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GUIDE TURISTICHE. LETTERA APERTA ALLA MINISTRA ON. GIOVANNA MELANDRI
25-02-2007
Dott.ssa Roberta Bernabei


Gentile On.le Melandri,

sono una critica e storica dell’arte, sono inoltre la responsabile della comunicazione dell’ANASTAR, Associazione Nazionale Storici dell’Arte. Le scrivo per una questione piuttosto importante, ovvero il mancato riconoscimento della figura professionale dello storico dell’arte e dell’archeologo.
Gli storici dell’arte, come anche gli archeologi, proprio a causa del paradosso della legge italiana, sono spesso colpiti da multe salate se svolgono attività di conferenzieri, ovvero se svolgono lezioni itineranti alla scoperta del nostro patrimonio storico, artistico, archeologico, architettonico.
Questa eventualità capita spesso in quanto il nostro percorso di studi (Laurea in Lettere con indirizzo Storia dell’Arte o Archeologia, Diploma di Specializzazione in Archeologia e Storia dell’Arte) ci consente di avere una conoscenza specifica dell’argomento (arte, architettura, archeologia, ecc.), per questo motivo siamo molto richiesti, anche nel campo del turismo, per progettare e condurre visite guidate alla scoperta dell’Italia come di altri Paesi, ma la legge italiana non concede d’ufficio - come sarebbe logico, non essendo stato possibile creare fino ad oggi un albo professionale né tanto meno un Ordine professionale - a noi laureati (e molti di noi anche specializzati in storia dell’arte e archeologia) un documento che ci autorizzi a mettere a frutto le conoscenze che abbiamo acquisito in tanti anni di studio.
Il concetto di turismo è ancora legato all’idea del turismo straniero, del gruppo che giunge in Italia tramite l’agenzia di viaggio e i tour operator. Non si evidenzia invece l’importanza del turismo culturale italiano che secondo le statistiche rappresenta circa il 60% del turismo nazionale. Tale fenomeno inoltre è in continua crescita, specialmente in una città come Roma. Tale servizio non si può esaurire con il lavoro svolto dalle guide turistiche (che peraltro è legato ad un territorio comunale, mentre le nostre conoscenze spaziano anche oltre i nostri confini territoriali, proprio per la natura del nostro iter di studi), ma impone una diversificazione dell’offerta, in competenze differenziate, in programmi articolati che tra l’altro contribuiscono a far conoscere anche aree del nostro territorio di solito non comprese nei percorsi più “turistici”, con un evidente vantaggio economico per questi territori. Se il classico tour di giapponesi vede Roma attraverso la visita di S. Pietro, dei Musei Vaticani, della Fontana di Trevi e poco altro, noi possiamo per esempio progettare itinerari che valorizzano luoghi e percorsi più nascosti, di solito meno “battuti”, alternativi alle solite proposte, che ovviamente noi conosciamo proprio per la conoscenza globale e approfondita dell’argomento.
Il fissare un limite in basso costituito da un concorso, a cui si accede anche con la licenza liceale, come quello di guida turistica è necessario per tutelare il turista da guide improvvisate, per esempio i giovani americani che si fanno trovare ai Fori Imperiali, ma noi ci chiediamo: perché porre tale limite anche verso l’alto? Ovvero, visto che il nuovo mercato del turismo, sempre più esigente richiede anche competenze specifiche e ci richiede, dopo anni trascorsi sui libri a studiare in ogni suo aspetto l’arte, l’architettura, l’archeologia, la storia, ecc., perché non dobbiamo vedere riconosciuto il naturale sbocco del nostro lungo iter di studi? Inoltre: tale impedimento legislativo non limita enormemente anche il libero mercato delle professioni e la naturale competizione professionale che in Europa oggi è sostenuta con vigore?
E’ come se si chiedesse ad un medico laureato e specializzato di prendere il diploma da infermiere per poter praticare un’iniezione.
Come storica dell’arte (sono laureata in Lettere con indirizzo in Storia dell’Arte, ho conseguito il Diploma di Specializzazione post-universitario in Archeologia e Storia dell’Arte, ho anche superato l’esame di abilitazione per insegnare la Storia dell’Arte alle Superiori) e come responsabile della comunicazione dell’ANASTAR, Associazione Nazionale Storici dell’Arte, mi sono impegnata in questi ultimi anni per vedere riconosciuta la nostra professionalità. Le ripetute lettere al Ministro Bersani hanno finalmente risolto il problema. Dopo decenni di ingiustizie finalmente le nostre richieste sono state ascoltate e il Ministro Bersani ha inserito nella legge sulle liberalizzazioni anche il riconoscimento del nostro iter di studi.
Oggi ci tocca leggere lettere, come quella a lei inviata dal sindacato guide turistiche, nelle quali si afferma che noi mettiamo in pericolo la tutela dei nostri beni culturali. Niente di più falso noi studiamo per anni e da tutti i punti di vista l’arte, l’architettura, il paesaggio, la storia, la cultura del nostro Paese, è quindi del tutto inopportuno vedere in noi, gli “esperti” del settore, come incompetenti che possano mettere in pericolo la nostra cultura di fronte a coloro che accorrono da ogni dove per venire a conoscerla. Fiduciosi del fatto che il libero mercato regoli i meccanismi dell’offerta degli operatori culturali, certi che l’incremento del turismo offra prospettive di lavoro per tutti, sia per le guide turistiche, sia per gli storici dell’arte e per gli archeologi che hanno con fatica e passione dedicato anni di studio a queste materie, riteniamo che la nostra professionalità non possa che migliorare e considerevolmente il livello dei servizi offerti, quindi del settore del turismo, in quanto è sempre più urgente agevolare e promuovere una diversificazione e un incremento delle competenze degli operatori di tale importante comparto della nostra economia.

In attesa di un Suo eventuale e cordiale riscontro La saluto cordialmente







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