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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Ridateci Bottai!
20-01-2004
Vittorio Emiliani

Sintesi dell'intervento in occasione della conferenza-stampa
Sala Gialla del Senato 20.1.04

"Ridateci Bottai!" Due anni e mezzo per: demolire norme di tutela, "fare cassa" coi beni culturali
pubblici, devitalizzare le Soprintendenze, incoraggiare l'abusivismo, cancellare la
legge Galasso.

"La tutela prima di ogni altra cosa " dal discorso col quale il ministro
Urbani apr i lavori del Consiglio dei Beni
Culturali dopo le elezioni del 2001.

La successione dei provvedimenti negativi, o addirittura demolitorii, assunti in
soli due anni e mezzo dal governo Berlusconi a danno della tutela del patrimonio
storico-artistico, del paesaggio e dell'ambiente (assicurata dall'art. 9 della
Costituzione) impressionante:

Si comincia con la legge-obiettivo che reca la firma del ministro Lunardi e che
depotenzia in modo vistoso la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) trasferendo
per le cosiddette Grandi Opere la decisione finale al presidente del Consiglio. Su
questa legge, come su altre, i ministri Urbani e Matteoli tacciono su tutta la
linea. Le Soprintendenze sono messe fuori gioco, completamente.

Si prosegue con la creazione della Patrimonio Italia SpA, societ gemella della
Infrastrutture SpA. Quest'ultima, destinata a finanziare le Grandi Opere, dovrebbe
essere a sua volta alimentata dalla vendita o dalla cartolarizzazione di propriet
pubbliche trasferite alla Patrimonio SpA e cos privatizzate. Un percorso che viene
previsto, al fine di "fare cassa", anche per i beni culturali demaniali. Inutile
ogni protesta.

Invano il presidente della Repubblica Ciampi, custode dell'articolo 9 della
Costituzione, rivolge alcuni precisi rilievi al provvedimento.
Altri analoghi rilievi muove la Corte dei conti. Inutilmente. Questi ed altri
rilievi critici e propositivi vengono totalmente ignorati da Tremonti e dal governo
Berlusconi, nel sostanziale silenzio dei ministri competenti, in specie di Giuliano
Urbani.

I ministri Urbani e Matteoli ottengono dalla maggioranza parlamentare una delega
amplissima per riformare la legislazione vigente per le materie di loro competenza
(il Testo Unico dei Beni Culturali stato approvato da poco, nel 1999)e per
riformare i due Ministeri. Urbani avanza la proposta di un Codice onnicomprensivo
sui beni culturali e sul paesaggio.

Si va avanti con la totale sterilizzazione del Consiglio Nazionale dei Beni
Culturali che, dopo la "epurazione" e sostituzione di tre suoi componenti (in primo
luogo del vice-presidente Giuseppe Chiarante rieletto alla unanimit), viene
convocato due sole volte e mai pi riconvocato dal 12 dicembre 2002. In tal modo
nessuno dei provvedimenti strategici riguardanti la competenza del Ministero per i
Beni e le Attivit Culturali viene dibattuto dall'organismo nel quale si sono
formate in passato tutte le pi importanti deliberazioni, anche con forti
discussioni, fra vertice del Ministero, tecnici di settore, rappresentanti dei
sindacati, delle autonomie regionali e locali, ecc.

Si procede con la normativa sul condono edilizio (il terzo dal 1985, il secondo
deciso da Berlusconi presidente del Consiglio), destinato a sanare decine e decine
di migliaia di abusi e a riaccendere la fiamma delle costruzioni illegali. Tutto ci
fra le alte proteste delle associazioni che si battono per la tutela, di alcune
Regioni (che vi si opporranno ricorrendo alla Corte costituzionale e approntando
leggi regioni apposite anti-condono) e di vari Comuni impegnati nelle demolizioni
delle costruzioni abusive. Anche in tale caso il pretesto di fondo "fare cassa",
sulla pelle dei Comuni i quali spenderanno per le opere di urbanizzazione assai pi
di quanto non venga ricavato dal pagamento delle ammende per gli abusi edilizi. Per
la prima volta nella storia d'Italia viene ammessa la sanatoria di costruzioni
illegali edificate (sia pure in parte) su suolo demaniale. Urbani e Matteoli, dopo
aver manifestato flebili proteste, accettanno un maxi-condono di ampiezza
scandalosa.

Si conferma e si accentua il degrado politico generale del governo in materia
ambientale con la gestione, in ogni senso disastrosa, del caso delle scorie nucleari
che si pretendeva di concentrare a Scanzano Jonico senza alcuna consultazione n,
tantomeno, concertazione preventiva con la Regione interessata, dopo studi per di
pi lacunosi e inadeguati.

Ci si addentra nell'opera di demolizione della tutela del patrimonio culturale
pubblico con l'inserimento nella Finanziaria 2004 di un articolo (originariamente
l'articolo 27) nel quale, fra forti e diffuse proteste, si predispone un meccanismo
di silenzio/assenso in 120 giorni (nella realt delle cose sono molti di meno) entro
i quali le Soprintendenze, gi oberate di lavoro e afflitte da una cronica carenza
di tecnici, dovranno dare "motivato parere" sulla cessione di questo o
quell'immobile storico. Qualora non riescano a fornirlo, scatta la ghigliottina del
silenzio/assenso alla vendita del bene in questione. Viene in tal modo cancellato su
due piedi il Regolamento n.283 del settembre 2000 (ministro Giovanna Melandri)
emanato con Dpr del presidente Ciampi e col quale veniva : 1) ribadito che tutti i
beni culturali pubblici sono inalienabili salvo eccezioni ; 2) stabilito in quali
situazioni, con quali tempi e modalit un bene culturale pubblico poteva venire
venduto (con diritto di prelazione per altri enti pubblici) oppure ceduto in uso,
dietro parere della Soprintendenza competente. Tutto ci senza alcun
silenzio/assenso. Trascorso un lungo periodo senza alcuna decisione da parte della
Soprintendenza, era prevista la nomina di un commissario ad acta. Per decidere nel
senso della vendita o della non-vendita.
Il ministro Urbani assicura pi volte che il Regolamento n.283/2000 pienamente in
vigore e che, col nuovo Codice al quale sta lavorando una commissione di suoi
esperti di fiducia, quelle norme verranno fatte proprie e mantenute in vigore.

