembre scadono i termini per candidarsi

03-09-2018
Appello per la salvaguardia dellArchivio e del patrimonio culturale delle Acciaierie di Piombino

24-08-2018
A due anni dal terremoto in centro Italia

08-08-2018
Comitato per la Bellezza. Altro palazzone di 6 piani in piena riserva naturale del Litorale romano

24-07-2018
Da Emergenza Cultura: San Candido (BZ), uno sfregio che si poteva e doveva evitare

21-07-2018
Inchiesta de "L'Espresso" di Francesca Sironi: Il ministro Alberto Bonisoli e la scuola offshore

20-07-2018
Associazione Nazionale Archeologi. MIBAC: il titolo non è unopinione!

08-07-2018
Su Eddyburgh un intervento di Maria Pia Guermandi sull'Appia Antica

13-06-2018
Disponibile la relazione di Giuliano Volpe sull'attività del Consiglio Superiore

12-06-2018
Lettera aperta al Sig. Ministro dei Beni Culturali dott. Alberto Bonisoli: Per un futuro all'archeologia italiana

04-06-2018
Dalla rete: sul nuovo governo e sul nuovo ministro dei Beni culturali

19-05-2018
Sul contratto M5S - Lega vi segnaliamo...

17-05-2018
Cultura e Turismo: due punti della bozza Di Maio - Salvini

15-05-2018
Sulla Santa Bibiana di Bernini: intervento di Enzo Borsellino

13-05-2018
Premio Francovich 2018 per il miglior museo/parco archeologico relativo al periodo medievale

04-05-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni" abbiamo pubblicato un contributo di Franco Pedrotti sul depuratore della piana di Pescasseroli: una sconfitta del protezionismo italiano

01-05-2018
Archistorie: rassegna di films sull'architettura dell'Associazione Silvia Dell'Orso

30-04-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni", abbiamo pubblicato un contributo di Vittorio Emiliani: Appena 11 giardinieri per Villa Borghese. Ma l'erba "privata" non è meglio

26-04-2018
Roma. Il nuovo prato di piazza di Spagna non regge, il concorso ippico migra al Galoppatoio

21-04-2018
Anna Somers Cocks lascia The Art Newspaper. Intervista su "Il Giornale dell'Arte"

04-04-2018
VIII edizione del Premio Silvia Dell'Orso: il bando (scadenza 30/9/2018)

29-03-2018
Comitato per la Bellezza: A Palazzo Nardini chiedono già affitti altissimi ai negozi

25-03-2018
Lettera aperta di Archeologi Pubblico Impiego - MiBACT ai Soprintendenti ABAP

25-03-2018
A Foggia dal 5 aprile rassegna Dialoghi di Archeologia

23-03-2018
Comitato per la Bellezza e Osservatorio Roma: Tre richieste fondamentali per salvare Villa Borghese e Piazza di Siena

17-03-2018
Comunicato ANAI sul tema delle riproduzioni fotografiche libere

Archivio news