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Progettare insieme per un patrimonio interculturale
23-01-2007
Silvia Mascheroni (silvia.mascheroni@tiscali.it)

La Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicit) di Milano dal 1991 promuove studi, ricerche e iniziative sulla societ multietnica e multiculturale, con particolare riguardo al fenomeno delle migrazioni internazionali. In coerenza con la sua missione istituzionale ha recentemente sviluppato un nuovo ambito di approfondimento tematico con lobiettivo di indagare sul contributo che il patrimonio e le istituzioni culturali possono offrire ai processi di integrazione delle comunit migranti. Lintento del progetto Patrimonio culturale e integrazione. Quale dialogo con la scuola e il territorio? stato di costruire proposte educative utilizzando il patrimonio culturale quale risorsa e strumento per abilitare allacquisizione di una competenza interculturale, al riconoscimento e allincontro con altre culture, in una logica di educazione alla cittadinanza attiva e democratica, sviluppando conoscenze e abilit, sollecitando comportamenti responsabili nei cittadini in formazione.
A tal fine, dal novembre 2005 al dicembre 2006 un gruppo di referenti di diversi soggetti istituzionali il museo, la biblioteca, la scuola, lente locale, le associazioni sul territorio ed esperti di mediazione interculturale sono stati impegnati in un percorso di formazione ricerca-azione per elaborare progetti spendibili allinterno dei rispettivi contesti di riferimento.
Le azioni condotte sono state:
- la formazione: per acquisire/approfondire conoscenze su nuove metodologie di progettazione interistituzionale scuola-museo-territorio nellambito sopra indicato;
- incontri di ricerca-azione: per predisporre progetti di educazione alla conoscenza e alluso consapevole del patrimonio culturale quale strumento per il dialogo con le culture altre, trasferibili e realizzabili nella propria realt professionale;
- la documentazione: per storicizzare, valorizzare e diffondere lesperienza sul territorio regionale e nazionale;
- la verifica e la valutazione: per analizzare i processi attivati e i risultati conseguiti, tramite incontri periodici e focus groups (verifica in itinere), questionari e interviste.

Per presentare il progetto e riflettere sugli elementi che lo hanno caratterizzato, confrontarsi con esperti e operatori, che operano nellambito delleducazione al patrimonio in chiave interculturale, si organizzata la giornata di studi Progettare insieme per un patrimonio interculturale (Milano, Spazio Oberdan, 5 febbraio), in occasione della quale verr distribuito il volume che documenta il progetto; entrambe queste azioni sono state sostenute dalla Provincia di Milano, Settore Cultura.

Rispetto ad altri Paesi europei (1), lItalia fino ad ora non ha promosso politiche culturali coerenti e sistemiche che abbiano per oggetto lintegrazione culturale (2), anche se in anni recenti si sono promossi progetti, intraprese ricerche, e si avviato un dibattito e una proficua riflessione intorno alla mappa concettuale, e linguistica, questione non da poco per chiarire e confrontare un patto terminologico che corrisponda a significati univoci e condivisi: cosa si intende per diversit culturale, multiculturalismo vs interculturalit; dialogo culturale; competenza interculturale. Proprio questultima sottolinea quanto sia cruciale acquisire un approccio diverso, caratterizzato dallinteresse e dalla volont di conoscere i saperi e le culture proprie in dialogo con quelle altre, e richiede lassunzione di strategie complesse da parte delle istituzioni culturali per potersi sviluppare, impegnandosi in processi continui di mediazione educativa.
Cos come ogni intervento di carattere museologico e museografico - dallordinamento delle collezioni, alla selezione delle opere, alla sottolineatura nellesposizione di alcune opere rispetto ad altre - sottindende un sistema di valori a cui si fa riferimento, ugualmente ogni azione educativa (di comunicazione e di trasposizione didattica) si sostanzia dei convincimenti, alcuni e non altri, rispetto ai concetti di fondo, al ruolo e alla funzione che devono assumere le opere e lazione mediatrice - strategie, metodi, strumenti, stili comunicativi, nei confronti dei pubblici.
La Carta Nazionale delle professioni museali predisposta da ICOM Italia (2005) ha declinato il profilo del responsabile dei servizi educativi, che, accanto ad altri compiti e responsabilit:
- favorisce laccessibilit fisica, sensoriale, economica e culturale delle attivit educative da parte dei diversi pubblici effettivi e potenziali;
- sviluppa i servizi educativi, predisponendo attivit che promuovano leducazione permanente e ricorrente, lintegrazione sociale e il dialogo con le altre culture.

