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Un'importante opera del Pordenone acquistata dal Ministero
21-12-2006
Elisabetta Francescutti

IL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI HA ACQUISTATO UN’IMPORTANTE OPERA DEL PORDENONE

Si è concluso da pochi giorni il complesso iter burocratico grazie al quale il Ministero per i Beni e le Attività Culturali è entrato in possesso di un’importante opera del celebre artista friulano Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone (1483/84-1539). Si tratta della tavola sagomata policroma, in grandezza naturale, raffigurante San Giovanni dolente, proveniente dalla chiesa di San Francesco di Pordenone, dove insieme a un’immagine della Madonna che ne costituiva il pendant e a un perduto Crocifisso, faceva parte di un’iconostasi. Le due sagome, attribuite al Pordenone già dal Ridolfi (1648), furono possedute nell’Ottocento dall’illustre storico dell’arte Fabio di Maniago, che le ricorda “separate a guisa di statue”. Pubblicate da Pilo con un’attribuzione a Florigerio, sono state giustamente ricondotte alla mano del sacchiense da Querini (1979), autografia condivisa successivamente da tutti gli studiosi. Mentre la Vergine non è attualmente rintracciabile, l’interessante San Giovanni dolente, già in collezione privata pordenonese e vincolato con decreto ministeriale nel 1996, si distingue per l’elevata qualità della resa pittorica. La pennellata essenziale e sicura e la gamma cromatica ridotta a pochi colori enfatizzano il marcato patetismo e il rigore formale del santo, “la cui mimica serrata e coinvolgente” è strettamente correlata da un lato “all’impressionante ciclo di affreschi del Duomo di Cremona, che valse all’artista l’appellativo di pictor modernus, dall’altro alla straordinaria Deposizione della chiesa dei francescani a Cortemaggiore” (Furlan, 1986). Tali caratteri formali permettono di collocare l’opera intorno al 1524 e comunque non oltre il terzo decennio del XVI secolo, periodo in cui si scalano alcuni tra i massimi capolavori dell’artista.
Noto da tempo il desiderio del proprietario di alienare l’opera, particolarmente significativa per il contesto friulano, nel 2004 la Soprintendenza B.A.P.P.S.A.E. del Friuli Venezia Giulia ha sollecitato l’acquisto da parte del Ministero. Dopo le verifiche di rito, nel marzo 2006 è stato stipulato il contratto di compravendita e il 17 agosto l’opera è stata consegnata alla Soprintendenza e regolarmente inventariata. Conservata attualmente presso il Laboratorio di restauro di Udine della Soprintendenza friulana, la sagoma è stata oggetto di una campagna di indagini scientifiche conoscitive, propedeutiche al restauro che verrà effettuato in tempi brevi, nel laboratorio medesimo. Lo stato di conservazione è buono; la pellicola pittorica, mediamente sottile con pennellate che si fanno più corpose nei colpi di luce, ha legante oleoso ed è generalmente ben adesa allo strato preparatorio. L’aureola invece presenta tracce di doratura, verosimilmente a guazzo. Il supporto è costituito da due assi spesse circa due centimetri che si assottigliano in corrispondenza del perimetro della sagoma. Le due assi sono connesse in senso longitudinale e sono assicurate sul verso da quattro traverse orizzontali; modesti attacchi di insetti xilofagi, non più attivi, sono evidenti in alcuni punti.
La fluorescenza e le radiografie hanno confermato che la tavola è stata oggetto di due precedenti restauri: le stuccature sono in parte cadute, le reintegrazioni alterate e quindi evidenti, la vernice è ossidata e scurita., Tra le prossime priorità della Soprintendenza B.A.P.P.S.A.E. del Friuli si profila così un nuovo intervento conservativo del San Giovanni dolente, che restituisca alla sagoma i rapporti cromatici originali e il corretti valori pittorici del Pordenone più anticlassico.
A lavori ultimati il dipinto verrà depositato presso il Museo Civico d’Arte di Pordenone: l’opera ritornerà così nel contesto cittadino per la quale è stata realizzata, nuovamente fruibile per il pubblico e gli studiosi.



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