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Difesa di Montefortino
21-03-2007
Andrea Recchi

Il nome di Montefortino conosciuto a livello internazionale in tutto il mondo archeologico perch c' un elmo, detto appunto elmo tipo Montefortino, che fu ritrovato in questo paesino durante l'aratura di un appezzamento agricolo.
La sua storia molto antica e risale al tempo dei Galli Senoni, che si erano stabiliti fra questi colli dell' Appennino Marchigiano e dei quali stata trovata una necropoli e una fonte sacra. Dell'intero territorio gallico Montefortino era probabilmente il baluardo celtico pi meridionale, al confine con gli Etruschi e i Piceni.

L'intervento umano sempre stato rispettoso dell'ambiente ma in tempi recenti la Provincia di Ancona ha inserito la zona nel nel PPAE (piano provinciale attivit estrattive) approvando un piano di sfruttamento intensivo di una risorsa locale: la pietra delle montagne circostanti, una particolare pietra chiamata scaglia bianca e rossa.
Secondo questo piano di sfruttamento, il territorio del Monte Sant'Angelo (a ridosso della necropoli) stato dichiarato bacino estrattivo e se non si far qualcosa per impedirne lo scempio, in brevissimo tempo questo magnifico territorio diventer una cava all'aperto, l'ambiente naturale verr distrutto e con esso verranno distrutte la tranquillit dei suoi abitanti e una memoria storica che ancora attende di essere conosciuta e riconosciuta.


Che ne sar quando centinaia di camion percorreranno le stradine di Montefortino, quando scavatori e ruspe bucheranno a destra e manca, in un'area cos poco esplorata archeologicamente?


Cerchiamo qualche amico disposto a combattere questa piccola grande battaglia, esiste on line una petizione che se portata avanti e pubblicizzata da ognuno potrebbe salvare il sito http://www.trigallia.com/montefortino/petizione.asp

e una alleanza tra chi vuole rivalutare il sito si sta formando (chi interessato puo mandare una e-mail)


Andrea Recchi






Gli scavi della necropoli di Montefortino
La necropoli di Montefortino di Arcevia (AN), pur con le limitazioni dovute alle modalit di scavo e di documentazione, costituisce a tutt'oggi il pi cospicuo complesso rappresentativo della presenza celtica nelle Marche, uno dei maggiori dell'Italia centro-settentrionale. Situata in zona Pianetti, essa fu oggetto di indagine da parte di E. Brizio, direttore del Museo di Bologna e Commissario per gli scavi in Emilia Romagna e nelle Marche, tra il 1894 e il 1899. I primi rinvenimenti si ebbero in propriet Giampieri/Carletti gi nel 1892, mentre l'esplorazione "regolare" prosegu, poi, anche negli attigui poderi Marcellini e Anselmi. Lo scavo si svolse con metodologia alquanto approssimativa e molti reperti furono comunque asportati dai proprietari dei terreni, non esistendo ancora all'epoca, peraltro, chiare normative di tutela. Furono comunque recuperate almeno 47 sepolture a fossa per lo pi di grandi dimensioni e di forma rettangolare, spesso con cassa lignea. Nei casi in cui era presente la cassa lignea, questa conteneva il solo inumato con pochi oggetti, mentre la gran parte del corredo funerario era disposto all'esterno, sul fondo della fossa. I materiali provenienti dagli scavi "regolari" entrarono subito a far parte delle collezioni del Museo Nazionale di Ancona mentre altri confluirono in esso successivamente per acquisto dalle raccolte private. Le tombe, in numero pressoch uguali tra maschili e femminili, presentano corredi che mostrano, accanto a componenti culturali centro-europee, una immediata e forte assimilazione nella Koin ellenistica italica, nelle sue ideologie e modi di vita: i corredi maschili sono quasi sempre caratterizzati da armi offensive e difensive (lance, spade, elmi "tipo Montefortino" ecc.), mentre quelli femminili da ornamenti talora preziosi in oro, argento e vetro. Questi ultimi sono sia di tipologia celtica che d'importazione, come per altro molti dei restanti oggetti (ceramiche e bronzi), chiaramente riferibili, per la stragrande maggioranza, ad ambito etrusco, nonch magno-greco e forse anche greco proprio. Particolarmente significativa la presenza, apparentemente ubiquitaria sia nei corredi maschili che femminili, degli apparati da banchetto e simposio, come coltelli e spiedi in ferro, calderoni, teglie, colini, brocche e situle in bronzo, nonch vasellame da mensa in ceramica di vario tipo. La necropoli copre un arco di tempo tra la met circa del IV secolo a.C. e i primi decenni del III.

testo a cura del Museo Archeologico di Arcevia

http://www.trigallia.com/montefortino/petizione.asp


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