Si va avanti nell'abbassamento costante dei livelli della tutela col decreto-legge
col quale il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli - dopo aver esautorato la
commissione per la VIA ed aver esautorato 23 dei 40 componenti sostituiti da altri
di sua fiducia - rende pi celeri le procedure per il rilascio delle autorizzazioni.
Per le opere "strategiche" e in generale per tutti gli altri lavori impegnativi. I
tecnici esautorati da Matteoli hanno inoltrato ricorso al TAR e vinto la causa, ma
il ministro si rifiuta di reintegrarli. Di pi : egli pone la fiducia sul
decreto-legge col quale vara le nuove norme (a maglie larghe) per la VIA. In passato
la commissione VIA ordinaria aveva esaminato mediamente una sessantina di progetti
con altrettanti pareri. Dopo la cura-Matteoli, cio nel periodo settembre 2002-2003,
progetti e relativi pareri sono crollati a 7 soltanto.

Nella legge-delega per l'Ambiente - gi a maglie larghissime e zeppa di
provvedimenti al ribasso - il relatore di maggioranza alla Camera infila
nell'articolato l'emendamento 32 col quale si prevede la depenalizzazione totale dei
reati ambientali anche quando l'opera illegale sia non solo "in difformit rispetto
all'autorizzazione" ma addirittura "senza autorizzazione". Fra le proteste di ogni
parte il relatore al Senato dichiara (per ora) che tale grottesco emendamento circa
la depenalizzazione verr ritirato e si torner al testo che sana tuttavia
costruzioni "in difformit".

Viene portato infine in Consiglio dei ministri il nuovo Codice dei Beni Culturali.
Consulenti del ministro Urbani come il prof. Salvatore Settis assicurano che, per
evitare vendite e svendite di beni culturali pubblici (come continua a chiedere il
superministro dell'Economia, Tremonti), il Codice corregger in senso positivo le
norme del silenzio/assenso contenute nella Finanziaria.
Nulla di tutto ci : il Codice infatti, non soltanto cancella e spazza via il
Regolamento n. 283/2000 (di cui urbani aveva sempre garantito la piena vigenza), ma
incorpora la norma sul silenzio/assenso deliberata con l'ultima Finanziaria. E'
completamente saltata ogni "riparazione" al guasto del silenzio/assenso. Tremonti ha
vinto su tutta la linea. Del resto il nuovo Codice cos "mercantile" da porre la
materia delle alienazioni praticamente all'inizio. Tutta la parte dedicata alla
tutela del paesaggio rappresenta poi la sistematica demolizione della legge Galasso
del 1985 sui piani paesistici regionali e sul potere sostitutivo dello Stato, cio
delle Soprintendenze, in caso di inadempienza regionale. Viene sterilizzato un altro
potere fondamentale degli organismi ministeriali e cio quello di annullare le
autorizzazioni comunali e regionali. Le Soprintendenze potranno dare soltanto un
"parere" e non pi bocciare. Viene inoltre soppresso un sistema di tutela - i
vincoli "ope legis" - che stato ripetutamente riconosciuto dalla Corte
Costituzionale come elemento portante delle leggi sul paesaggio.
NB : nulla di questo Codice passato al vaglio della discussione n in Consiglio
Nazionale (ridotto al silenzio) n fra i tecnici del ramo e le Associazioni sentite,
tanto brevemente quanto formalmente, soltanto alla fine del percorso ma senza tenere
in alcun conto le loro osservazioni.

Alla data odierna, 20 gennaio 2004, mancano poche mosse per chiudere il cerchio di
una legislazione con la quale si torna a prima delle leggi Bottai del 1939 (n.1089 e
n.1497), a prima delle leggi giolittiane, per i beni storico-artistici anche a prima
della legislazione inaugurata da Pio VII agli inizi dell'800. Si va alla "morte" del
diritto urbanistico, si va ad una deregulation tesa a favorire, chiaramente,
l'affermazione della folla degli interessi privati sull'interesse generale sancito
all'articolo 9 della Costituzione e ribadito da numerose illuminate sentenze della
Corte Costituzionale.
Si va alla rottura, davvero epocale, di una strategia della tutela che, per quanto
non sorretta sempre da politiche e da mezzi adeguati, aveva salvato dall'abbandono,
dalla rovina, dallo scempio tanta parte del Bel Paese e del suo vastissimo
patrimonio storico-artistico-paesistico. Con una evidente inversione di tendenza, in
senso positivo, con grandi restauri, recuperi e riaperture di musei, di monumenti,
di aree archeologiche nella seconda met degli anni '90.
Oggi si va invece verso un vero e proprio imbarbarimento culturale, verso l'uso
privatistico, senza freni di sorta, di quanto stato, sin qui, patrimonio di tutti.
L'Italia passa cos dall'avanguardia alla retroguardia dell'Europa e del mondo civile. COMITATO PER LA BELLEZZA
Vittorio Emiliani



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