LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Val di Noto. Viaggio nella memoria sulla Cattedrale di Noto
21-03-2007
Ercole Noto

Il mio amico Biagio Iacono, parlando della ricostruita cattedrale di Noto, prossima alla riapertura, dice: dovera, non comera. Su quel monumento in stile barocco tristemente crollato il 13 marzo 1996 per incuria degli uomini, molto si scritto in questo ultimo periodo, tanto da suscitare interesse e curiosit fra la gente e - mi dicono - ha incrementato la presenza dei visitatori a Noto. Questo un segnale positivo specie per dare ossigeno a una economia asfittica. La chiesa, edificata per volont del popolo e consacrata al culto di san Nicol - un santo ecumenico, ponte fra Oriente e Occidente fu successivamente dedicata a san Corrado, il patrono a cui i netini sono particolarmente fedeli. Un nobile piacentino, che seguendo lesempio di Francesco da Assisi si fece frate e attraversando lItalia giunse a Noto - [quella, per intenderci, che sorgeva sullaltopiano dellAlveria e che fu distrutta dal terremoto del 1693] ove si ritir per vivere e pregare in romitaggio. Lattuale Noto fu ricostruita pi a valle, sul pendio nel feudo del Meti, in prossimit del mare, sotto la direzione del governo del vicer di Sicilia, il duca di Uzeda, che cerc di organizzare unamministrazione centrale per affrontare i disastri del terremoto. Egli nomin due giunte speciali (o consigli) per dirigere le operazioni di soccorso, decidere la politica monetaria e interpretare i dispacci degli ufficiali operanti nelle diverse citt distrutte. Una delle giunte, composta da nobili di alto lignaggio, si occupava dei problemi civili. Laltra, composta dai prelati aristocratici, si interessava di questioni ecclesiastiche. Il vicer ordin che le giunte si incontrassero ogni marted e gioved a Palermo, fino a che i problemi causati dal terremoto non fossero stati risolti. Allinizio, a dividere il potere con le giunte nellemergenza, cerano anche due vicari generali, scelti dal vicer Uzeda per gestire lemergenza nelle province amministrative della Sicilia (Val di Noto e Val Demone) le cui citt erano state rase al suolo dal sisma. Giuseppe Lanza, duca di Camastra, come vicario generale della Val Demone e il principe di Aragona, come vicario generale del Val di Noto. Un attacco di gotta costrinse tuttavia il principe a di mettersi, cosicch il vicer assegn anche questo incarico al duca di Camastra, che, acquisiti cos tutti i poteri assoluti, assunse un ruolo fondamentale nella ricostruzione delle citt siciliane e divenne la pi importante personalit nel determinare il futuro di Noto (Stephen Tobriner). Nellarchitettura della citt Capovalle evidente unarmonica fusione di stili, e sebbene predomini lo stile barocco, non mancano motivi classici. Gli architetti presero lidea del rococ ma la classicizzarono, aggiungendo alle forme sensuali delicatamente curvate a S un equilibrio pi magniloquente. La pietra, un calcarenite locale che assume col tempo un colore mielato, esalta poi una decorazione vistosa, molto ricercata, che ben si adatta a una facciata originariamente semplice, soffusa da una luce tenue e continua. Cos nel palazzo appartenuto al principe di Villadorata, Corrado Nicolaci, che in un incontro con lui avuto per parlare del restauro delle mensole dei balconi, mi diceva che la decorazione, diversa per ogni balcone, fu scalpellata dai maestri scalpellini del Settecento direttamente in opera e non nel cantiere preparatorio: cavalli che si impennano, figure fantastiche che avanzano fruttuanti, leoni accigliati dalle forme bizzarre che contrastano con le linee del portale austero ripreso direttamente dalla Regola dei Cinque Ordini dArchitettura del Vignola, e che spiegano in parte la singolare qualit dellarchitettura di Noto: due stili diversi adattati ad uno stesso edificio. Ma torniamo alla cattedrale. Nessuna penna per quanto puntuta potr mai descrivere le emozioni, i ricordi, le sensazioni che riemergono in chi come me ha avuto la possibilit di vivere quelledificio in giovane et, conoscerne