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BENI E ATTIVITA CULTURALI - UN NUOVO MINISTERO
07-02-2007
Gianfranco Cerasoli*




Quando abbiamo celebrato il nostro congresso nazionale poco più di 6 mesi fa ci eravamo posti una domanda che era quella di riformare per l’ennesima volta il Ministero anche se eravamo e siamo coscienti del fatto che tale necessità di fatto avrà bisogno di tempo e dei necessari aggiustamenti che si ripercuoteranno sulle attività e sul funzionamento dell’intera macchina Ministeriale sia al centro che in periferia.

E tuttavia la Uil ritiene che sia giusto fermarsi un attimo e lavorare per rilanciare questo Ministero con una riforma o, se volete, con una riorganizzazione che abbia quantomeno la pretesa di durare a lungo perché è del tutto evidente che se siamo arrivati a discutere della terza riforma e riorganizzazione in poco più di 5 anni, questo è dovuto al fatto che l’architettura disegnata per questo Ministero non ha funzionato. La giornata di studio che stamani celebriamo va proprio in questa Direzione, noi vogliamo contribuire a costruire una struttura Ministeriale per il futuro e quindi oggi ci apprestiamo a dare i nostri suggerimenti e le nostre proposte che intendiamo confrontare con quanti, giorno per giorno, sono chiamati a svolgere un ruolo nel settore dei Beni e Attività Culturali .

Il confronto ovviamente non è solo tra gli addetti ai lavori, ma è anche con chi dovrà fare le scelte strategiche per questo Ministero ed in questo un ruolo fondamentale lo gioca la Politica attraverso l’attuale guida - e ringrazio il Sottosegretario Mazzonis che oggi è qui presente -, ma anche attraverso il Parlamento e per questo è importante la presenza dei due Presidenti delle Commissioni Cultura di Camera e Senato - la Presidente Sen Franco ed il Presidente On. Folena - che ringrazio vivamente poiché la loro presenza testimonia l’interesse verso questo settore. Noi siamo passati, in questo breve lasso di tempo, dal Ministero di Spadoliniana memoria al Ministero voluto dalle riforme di Veltroni e Melandri, sino alla riforma di Urbani che ha finito di complicare ulteriormente il funzionamento di un Ministero che dal nostro punto di vista deve essere snello al centro e forte sul territorio. Questa impostazione in parte c’era già nella riforma Veltroni – Melandri, infatti ricordiamo, ad esempio, che il rapporto che esisteva tra le allora Soprintendenze Regionali e le Soprintendenze di settore era di coordinamento. La Riforma Urbani ha creato una situazione di delegittimazione delle Soprintendenze di settore in un contesto di poche certezze, basti pensare alle deleghe rilasciate dai Direttori Regionali che sono pari, per numero e per diversità, per quante sono le direzioni regionali. Le Direzioni Regionali sono 17 e 17 sono le deleghe l’una diversa dall’altra! Sia ben chiaro, la Uil non è contro le Direzioni Regionali ma è contro l’incertezza, la mancanza di regole, la mancanza di una bussola ed in questo si è scontata la mancanza del ruolo che avrebbe dovuto svolgere l’ex Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici. Per noi le Direzioni Regionali si devono muovere sulla base di funzioni che vanno chiarite, aldilà di quanto prevede il D.P.R 173, che siano di coordinamento, di raccordo, di vigilanza evitando inutili momenti di gerarchizzazione con le Soprintendenze di settore, che rappresentano il momento di frontiera nell’attività di tutela e controllo del territorio. Oggi assistiamo a situazioni paradossali in cui i rapporti tra una direzione regionale e le soprintendenze sono per lo più rimesse alla capacità di relazionarsi o meno che esiste tra un Direttore Regionale ed i singoli Soprintendenti. Potrei citare tantissimi casi in cui il rapporto tra Direzioni Regionali e Soprintendenze di settore è stato, per usare le parole del Ministro Rutelli, quantomeno “confliggente”, ma il tempo a disposizione mi permette di citare un solo caso che rappresenta in qualche modo l’esasperazione più evidente del rapporto tra le due strutture Ministeriali. Prendiamo la situazione della Regione Abruzzo dove vi sono 3 soprintendenze, una ai Beni Architettonici e Paesaggio, una al patrimonio Storico Artistico ed una Archeologica. In questa Regione il Direttore Regionale non solo non ha delegato nulla, ma ha assunto addirittura ruoli di gestione, poiché è arrivato addirittura ad emanare le disposizioni di servizio per i singoli dipendenti bypassando i Soprintendenti di settore ed è andato oltre il limite, poiché in una concezione parossistica del ruolo è arrivato addirittura ad assumere la funzione di pagare le bollette delle utenze. Questo potrebbe far sorridere quanti non si rendono conto delle difficoltà in cui si possono trovare i Soprintendenti di settore, poiché, ad esempio, da una punto di vista normativo essi sono responsabili dell’impiego ed utilizzo delle risorse umane che sono assolutamente necessarie per il conseguimento degli obiettivi, ma in realtà non possono disporre del personale, poiché, ad esempio, l’affidamento degli incarichi per l’attività di tutela legate ad una parte del territorio li dispone il Direttore Regionale . Ma il livello più basso che si è raggiunto in questa Regione è il caso della realizzazione di una metropolitana di superficie. La locale Amministrazione Comunale chiese una conferenza dei servizi dove presentò un’ipotesi progettuale di larga massima accompagnata da una semplice relazione per la realizzazione della metropolitana e nel tracciato era previsto, di fatto, lo sventramento del centro storico della Città di L’Aquila. Su tale ipotesi la nostra Amministrazione, attraverso la locale Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggio, aveva espresso nel 2003 un parere per la “realizzazione con prescrizione” nel senso di evitare che il percorso, il tracciato, arrivasse ad attraversare una parte rilevante del centro storico. Lo stesso Comitato di settore del Consiglio Nazionale aveva espresso un parere con il quale aveva bocciato l’invasività del tracciato. Nel frattempo presso la Direzione Regionale per l’Abruzzo viene preposto un nuovo Dirigente e lo stesso avviene per la Soprintendenza di settore e da li inizia un braccio