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Ravenna. Proposta Indecente
15-02-2007
Ercole Noto

Nella lunga ed esclusiva intervista rilasciata per Il Giornale Dell’Arte (febbraio 2007) dal sottosegretario Danielle Mazzonis, un argomento trattato è quello relativo alla tutela e valorizzazione dei beni culturali, in una possibilista gestione allargata tra Stato, Regioni ed enti locali, nel rispetto del principio di sussidiarietà. “Quello che è emerso con chiarezza nell’esperienza di applicazione del nuovo Titolo V della Costituzione – (dice il sottosegretario) - è l’inseparabilità di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale”. “Lo Stato non può cedere i compiti di tutela, ma può e deve arrivare a una gestione partecipata”. “Lo strumento della fondazione - [finora utilizzata per il Museo Egizio di Torino, costituita il 6 ottobre 2004, e proposta da altre realtà territoriali] - permette di integrare ruoli e competenze e di condividere il peso della gestione”. Questo in sintesi il concetto espresso dalla rappresentante del governo. A livello locale si stanno proponendo e studiando soluzioni di fattibilità di gestione integrata di diversi beni che insistono sullo stesso comprensorio , pur facendo capo ad autorità diverse. A Ravenna la fondazione costituitasi per la gestione del patrimonio storico-artistico, in una forma di complemento tra lo Stato e gli enti locali, permetterebbe – così dice la presidente –; “di valorizzare meglio il patrimonio”. In particolare il progetto sostenuto dalla Fondazione ravennate insieme ad altri partner istituzionali aspira, in via subalterna e di integrazione, al conferimento in uso da parte del ministero per i Beni e le attività culturali, di una quota dei propri beni da gestire, come la Basilica di Classe, oltre all’area archeologica di Classe, anch’essa di proprietà demaniale, nell’ambito della gestione che si prefigura del costituendo Parco Archeologico di Classe. Ad oggi però, come si evince anche da quanto pubblicato recentemente su codesto sito web, non è stato ratificato nessun accordo, e le trattative, peraltro già avviate con i vertici del ministero dei Beni culturali, continuano nell’iter di elaborazione di un documento strategico con le modifiche apportate dal gruppo di lavoro per predisporre il (protocollo d ‘intesa), o meglio, per non generare equivoci, il testo finale dell’accordo che sarà sottoscritto tra ministero e fondazione. La basilica paleocristiana di Classe - [chiesa-parrocchiale appartenente alla Diocesi di Ravenna, dove viene officiato il rito cattolico, e la cui tutela e valorizzazione è affidata allo Stato] -, nell’anno appena trascorso, sembra abbia fatto registrare una presenza stimata in oltre 200 mila persone, e quindi è sicuramente da considerare remunerativa per l’erario statale; situazione molto ben diversa per le presenze minime che ogni anno si conteggiano al Museo Nazionale di Ravenna, sito nel Complesso monumentale di san Vitale; un istituto dipendente dallo Stato, i cui proventi della vendita dei biglietti, scorporati da quelli con ingresso gratuito, sicuramente in passivo, non gratificano l’impegno profuso da tante risorse economiche e umane. E’ facile per una qualunque impresa quotata sul mercato gestire la “gallina dalle uova d’oro”; più problematica risulta invece essere la gestione di una qualsiasi attività in deficit. Da qui la proposta di seguito formulata atta a rilanciare le sorti di un istituto museale formatosi oltretutto con il lascito delle collezioni appartenute un tempo ai monaci Camaldolesi di Classe, e affidate, dopo la soppressione napoleonica del monastero, alla custodia della Municipalità, e da questa passata nel 1885 in deposito perpetuo al Museo Nazionale. Un museo voluto fortemente dai nobili ravennati di fine Ottocento e che, quando sarà spogliato dalle testimonianze dei ritrovanti nel territorio, per riempire il “contenitore” del costituendo museo archeologico di Classe [di cui per il secondo stralcio l’amministrazione comunale ha previsto nel bilancio 2007 un milione e mezzo di euro] rischia di rimanere avulso dal contesto di quella Ravenna dell’oppidum municipale (Regio Domus Augustae) pensata solo pochi anni addietro come “cittadella” della cultura. Pur mantenendo in capo al Ministero la garanzia della tutela, alla fondazione dunque il compito “di valorizzare meglio il patrimonio” storico artistico; e lo dimostri la fondazione accettando questa proposta, che provocatoriamente ho definito indecente, avviando la riqualificazione del percorso museale, introducendo nuovi servizi per una migliore accoglienza dei visitatori; predisponendo una guida bilingue e un percorso ideale e interattivo, con l’ausilio di supporti tecnologici avanzati come l’uso dell’mp3, che come un tutor personale aiuta il visitatore fra le “cose notabili” di Ravenna; attuando la revisione dell’apparato espositivo con nuovi supporti e revisione delle didascalie formulate in diverse lingue; con la promozione di varie iniziative sempre più accattivanti in grado di rilanciare l’immagine del Museo, condividendo il peso della gestione. In fondo anche questo è patrimonio di civiltà. A me non sembra una proposta indecente. E a Voi? Alla prossima.

Ercole Noto



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