ogni segreto anfratto, pertugio o feritoia, da cui io e il nipote del parroco potevamo affacciarci e vedere ad esempio le centine dellestradosso della volta incannucciata a gesso della sottostante navata maggiore; accedere per una stretta apertura ai cupolini delle navate laterali, e da l raggiungere la torre dellorologio, a destra della facciata (rimasta miracolosamente in elevazione), per seguire il moto degli ingranaggi, oppure, per il tetto della navata sinistra, la cella campanaria. Dalla canonica, passando per altri ambienti ricordo appoggiati alle pareti i quadri con i ritratti dei prelati illustri, o le formelle in gesso della decorazione della porta bronzea dello scultore Giuseppe Pirrone si poteva salire sul terrazzo della navata centrale edificato negli an ni Cinquanta su solaio in calcestruzzo (la sostituzione della copertura originaria appesant sicuramente la costruzione) per ammirare il paesaggio e focalizzare lo sguardo verso quei luoghi dai toponimi familiari: la Timpo suli (cima tondeggiante, con pareti a picco, illuminata dai raggi del primo sole); la Serro vientu (catena montuosa degli Iblei solcata dal vento); la marina, nel golfo omonimo, dal luccichio del mare; oppure la Zisula, territorio dinteresse ora dei petrolieri della Panther Resourch Corporation per lo sfruttamento del sottosuolo e di cui si parla spesso anche sulle pagine di codesto sito web. E stato emozionante per me poter seguire nellestate del 1996, dal terrazzo del vicino Seminario, le fasi del recupero a mezzo gru dellArca dargento che custodisce il corpo di san Corrado, rimasta imprigionata nella cappella ostruita dallammasso delle macerie del transetto crollato; vedere riemergere lUrna impreziosita di bassorilievi e disegni cesellati, il pezzo di maggior pregio della cattedrale, e guardarla sospesa in aria con i suoi 400 Kg. mi ha procurato, sono sincero, una certa apprensione; poi finalmente a terra portata in processione nella vicina chiesa di san Carlo al Corso che in questi lunghi anni di restauro ha supplito al duomo per le celebrazioni delle funzioni liturgiche. Ravenna e Noto, le due citt darte che per motivi diversi hanno segnato il percorso di vita dello scrivente, riconosciute dallUnesco Patrimonio dellumanit e inserite nella World Heritage List, sono accomunate, quasi per una sorta di ironica attrazione, anche in ununica facciata di pagina (su ciascuna dei due lati del foglio) sul numero di marzo de Il Giornale dellArte. Su Noto un ampio servizio anticipa la riapertura della Cattedrale dopo la ricostruzione migliorativa della cupola e delle due navate che, secondo gli esperti che ne hanno studiato la dinamica del cedimento, croll per ingenuit costruttiva. Una ipotesi che mi lascia perplesso, visto che tutti gli altri edifici ricostruiti dopo il terremoto del 1693 hanno, se pur malconci, resistito ai danni del tempo; lemergenza del dopo sima e lansia della ricostruzione avrebbero potuto incidere sulla buona fattura dei manufatti edili, forse eseguiti non perfettamente a regola darte, ma dubito che croll per ingenuit costruttiva considerata la ricercatezza di quel giardino di pietra di cui hanno lasciato testimonianza scrittori di fama, come Moravia, Daniel, Simond, Cronin, e persino Brandi (e lui si che se ne intendeva!). Personalmente ritengo pi attendibile lipotesi di una serie di concause riconducibili soprattutto alla mancanza di cultura della manutenzione. La vita delle costruzioni - come dice Sergio Lagomarsino - fortemente interconnessa con la vita delluomo, quindi, paradossalmente, luso incentiva la manutenzione e nelledificio in questione, la sua specifica tipologia e il suo conseguente limitato uso, non permettevano certamente un monitoraggio costante. Non si dimentichi che la Sicilia soggetta ad alta incidenza di terremoti distruttivi. Il tremolio della terra e le scosse telluriche hanno lasciato tracce indelebili nella memoria del territorio, nella storia e nella societ. E ogni volta, nel bene e nel male, si ricostruito. Eventi infausti si accanirono contro