di ferro, peraltro ancora in piedi, poiché il Comune di L’Aquila comunque esegue i lavori su un parte del centro storico della Città. A questo punto il nuovo Soprintendente di settore scopre che non esiste un progetto per i sottoservizi e sugli effetti dovuti alle sollecitazioni a cui sarebbero stati esposti i beni monumentali e nel diffidare l’Amministrazione comunale appone dei vincoli diretti. Allo stesso tempo fa rilevare i danni al patrimonio della città che i lavori, eseguiti abusivamente, hanno prodotto. Da quel momento in poi non c’è stato un solo giorno in cui i giornali, le televisioni e tutto il sistema dell’informazione non si siano occupati di questo tema, poiché, da un lato c’era e c’è un Soprintendente di settore che sostiene le ragioni della tutela dei beni culturali, dall’altro lato la Direzione Regionale che si schiera in contrapposizione alla Soprintendenza di settore sostenendo, in parte, che l’interesse pubblico alla realizzazione della metropolitana di superficie è superiore alle ragioni della tutela. In tale contesto viene acquisito anche un ulteriore parere del Comitato tecnico scientifico ai beni architettonici che, non solo ribadisce la posizione di contrarietà espressa nel 2003, ma addirittura arriva a scrivere che è assolutamente necessario il cambio del percorso, oppure suggerisce il ricorso all’utilizzo delle navette elettriche . Tra l’altro la stessa Direzione Generale ai Beni Architettonici si è interessata direttamente di questo tema tanto che il Direttore Generale Cecchi ha eseguito personalmente un sopralluogo e, prima ancora della seconda pronuncia del Comitato tecnico scientifico, ha espresso le ragioni della tutela da osservare. Immaginate che il parere del Comitato è stato espresso il 3 settembre 2006; la Direzione Regionale in questione, solo in data 17 gennaio, ha controfirmato l’”avviso di diniego” alla continuazione dei lavori interessanti il centro storico. Qualcuno dirà che tutto sommato alla fine l’Amministrazione si è pronunciata in maniera univoca e questo lo abbiamo sostenuto anche noi ma a questo punto è opportuno risalire ad un retroscena poiché, in realtà, la Direzione Regionale per l’Abruzzo - con nota riservata all’ex Dipartimento per i Beni Culturali e paesaggistici - a più riprese ha manifestato l’intenzione di voler spostare la decisione su un tavolo diverso da quello di questo Ministero invocando la decisione della Presidenza del Consiglio poiché vi sono due Amministrazioni interessate dal problema quale il Ministero dell’Infrastrutture ed i Beni Culturali. Bisogna dare atto che la struttura centrale del Ministero ha resistito a questo atteggiamento, a dir poco singolare, poiché l’eventuale spostamento della decisione presso la Presidenza del Consiglio avrebbe inficiato ed indebolito il ruolo dei beni culturali a cui la Costituzione riconosce l’esercizio della tutela. E per finire dobbiamo aggiungere che il braccio di ferro tra la Soprintendenza di settore e la Direzione Regionale per l’Abruzzo si è risolto - e qui divento un peccatore perché voglio pensare male - poiché sempre in data 17 gennaio l’Avvocatura Distrettuale dell’Abruzzo, di fatto, si sostituisce alle funzioni della Direzione Regionale poiché arriva a scrivere che, “la scrivente non ha, ovviamente, alcuna competenza in materia ma una adeguata tutela (nel caso permanessero dubbi) sembra doversi trovare solo nel disegnare un diverso percorso dell’opera che eviti via Roma”, cioè il centro storico della città. E continua ancora,”qualunque minimo dubbio sulla efficacia di strumenti adeguati di protezione dovrebbe far scattare il principio generale di salvaguardia che deve prevalere nella valutazione dei contrapposti interessi in gioco”. Il mio pensar male deriva dal fatto che l’avviso di diniego controfirmato dalla Direzione Regionale arriva proprio il 17 gennaio dopo che, per 4 mesi, si è tentato in tutti i modi di far fuori il Soprintendente di settore; prima mettendolo in ferie d’ufficio, poi tentando di non rinnovargli il contratto che - per direttiva del Segretario Generale - doveva essere rinnovato al pari di tutti gli altri sino all’approvazione del regolamento di riorganizzazione. Questo episodio serve a far comprendere come occorre restituire dignità e responsabilità ai Soprintendenti di settore che, allo stesso tempo, devono rispondere del proprio operato, dei propri risultati perché oggi assistiamo paradossalmente ad atteggiamenti da una parte di centralizzazione e da un'altra parte di deresponsabilizzazione con l’effetto finale che le attività rallentano, le attività e le strutture - già gravate da seri problemi come quelli legati alle risorse insufficienti - non funzionano. Per questo è necessario ridefinire il ruolo di ciascuna delle parti in causa, dalle Direzioni Generali Centrali alle Direzioni Regionali e delle stesse Soprintendenze, superando il regolamento, modificandolo e riscrivendolo in profondità. Un altro esempio che ci fa riflettere sul mancato conseguimento dei risultati in termini di efficienza nel settore dei Beni Culturali e Paesaggistici, si rileva da un punto che poi rappresenta anche l’altra grande contraddizione di questo Ministero e mi riferisco all’enorme quantità di risorse che sono nei cassetti degli Istituti in Contabilità Speciale ed in Tesoreria. Gli importi sono talmente elevati che, ad esempio, per il 2002 fatico a dire la cifra in euro per quanto sia elevata, mi riesce meglio in lire. Nel 2002 le giacenze in contabilità speciali e tesoreria hanno toccato la cifra iperbolica di 2.000 miliardi di vecchie lire. L’ultimo monitoraggio - riferito al mese di dicembre scorso - evidenzia una disponibilità finanziaria pari a € 543.284.022,54 vale a dire poco più di mille miliardi di vecchie lire. TAB. 1 TAB 2 RIEPILOGO GENERALE PER TIPOLOGIA DI ISTITUTO ISTITUTI DEBITO TRASPORTATO ENTRATE TOTALE USCITE % RESTO EFF.VO TOT.TITOLI % RESTO % PERIFERICI AL 1° GENNAIO ENTRATE 100% DI CASSA INESTINTI DISPONIBILE ISTITUTI RIO 13.708.241,11 5.315.532,32 19.023.773,43 10.845.520,25 57,01% 8.178.253,18 142.997,88 0,75% 8.035.255,30 42,24% ARCHEOLOGICHE 50.545.838,96 60.771.225,88 111.317.064,84 71.876.662,02 64,57% 39.440.402,82 1.682.312,51 1,51% 