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Dismissione del patrimonio immobiliare pubblico
14-11-2003
a cura di Rita Borioni e Alessandra Untolini

innanzi tutto necessario svelare il meccanismo innestato del Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269.

Al Titolo II "Correzione dell'andamento dei conti pubblici", Capo I "Disposizioni in materia di cessione e regolarizzazione di immobili", l'articolo 27, detta norme sulla "Verifica dell'interesse culturale del patrimonio immobiliare pubblico".
La questione si pone in relazione alla necessit di discernere i beni pubblici demaniali o appartenenti al patrimonio indisponibile che presentano un reale interesse culturale (che esso sia un interesse artistico, storico, archeologico etc.), da tutti quei beni (essenzialmente si tratta di beni immobili) che tale interesse non lo rivestono. La ragione per la quale si deve operare questa ripartizione essenzialmente (per questo Governo), la necessit di vendere (o svendere) parte o tutto questo patrimonio immobiliare.

Intanto descriviamo il meccanismo:

alla luce della necessit di verificare l'interesse culturale dei beni mobili e immobili, viene affidato questo compito alle soprintendenze che lo eseguono d'ufficio o su richiesta.

al termine del processo di verifica processo i beni si divideranno in due categorie:

a. le cose sottoposte a verifica rispetto alle quali non stato riscontrato interesse culturale e che, quindi, vengono sdemanializzate e diventano liberamente alienabili;

b. le cose che, rivestendo interesse culturale, sono definitivamente sottoposte al regime di tutela previsto dal Testo Unico.

Il comma 7 stabilisce che le disposizioni suddette si applichino anche qualora i soggetti detentori o possessori delle cose mutino natura giuridica. Poich improbabile che Stato, Regioni ed Enti locali possano mutare natura giuridica, presumibile che la disposizione faccia riferimento al possibile cambiamento futuro della natura giuridica di quei soggetti privati senza scopo di lucro (che ai sensi del TU - articolo 5 comma 1 - sono assimilati alla P.A.)o di quegli enti pubblici che stanno procedendo o procederanno alla privatizzazione.

I commi 8 e 9 descrivono i procedimenti di verifica. Dopo che il Ministero, di concerto con l'Agenzia del Demanio, avr, entro trenta giorni dall'entrata in vigore del decreto legge (quindi entro il 3 novembre p.v.), stabilito i criteri per la predisposizione degli elenchi e le modalit di redazione delle schede descrittive, la stessa Agenzia del demanio invier - entro i trenta giorni successivi all'emanazione del decreto di cui sopra - alle soprintendenze regionali gli elenchi dei beni di propriet dello Stato o del demanio statale per i quali richiesta la verifica.
Le soprintendenze di settore dovranno istruire le pratiche e dare parere alla soprintendenza regionale entro il termine perentorio di trenta giorni e la soprintendenza regionale dichiarer a questo punto - entro 60 giorni dal ricevimento delle schede da parte dell'Agenzia del demanio - concluso il procedimento di verifica dell'interesse culturale dandone comunicazione all'agenzia richiedente.

Per quanto riguarda il demanio degli enti locali ed i beni di propriet di altri enti ed istituzioni pubbliche la verifica non compiuta d'ufficio ma - presumibilmente - solo su richiesta degli enti interessati. In caso di richiesta il procedimento il medesimo che per i beni statali.

Ai sensi dell'ultimo comma, una volta sdemanializzati, per i beni culturali prevista la deroga dalle norme sull'alienazione definite dal TU.

Punti critici

Al comma 1 si stabilisce che sono sottoposte a verifica sia le cose mobili che le cose immobili: dunque non solo gli edifici o i siti culturali, ma anche le collezioni o serie di oggetti come definite dall'articolo 2, comma 1 lettera c) del TU, nonch quelle indicate al comma 2 del medesimo TU (quindi archivi, biblioteche, etc.). Secondo l'articolo 21 comma 3 del medesimo TU tuttavia " le collezioni non possono, per qualsiasi titolo, essere smembrate senza l'autorizzazione prescritta al comma 1" e cio senza l'autorizzazione del Ministero per i beni e le attivit culturali.
L'articolo si apre, perci, facendo rientrare tra i beni soggetti a verifica anche i beni mobili i quali poi scompaiono dalle disposizioni dei commi successivi. Peraltro, se vero che i beni immobili entrano a far parte del demanio storico artistico automaticamente dopo il cinquantesimo anno dalla loro creazione, non vale lo stesso principio per i beni mobili. Di fatto un oggetto appartenente al patrimonio indisponibile dello Stato o di altri enti pubblici etc. non entra automaticamente a far parte del patrimonio storico artistico dopo 50 anni dalla sua creazione o produzione. Esso ne entra a far parte solo se un pezzo di una collezione o di una serie di oggetti. Dunque non entrer a fare parte del patrimonio storico artistico una scrivania o una sedia. a meno che essa sia parte di una collezione di oggetti. Si verifica in quel caso una espressione di volont da parte di un soggetto che decide di istituire una collezione.
L'inclusione dei beni mobili in questo articolo assolutamente impropria a meno che l'intenzione sia di smembrare parti di collezioni museali o di vendere opere conservate nei depositi dei musei.

