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ALLARME PER UN GIARDINO DIFFUSO: IL PAESAGGIO DEL SALENTO
05-03-2007
Vincenzo cazzato

On.le Francesco Rutelli
Ministro per i beni e le attivit culturali
via del Collegio Romano 27 - 00165 Roma

On.le Nichi Vendola
Presidente della Regione Puglia
via Capruzzi 212 - 70124 Bari

On.le Giovanni Pellegrino
Presidente della Provincia di Lecce
Palazzo dei Celestini
73100 Lecce

Prof. Giuseppe Proietti
Segretario generale - Area beni culturali e paesaggistici
via di San Michele 22 - 00153 Roma

Prof. Roberto Cecchi
Direttore generale per i beni architettonici e paesaggistici
via di San Michele 22 - 00153 Roma

Arch. Ruggero Martines
Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici
strada Dottula 4 - isolato 49 - 70122 Bari

Ing. Attilio Maurano
Soprintendente per i Beni Architettonici, per il Paesaggio
e per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico
delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto
via N. Foscarini 2 B - 73100 Lecce

Prof. Angela Barbanente
Regione Puglia - Assessore assetto del territorio
via delle Magnolie Z.I., ex ENAIP - 70026 Modugno-Bari

Prof. Salvatore Settis
Vicepresidente del Consiglio Superiore per i beni culturali
via del Collegio Romano 27 - 00165 Roma

Prof. Giovanni Carbonara
Presidente del Comitato tecnico-scientifico
per i beni architettonici e paesaggistici
via del Collegio Romano 27 - 00165 Roma

Prof. Marcello Fagiolo
Presidente del Comitato nazionale per lo studio e la conservazione
dei giardini storici - Ministero per i beni e le attivit culturali
via di San Michele 22 - 00153 Roma