37.758.090,31 33,92% ARCH.E PAESAGGIO 369.405.543,82 18.293.359,81 387.698.903,63 142.545.257,93 36,77% 245.153.645,70 15.316.026,45 3,95% 229.837.619,25 59,28% PATRIMONIO ST.ART.ETN. 35.889.899,80 28.241.957,43 64.131.857,23 37.145.232,34 57,92% 26.986.624,89 112.603,09 0,18% 26.874.021,80 41,90% MISTE 139.129.699,71 37.721.216,46 176.850.916,17 99.855.335,16 56,46% 76.995.581,01 6.410.548,99 3,62% 70.585.032,02 39,91% SOPRINT. E IST.SOPPRESSI 15.724.403,08 8.590.292,16 24.314.695,24 16.126.079,58 66,32% 8.188.615,66 1.264.484,45 5,20% 6.924.131,21 28,48% DIREZIONI REGIONALI 99.600.006,73 67.283.016,66 166.883.023,39 92.455.531,74 55,40% 74.427.491,65 1.777.169,18 1,06% 72.650.322,47 43,53% SOPRINT. POR 15.563.277,87 32.592.646,75 48.155.924,62 32.345.963,72 67,17% 15.809.960,90 118.668,05 0,25% 15.691.292,85 32,58% ARCHIVI 75.676.027,87 34.970.224,61 110.646.252,48 58.577.595,15 52,94% 52.068.657,33 192.155,97 0,17% 51.876.501,36 46,89% BIBLIOTECHE 35.746.140,69 40.873.479,88 76.619.620,57 53.048.925,17 69,24% 23.570.695,40 518.939,43 0,68% 23.051.755,97 30,09% TOTALI 850.989.079,64 334.652.951,96 1.185.642.031,60 614.822.103,06 51,86% 570.819.928,54 27.535.906,00 2,32% 543.284.022,54 45,82% RIEPILOGO GENERALE PER DIPARTIMENTI DIPARTIMENTO DEBITO TRASPORTATO ENTRATE TOTALE USCITE % RESTO EFF.VO TOT.TITOLI % RESTO % AL 1° GENNAIO ENTRATE 100% DI CASSA INESTINTI DISPONIBILE PER LA RICERCA, L'INNOVAZIONE E L'ORGANIZZAZIONE 13.708.241,11 5.315.532,32 19.023.773,43 10.845.520,25 57,01% 8.178.253,18 142.997,88 0,75% 8.035.255,30 42,24% PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI 725.858.669,97 253.493.715,15 979.352.385,12 492.350.062,49 50,27% 487.002.322,63 26.681.812,72 2,72% 460.320.509,91 47,00% PER I BENI ARCHIVISTICI E LIBRARI 111.422.168,56 75.843.704,49 187.265.873,05 111.626.520,32 59,61% 75.639.352,73 711.095,40 0,38% 74.928.257,33 40,01% TOTALI 850.989.079,64 334.652.951,96 1.185.642.031,60 614.822.103,06 51,86% 570.819.928,54 27.535.906,00 2,32% 543.284.022,54 45,82% TAB 3 Anche nelle Soprintendenze speciali e nei poli museali la situazione non è delle migliori visto che complessivamente, alla data del 31 dicembre, hanno oltre 113.403.564,67 (milioni) di euro in tesoreria. SOPRINTENDENZE DEBITO TRASPORTATO ENTRATE TOTALE USCITE % RESTO EFF.TO TOT.TITOLI % RESTO % SPECIALI ENTRATE 100% DI CASSA INESTINTI DISPONIBILE ARCHEOLOGICA DI POMPEI 75.216.499,18 23.408.733,52 98.625.232,70 49.676.511,27 50,37% 48.948.721,43 0,00 0,00% 48.948.721,43 49,63% ARCHEOLOGICA SPECIALE DI ROMA 30.754.057,94 30.962.435,07 61.716.493,01 24.837.566,96 40,24% 36.878.926,05 0,00 0,00% 36.878.926,05 59,76% POLO MUSEALE ROMANO 4.294.446,49 12.991.230,85 17.285.677,34 10.091.552,40 58,38% 7.194.124,94 0,00 0,00% 7.194.124,94 41,62% POLO MUSEALE VENEZIANO 2.568.522,63 3.561.956,43 6.130.479,06 2.662.494,09 43,43% 3.467.984,97 0,00 0,00% 3.467.984,97 56,57% POLO MUSEALE FIORENTINO 15.237.271,35 26.529.905,10 41.767.176,45 26.455.797,22 63,34% 15.311.379,23 0,00 0,00% 15.311.379,23 36,66% POLO MUSEALE NAPOLETANO 776.632,39 9.794.826,54 10.571.458,93 8.969.030,88 84,84% 1.602.428,05 0,00 0,00% 1.602.428,05 15,16% TOTALI 128.847.429,98 107.249.087,51 236.096.517,49 122.692.952,82 51,97% 113.403.564,67 0,00 0,00% 113.403.564,67 48,03% TAB 4 La creazione delle Direzioni Regionali e le funzioni attribuite dopo l’esperienza delle Soprintendenze Regionali ha fatto diventare le prime stazioni appaltanti e nonostante questo i fondi giacenti sono ancora enormi. TAB 5 TAB 6 Questo fa sorgere una serie d’interrogativi e domande a cui la riorganizzazione dovrà dare risposte in termini di cambiamento. Perchè nonostante la funzione di stazione appaltante sia stata gestita dalle Direzioni Regionali non ha permesso - non diciamo di eliminare le giacenze in contabilità speciale - ma perlomeno di ridurle in maniera significativa? Ci sono problemi di struttura di organizzazione delle Direzioni Regionali che, però possono utilizzare il personale delle Soprintendenze di settore, vi sono problemi legati a procedure complesse che non permettono la redazione di progetti eppure nel corso degli anni, adesso, c’è il freno della Legge e della Corte dei Conti, ma le consulenze sono state tante e sono tuttora presenti e, nonostante tutto ciò, le risorse non si spendono. Esiste forse un problema di capacità o d’incapacità - su cui torneremo più avanti - che riguarda tutta l’area della nostra dirigenza, poiché basta scorrere i dati per capire che vi sono situazioni estremamente differenziate da una regione all’altra, con Soprintendenze e Direzioni Regionali che dimostrano una buona capacità di spesa ed altre invece il contrario; e queste sono la maggioranza. In buona sostanza voglio dire che la funzione di stazione appaltante affidata alle Direzioni Regionali non ha contribuito a togliere la “maglia nera” sulla capacità di spesa di questo Ministero e allora ci chiediamo se questo stato di cose non porta il Ministro dell’Economia e delle Finanze di turno a lasciare cadere le grida dall’allarme, rispetto all’insufficienza di risorse che tutti noi lanciamo. Guardate, i risvolti sull’incapacità di spesa sono notevoli per la considerazione, o la scarsa considerazione, di cui godiamo a livello politico - dove i dati si leggono e si analizzano in maniera aggregata e per insiemi e allo stesso tempo in quanto i nostri Uffici, la nostra Dirigenza hanno delle responsabilità serie rispetto alla capacità o meno di contribuire alla crescita di un territorio di una regione, dell’intero paese. Se i lavori vengono eseguiti si genera occupazione e l’occupazione significa che i fondi sono destinati in funzione d’investimento a produrre effetti indotti a vantaggio non solo dei beni che vengono restaurati e tutelati ma aiutano anche la crescita, contribuiscono a togliere i giovani dalla strada; in alcune zone se c’è lavoro, se si da lavoro, si contribuisce a togliere reclute per la criminalità organizzata. Questo aspetto è particolarmente sentito tanto che lo stesso Parlamento ha sentito il dovere di metterci mano inserendo una norma nella legge finanziaria con la quale ha stabilito che: "Le risorse finanziarie giacenti nelle contabilita' speciali dei