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Niente pace per i demani civici
27-02-2007
Stefano Deliperi

NIENTE PACE PER I DEMANI CIVICI



Sembra proprio che non ci sia pace per i demani civici in Sardegna. Dopo il tentativo pesantemente contrastato e fortunatamente abortito nel maggio del 2006 di consentire una svendita per legge dei terreni ad uso civico, adesso il turno della medesima proposta di legge regionale finanziaria recentemente esitata dalla Giunta regionale ed inviata in Consiglio. Allarticolo 21, comma 9, lettera c), testualmente scritto: nellarticolo 18 bis, dopo il comma 1, aggiunto il seguente:

1 bis. Possono essere altres oggetto di sclassificazione dal regime demaniale civico i terreni soggetti ad uso civico a condizione che i medesimi terreni, nel rispetto dei vincoli ambientali, formino oggetto di Intese, Protocolli o comunque di Accordi fra la Regione e il Comune finalizzati a promuovere lo sviluppo socio-economico.



In sostanza, grazia anche alla terminologia generica utilizzata, sembrerebbe che potesse bastare che una qualsiasi articolazione amministrativa della Regione autonoma della Sardegna si accordi con un Comune per generiche finalit di sviluppo socio-economico per poter poi procedere alla sdemanializzazione delle aree oggetto dellaccordo. Nemmeno la previsione del rispetto dei vincoli ambientali pu esser sufficiente a preservare i demani civici dal pericolo di vere e proprie amputazioni. A parte il fatto che anche i vincoli di uso civico sono vincoli ambientali per definizione giurisprudenziale (vds. ad es. Corte cost., sentt. n. 345/1997 e n. 46/1995), sarebbe sufficiente unautorizzazione amministrativa anche in sede di conferenza di servizi per giudicare ambientalmente compatibile loggetto dellaccordo. Pur essendovi competenza regionale primaria in materia (art. 3 della legge costituzionale n. 3/1948, statuto speciale per la Sardegna), la disposizione appare, quindi, potenzialmente incostituzionale per violazione degli artt. 9 e 117 (lettera s) della costituzione, relativi agli obblighi di tutela dellambiente ed alla competenza statale esclusiva in materia di salvaguardia dellambiente.



Inoltre, un eventuale tentativo non troppo mascherato di espropriazione delle terre civiche senza interesse pubblico e senza un indennizzo per le popolazioni titolari del diritto sarebbe in palese contrasto con le previsioni dell'art. 42, comma 3, della costituzione.



Il fatto fondamentale che la Regione autonoma della Sardegna non ha mai compreso pienamente limportanza dei demani civici per il proprio territorio, sia in veste di salvaguardia ambientale che per leconomia di molte zone. Il Settore dellAssessorato regionale dellagricoltura preposto alla gestione delle competenze regionali in materia perennemente sotto dimensionato, non sono mai stati effettuati interventi di recupero di terreni abusivamente occupati, varie competenze sono state delegate agli Ispettorati provinciali dellagricoltura, spesso privi di alcuna conoscenza della materia.



La Sezione di controllo della Corte dei conti per la Regione autonoma della Sardegna ha nettamente evidenziato, con le deliberazioni n. 6/2002 del 31 maggio 2002 e n. 9/2004 del 15 novembre 2004, una nutrita serie di carenze gestionali indicando alcune soluzioni per unefficace gestione dellimportante materia (vds. sul sito internet della Corte dei conti, http://www.corteconti.it/Ricerca-e-1/Gli-Atti-d/Controllo-/Documenti/Sezioni-re/Sardegna/Deliberazi/Anno-2004/allegati-d4/relazione-usi-civici-.doc_cvt.htm). Inutilmente, finora.



Limportanza del tema, in particolare per la Sardegna, innegabile. I terreni ad uso civico, inclusi o meno in provvedimenti di dichiarazione, assommano a circa 370.000 ettari in Sardegna, circa il 15 % del territorio regionale. Essi, fin dalla legge n. 431/1985, la c. d. legge Galasso, hanno anche acquisito una valenza di tutela ambientale (riconosciuta pi volte dalla Corte costituzionale: vds. ad es. sent. n. 345/1997 e n. 46/1995) che si aggiunta ai tradizionali criteri di inquadramento giuridico. Gli usi civici sono in generale diritti spettanti ad una collettivit, che pu essere o meno organizzata in una persona giuridica pubblica (es. universit agraria, regole, comunit, ecc.) a s stante, ma comunque concorrente a formare lelemento costitutivo di un Comune o di altra persona giuridica pubblica: lesercizio dei diritti spetta uti cives ai singoli membri che compongono detta collettivit.

