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Modena: una scuola in vendita
29-12-2006
Chiara Guidelli

Ledificio in cui ha la sua sede storica il liceo Carlo Sigonio di Modena ha una lunga, ricca storia alle spalle ma purtroppo sembra avere i giorni contati: lamministrazione comunale ha deciso di venderlo. La vicenda, oggetto da mesi del dibattito pubblico cittadino, stata a suo tempo segnalata sul sito Patrimonio SOS; tuttavia vale la pena riproporla aggiornando i lettori sui suoi ultimi sviluppi.
La storia remota comincia nel 500, quando ledificio nasce come convento di suore agostiniane, in piena epoca controriformistica, per educare a vita monastica le giovani orfane (le putte del vescovo). Nel 700 il convento smobilita ma restano alcune suore secolarizzate che, per volont del governo napoleonico, continuano a dedicarsi alleducazione delle donne forestiere e delle zitelle, come si legge in documenti dellepoca. Seguono gli anni della restaurazione, in cui il convento riapre, e poi il definitivo passaggio delledificio allamministrazione pubblica, che tuttavia non interrompe ma rinnova la tradizione educativa del luogo: qui infatti apre nel 1898 la prima Scuola Complementare femminile e nel 1904 la prima Scuola Normale femminile; e sempre qui nel 1923 nasce lIstituto Magistrale, destinato a formare per decenni le maestre e i maestri del territorio modenese. Quasi ai giorni nostri, nel 1979 lIstituto assume insieme al Comune la gestione di una biblioteca specializzata, pubblica, di Scienze dellEducazione e nel 1992 viene sostituito dallattuale Liceo socio-psico-pedagogico, successivamente articolato in vari indirizzi. Insomma, una storia dal profilo sostanzialmente unitario, di cui oggi peraltro restano molte tracce materiali: il bellissimo chiostro a tre ordini, le linee di divisione delle celle monacali visibili nei pavimenti, il grande cortile alberato che apparteneva allasilo prima della Scuola Normale e poi dellIstituto Magistrale, alcune lapidi che ricordano momenti particolari della storia della scuola ecc.
Che cosa successo in questi ultimi mesi? Lamministrazione comunale, a cui spettava il restauro dell edificio, aveva terminato una prima parte dellintervento gi nel 1993. Da allora, di anno in anno, prometteva e rimandava il completamento dellopera; finch a maggio 2006 ha comunicato alla scuola, improvvisamente, che non intendeva pi concludere il restauro: non cerano fondi sufficienti, di conseguenza si era deciso di mettere in vendita ledificio e di costruire con il ricavato una nuova sede per la scuola, in unarea demaniale gi stabilita, in periferia: quindici anni di attese e disagi, una quantit di soldi pubblici sprecati per un restauro avviato e non portato a termine, lindifferenza assoluta per il valore storico-identitario delledificio nonch per la funzione vitale, sotto pi aspetti, che la scuola svolge nellarea del centro storico in cui attualmente si trova.
La scuola ha detto no. Un gruppo di insegnanti ha elaborato un documento di protesta che stato sottoscritto dalla Preside, da tutto il personale non docente, dalla quasi totalit di insegnanti, studenti e genitori della scuola, infine da migliaia di cittadini, per un totale di pi di 4000 firme. Molto recentemente, nel mese di dicembre, un piccolo corteo di insegnanti, genitori e soprattutto studenti ha portato queste firme al sindaco; subito dopo il Consiglio dIstituto, organo supremo della scuola, a larghissima maggioranza ha approvato un ordine del giorno favorevole alla permanenza della scuola nella sua sede storica e alla continuazione del restauro. Tuttavia, nonostante la vicenda sia diventata oggetto di discussione permanente sulla stampa locale da pi di due mesi, nonostante la battaglia sostenuta dalla scuola abbia raccolto il parere favorevole di tutti i presidi delle scuole di secondo grado e di esponenti autorevoli del mondo culturale, delle professioni e delleconomia, nonostante Italia Nostra abbia chiesto alla Soprintendenza e alla Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici linalienabilit delledificio, lAmministrazione non ha modificato la sua decisione.
La scuola intende tenere viva lattenzione su questa vicenda, nella convinzione che si tratti di una vicenda esemplare che mette in gioco molti valori di una buona amministrazione. Da un lato, si vuole che la citt continui a interessarsi al problema, e a questo obiettivo si lavora soprattutto attraverso lo strumento di una mostra fotografico-documentaria sulla scuola: costituita da documenti dellarchivio scolastico, foto storiche provenienti dal locale Fotomuseo Panini, oggetti didattici dei primi decenni del 900 e molte altre cose ancora, una mostra che periodicamente viene riproposta al pubblico nei locali dellantica cappella del convento, oggi palestra della scuola, in forme diverse e sempre pi ricche grazie al contributo di foto e ricordi di vario genere che ci mandano molti ex-studenti ed ex-docenti della scuola. Dallaltro lato, auspicabile che linteresse su questa vicenda valichi le mura cittadine: perci la scuola si rivolta, oltre che alla Soprintendenza e alla Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici, ai quali ha chiesto di essere sentita come parte in causa, anche al Presidente del Consiglio Superiore dei beni culturali, ottenendo la sua attenzione; e proprio in questi giorni ha scritto a tutti gli esponenti locali delle forze parlamentari e di governo. La speranza che linformazione su questa vicenda raggiunga le sedi del dibattito pubblico nazionale, e che una mobilitazione larga di forze e di soggetti richiami lamministrazione alla necessit di riaprire il confronto con la scuola.

Per informazioni possibile rivolgersi alla prof.ssa Chiara Guidelli, chiara.gui@iol.it



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