capi degli Istituti centrali e periferici del Ministero per i beni e le attivita' culturali, ove non impegnate con obbligazioni giuridicamente perfezionate entro il termine del 30 novembre 2006, sono riprogrammate con decreto del Ministro per i beni e le attivita' culturali nell'ambito dell'aggiornamento del piano e dell'assegnazione dei fondi e possono essere trasferite da una contabilita' speciale ad un'altra ai fini dell'attuazione dei nuovi interventi individuati con la riprogrammazione ove possibile, nell'ambito della stessa regione.” Ora da qualche giorno - per l’esattezza dopo il 30 gennaio - il Ministero è in grado di conoscere quante sono le risorse effettivamente impegnate e quante quelle per le quali questo impegno non c’è, per poter effettuare una rimodulazione che, a differenza di quanto prescrive la norma, sarà difficile riallocare le risorse nell’ambito della stessa Regione, poiché se non vi sono progetti esecutivi immediatamente cantierabili queste risorse potranno essere utilizzate per altri interventi in regioni diverse. Su questo esprimiamo un giudizio negativo, poiché è giusto che il Parlamento si preoccupi del fatto che un Ministero - che non ha le risorse necessarie rispetto a quante ne servono per una efficace azione di tutela, valorizzazione promozione - spenda almeno quelle che ha, ma allo stesso tempo il Parlamento e lo stesso Ministero dovrebbero interrogarsi del perché vi sono ingenti risorse in contabilità speciale ed in tesoreria. La norma, per come è scritta, rischia di penalizzare ulteriormente quelle Regioni e quei territori che avranno la sfortuna di avere Direttori Regionali e Soprintendenti incapaci. Per questo noi riteniamo che occorra mettere mano alle attività e alle funzioni delle Direzioni Regionali, rimodulando le funzioni e le competenze, ripristinando un corretto rapporto ed eliminando la possibilità che le prime possano avere compiti di gestione. Non è possibile che, ad esempio, una Direzione Regionale - come nel caso del Lazio - sia incaricata della gestione del Vittoriano. Questo tema ci permette di affrontare anche il nodo sulla struttura centrale. Siamo passati da una struttura con un Segretariato Generale con le Direzioni Generali ad una struttura per Dipartimenti con Direzioni Generali Centrali e Direzioni Generali Regionali; oggi siamo ritornati per effetto del decreto legge di anticipo della legge finanziaria ad una struttura con il Segretariato Generale. I numeri delle due iniziali strutture hanno fatto riflettere sin dall’inizio perché si è passati da una struttura - che alla fine arrivava ad un Segretario Generale e 8 Direttori Generali preposti alle strutture di funzione, quali appunto le Direzioni Generali - ad una struttura che ha visto 4 capi Dipartimenti, 10 Direttori Generali Centrali, 17 Direttori Generali Regionali, 5 Dirigenti Generali di Staff, 3 Dirigenti Generali al Secin, 6 Soprintendenti Speciali equiparati a Dirigenti Generali; per un totale di 45. La riforma Urbani, peraltro, non è stata a costo zero, così è stata fatta passare, poiché la copertura dei maggiori costi è stata garantita da un taglio del personale delle altre aree professionali. Non solo, pensate che per pagare lo stipendio ai Dirigenti Generali di Staff hanno congelato 10 posti da Dirigente, per cui ci siamo ritrovati che - Soprintendenze come quella ai Beni Architettonici e paesaggistici del Molise, l’Archivio di Stato di Pisa, la Sovrintendenza Archivistica della Sardegna nonché il Polo Museale Fiorentino – sono state declassate perché si è reso necessario trovare le risorse per pagare gli stipendi da 126.000 euro a tali Dirigenti di Staff. Ovviamente il problema non sono le persone, ma il sistema seguito da prima con la previsione dei posti e successivamente per la copertura degli oneri TAB. 7 I Ministri che si sono succeduti sono stati presi tutti dalla voglia irrefrenabile di occupare posti e poltrone destinate agli amici, ai parenti, agli affiliati della prima e dell’ultima ora e, se i posti non c’erano, si sono dati da fare per crearne dei nuovi ed in questo caso ci riferiamo alle Soprintendenze di Lecce, quella di Parma e quella di Lucca ricorrendo anche a sacrificare gli Archivi di Stato le Biblioteche che sono state declassate oppure ad accorpare le ex Soprintendenze ai Beni Artistici e Storici, come nel caso di Roma e Firenze, ma anche l’archeologica, come nel caso dell’Etruria e del Lazio, senza alcuna logica e criterio tanto che, alla fine, sono dovuti tornare indietro e, ancora, hanno provato sino alla fine di creare ulteriori Direzioni Generali. Quando furono istituite le nuove Soprintendenze noi dichiarammo alla stampa provocatoriamente che volevamo anche le Soprintendenze per l’uncinetto e per ogni quartiere, piazza e condominio e per ogni centro agroalimentare. Qualcuno lo ha dimenticato, ma le motivazioni con cui ci presentarono il decreto per la Soprintendenza di Parma sono, tutt’oggi, straordinarie e da incorniciare per quanto incredibili: “L'istituzione dì tale nuova struttura organizzativa è conseguente, anzitutto, alla individuazione di Parma quale sede dell'Agenzia agroalimentare europea, ossia quale centro, a "livello europeo”, per la protezione dei prodotti tipici, che sono la più alta espressione della cultura materiale, la cui tutela e valorizzazione non è separata ne è separabile dalla difesa e dalla valorizzazione delle opere d'arte in senso proprio, essendo entrambi espressioni della medesima cultura, che in un caso si mostra come sapienza "culta" e nell'altro come "sapere senza saperi", ossia sapere materiale, frutto di esperienza, e costituiscono un connubio che risulta perfettamente coerente con la strategia del Governo, intesa a promuovere il sistema "Italia" in tutti i suoi aspetti, dai più noti a quelli meno frequentati. E' inoltre da segnalare che l’istituzione di una Soprintendenza a Parma è nella logica, storicamente perseguita nel settore dei beni culturali, e che impronta l'intero assetto organizzativo del Ministero per i beni e le attività culturali, di valorizzare le realtà preunitarie, che hanno determinato la costituzione di gran parte dei grandi complessi museali e monumentali pubblici alla cui tutela e