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Storici dellarte e demoetnoantropologi
16-04-2007
Francesco Floccia

Nel volume Giulio Carlo Argan, Storia dellarte e politica dei beni culturali, Edizioni Sisifo, 1994, a cura di Giuseppe Chiarante, con raccolta di interventi di studiosi presenti nel convegno tenutosi a Roma nel 1993 su iniziativa dellIstituto Ranuccio Bianchi Bandinelli, - primo anniversario della morte del Professor Argan - Michele Cordaro, alle pag. 65 e 66 dello scritto La concezione della storia dellarte e gli strumenti della didattica, usa il cos tanto esclusivo aggettivo antropologico. Anche Argan, mi sembra di capire riassumendo dalle parole del bravo e sempre rimpianto Michele Cordaro, attraverso studi e definizioni concernenti il nucleo figurativo insito nel costume e nella moda, emblemi e insegne, imagerie popolare in riferimento alla tradizione dellarte colta, puntava ad allargare i dati di studio e di analisi necessari alla compr ensione e valutazione del fatto artistico. E attraverso la valutazione anche del concetto di tecnica (la definizione delle tecniche artistiche parte sempre dal concetto pi generale di tecnica in una prospettiva decisamente di taglio antropologico) la inesistente contrapposizione tra manufatti duso e opere darte (negli uni e nelle altre in nuce sempre coesistono, seppur in proporzioni difformi, qualit tecniche e presupposti intellettuali: procedimento tecnico nell operare artistico scrive Cordaro ) rende possibile alla storia dellarte, e quindi a chi savvale di questa disciplina, di interpretare gli eventi (p.59) stessi della storia ossia gli oggetti, le opere, i manufatti, documenti palpabili e materiali della Storia medesima. E queste due peculiarit - ossia il lavoro mediante la tecnica produce valori - non sono equivalenti m a caso per caso occorre definire il rapporto che tra essi concretamente si instaura. Mi sembra questo un interessante e professionale riconoscimento alle potenzialit degli studiosi di storia dellarte affinch non pongano loggetto come motivo della loro ricerca ma che invece da questo partano per condurre le proprie valutazioni storiche ciascuno nel proprio campo senza preliminari distinguo o separazioni. NellIntervista sulla fabbrica dellarte a cura di Tommaso Trini, Laterza 1980 (p. 175) il Professor Argan dichiarava il proprio interesse per larte contadina: La cultura artistica contadina non va cercata negli ex voto, ma nella struttura dellazienda agricola, della casa, degli attrezzi: ci si avvede allora che, in realt, allorigine larte di corte. Chi vuole vada a rileggersi questo brano e vedr quale compito egli assegnava, in quella circostanza, ai suoi studenti per sviluppare appunto questo aspetto di una produzione artistica che se oggi definiamo popolare, egli invece allora non escludeva dal campo di osservazione e interesse degli storici dell arte. Nella Lettera aperta dellAssociazione Bianchi Bandinelli del 29/3/2007, Ministero per i beni e le attivita culturali: quale futuro? [a codesto sito web indirizzata], al punto 8 (Per i Beni Demoetnoantropologici) si parla della specificit di questo settore nellambito del Ministero Beni Attivit Culturali prospettando un sistema di strutture dirigenziali come garante degli sviluppi culturali e di applicazione di tale specifica materia. Poich non ho mai creduto che le realt italiane della societ civile si modificassero cambiando la burocrazia centrale dei ministeri, dopo aver letto in tale documento proposte e prospettive per un nuovo ordinamento amministrativo concernente questo settore che impegna invece studio, analisi, critica dellR 17; aspetto storico e antropologico della nostra cultura nazionale, lessermi andato ben volentieri a rileggere i tanti contributi raccolti appunto dallIstituto Bianchi Bandinelli nel ricordato Convegno del 1993, m stato utile per capire come oggi, a venti anni e pi di distanza, siano cambiate le idee e le soluzioni che si cercano per affrontare esigenze di affermazione e diffusione di temi e discipline storiche. Per lappunto il citato contributo di Cordaro mette in luce con garbo e severit di impostazione di metodo limpegno intellettuale dellArgan secondo cui leventuale divaricazione fra vari argomenti della storia dellarte figurativa doveva essere risolta con la disponibilit e la volont del singolo studioso di affrontare i vari aspetti di ciascuna disciplina: allepoca non si cercavano esperti di un argomento ma si pretendeva che lo storico seppur particolare come quello che della stor ia studia singoli e specifici fenomeni artistici ed espressivi sapesse fondere in s tutti gli elementi concernenti un tema e un argomento in una finale visione definibile umanistica. AllArgan gi dispiaceva la separatezza (p. 69-70) fra i luoghi della formazione e quelli della tutela: parlando del Museo, come struttura con funzione di conservazione, egli vedeva appunto nello storico che si avvale dei documenti museali di memoria, anche il compito di realizzare il ricongiungimento...tra i singoli modi dellattivit estetica quali si concretizzano in un determinato manufatto e il suo originario contesto che va ricercato, indagato, identificato nella sua stratificata complessit. La professionalit dello storico dellarte ministeriale sar dunque pure giudicata estranea a quella del demoetnoantropologo, ma non si pu non riconoscere allo stesso storico dellart e che opera nel campo della cosiddetta arte popolare di esprimere il proprio lavoro nel convincimento che nel campo delle discipline storico artistiche comunque ciascuna opera e documento vadano visti per come appaiono e che pertanto anche le forme, gli aspetti, i segnali simbolici che essi offrono allattenzione di chi li osserva sono interpretabili su basi di studi comuni e categorie di conoscenza: e sono queste capacit di sintesi il vero patrimonio culturale da conservare e possibilmente insegnare e diffondere e non gi la sola specificit della propria funzione. Sempre grazie per lattenzione e distinti saluti. 14/4/2007

Francesco Floccia (Storico dellarte ministeriale)



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