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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Sicilia. Val di Noto. Per una battaglia vinta altre ne restano da combattere.
01-02-2007
Ercole Noto



Mentre l’opera di protezione e musealizzazione dei resti archeologici della Villa del Casale di Piazza Armerina, realizzata da Franco Minissi nel 1957, è arrivata sino a noi (a parte il maldestro tentativo di demolizione per fortuna abortito), e le sue strutture - come apprendiamo con soddisfazione dal capocordata Franco Tomaselli - sono protette oggi dalla legge (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio) e, dunque, non si possono più distruggere o alienare, la copertura a salvaguardia del patrimonio archeologico della Villa del Tellaro, progettata da Giuseppe Pagnano nel 1998, su incarico del Comune di Noto, è miseramente parzialmente crollata. In restauro, ma non solo, uno dei fattori di degrado che concorrono allo stato di disfacimento di una qualsiasi opera, è riconducibile alla tecnica di esecuzione, e probabilmente, l’intervento eseguito non propriamente a “regola d’arte” dalle maestranze incaricate dei lavori, ha causato precocemente il cedimento strutturale del r ivestimento della copertura che ha slavinato rovinosamente.

E’ da considerare anche l’aspetto alquanto anomalo di quel padiglione, progettato con un tetto inclinato tipico di un paesaggio alpino, che mal si armonizza con la tipologia agreste dei fabbricati rurali del complesso archeologico in contrada Caddeddi, a Noto, la cui latitudine è più a sud di quella di Tunisi.

Del resto basta leggere le segnalazioni di abusi e soprusi, che arrivano sul sito web patrimoniosos.it, perpetrati ai danni del paesaggio nel sud est della Sicilia, per farsi un’idea dell’impegno e della competenza dei personaggi oggi al vertice delle istituzioni locali.

Si evidenzia, per fare qualche esempio, la segnalazione di Santi L. Agnello, del ‘Comitato per i parchi e per la valorizzazione ed il recupero urbanistico del Patrimonio ambientale archeologico e paesaggistico della città di Siracusa’ che, sotto il titolo “Piano sito Unesco Siracusa” (15.01.2007) scrive, riportato in estratto, quanto segue: [“A tre anni dall’impegno assunto non si conoscono gli sviluppi del Piano di Gestione e dei suoi organismi.
Ad Aprile 2006 l’Assessore dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione, ha invitato la Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Siracusa ‘a voler fornire ogni utile informazione del Piano in oggetto’ a quanti avevano chiesto di conoscere qual fosse lo stato di attuazione. Nonostante ciò, nonostante inaugurazioni, targhe, club service, convegni, rinfreschi ed autorevoli pubblicazioni, sino ad oggi tali notizie primarie sono state negate”].
Si veda inoltre la segnalazione di Paolo Pantano, della Federazione provinciale dei Verdi che “denuncia l’ennesimo misfatto sulla costa siracusana” (18.01.07). Egli scrive: [“Dopo Asparano luogo del misfatto è la Penisola Maddalena, un’area tra le più pregiate del territorio che con Decreto Ministeriale del 3 aprile 2000 è stata definita Sito d’Importanza Comunitaria (SIC n° cod. ITA090008).
Ebbene l’esistenza del SIC è stata ignorata, il Consiglio comunale di Siracusa ha approvato il piano di lottizzazione per la realizzazione del villaggio della Maddalena ignorando, inoltre, il vincolo paesaggistico e archeologico”]. Dov’erano, ci si chiede, in quel contesto i “controllori” della sovrintendenza? Forse a ritirare qualche premio, che una società fondata sull’ipocrisia omaggia a certuni personaggi.

Anche se, come recita una massima siciliana “si vàsunu manu ca si miritassinu essere tagghiati” (si baciano mani che meriterebbero essere tagliate); concetto che Machiavelli aveva illustrato nel suo “Principe”. [“Ha del paradossale – scrive ancora Pantano – istituire l’Area Marina Protetta del Plemmirio, proprio con la finalità di tutelare e valorizzare l’ecosistema e la biodiversità marina e costiera, e nello stesso tempo cementificare la costa che ne dovrebbe essere la naturale fascia di protezione…”]. Bisogna avere il coraggio di smetterla di assumere atteggiamenti di riverenza e sottomissione verso questi ambigui e ciurmatori personaggi di cultura, immondi upupidi (in siciliano “pipitone”) che Foscolo rappresenta “uscir del teschio, ove fuggie la luna”; altro che premi e riconoscimenti!
Qualcuno che non è più fra noi, pioniere e protagonista di tante battaglie per la salvaguardia dell’ambiente, ispiratore e fondatore dell’Ente Fauna Siciliana, che integerrimo non accettò mai compromessi con alcuno, ebbe a dire nel 2003, in occasione della presentazione dei mosaici in san Domenico a Noto, che con la mistificazione quegli apparti musivi erano stati negati alla fruizione di “tante persone (forse migliaia) morte senza potuto avere il piacere di vederli”.
E tutto ciò “per il solo capriccio e bilioso puntiglio di un funzionario - (che oggi, se pur in pensione, manovra ancora come un puparo le marionette di turno, probabilmente perché in quella soprintendenza regionale manca un vero archeologo) - che preposto alla cura del nostro patrimonio archeologico, storico ed ambientale, spesso e volentieri è venuto meno a questo suo obbligo istituzionale e morale, arrecando grave danno agli interessi della collettività. Purtroppo questa solita perbenista collettività, avvezza a subire, senza l’orgoglio di ribellarsi, dimenticando il torto subito, il giorno dell’inaugurazione dell’esposizione, gli ha tributato plausi ed applausi.

Invece andava accolto con fitto lancio di uova marce e pomodori sfatti”. E come dargli torto all’indimenticabile Bruno! Parafrasando una battuta del cabarettista Pino Caruso dei primi anni Settanta, si potrebbe dire, a proposito dei premi assegnati recentemente dal Comune di Sortino, la città degli Iblei apprezzata per la qualità del miele”, che “l’Ape è d’oro”, il “Pungiglione è d’argento” e, in modo metaforico, che il “Pallettone è di piombo”. Per non rischiare di essere frainteso per il “pallettone”, in questi nostri tempi difficili, basterebbe assegnare a qualche personaggio che non si è distinto nel campo della tutela e della valorizzazione dei Beni culturali e ambientali – (a chi ad esempio sta gestendo da molto tempo ormai in modo insufficiente i mosaici della Villa romana dl Tellaro, e che dopo questo ultimo crollo sarà difficile aprire per giugno prossimo) - il “Favo”, che come riconoscimento in negativo potrebbe essere di cera, come l’insieme delle cellette costruite dalle api operaie, ma potrebbe anche essere, per dirla secondo la Medicina, un “Favo di foruncoli”, raggruppati e sv iluppatisi contemporaneamente nelle zone glabre del tegumento che ingenerano una serie di fenomeni morbosi locali come la suppurazione. A me piacerebbe più questa seconda ipotesi e speriamo che “Favo li colga”.
Ercole Noto



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