valorizzazione questa Amministrazione è preposta.” La realtà era, ed è, un'altra: la Soprintendenza di Parma era per il Ministro Lunardi, quella di Pisa per il Presidente Pera e quella di Lecce per il Sindaco Poli Bortone e dobbiamo dire grazie se altri Parlamentari e Sindaci non hanno chiesto l’istituzione di Soprintendenze oppure se quelli che lo hanno fatto contavano effettivamente di meno. La proliferazione di strutture tra centro e periferia non ha dato i risultati che potevano essere auspicati, tanto che se contiamo i passaggi che si realizzavano prima della riforma Melandri - Veltroni tra periferia e centro, erano 4; poi sono diventati 6 con il Segretariato Generale per arrivare, successivamente, a 7 con l’organizzazione in Dipartimenti. Pertanto noi siamo stati tra i fautori della trasformazione della struttura dipartimentale che, peraltro, ha avuto effetti e ricadute negative anche in tema di gestione del personale, con il ritorno alla struttura del Segretariato Generale. Certo non era l’unico modello, poiché, ad esempio, poteva valutarsi eventualmente un modello sullo stile di una “Agenzia” estremamente snello, poiché tale ipotesi prevede una articolazione centrale con articolazione periferica oppure la trasformazione in una sorta di “Autority" per la tutela ed il paesaggio. Oppure l’unificazione del Ministero con l’università come aveva proposto Settis riprendendo una vecchia proposta di Argan e Chiarante. Il modello scelto è stato quello del Segretariato Generale su cui, ripeto, concordiamo e da questo si riparte anche per disegnare la nuova struttura centrale. Abbiamo detto all’inizio che a giudizio della Uil il nuovo Ministero deve essere estremamente agile e snello, al centro, e molto presente ed autorevole, in periferia sul territorio. Ora stando alla legge che permette la riorganizzazione questa nostra impostazione potrebbe risultare vana, poiché la norma stabilisce che: «Art. 54 (Ordinamento). 1. - Il Ministero si articola in non più di dieci uffici dirigenziali generali centrali e in diciassette uffici dirigenziali generali periferici, coordinati da un Segretario generale, nonché in due uffici dirigenziali generali presso il Gabinetto del Ministro. Sono inoltre conferiti, ai sensi dell'articolo 19, comma 10, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, due incarichi di funzioni dirigenziali di livello generale presso il collegio di direzione del Servizio di controllo interno del Ministero. Questo significa che, a livello di amministrazione centrale, la struttura continua ad essere pesante se non addirittura elefantiaca. Pensate, 10 Direzioni Generali Centrali, che poi potrebbero corrispondere alle attuali, più due Dirigenti Generali presso il Gabinetto del Ministro, più altri due Dirigenti Generali presso il Servizio di Controllo interno. A questi posti si aggiungono altri 17 posti da dirigente Generale ed ancora 6 posti da Dirigente Generale di Staff e 6 posizioni Dirigenziali di seconda fascia con trattamento economico di Dirigenza Generale per un totale complessivo di 43 posti. Francamente noi riteniamo che sono troppi per un Ministero che deve fare del principio della presenza sul territorio la missione istituzionale. Bisogna stare di più sul territorio, in frontiera e meno al centro. Ovviamente quando diciamo queste cose so bene di non far piacere alla nostra Dirigenza Generale Centrale ma se vogliamo tentare di costruire qualcosa dobbiamo partire dalla considerazione che una struttura si disegna su ciò che deve fare, sul ruolo e sulla missione che deve realizzare. Se invece si parte al contrario, vale a dire: queste sono le donne Dirigenti Generali (in verità molto poche) questi sono gli uomini Dirigenti Generali, su questo costruiamo la struttura del Ministero del futuro, allora si parte con il piede sbagliato e non si va da nessuna parte con il rischio che con l’attuale sistema bipolare ad un ogni possibile - aggiungiamo noi non auspicabile - cambio di guida del paese, avremo un'altra riforma ed un altro Ministero . Pertanto sulla base delle considerazioni sin qui svolte proviamo ad immaginare una serie di ipotesi di riorganizzazione della macchina Ministeriale sia a livello centrale che a livello periferico. RIORGANIZZAZIONE A LIVELLO CENTRALE Per la riorganizzazione a livello centrale, dal nostro punto di vista, si possono immaginare tre possibili scenari che dipendono dalla capacità di pensare al futuro con coraggio oppure dalla necessità contingente di navigare a vista con quello che c’è con alcuni piccoli aggiustamenti. Vediamo nel dettaglio queste tre ipotesi: Prima Ipotesi • Segretario Generale • 5 Direzioni Generali TAB 8 Seconda Ipotesi • Segretario Generale • 7 Direzioni Generali TAB 9 Terza Ipotesi • Segretario Generale • 10 Direzioni Generali TAB. 10 La riduzione delle Direzioni Generali, che segue quella operata attraverso la soppressione dei Dipartimenti, nella prima e nella seconda ipotesi permetterebbe di istituire strutture di alto valore tecnico scientifico dotate di autonomia sul modello della Soprintendenza autonoma di Pompei nonché dei poli Museali come ad esempio: • Istituto Superiore per la conservazione e il Restauro; • Istituto Superiore per la catalogazione; • Istituto Superiore per il libro e la lettura. Questi Istituti potrebbero essere collocati nel Segretariato Generale oppure nelle singole Direzioni Generali. Nell’Istituto Superiore del restauro dovrebbero essere ricompresi i seguenti istituti ai quali va garantita comunque l’autonomia attraverso l’istituzione di singoli Dipartimenti sul modello dell’Istituto Superiore di sanità. TAB 11 Ora nel caso dell’istituto Superiore per la conservazione e restauro conosciamo la posizione espressa dall’Opificio delle pietre dure di Firenze nonché della città di Firenze che vede l’eventuale collocazione come una “diminutio” del ruolo e della funzione che da sempre svolge l’opificio e per tale motivo il Ministro ha già deciso che non farà parte dell’istituendo Istituto Superiore, tanto che l’attuale struttura sarà riorganizzata sul modello degli attuali istituti centrali. Noi non riteniamo questa una scelta lungimirante poiché nel momento in cui l’istituto Superiore per la conservazione e