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SICILIA Satiro Danzante di Marsala al Louvre
21-03-2007
Flavia Zisa

Il Satiro Danzante di Marsala verrà esposto al Louvre per tre mesi, in occasione della grande mostra su Prassitele, insieme alla copia romana “Satiro Versante” di Palermo.
Non siamo ideologicamente contrari alla circolazione delle opere d’arte, se supportata da un valore scientifico di altissimo livello e con tutte le garanzie di preservazione e assicurazione più blindate di cui si possa disporre.
L’operazione però si presta a varie analisi e a molte critiche.
Innanzitutto, è necessaria una riflessione su questioni generali riguardanti la politica culturale in Sicilia, negli ultimi anni.
Sono anni che hanno visto la scoperta e/o il restauro di momenti artistici che hanno sconvolto positivamente la percezione mondiale sul patrimonio siciliano. Dai tempi del bellissimo Kouros di Motya, la sequenza di straordinari momenti della storia dell’arte ha vissuto proprio in Sicilia le sue pagine più esaltanti: Caravaggio, Antonello da Messina, teste di Pantelleria, Satiro, per non parlare dei numerosi riconoscimenti Unesco. Basta quindi citare solo questi esempi per avere una percezione di quali diamanti culturali gli ultimi assessori regionali abbiano avuto occasione di occuparsi. Nel frattempo, un felice risveglio della coscienza anche più popolare nei confronti dei beni culturali e del turismo di qualità, insieme al coinvolgimento attivo delle giovani generazioni di studenti universitari che hanno scelto di dedicarsi al settore, hanno definito l’immagine di una “primavera” senza precedenti in Sicilia.
Nonostante ciò, soffriamo ancora la condanna del provincialismo.
E qui torniamo al Satiro. E’ pur vero che, in occasione della mostra parigina, l’eccezionale bronzo sarebbe stato il grande assente, ma rimane da chiedersi perché in Sicilia, proprio all’indomani della presentazione al pubblico della statua restaurata e delle prime attribuzioni al grande bronzista ateniese, non sia venuto in mente di farla da noi una mostra su Prassitele. Così come la mostra su Antonello da Messina, che si è svolta alle Scuderie del Quirinale, invece che esser stati noi i patroni dell’evento a casa nostra.
A parte la grande mostra internazionale “Ta Attika”, che ha portato in Sicilia materiale da varie zone del Mediterraneo e da collezioni museali americane, è come se ci scippassero le idee, oppure che noi dormiamo mentre altri hanno la velocità, l’esperienza e le forti connections nell’arte mondiale, per organizzare eventi dall’impatto planetario, senza che neanche facciamo in tempo ad accorgercene. Poi si corre dietro a cercar di esser presenti, in qualsiasi modo, portando in valigetta le nostre cose. E’ questa una nuova forma di emigrazione siciliana?
Una politica del genere andava bene fino a due/tre di anni fa (al massimo) quando era necessario che la Sicilia continuasse ad esportare nel mondo altre immagini che non fossero mafia o donne con lo scialle. Ed è andata benissimo.
Ma adesso è tempo di allineare la nostra politica regionale in materia di beni culturali all’onore che le opere in nostro possesso impongono. I traslochi all’estero sono ormai anacronistici e spesso i nostri amministratori dimenticano che il mondo dell’arte non è un mondo lento, ma estremamente competitivo, velocissimo, persino spietato: trovarci improvvisamente come i cugini poveri incapaci di valorizzare il nostro patrimonio, ci vuol davvero poco.
La Gioconda, nella sua lunga storia collezionistica, è uscita fuori dal Louvre forse solo un paio di volte. Del resto, nessuno di noi si sognerebbe di andare, per esempio in Germania per vedere la Gioconda, in una mostra organizzata lì: il suo nome è per sempre legato al Louvre.
A differenza del museo parigino, però, noi abbiamo un valore aggiunto: le nostre opere appartengono al territorio e qualificano la complessità del sito di ritrovamento: storia, contesti e secoli di stratificazioni. Se continuiamo con questa politica, il Satiro Danzante, nel giro di un paio di trasferimenti, verrà slegato per sempre alle acque di Marsala, così come il kouros di Motya, in una eventuale (ma non peregrina) ipotesi di ulteriore viaggio non sarà più legato mentalmente all’isolotto dello Stagnone, e via dicendo.
Ogni volta quindi che strappiamo temporaneamente un pezzo d’arte al suo territorio, depriviamo intere zone di Sicilia e con esse le piccole promettenti economie locali che hanno cominciato a vivere di turismo culturale.
Non confortano quindi le parole entusiastiche dell’architetto Giuseppe Gini, Soprintendente di Trapani, che spiega come sia finalmente possibile, a Parigi, sottoporre il Satiro bronzeo alla valutazione degli esperti di tutto il mondo, e sperare in questa occasione per giungere alla sua attribuzione: avremmo preferito ascoltarlo mentre annunciava evento (e attribuzione) a Marsala. Così come non conforta neanche il francamente debole programma di “scambio” (la Supplice Barberini e la Venus Genitrix) poiché l’occasione molto più interessante ed epocale di poter discutere su Prassitele in Sicilia (disponendo, come pare, di un suo originale in casa!) è ormai irrimediabilmente perduta. Considerando inoltre la potenza dell’argomento in questione, abbiamo consumato un appuntamento irripetibile per far brillare la nostra Regione anche sul piano della circolazione e del confronto scientifico internazionale. Siamo stati battuti in velocità.

Flavia Zisa, in “Mali&Beni Culturali”, “la Domenica” pp.1-3, Siracusa 18 marzo 2007.





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