Gli elementi comuni a tutti i diritti di uso civico sono stati individuati in:
- esercizio di un determinato diritto di godimento su di un bene fondiario;
- titolarit del diritto di godimento per una collettivit stanziata su un determinato territorio;
- fruizione dello specifico diritto per soddisfare bisogni essenziali e primari dei singoli componenti della collettivit.
Luso consente, quindi, il soddisfacimento di bisogni essenziali ed elementari in rapporto alle specifiche utilit che la terra gravata dalluso civico pu dare: vi sono, cos, i diritti di uso civico di legnatico, di erbatico, di fungatico, di macchiatico, di pesca, di bacchiatico, ecc. Quindi luso civico consiste nel godimento a favore della collettivit locale e non di un singolo individuo o di singoli che la compongono, i quali, tuttavia, hanno diritti duso in quanto appartenenti alla medesima collettivit che ne titolare.

Molte normative regionali, cos come anche la legge regionale sarda n. 12/1994 e successive modifiche ed integrazioni, vi hanno aggiunto alcune nuove "fruizioni" (es. turistiche), ma sempre salvaguardando il fondamentale interesse della collettivit locale. In particolare sono rimasti invariate le caratteristiche fondamentali dei diritti di uso civico. Essi sono inalienabili (art. 12 della legge n. 1766/1927), inusucapibili ed imprescrittibili (artt. 2 e 9 della legge n. 1766/1927): "intesi come i diritti delle collettivit sarde ad utilizzare beni immobili comunali e privati, rispettando i valori ambientali e le risorse naturali, appartengono ai cittadini residenti nel Comune nella cui circoscrizione sono ubicati gli immobili soggetti alluso" (art. 2 legge regionale n. 12/1994). Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico pu essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettivit titolare del diritto medesimo e destinato ad opere permanenti di interesse pubblico generale (art. 3 della legge regionale n. 12/1994).

Ma la legge regionale n. 4 dell11 maggio 2006 era riuscita, se possibile, a bissare ed ampliare la gi pesante portata negativa delle disposizioni sulla "sclassificazione" dal regime demaniale civico introdotte dalla legge regionale n. 18/1996. La nuova legge aveva previsto norme veramente eversive dei demani civici: il dirigente del competente Servizio dellAssessorato regionale dellagricoltura pu annullare i decreti di accertamento dei demani civici se i relativi diritti "non siano praticati o formalmente reclamati da oltre un ventennio" (art. 27, comma 13), senza minimamente porsi il problema di quante centinaia di ettari siano occupati illegittimamente e, soprattutto nelle zone dellinterno, del fatto che spesso tutti stanno zitti formalmente o meno per paura di ritorsioni. Il comma successivo addirittura schizofrenico: "non sono passibili di provvedimento definitivo di accertamento i terreni nei quali: i diritti delle collettivit ad utilizzare i beni immobili non siano praticati o reclamati da oltre un ventennio, lestinzione della pratica delluso civico sia avvenuta con violenza o clandestinit, luso civico su quei terreni abbia perso irreversibilmente la sua funzione sociale da dimostrarsi tramite inequivocabili atti di disposizione" (art. 27, comma 14). Che si andava a fare ? Si premiava chi aveva occupato illecitamente i demani civici soffocando i relativi diritti "con violenza o clandestinit" ? Si incentivava loccupazione abusiva delle terre collettive ?



Cera, infine, uninguardabile "sanatoria" per le vendite (o svendite) illegittime perch non autorizzate di terreni ad uso civico intervenute prima dellindividuazione dei relativi demani civici o la realizzazione di opere pubbliche e di preminente interesse pubblico o incredibile linclusione in piani particolareggiati ed in zone "F turistiche" dei piani urbanistici comunali (art. 27, comma 15).



Esattamente il contrario di quanto richiesto dalla Corte dei conti, Sezione regionale del controllo, al termine delle due indagini sulla gestione delle funzioni amministrative esercitate dalla Regione autonoma della Sardegna in materia (deliberazioni n. 6/2002 del 31 maggio 2002 e n. 9/04 del 15 novembre 2004).