restauro detterà le linee guida e gli standard che varranno per l’intero territorio nazionale, di fatto la funzione dell’Opificio delle pietre dure ne risulterà sminuita. Nell’istituto Superiore per la Catalogazione dovrebbero essere ricompresi i seguenti istituti: TAB. 12 Nell’istituto Superiore per il libro e la lettura dovrebbe essere ricompreso il seguente istituto: TAB. 13 La riduzione del numero delle Direzioni Generali permetterà anche di attribuire a talune Biblioteche secondo le intenzioni sinora espresse dall’Amministrazione come nel caso della Biblioteca Nazionale di Firenze e della Biblioteca Nazionale di Roma nonché dell’Archivio Centrale che, declassato dalla precedente gestione Ministeriale, tornerebbe a riassumere un ruolo degno del proprio nome. Tuttavia, noi siamo dell’avviso che per una visione complessiva del panorama degli istituti periferici nel settore delle Biblioteche e degli Archivi occorrerebbe avere più coraggio prevedendo, ad esempio, l’attribuzione di autonomia anche alla Biblioteca Nazionale di Napoli e agli archivi di Venezia e Palermo. Sempre per rimanere sulla struttura centrale del Ministero c’è da rilevare come il riordino fatto per il Consiglio Superiore per i Beni Culturali - nonostante le correzioni fatte a seguito della presa di posizione del Sindacato e delle Associazioni del nostro Ministero da parte delle Commissioni Cultura e Istruzione di Camera e Senato, anche dopo i rilievi del Consiglio di Stato - presenta ancora un punto che la Uil continua a ritenere sbagliato e ci riferiamo al testo approvato nel Consiglio dei Ministri del 22 dicembre che ancora contiene la grave penalizzazione dei rappresentanti del personale tecnico scientifico che passa da 2 componenti ad uno, al pari dei rappresentanti dei docenti universitari mentre aumentano i componenti di nomina del Ministro che li raddoppia per ciascun Comitato. Peraltro c’è da dire che la nostra contrarietà - e sono certo che questo vale anche per le nostre associazioni dei tecnici - non è tanto per il fatto che si riducano i componenti, quanto per il fatto di aver previsto la nomina di un numero di componenti da parte del Ministro che porterà alla possibile politicizzazione dei Comitati e dello stesso Consiglio Superiore, tanto da metterne in discussione l’autonomia tecnico scientifica e l’indipendenza nelle scelte. Se questo punto la Uil, che già aveva espresso la propria protesta, si associa alla recente lettera inviata da tutte le Associazioni del Ministero al Presidente della Repubblica. A livello di organizzazione territoriale, partendo dalla necessità di rivedere le competenze delle Direzioni Regionali e delle Soprintendenze di settore, gli scenari che si possono prefigurare sono più di uno. Iniziamo con una riflessione legata al passato quando ai tempi della riforma Veltroni –Melandri vennero istituite le Soprintendenze Regionali a cui furono preposti Soprintendenti e Direttori di seconda fascia con trattamento economico di prima fascia, a cui era affidato il compito di coordinamento delle attività delle Soprintendenze di settore specialmente per la parte legata alla programmazione e per il rapporto con le istituzioni Regionali. A quel tempo non esisteva un rapporto conflittuale come quello che poi abbiamo registrato con l’istituzione delle Direzioni Regionali. Allora, una prima domanda che molti fanno e che anche noi della Uil ci siamo fatti è: “Ma quel modello era proprio da cambiare? Ed oggi poteva essere riconsiderato?” La risposta ovviamente sta nel testo della norma contenuta nella legge 286 che ha stabilito che “Il Ministero si articola in non più di dieci uffici dirigenziali generali centrali e in diciassette uffici dirigenziali generali periferici”. Ora, se ci fermiamo un attimo, la norma non cita espressamente le Direzioni Regionali ma, per la struttura periferica, dice che il Ministero “si articola in diciassette uffici dirigenziali generali periferici”. Questo significa che la struttura a livello periferico potrebbe essere immaginata in maniera diversa dall’attuale ed allora noi lanciamo una provocazione al Ministro ai Sottosegretari che si stanno occupando della riorganizzazione del Ministero. La provocazione è la seguente: perché al posto delle Direzioni Regionali non si istituiscono 17 uffici dirigenziali generali autonomi sul territorio sul modello Pompei, Roma e dei Poli Museali? Vale a dire, perché non si individuano realtà e territori dove poter realizzare Soprintendenze speciali, ma anche Archivi e Biblioteche, a cui attribuire autonomia tecnico scientifica amministrativa e contabile? Una simile articolazione e strutturazione dovrebbe prevedere un meccanismo di compensazione per tutte le realtà che, da sole, non c’è la farebbero, come nel caso degli Archivi delle Biblioteche e di talune Soprintendenze. Se invece rimane l’attuale struttura a livello periferico - vale a dire le Direzioni Regionali - vanno definite le competenze tra queste e le Soprintendenze di settore. Allora proviamo ad immaginare quali potrebbero essere le funzioni delle Direzioni Regionali e quali quelle delle Soprintendenze di settore. Per quanto riguarda le Direzioni Regionali c’è da sciogliere il nodo relativo al fatto che prima, con la struttura Dipartimentale, erano articolazioni del Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici, oggi sono coordinate dal Segretariato Generale. Prima, avevano compiti riferiti alla struttura Dipartimentale di afferenza nonché alla gestione del personale. Rimanevano fuori le attribuzioni degli Archivi e delle Biblioteche nonché la gestione delle funzioni in materia di personale, poiché appartenenti a Dipartimenti diversi. Oggi si pone la necessità di attribuire alle Direzioni Regionali compiti e funzioni i cui aspetti tecnici e scientifici relativamente a criteri, linee ed indirizzi sono dettati da ciascuna Direzione Generale Centrale. Chiarito questo, in ciascun capoluogo di Regione sono presenti le Direzioni Regionali per i Beni Culturali Paesaggistici, Archivistici e Librari. Le Direzioni regionali, noi le immaginiamo con le seguenti funzioni: Le Soprintendenze di settore, noi le immaginiamo con le seguenti funzioni: Viste le funzioni che, a nostro