il patrimonio architettonico anche a giugno 1780, quando croll la cupola insieme alla copertura dellabside, dopo reiterate scosse iniziate ad aprile. Il terremoto devastante dell11 gennaio 1848 caus il crollo della cupola, del presbiterio, delle cappelle di S. Corrado e del SS. Sacramento, del transetto. Il terremoto di Santa Lucia (13 dicembre 1990) avr sicuramente nociuto alla stabilit delledificio. Si aggiunga la latitanza, specie in quegli anni, degli organi preposti alla tutela e otteniamo la quadratura del cerchio. Lo stato di collasso strutturale e la mancanza di documenti certi hanno indotto i progettisti a escludere un restauro filologico, per attuare un progetto di ricostruzione nel segno della tradizione, ma con le tecniche avanguardiste del nostro tempo, come luso dei FRP (Fiber Reinforced Polymers), di cui si dir pi avanti. Al Salone del Restauro di Ferrara del 2004, nell'ambito di una conferenza sulle cause del crollo e della ricostruzione della Cattedrale di Noto, i tecnici intervenuti hanno imputato il terribile danno al collasso strutturale di un pilastro che cedendo ha trascinato nel crollo la copertura della navata centrale e gran parte della cupola. Dalle indagini eseguite successivamente al terribile evento del 96 pare che la muratura a sacco dei pilastri murari, fatta con pietrame irregolare di fiume e malta abbondante di mediocre consistenza a saturarne gli spazi, contenuta entro i conci di rivestimento della pietra di intaglio (da qui il termine ntagghiu) - , indebolita da un precedente grave quadro fessurativo, nascosto dallintonaco realizzato in occasione di successivi restauri - (il risarcimento delle lesioni unoperazione antica che si sempre fatta per evitare linfiltrazione dellacqua, causa di dissesto strutturale e degrado materico) - ha portato a sottostimare limportanza di quelle crepe che nel tempo hanno accelerato il lento ma inesorabile dissesto della muratura. A nulla sono valsi i dubbi, le provocazioni da me avanzati negli interventi in quella sede, circa il possibile indebolimento del pilastro a seguito della presenza di acqua per risalita capillare - [sotto la cattedrale cra, e forse c ancora, una vena dacqua che attingevamo dal pozzo del cortile del vicino palazzo Landolina] o infiltrazione dallalto per mancanza di manutenzione; la sentenza non cambiata: croll per ingenuit costruttiva. Tant che in corso dopera, oltre ai nuovi pilastri e alle relative fondazioni, hanno ricostruito anche quelli che non erano crollati, per adeguarli nella fattura ai precedenti. Tamponarono gli archi con martinetti idraulici tenuti costantemente in spinta controllata per evitare ogni pur minima sollecitazione negativa e tagliati i pilastri li rifecero come i precedenti. Una tecnica simile, ma con sistemi empirici suffragati dalla pratica spicciola di cantiere, venne utilizzata a Ravenna quando si alzarono le colonne degli edifici antichi invasi dallacqua, per rifare i pavimenti a una quota pi alta: la tecnica del cuci e scuci. Sempre a Ferrara, nellambito di quella stessa comunicazione (28 marzo 2004), stata evidenziata lefficacia strutturale dei Fiber Reinforced Polymers, tiranti in fibra di carbonio polimeriche a base di resine termoindurenti epossidiche, applicati con lausilio di matrice cementizia nell'intradosso ed estradosso degli archi della navata centrale, fra i pilastri della ricostruita cattedrale. Le fibre svolgono il ruolo di elementi portanti sia in termini di resistenza che di rigidezza; la matrice (cementizia) oltre a proteggere le fibre, funge da elemento di trasferimento degli sforzi tra le fibre ed, eventualmente, tra queste ultime e lelemento strutturale su cui il composito applicato. Se linnovazione tecnica dei FRP trova utilizzo nel consolidamento strutturale in campo civile, nel restauro di edifici di interesse storico e monumentale la loro bont, a causa dellimpregnazione di sostanze adesive, va suffragata alla compatibilit fisico-chimica con i materiali antichi esistenti, in particolare quando su un lato sono presenti affreschi o