ALLARME PER UN GIARDINO DIFFUSO: IL PAESAGGIO DEL SALENTO

Qualcuno potr dire che il Salento non la Val dOrcia, che il suo paesaggio, ricco di testimonianze storiche diffuse sullintero territorio, non ancora fra i siti inclusi dallUnesco nella lista del Patrimonio Mondiale dellUmanit; che la denuncia di un cittadino che ha a cuore la sorte di questi luoghi non ha lo stesso peso mediatico di quella del professor Asor Rosa e non potr mai essere ospitata sulle prime pagine di Repubblica creando un caso nazionale (e internazionale).
Ma qualcosa bisogna pur fare per lamore nei confronti di una terra che i viaggiatori del Sette e dellOttocento non esitavano a definire un giardino continuo. Dal terrazzo della masseria di Leucaspide, fra Taranto e Massafra, dimora di Sir James Lacaita (lItalian englishman, il gentleman farmer, il pugliese alla corte dInghilterra), Janet Ross alla fine dellOttocento ci fa comprendere quanto sia difficile circoscrivere nel Salento i confini del giardino, in quanto la realt oltre il giardino pur sempre un giardino. Un giardino allinterno del quale trovano posto in una storia infinita una serie di sistemi policentrici nati in questa straordinaria parte della penisola nel corso dei secoli, collegati fra loro da una fitta rete di relazioni che connettono centri urbani, coste, campagne in un unico e singolare sistema paesaggistico: dai menhir ai dolmen, dalle torri costiere alle masserie, dai casini alle ville (quelle cinquecentesche e quelle delleclettismo) con i loro spazi annessi e gli arredi costituiti da portali, pozzi, viali colonnati, etc.
Il Salento non nella Lista del Patrimonio Mondiale, tuttavia si sta lavorando in questa direzione perch ne faccia parte, cercando di individuare centri urbani, siti archeologici, paesaggi significativi non stravolti da presenze incongrue.
Ma esistono davvero questi paesaggi? Si pu ancora parlare di un paesaggio salentino? Un paesaggio che non sia stato violentato dallazione speculativa, un paesaggio segnato dalla presenza di muri a secco e di antiche carrarecce, di menhir e di dolmen, di trulli e di pajare, di torri e di masserie, di aie e dei segni della centuriatio romana?
Lurbanizzazione selvaggia lungo la fascia costiera ha ormai quasi chiuso il suo ciclo proponendoci di tutto. Restano pochi brandelli di terra non edificati, ma per quanto tempo ancora? Quale sul versante jonico il futuro della zona del Pizzo vicino Gallipoli, o del tratto di costa fra marina di Pescoluse e Torre Pali, o fra Torre Pali e Lido Marini?
Dalla costa il fronte speculativo sta pericolosamente avanzando verso linterno. Se finora sono state le torri costiere i punti di aggregazione dellurbanizzazione, ora lo stanno diventando le costruzioni rurali, le masserie. Si potrebbe individuare un ampio campionario di scempi compiuti dal momento in cui le masserie da strutture produttive sono state trasformate - spesso con contributi regionali - in strutture di ricezione turistica, con laggiunta di corpi in finto rustico, di piscine, di zone con prato allinglese; sottraendo da altre costruzioni allo stato di rudere elementi di arredo, persino pietre e tufi che hanno il pregio di possedere la patina del tempo.
I furti di pietre fanno pendant con i furti di alberi di olivo secolari che, nonostante tutto, continuano ancora a prendere la strada che li porta a nord, arredando i giardini delle ville della Brianza o lungo le rive del Brenta.
Quelle del Salento sono pietre che parlano, testimonianze di rapporti remoti tra luomo e la natura: menhir, dolmen, tumuli di specchie, pietre sovrapposte con perizia secolare per dar vita a una miriade di piccole costruzioni o di muretti. In questa regione affamata di terra (al punto da costringere il contadino a guadagnarsi a fatica piccoli brandelli da coltivare) la pietra si trasformava un tempo da ostacolo in materiale da costruzione, amalgamandosi con la natura. Scriveva il Bertaux: Il lavoro stesso fatto dagli uomini per liberare la terra vegetale e luso dei frammenti calcarei, tolti uno ad uno dal campo, ha per effetto non di far scomparire le pietre, ma di renderle pi visibili, e da pi lontano: ammucchiandole, sembra che le si moltiplichi.
Si leggono di frequente sulla stampa locale, soprattutto nel periodo estivo (e non casuale), numerosi servizi che, in omaggio ai villeggianti che numerosi - ma ancora per quanto? - frequentano questi luoghi, propongono itinerari alla scoperta delle bellezze di un Salento divenuto di gran moda allinsegna della pizzica e della taranta. Si sente parlare in termini entusiastici del sole, del mare, del vento: una formula che, nella versione dialettale - Salentu: lu sule, lu mare, lu vientu - ha fatto il giro dellItalia, sulle magliette e sugli adesivi da apporre sulle auto.
vero, il Salento questo: sole, mare, vento (il vento della Japigia, che spazza le nubi e di cui parlano le cronache del Cinquecento). Doni della natura che la mano distruttrice delluomo non riuscita ancora a distruggere. E il paesaggio con le sue peculiarit e le sue bellezze? I fotografi ai quali sono affidati reportages per libri strenna e per dpliant turistici compiono ormai miracoli per inquadrare porzioni di territorio ancora integre; e quando non si riesce a conseguire il risultato, si fa ricorso al ritocco con photoshop.
Binomi come quello cultura-svago, che in questa regione potevano costituire un volano per un turismo diverso, sono destinati gi da ora (e, ancor di pi, col tempo) a fallire per la distruzione dellelemento che ne costituisce in un certo senso il collante: il paesaggio.
Immergendosi nelle acque cristalline dello Jonio, capita di tenere gli occhi aperti nuotando verso il largo; ma il ritorno a riva con gli occhi chiusi, per non vedere case costruite sulla sabbia, complessi turistici realizzati in gran fretta per scoraggiare eventuali denunce e che gi sanno di vecchio, chiese monumentali e costosissime a forma di prora di nave - quale originalit! - edificate senza alcun motivo (in estate le messe si celebrano allaperto).