avviso, devono essere attribuite alle Soprintendenze di settore, riteniamo che vada accentuata la parte relativa all’autonomia tecnico scientifica ma anche amministrativa e contabile per permettere loro di operare con maggiore flessibilità e ci auguriamo anche con risorse aggiuntive che possono provenire da altri soggetti pubblici e privati. Per questo proponiamo di estendere il modello che ad oggi, trova applicazione agli Istituti Centrali quali Istituto Centrale del restauro, Istituto Centrale per la patologia del Libro e che secondo il disegno dell’amministrazione verrà applicato anche nei confronti dell’Opificio delle Pietre Dure che consiste nell’autonomia amministrativa e contabile per quanto concerne le spese relative all'attività svolta e quelle di funzionamento, con esclusione delle spese per il personale. Presso ciascuna Soprintendenza di settore potrebbe essere istituito un comitato di gestione composto dal Soprintendente che lo presiede, dal responsabile dell'ufficio amministrativo e da un funzionario in servizio presso la Soprintendenza , scelto tra i profili professionali tecnico-scientifici. Il comitato di gestione svolgerebbe funzioni di indirizzo e di programmazione delle attività della singola Soprintendenza e di monitoraggio e verifica sulla loro esecuzione, assicurando l'attuazione degli indirizzi delle direttive generali del Ministro e del Segretario Generale. In particolare, provvederebbe alla gestione delle somme assegnate alla Soprintendenza comprese quelle derivanti da proventi esterni aggiuntivi, delibererebbe il programma di attività annuale e pluriennale della Soprintendenza, ne verificherebbe la compatibilità finanziaria, delibererebbe il bilancio di previsione, le relative variazioni, il rendiconto di gestione. Una organizzazione di tale natura permetterebbe di misurare anche la capacità di ciascun Soprintendente di attrarre risorse aggiuntive mediante la realizzazione di iniziative di promozione e di valorizzazione. Un solo esempio per tutti: oggi in numerose Soprintendenze vengono realizzati prodotti multimediali di qualità e pregio che hanno un potenziale mercato nell’ambito dei servizi e dei materiali che gli utenti ricercano e acquistano. Non si comprende per quale motivo tale attività non possa essere utilizzata dalle nostre Soprintendenze per acquisire risorse e per incrementare i propri bilanci. Con questo vogliamo dire che non occorre inventarsi modelli particolari o ricorrere alle ennesime Fondazioni per poter utilizzare strumenti che consentano di gestire con modalità meno burocratiche ed ingessate attività che portano risorse aggiuntive per finanziamenti diretti, per sponsorizzazioni ma anche attraverso la vendita di servizi. Come avete notato in questa relazione ho parlato spesso del modello Pompei e dei poli Museali di Napoli, Firenze, Venezia, Roma nonché della Soprintendenza Speciale all’archeologia di Roma. Ne ho parlato poiché noi riteniamo che quel modello vada preso come esempio e questo, di fatto, avverrà nel momento in cui si istituiranno altre realtà nel campo del restauro delle biblioteche e negli archivi ma allo stesso tempo va aggiornato secondo quella che è stata l’esperienza di questi anni specie nel rapporto con gli enti locali e attribuendo alla realtà delle Soprintendenze autonome la connotazione di Soprintendenze Speciali Territoriali. Infatti noi riteniamo che l’esperienza dell’autonomia già sperimentata potrebbe altresì vedere, oltre all’attribuzione del territorio anche la partecipazione nella fase della programmazione e condivisione degli interventi degli stessi enti locali quali Comuni, Province e Regioni che dovrebbero far parte dei Consigli di Amministrazione. Pertanto le strutture a nostro avviso vanno riviste rispetto alla forma attuale cambiando la composizione del Consiglio di Amministrazione presieduto dal Soprintendente, un Dirigente amministrativo mentre gli altri componenti sono espressioni delle autonomie locali che contribuiscono attraverso conferimenti iscritti nei loro bilanci ai costi delle Soprintendenza speciali e degli Istituti che si vogliono istituire. Tra l’altro proprio la riorganizzazione del Ministero ci consente di lanciare un'altra proposta che consiste nella sperimentazione di quanto è stato recentemente sottoscritto nel memorandum per il pubblico impiego che come è noto prevede la “misurazione della qualità e quantità dei servizi” attraverso sedi che vedono insieme l’Amministrazione, le organizzazioni sindacali e gli utenti. Bene, noi riteniamo che le attuali strutture dotate di autonomia e quelle che saranno istituite con il regolamento di riorganizzazione del Ministero debbano prevedere questa sperimentazione, riordinando i Consigli di Amministrazione e prevedendo la presenza delle associazioni degli utenti e del sindacato. Per quanto ci riguarda, sarebbe un passo veramente importante se, aldilà della presenza del sindacato, noi ne possiamo fare tranquillamente a meno, vi fosse la presenza delle associazioni degli utenti. Pertanto i Consigli di Amministrazione dovrebbero essere costituiti in questo modo: • il Soprintendente, in qualità di Presidente; • il Dirigente amministrativo; • un rappresentante del Comune dove ha sede la Soprintendenza/ Istituto; • un rappresentante della Provincia; • un rappresentante della Regione; • un rappresentante delle associazioni degli utenti, scelto a rotazione tra le associazioni maggiormente rappresentative; • un rappresentante delle organizzazioni sindacali, scelto a rotazione tra le associazioni maggiormente rappresentative; TAB 14 Occorre fare una precisazione riferita alla presenza del Dirigente amministrativo, poiché tale figura è prevista dalla legge relativa all’istituzione della Soprintendenza autonoma di Pompei ma non è presente nella Soprintendenza Speciale di Roma come non è presente nei Poli Museali. Su questo occorre fare chiarezza, nel senso che, per noi della Uil, tale figura è essenziale in tutte le realtà dotate di autonomia in un rapporto di leale e proficua collaborazione tra la figura del Soprintendente che ha la responsabilità tecnico scientifica della struttura autonoma nonché la Presidenza del C.d.A. ma deve essere sgravato dalle responsabilità