La Dichiarazione Universale sulla Diversit Culturale, adottata dallUnesco il 2 novembre 2001, nellattribuire alle differenze culturali un ruolo chiave nello sviluppo, sottolinea il passaggio dal concetto di diversit a quello di pluralismo culturale. Nelle societ complesse quali le nostre vengono sollecitate le politiche a sostegno dellinclusione e della partecipazione di tutti i cittadini, a garanzia di una maggiore coesione sociale. Larticolo 6 della Dichiarazione dedicato allaccesso da parte di tutti al patrimonio culturale, e si raccomanda unuguale accessibilit allarte, alla conoscenza scientifica e tecnologica, ai saperi.
In una societ socialmente e culturalmente sempre pi multietnica ed eterogenea il patrimonio culturale, portatore di segni plurimi e complessi, caratterizzato da processi di contaminazioni e di continue integrazioni, eccellente strumento per il riconoscimento e la comprensione critica dellidentit come della diversit culturale, del mondo proprio e altrui, per abilitare la competenza interculturale, sollecitando il dialogo costruttivo e il confronto tra individui e comunit interpreti di istanze culturali differenti, prevenendo stereotipi e pregiudizi.
Ancor prima di essere letti in chiave interculturale, i documenti del patrimonio culturale esprimono lincontro tra culture diverse (migrazioni di artisti e maestranze, meticciamento di codici stilistici e figurativi). In tal senso, il museo offre lopportunit di accostarsi alla differenza come a una parte integrante (per quanto talora non immediatamente evidente) del nostro patrimonio culturale e del nostro vissuto quotidiano, invece di esoticizzarla.
Il patrimonio culturale quindi si rivela strumento per leducazione interculturale, se riflettiamo sul nostro essere straniero e riconosciamo le impronte di diverse culture:

"considrer le pass comme une terre trangre pour nous tous, pour tous nos contemporains. Nous tudions les monuments anciens parce-quils sont tranges, pour comprendre les cultures qui les ont difis. En ces sense ltude de larchologie ou de lhistoire est une dmarche ducative multiculturelle. Une autre possibilit encore consiste rechercher les autres passs qui peuvent tre prsents dans le monument." (3)

La scuola e le altre agenzie formative si confrontano con il dato di realt costituito dalla presenza sempre pi rilevante di cittadini in formazione portavoci di altre culture. I bisogni non sono solo quelli di accoglienza e prima alfabetizzazione, ma anche di integrazione sociale e culturale, non come un processo di adattamento alla cultura del Paese ospitante, ma ricerca, conoscenza e mantenimento delle reciproche differenze.

"Concepire gli oggetti culturali che stimolano la ri-costruzione continua del senso e del significato, in questa prospettiva, il soggetto, la sua possibilit di interpretazione nella relazione con gli oggetti culturali e, soprattutto, la valorizzazione degli aspetti sociali e delle relative dinamiche che appartengono di fatto al mondo delle cose cos come alla vita delle persone. Da qui si apre unulteriore riflessione attorno alla comunicazione tra culture, una comunicazione aperta alla reciproca contaminazione positiva, che, al momento in cui scopre comunanze e differenze, allo stesso tempo rende fruibile lesperienza di altre culture e costruisce un terreno comune di reciprocit e scambio arricchente. La scuola, in questa direzione, rappresenta un terreno elettivo per la de-costruzione e ri-costruzione continua della memoria individuale e collettiva, e di un patrimonio culturale che rappresenta una fonte inesauribile di conoscenza e di interpretazione." (4)

Anche le istituzioni culturali sono fortemente implicate nei cambiamenti dei bisogni formativi e delle attese dei destinatari; devono interrogarsi rispetto alla funzione educativa, sapendo rivolgersi anche ad altri pubblici, che non posseggono i sistemi comunicativi e i riferimenti culturali condivisi. Da qui limportanza di attuare indagini per conoscere le caratteristiche dei destinatari, le esigenze e le attese (5) per predisporre azioni educative appropriate che possono essere una risposta a tali bisogni.
Lazione educativa si presenta in tutta la sua complessit quando si rivolge a un pubblico di cittadini, stranieri rispetto alla comunit: accanto allo specialista del sapere disciplinare, e del sapere pedagogico-didattico, necessario lo specialista del sapere e della competenza dellaltro.
Bisogna chiedersi che cosa significa oggi in una realt sempre pi multiculturale educare al senso di identit e di appartenenza scevro da ogni tendenza allesaltazione dellegemonia nazionale, lontano da unottica centrata sul localismo, nel rispetto di diversi portati culturali e di tradizioni lontane dalla nostra; in questa logica anche

"i musei si propongono sempre pi insistentemente come luogo di incontro e di coesione sociale. In questo sforzo per diventare parte integrante e attiva della societ le istituzioni museali non possono non tener conto dei mutamenti che hanno investito le societ occidentali, sempre pi multietniche e multiculturali." (6)