decorazioni (non il caso della cattedrale di Noto, dove la volta, se pur dipinta , era crollata), alla durabilit, e soprattutto, alla reversibilit degli interventi. La prova del tempo tuttavia non ha fornito ancora quelle certezze che in restauro sono elemento di garanzia. Sulla ricostruzione della cupola, che nuovamente svetta nel cielo azzurro di Noto, non si hanno al momento notizie tecniche certe (si spera presto in qualche pubblicazione specifica) - a parte qualche foto significativa come quella della posa dellultima pietra; non si sa ad esempio, ma si intuisce, se il tipo di materiale adoperato per alleggerire la struttura lo stesso della precedente ricostruzione della cupola i cui lavori furono appaltati nel 1860 e conclusi nel 1862; si tratta di conci di arenaria, una pietra porosa e pi leggera ro ntagghiu estratta da cave della zona, conosciuta come tabbia o pietra giuggiolena, per le affinit cromatiche ai semi di sesamo tostati, che affiancano i blocchi di pietra da taglio, presenti sul lato esterno del tamburo, per poi finire in elevazione il profilo della cupola rifatta e ispirata al progetto di Francesco Cassone. Rimane da definire la decorazione artistica. Una Commissione ha deciso di indire un concorso a inviti rivolto ad artisti quasi sicuramente figurativi, pi consoni allarchitettura barocca e particolarmente a quella della cattedrale, la cui decorazione andata distrutta risale agli inizi degli anni Cinquanta. Particolarmente ricordo bene due grandi dipinti del pittore Baldinelli nel presbiterio, sulle due fiancate, allinizio degli scanni del coro. Sulla parete di destra, una Resurrezione, su quella di sinistra, la Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre. Per le altre decorazioni mi servir dellaiuto della prima Guida della Citt di Noto, di (Gae)Tano Passarello, che ho avuto il privilegio di conoscere in vita. Un grande affresco dello stesso autore sul cielo del transetto. Raffigura la Vergine nel trionfo dellAssunzione. Dipinti diversi sui pennacchi del Cupolone, sul catino del presbiterio e sulla volta della navata centrale, sono stati eseguiti in numero di 2 7 dal pittore Baldinelli e di 25 dal pittore Arduino. Sono figure di Cristo, di Apostoli e di Santi. Interessanti le vetrate figurate policrome di cui ricordo in cattedrale la presenza dellesecutore tecnico per il montaggio dei singoli pezzi di vetro, inserendoli, secondo le esigenze compositive e cromatiche di un generale disegno, in listelli di piombo a doppia scanalatura, fra loro saldati da stagno, che formavano una sorta di grande reticolato di mosaico trasparente costituente la struttura della vetrata. Sul portale dellingresso principale una grande vetrata rappresenta [se non ha subito danni] il Trionfo di S. Corrado. A destra e sinistra, per tutte le finestre della navata [vi erano] vetrate raffiguranti Santi. Il tamburo della cupola [era] ricco di vetrate policrome [in parte andate perdute]. Sulla finestra corrispondente allaltare maggiore, in una vetrata [era] raffigurato il Trionfo della Croce. Il decoro interno era completato da motivi di abbellimento in s tucco, in particolar modo nelle due cappelle del transetto: a sinistra del presbiterio quella del SS. Sacramento, a destra quella dedicata a S. Corrado. Se le notizie in mio possesso sono esatte la decorazione delle due cappelle fu data a concorso e il lavoro eseguito da due decoratori-stuccatori locali, un certo Sena (di cui ho conosciuto la figlia che mi ha tramandato questa memoria storica), che a quanto pare lavor alla cappella di sinistra, e un certo Duco, che lavor alla cappella del patrono. Notizie da leggere con il beneficio del dubbio. A conclusione di questo viaggio nella memoria un ringraziamento particolare va a Roberto De Benedictis e Salvatore Tringali, progettisti e autori del volume La ricostruzione della Cattedrale di Noto, L.C.T. Edizioni, Noto 2000, senza la cui traccia fotografica non sarebbe stato possibile per me risvegliare i ricordi della memoria e scrivere su ci che ho sempre amato: la mia Noto.