amministrative e contabili. Noi non siamo d’accordo sul fatto che ad esempio presso la Soprintendenza di Pompei si sono registrate momenti di poca comprensione tra il Soprintendente ed il Dirigente amministrativo per cui l’unica soluzione che si immagina è quella di eliminare la figura del Dirigente amministrativo. Noi lo riteniamo un errore, poiché per l’ennesima volta, non si guarda a quella che deve essere la funzione e la missione istituzionale bensì a chi c’è, a chi ricopre quel ruolo. Del resto è impensabile immaginare un simile percorso e per questo chiediamo al Ministero di fare una valutazione sulle capacità o meno dei propri Dirigenti, poiché in caso contrario si dovrebbe far ricorso alla soppressione dell’istituto della Soprintendenza, degli Archivi, delle Biblioteche , delle Direzioni Generali Centrali e Regionali ogni qualvolta ci si trova di fronte ad un Dirigente incapace. Questo modello a nostro avviso è il modello che il Ministero dovrebbe privilegiare senza ricorrere al sistema delle Fondazioni che, nel caso del Museo Egizio, si sta rilevando una esperienza aberrante visto che vi sono oltre 36.500 beni a rischio per le omissioni che registriamo da parte della struttura centrale del Ministero, del Ministro e di quanti hanno la responsabilità di far rispettare una convenzione ed un contratto di servizio che vengono tranquillamente disattesi in tema di rispetto degli standard museali ma anche in tema di sicurezza. Poniamo la domanda ai partecipanti a questa giornata: ma serviva veramente costituire una Fondazione per acquisire risorse da parte degli Enti Locali e dagli istituti bancari, quando uno strumento come le Soprintendenze speciali poteva portare allo stesso risultato, poiché nessuno avrebbe impedito - anche in termini di flessibilità - di acquisire la disponibilità da parte di altri soggetti pubblici e privati?. Per dirla tutta: perché non si è pensato a realizzare per il Museo Egizio una Soprintendenza autonoma che oggi con la proposta che avanziamo di far entrare altri soggetti nel Consiglio di Amministrazione, avrebbe garantito maggiormente i beni che, ripeto, sono a rischio, invece di costituire una Fondazione che solo per remunerare la Direttrice, il Presidente ed i componenti del C.d.A. spende quasi 200.000 euro l’anno e dove tutto è segreto? Non esiste - e se c’è lo tengono nascosto - un piano industriale, un progetto di scientifico di valorizzazione, ma solo l’arroganza e la prosopopea del Presidente Elkann che, da abile mercante, vende, quale straordinario successo, i visitatori che sono entrati al Museo nel 2006 in occasione delle Olimpiadi. Senza contare che se le Olimpiadi fossero organizzate ad Ancona o in qualunque altra città, i musei e le attività di quella città, registrerebbero numeri importanti. Per questo chiedo alla Presidente Franco ed al Presidente Folena se non sia il caso di promuovere una indagine Parlamentare sulla Fondazione Egizio e su ciò che sino ad oggi si annuncia un grande “flop” partorito da Urbani prima e da Buttiglione dopo solo come “spot mediatico”; interessati, il primo ad occupare una ennesima poltrona al suo consulente culturale e, per la candidatura a Sindaco di Torino, il secondo. Infine, noi della Uil riteniamo che la riorganizzazione del Ministero si deve accompagnare ad uno sforzo ulteriore da parte del Ministro e dei Sottosegretari affinché il Governo e il Parlamento mettano questo settore tra le priorità del Paese. Del resto il programma dell’Unione, su questo settore, è un programma ambizioso, poiché ha assunto l’impegno di portare le risorse dall’attuale 0,16 all’1% del PIL. Dobbiamo dire che, sino ad oggi, le decisioni assunte in materia dal Parlamento danno il senso di un cambiamento, visto che rispetto alla gestione precedente si sono aumentati i fondi per il FUS. Da questo anno, in tabella A, vi sono risorse da destinare a progetti per far fronte alla drammatica situazione del taglio delle risorse destinate al funzionamento e vi sono anche le risorse destinate al personale. A questo si aggiunge anche la parte relativa al personale poiché si faranno concorsi per 40 Dirigenti e questo è senz’altro positivo anche se, aggiungo, che i concorsi devono essere fatti seriamente senza corsie preferenziali, altrimenti si torna nella stessa condizione di partenza quando furono immaginati e scritti ad immagine e somiglianza con nomi e cognomi a fianco. Tuttavia le misure sono tuttora insufficienti, poiché non potrà esserci riorganizzazione che possa funzionare se continuerà l’erosione delle risorse umane per motivi legati a fattori anagrafici e per scelte diverse. Infatti ricordo a tutti che la media dell’età dei nostri dipendenti si aggira attorno ai 55 anni e non ci sono ricambi da tempo. Se guardiamo questa tabella sulle cessazioni notiamo che nel corso di meno di un quinquennio l’Amministrazione ha perso oltre 3.510 dipendenti. Questo dato crescerà ulteriormente nel corso del prossimo biennio oltre i numeri che vedete in tabella, per effetto della conclusione dei processi di riqualificazione e perché tanti nostri tecnici preferiscono lasciare l’Amministrazione per passare alle Università. TAB 15 TAB 16 Per questo chiediamo un piano di assunzioni di tecnici, amministrativi e per l’area della vigilanza scadenzate nel corso della legislatura se vogliamo che questo Ministero possa continuare a svolgere il proprio ruolo nella tutela e nella conservazione del paese, altrimenti il rischio che si corre è l’estinzione per esaurimento delle forze lavorative in campo. E per concludere veramente dico alla responsabilità politica del Ministero che qualunque processo di riorganizzazione ha la necessità di essere realizzato con il consenso del sindacato e di quanti la dovranno gestire , cioè il personale. Per questo chiediamo con determinazione che si vada nella direzione di scelte condivise costruendo una struttura ed un modello organizzativo dove siano chiari gli obiettivi che si intende realizzare e quindi cosa bisogna fare, senza farsi condizionare dalla destinazione di questo o quel dirigente al centro o in periferia.

*Segretario Generale Uil Beni e Attività Culturali



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