Le azioni di comunicazione e di educazione rivolte a pubblici di altre culture mettono in crisi taluni primati, sovvertendo il nostro punto di vista e provocando la perdita di rassicuranti conferme. Lesperienza educativa deve essere il risultato di una progettualit partecipata, di una relazione tra persone che per ruolo, formazione e cultura appartengono ad ambiti diversi: linsegnante, lesperto di educazione museale, il mediatore culturale. Tale operativit a tuttoggi caratterizzata dallaffermazione faticosa e circoscritta allinterno della vita istituzionale e della pratica ordinaria dei musei; necessario e cruciale rendere organica e coerente lazione educativa affinch non rimanga sterile dichiarazione di intenti, ancorch formalizzata nello statuto del museo, al fine di sviluppare una vera e propria competenza interculturale, che diventi parte integrante della missione delle istituzioni culturali stesse, per promuovere e sviluppare la didattica delle differenze (7).

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NOTE
* Il contributo si avvale degli studi intrapresi, i cui esiti sono stati presentati in occasione di seminari, e dellapprofondimento in atto con il gruppo di ricerca attivo allinterno dellAssociazione Clio 92 (Associazione insegnanti e ricercatori sulla didattica della storia).
1) Le Policy Guidelines on Social Inclusion (Rego Unito, 1999) hanno identificato alcune delle principali barriere per un uso socialmente inclusivo di musei, archivi e biblioteche raggruppandole in: istituzionali (apertura ridotta, scarsa segnaletica,...), personali e sociali (scarsa alfabetizzazione, mancanza di fiducia in s, scarsa socializzazione), attitudinali (difficile accesso alle informazioni, modesto interesse, isolamento), ambientali (accesso fisico, scarsi collegamenti). Il recente Accreditation System nella sezione dedicata ai servizi agli utenti, riprende e chiarisce: l'accessibilit non si esaurisce con la possibilit di visitare fisicamente il museo; significa anche che un pubblico di tutte le et e proveniente da tutti i contesti sociali possa fruire delle collezioni in diversi modi., cfr. From Australia to Zanzibar. Museum standards Schemes Overseas, Resource, London 2002.
2) va segnalata linadeguata attenzione sinora dimostrata dal nostro Paese (che pure per tradizione molto attivo nel sostegno alla cultura delle minoranze autoctone) nei confronti delle problematiche della diversit culturale legate alla nuova immigrazione un ritardo particolarmente evidente sul piano delle politiche pubbliche nazionali (culturali e sociali), mentre le pur interessanti esperienze condotte a livello locale hanno carattere per lo pi episodico e raramente si inscrivono in una visione dinsieme., S. Bodo e C. Da Milano, Politiche culturali e sociali per linclusione: una prospettiva italiana, in Economia della Cultura, Rivista quadrimestrale dellAssociazione per lEconomia della Cultura, Bologna, Il Mulino, n. 4/2004, numero monografico Cultura e inclusione sociale (diffusione@mulino.it), p. 532.
3) Tim Copeland, qui sont ces monuments? qui appartient ce pass? Lusage multiculturel des monuments, in Le patrimoine culturel et sa pdagogie: un facteur de tolrance, de civisme et dintgration sociale, Atti del Colloquio - Consiglio dEuropa, Bruxelles, 28-30 agosto 1995 - Conseil de lEurope, Strasbourg 1998, p. 42.
4) Elena Besozzi, Problematizzazione dei concetti di patrimonio e di dialogo interculturale lincontro tra scuola e museo come laboratorio, relazione tenuta in occasione dellincontro di studio Patrimonio culturale e integrazione. Quale dialogo con la scuola e il territorio?, Milano, Fondazione ISMU, 16 marzo 2005 (www.ismu.org).
5) Un esempio costituito dallinvestigazione condotta presso gli allievi dei Centri Territoriali Cittadini allinterno del progetto Un patrimonio di tutti (cfr. segnalazioni Esperienze significative qui pubblicate); il report dellindagine Unindagine empirica: metodologia e risultati pubblicato nellaggiornamento di febbraio del sito di museiscuol@ (www.comune.torino.it/museiscuola).
6) C. Da Milano, Un progetto multiculturale in un museo darte contemporanea, in Economia della cultura, Il Mulino, Bologna 2001, n. 3, p. 410; si vedano anche le Raccomandandazioni del Seminario del Consiglio dEuropa Le patrimoine culturel et sa pdagogie: un facteur de tolrance, de civisme et dintegration social, Bruxelles, 28-30 agosto 1995, Conseil de lEurope, Strasbourg 1998.
7) LATTANZI, V.,Visioni, transiti, tracce: il museo e la mediazione del patrimonio, in Il museo come luogo dellincontro. La didattica museale delle identit e delle differenze, Regione Veneto 2004; atti della VII Giornata Regionale di studio sulla didattica museale (Vicenza, Palazzo Opere Sociali, 24 novembre 2003)(www.regione.veneto.it/cultura), pp. 85-93.



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