I decreti che il ministro deve predisporre entro trenta giorni dall'emanazione del decreto legge si riferiscono esclusivamente alle modalit di redazione degli elenchi e delle schede descrittive dei beni, ma nulla esplicitamente dichiarato sui principi che dovranno essere assunti per la redazione degli elenchi.
Nulla esplicitato circa il valore del parere espresso dalle soprintendenze di settore. Nulla espresso circa la possibilit di disaccordo tra soprintendenza competente per materia e soprintendenza regionale. Entrambe sono portatrici di competenze tecnico scientifiche che, tuttavia, possono divergere nella valutazione (che pu essere solo valutazione meramente tecnico scientifica e quindi discrezionale) della sussistenza del valore culturale. Il rischio in mancanza di una pi chiara definizione che valgano i criteri e le modalit definite dal decreto del Ministero.
Ulteriore elemento di contraddizione riguarda il comma 12 dove si prevede che per gli immobili di appartenenza delle Regioni e degli Enti locali la verifica dell'interesse culturale avviata solo su richiesta di questi soggetti che stilano schede descrittive dei singolo immobili. Nulla spiegato sui criteri che Regioni e Enti locali debbano assumere per la compilazione delle schede descrittive degli immobili. Il rischio, concreto, che le soprintendenze regionali e quelle di settore si trovino a dover valutare beni descritti con decine, se non centinaia, di criteri diversi (considerato quanti sono i comuni di una regione e quanti i beni di pertinenza di ciascun comune).

Punto assai scottante e centrale quello dei tempi concessi alle soprintendenze di settore per procedere all'istruttoria su ciascun bene ed esprimere il parere. Si parla di termine perentorio di 30 giorni dalla richiesta proveniente dalla soprintendenza regionale.

nota la condizione di drammatica sofferenza organica delle soprintendenze e, in particolar modo, della mancanza di personale con adeguate qualifiche tecnico scientifiche. Le soprintendenze, allo stato attuale, riescono con enormi difficolt a sbrigare l'ordinaria amministrazione. La mole di lavoro che questo provvedimento far ricadere sulle soprintendenze di settore assolutamente incompatibile con i tempi richiesti.
Quel che pi preoccupante che nulla esplicitato circa la possibilit (assai concreta) che le soprintendenze non siano in grado di dare il loro parere entro il termine perentorio di 30 giorni. Se si dovesse applicare il principio del silenzio assenso si rischia di rendere sdemanializzabili e, dunque, alienabili beni che altrimenti dovrebbero rimanere sotto l'ombrello della tutela statali. Se questo gravissimo per i beni immobili, sarebbe devastante per i beni mobili, che una volta sdemanializzati e venduti al miglior offerente, possono essere dispersi, senza possibilit di ulteriori interventi, ed essere sottratti al pubblico godimento e alla trasmissione alle future generazioni.

Lo scenario appena descritto si pu verificare per tutti i beni che appartengono alle Regioni, agli Enti locali e agli atri enti e istituti pubblici, per i quali l'avvio del processo di verifica dell'interesse culturale compiuto solo su domanda dei soggetti possessori o detentori dei beni. Nulla si sa di cosa accada se questi soggetti non procedono a richiedere la verifica.
I beni saranno comunque sdemanialiazzati d'ufficio a causa della mancata verifica dell'interesse culturale?

Il combinato disposto tra lo scenario appena descritto e quanto stabilito dai commi 15 e 17 dell'art 3 della legge 410/2001 che stabiliscono che il Ministero dell'economia e delle finanze, attraverso conferenze di servizi e accordi di programma, procede alla valorizzazione degli immobili (dove per valorizzazione si intende il ricavato dalla loro vendita) e che una quota variabile tra il 5 e il 15 per cento del ricavato dalle vendite torni agli "enti territoriali interessati" dal procedimento di valorizzazione. I trasferimenti di propriet degli immobili e la successiva rivendita degli stessi non sono soggetti alle procedure di autorizzazione di cui al TU: questo fa si che tutte le cose sdemanializzate sono da ritenersi liberamente alienabili e che i particolarismi o il fabbisogno finanziario degli enti territoriali possa determinare le condizioni di una colpevole sottrazione di informazioni da parte degli enti territoriali stessi.

Altro punto dolente riguarda la trasformazione in SPA della Cassa depositi e prestiti. Infatti essa, secondo quanto stabilito dalla legge 112/2002, art. 8, autorizzata a costituire, anche con atto unilaterale, una societ finanziaria per azioni denominata "Infrastrutture SPA", la quale Infrastrutture dello Stato SPA la societ destinataria dei beni provenienti dalla Patrimonio dello Stato SPA (beni tra i quali vi sono anche quelli culturali a norma dell'art. 7 della medesima legge).
I beni, dunque, sarebbero trasferiti al patrimonio e alla propriet di una societ di diritto privato a tutti gli effetti.
Si deve tener conto del fatto che l'inserimento di questo articolo - che parte del codice dei beni culturali ancora non licenziato ed oggetto di trattative tra Stato e Regioni nonch di studio da parte di esperti (Settis) - una palese inadempienza alle normali e auspicabili modalit di contrattazione tra i diversi organi della Repubblica.
Non dimentichiamo, inoltre, che trattandosi di un decreto legge esso in vigore dal 3 ottobre scorso, e che, quindi, tra poco pi di due mesi si rovesceranno sulle soprintendenze gli effetti di questo provvedimento.

(Bozza provvisoria - 16 ottobre 2003)

http://www.deputatids.it/documenti/ManovraBilancio/Scheda7.htm


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