Fortunatamente, dopo forti proteste delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo dIntervento Giuridico, la Giunta regionale alloscuro dellemendamento che aveva dato origine alla disposizione abnorme, presentato su pressione di alcuni sindaci dell'Oristanese, cos come pare sia anche la proposta normativa attuale propose ed il Consiglio regionale approv le disposizioni di cui alla legge regionale n. 9/2006 (art. 36) che abrogarono le norme incriminate, mantenendo la possibilit di sdemanializazione per le sole aree dove erano stati realizzati i siti per gli investimenti residenziali (P.E.E.P.) o produttivi (P.I.P.) di iniziativa pubblica.



Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo dIntervento Giuridico da anni troppi anni, purtroppo contrastano in tutte le sedi possibili, in primo luogo quelle legali, i vari tentativi che si sono succeduti nel tempo di legalizzare vendite, svendite, speculazioni edilizie su terreni appartenenti ai demani civici. Ricordiamo, giusto per dare unidea, quanto accaduto a Costa Rey, sul litorale di Muravera, oggi sempre pi un triste "alveare" dominato dal cemento. Era ovvio, scontato. Quando un Comune, come quello di Muravera, fra gli anni 60 e 70 del secolo scorso aveva svenduto illegittimamente centinaia di ettari ad uso civico su quelle coste per far giungere lagognato turismo a base di villette e mattoni che cosa ci si poteva aspettare ? Gli imprenditori belgi, in buona parte provenienti dallappena indipendente Zaire, lex Congo belga, fecero quello che sapevano. Lucrare. E costruirono sulla costa ed in collina, per vendere. Spesso senza le necessarie opere di urbanizzazione, tanto a questo avrebbero pensato le amministrazioni pubbliche. Privatizzare gli utili e pubblicizzare le uscite, non soltanto uno slogan.. E, nel tempo, ottenevano le varie autorizzazioni per costruire in ogni dove. Per chi fosse stato distratto, negli anni scorsi, quasi esclusivamente le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo dIntervento Giuridico cercarono di opporsi nelle necessarie sedi legali a questa marea montante di cemento: davanti al Commissario per gli usi civici fermarono (1996) il tentativo di "legittimazione" delle occupazioni abusive del demanio civico sostenuto dal Comune di Muravera, consentirono alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, grazie al prezioso lavoro del pubblico ministero dott. Paolo De Angelis, di aprire indagini sulle svendite illegittime di terreni ad uso civico a fini speculativi. Arriv la legge regionale n. 18 del 1996 per aprire la porta alle "sclassificazioni" dei terreni edificati abusivamente sui demani civici e a salvare notai curiosamente distratti ed imprenditori, nonch incolpevoli acquirenti. Ma arrivarono anche le ruspe per demolire complessi abusivi a Piscina Rey in seguito a sentenze penali passate in giudicato (2001). E giunsero in questi ultimi anni anche i dovuti atti di recupero di centinaia di ettari al demanio civico di Muravera. Vogliamo forse dimenticarlo ? Oggi lamministrazione comunale di Muravera, guidata dal sindaco Salvatore Piu cerca porre un freno alledificazione sulla collina di Costa Rey, anche se si tratta di cantieri regolarmente autorizzati. Tardi, ma un segnale positivo.



E le medesime vicende si sono viste a Cabras, a Narbola, a Gonnesa, a Fluminimaggiore, a Baunei. Ed in tanti altri paesi della Sardegna. Per certi versi anche molto peggio a Lula. Vogliamo dimenticare tutto questo e premiare chi non ha rispettato la legge ? I diritti di uso civico sono imprescrittibili, non soggetti ad usucapione e inalienabili. Il rimedio appare peggiore del male: quante occupazioni illegittime o, peggio, illecite e violente saranno cos sanate, soprattutto nelle "zone del malessere" ?



Chiediamo e ci auguriamo un ripensamento della Giunta e del Legislatore regionale, aiutato, se del caso, da un ricorso alla Corte costituzionale da parte del Governo. Noi, nel nostro piccolo, faremo la nostra parte.



p. Gruppo dIntervento Giuridico e Amici della Terra



Stefano Deliperi



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