In alcuni siti web di queste localit balneari non manca il richiamo al numero di vele assegnate da questa o da quella goletta, senza considerare che paradossalmente sono proprio simili graduatorie - redatte spesso sulla base di parametri parziali - a favorire nuove speculazioni, a far crescere il valore dei suoli. Come accaduto in Val dOrcia, dove le lottizzazioni vengono pubblicizzate nel nome dellUnesco.
Perch mai in questa regione non si ha il coraggio di proporre un viaggio attraverso gli scempi - e sono tanti - perpetrati ai danni del territorio e dei cittadini, che saranno i primi a pagare il prezzo di una politica che finir col giovare solo a poche persone, disinvolte e spregiudicate? Gli edifici di Punta Perotti si possono abbattere in pochi secondi, il degrado diffuso no.
La casistica degli orrori potrebbe essere assai ampia: dalle cave utilizzate come discariche abusive, ai villaggi turistici a due piani costruiti su siti archeologici, dai progetti di lottizzazione lungo la costa (da quelli realizzati e in fase di realizzazione, a quelli gi depositati in regione) alla distruzione delle costruzioni rurali e dei muri a secco. Si potrebbe allestire un dossier sugli interventi sciagurati di cui sono vittime le pajare - dalla distruzione totale alle varie forme di recupero - o sui restauri dei muri a secco: dalla sostituzione con muretti in blocchi di cemento, alla sovrapposizione di reti mimetiche in plastica. A proposito dei muri a secco, i contributi regionali per la ricostruzione e il restauro vengono concessi solo se c un impegno a non fare uso di cemento per almeno cinque anni. E dopo?
Viene da chiedersi quale amministratore sa che esiste una Convenzione Europea del Paesaggio. Probabilmente nessuno, e comunque nessuno interessato a conoscerne i contenuti. I sindaci sono spesso architetti, ingegneri, geometri. Con le dovute eccezioni, queste qualifiche non costituiscono una garanzia ai fini della tutela del paesaggio. Se infatti in alcuni casi la padronanza di certi meccanismi, derivante dallesercizio della professione, viene posta al servizio del cittadino, in altri queste stesse conoscenze servono soltanto a perseguire propri interessi.
Una volta lamministratore di un piccolo paese ebbe a dire che il territorio comunale troppo vasto per poter esercitare un controllo capillare. Ma il Salento una realt costituita da paesi che, soprattutto verso il Capo di Santa Maria di Leuca, si succedono senza soluzione di continuit, a poche centinaia o decine di metri di distanza luno dallaltro. E poi, nellera della comunicazione, non forse consentito prendere visione degli scempi in tempo reale, rimanendo seduti davanti alla propria scrivania e collegandosi a uno dei siti che fotografano il pianeta dallalto?
Certo, le immagini satellitari documentano scempi ormai perpetrati, mentre ci sono anche quelli in procinto di essere compiuti. Visionando, presso lAgenzia del Territorio (lex Ufficio tecnico erariale), un foglio di mappa aggiornato relativo a un contesto rurale, ci si pu rendere conto di quanti terreni siano stati recentissimamente frazionati in particelle di piccole dimensioni: un processo che sta subendo unaccelerazione a dir poco preoccupante e che corrisponde a vere e proprie lottizzazioni di fatto.
I meccanismi sono fra i pi perversi. Accade, anche con la complicit di tecnici comunali, che si vendano e si acquistino terreni agricoli con allinterno un edificio allo stato di rudere (trullo, pajara, liama, un antico recinto per ovini), frazionando loriginaria superficie di pertinenza senza neppure garantire il lotto minimo previsto dalla legge (e al di sotto del quale possibile frazionare solo tra padre e figlio).
Accade anche che chi vuole edificare in zona agricola e non possiede i requisiti di bracciante o di coltivatore diretto (dimostrando che almeno i 2/3 del reddito derivano dalla conduzione del fondo sul quale si chiede di costruire), per poter usufruire di agevolazioni, si accordi - mediante sottoscrizione di atti privati e dietro lauti compensi - con alcuni agricoltori, che vengono fatti figurare come affittuari o addirittura come proprietari.
Un meccanismo assurdo consente poi di accorpare in un unico lotto terreni dello stesso proprietario, anche distanti fra loro, purch nello stesso Comune, al fine di sfruttare al massimo lindice di cubatura consentito. In assenza di controlli, le nuove costruzioni non rispettano i caratteri tipologici di unabitazione colonica o rurale.
La Regione certamente ha avviato una serie di iniziative. recente, ad esempio, una delibera della Giunta per una carta dei beni culturali della Puglia. Siamo tutti daccordo che per tutelare bisogna in primo luogo conoscere, ma c chi vede con favore che si percorra la sola strada della conoscenza, rinviando a data da destinarsi di percorrere quella degli interventi concreti di tutela. Serve insomma una politica pi coraggiosa, che arresti un finto sviluppo destinato a privare nel giro di pochi anni il paesaggio salentino della propria identit.
Cosa c da sperare? Che, come accaduto con gli inglesi fra Otto e Novecento in Toscana, gli stranieri, pi sensibili ai problemi del paesaggio, ne acquistino porzioni sempre pi ampie come accaduto di recente nei pressi del canale del Fano, nel Basso Salento? Un Salentoshire dopo il Chiantishire? Pu darsi. Ma sarebbe davvero triste se gli abitanti di questo estremo lembo dItalia non si rendessero protagonisti in prima persona di una ribellione culturale in difesa della loro terra, che la terra del sudore dei loro padri che con grande fatica lhanno coltivata trasformandola in un giardino; anche quando le pietre avevano il sopravvento sulla terra. Ma i primi giardini - scrive Pierre Grimal - non sono forse sorti nel mezzo di un deserto?

VINCENZO CAZZATO
Comitato nazionale per lo studio e la conservazione dei giardini storici
Universit del Salento, Lecce - Facolt di Beni Culturali


























Vincenzo Cazzato
Professore ordinario di Storia dellArchitettura, Arte dei Giardini e Architettura del Paesaggio
presso lUniversit del Salento, Lecce - Facolt di Beni Culturali
via Felice Anerio 29 00199 Roma 06-86212304 339-2773248 vinceca@tiscali.it



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