news

09-11-2018
Rassegna Stampa aggiornata al giorno 09 NOVEMBRE 2018

18-09-2018
Il Ministro Bonisoli: abolire la storia dell'arte

16-09-2018
Le mozioni dell'VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale

14-09-2018
Manifesto della mostra sulle leggi razziali e il loro impatto in un liceo triestino.La censura del Comune

12-09-2018
Bando Premio Silvia Dell'orso: il 30 settembre scadono i termini per candidarsi

03-09-2018
Appello per la salvaguardia dellArchivio e del patrimonio culturale delle Acciaierie di Piombino

24-08-2018
A due anni dal terremoto in centro Italia

08-08-2018
Comitato per la Bellezza. Altro palazzone di 6 piani in piena riserva naturale del Litorale romano

24-07-2018
Da Emergenza Cultura: San Candido (BZ), uno sfregio che si poteva e doveva evitare

21-07-2018
Inchiesta de "L'Espresso" di Francesca Sironi: Il ministro Alberto Bonisoli e la scuola offshore

20-07-2018
Associazione Nazionale Archeologi. MIBAC: il titolo non è unopinione!

08-07-2018
Su Eddyburgh un intervento di Maria Pia Guermandi sull'Appia Antica

13-06-2018
Disponibile la relazione di Giuliano Volpe sull'attività del Consiglio Superiore

12-06-2018
Lettera aperta al Sig. Ministro dei Beni Culturali dott. Alberto Bonisoli: Per un futuro all'archeologia italiana

04-06-2018
Dalla rete: sul nuovo governo e sul nuovo ministro dei Beni culturali

19-05-2018
Sul contratto M5S - Lega vi segnaliamo...

17-05-2018
Cultura e Turismo: due punti della bozza Di Maio - Salvini

15-05-2018
Sulla Santa Bibiana di Bernini: intervento di Enzo Borsellino

13-05-2018
Premio Francovich 2018 per il miglior museo/parco archeologico relativo al periodo medievale

04-05-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni" abbiamo pubblicato un contributo di Franco Pedrotti sul depuratore della piana di Pescasseroli: una sconfitta del protezionismo italiano

01-05-2018
Archistorie: rassegna di films sull'architettura dell'Associazione Silvia Dell'Orso

30-04-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni", abbiamo pubblicato un contributo di Vittorio Emiliani: Appena 11 giardinieri per Villa Borghese. Ma l'erba "privata" non è meglio

26-04-2018
Roma. Il nuovo prato di piazza di Spagna non regge, il concorso ippico migra al Galoppatoio

21-04-2018
Anna Somers Cocks lascia The Art Newspaper. Intervista su "Il Giornale dell'Arte"

04-04-2018
VIII edizione del Premio Silvia Dell'Orso: il bando (scadenza 30/9/2018)

29-03-2018
Comitato per la Bellezza: A Palazzo Nardini chiedono già affitti altissimi ai negozi

25-03-2018
Lettera aperta di Archeologi Pubblico Impiego - MiBACT ai Soprintendenti ABAP

25-03-2018
A Foggia dal 5 aprile rassegna Dialoghi di Archeologia

23-03-2018
Comitato per la Bellezza e Osservatorio Roma: Tre richieste fondamentali per salvare Villa Borghese e Piazza di Siena

17-03-2018
Comunicato ANAI sul tema delle riproduzioni fotografiche libere

Archivio news