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Nuovi attacchi speculativi al paesaggio dei Monti Prenestini
24-04-2007
Luca Bellincioni

I Monti Prenestini, un tempo meta prediletta dei viaggiatori e dei vedutisti del Grand Tour (si pensi alla bella Olevano Romano, ancora oggi buen retiro di numerosi tedeschi), costituiscono un’area collinare e montana di grande valore paesaggistico ed ambientale (con importanti fenomeni geologici e carsici) facente parte dell’anti-appenino laziale. Tale valore si accresce se consideriamo che questo comprensorio ricade proprio alle porte della Capitale, raggiungibile, nei vari versanti, dalle consolari Prenestina, Casilina e Tiburtina, e che ai piedi delle montagne si estende una delle zone rimaste più integre della Campagna romana, ricca di forre e valloni simili a quelli della Tuscia e ricca di siti archeologici, in primis Gabii e i numerosi e talvolta spettacolari tratti di acquedotti romani; sempre relativamente all’interesse archeologico, sulle prime propaggini dell’area collinare citiamo poi Palestrina, con il Tempio della Fortuna Primigenia.
Proprio a causa della “scomoda” vicinanza con Roma sin dal dopoguerra i Monti Prenestini hanno subito l’aggressione di molteplici forze speculative. Molti dei paesi della zona, quasi tutti di grande interesse per la varietà e la qualità delle forme urbanistiche ed insediative (borghi “a cascata”, “di crinale”, “a piramide”, “a spirale”, …), furono infatti in pochi decenni affiancati o direttamente deturpati da periferie in pieno stile metropolitano, coi palazzoni a far “bella” mostra di sé accanto alle case torri e agli altri edifici medievali o rinascimentali: caso eclatante Bellegra, il cui centro storico, in cima ad una collina, appare oggi soffocato da un’orrenda periferia. E tali scempi furono perpetrati seppur di fronte una triste realtà di abbandono di questi paesi. In seguito, poi, il comprensorio fu interessato dal problema delle antenne e dei ripetitori, che oggi è divenuto nuovamente di attualità poiché vi sono progetti per trasferire tutti i tralicci dei Castelli Romani (e di altri siti) sui Prenestini. Fortunatamente però nei confronti di questo pericolo si è aperto un dibattito che vede una certa partecipazione della popolazione locale, preoccupata dagli effetti nocivi degli impianti. Da un punto di vista strettamente ambientale, inoltre, che senso avrebbe liberare dalle antenne i Castelli Romani, che ormai fanno parte dell’area metropolitana di Roma, per andarle ad installare sui Prenestini, in una zona pressoché incontaminata, con un “consumo di territorio” ingiustificato, irrazionale, incomprensibile e in ultima analisi demenziale?!!?!
Ma non è finita. Ancora scandalosamente fuori dal sistema delle aree protette, i Monti Prenestini -accanto al problema dei ripetitori – vedono oggi l’aggressione più subdola – ma ancor più devastante - dell’edilizia selvaggia. In tutto il territorio, infatti, negli ultimi anni abbiamo assistito alla proliferazione di numerose ville e villette sparse, problema peraltro tipico di tutta la provincia di Roma (cui nessuno ha finora osato mettere un freno), che ha finito col “banalizzare” alcuni sostanziosi lembi di questo paesaggio. Inoltre, abbiamo assistito impotenti alla diffusione di forme di vera e propria speculazione, come le svariate lottizzazioni intorno a Castel San Pietro Romano e alla sua epica Rocca Colonna (nei pressi peraltro della Riserva naturale della Valle delle Cannuccette, dove si trova la celebre roverella secolare del compositore Palestrina) o, peggio, quella che ha interessato recentemente la vicina Capranica Prenestina, uno dei borghi rimasti più intatti dei Prenestini, sormontato dalla mole della splendida loggia attribuita al Bramante. Ai piedi del borgo, in una piccola e verde conca è sorto in brevissimo tempo, e nel silenzio riprovevole di tutti, un centro residenziale di decine di ville di colore indefinibile (rosa-salmone-arancio?!?) al cui confronto l’assai più celebre e vituperata lottizzazione di Monticchiello in Val d’Orcia sembra un capolavoro d’architettura ed urbanistica. Nei pressi, come se non bastasse, sono pure spuntati alcuni capannoni bianchi di orrende fattezze e di dubbia utilità, visto che lì fino a due anni fa pascolavano le pecore e non c’era mai stato bisogno di tali strutture, peraltro così estranee al contesto paesaggistico ed ambientale. Così, l’ameno effetto scenografico del paese con le sue scure case di pietra che emergeva dalla campagna deserta, verdissima e terrazzata è andato perduto per sempre. E per cosa, poi? Quale necessità? D’altro canto il borgo è semidisabitato, altra peculiarità del vero e proprio boom edilizio che sta devastando il Lazio negli ultimi anni: si costruiscono ville su ville accanto ai centri storici sempre più vuoti e sempre più degradati, segno di una gestione spaventosa e raccapricciante delle amministrazioni locali. Sempre nel territorio di Capranica insiste poi il piccolo borgo di Guadagnolo, il paese più alto del Lazio: si tratta di abitato insolito, poiché occupa il fondo di una dolina sommatale del monte Guadagnolo, che peraltro vi digrada con una scenografica rupe, molto frequentata dagli arrampicatori. E proprio Guadagnolo è la località più interessata dal problema dei ripetitori (civili e militari), che lo falcidiano in maniera gravissima, anche tenendo conto della salute degli abitanti. E pensate che proprio qui si vorrebbero installare tutti gli altri tralicci nei dintorni di Roma: anzi recentemente si è addirittura parlato di un progetto di parco eolico!!! Eppure Guadagnolo è una località di grande richiamo turistico, e ciò per molteplici motivi: sia per l’insolita bellezza del paesaggio, qui davvero bucolico con i suoi prati ondulati, aerei e verdissimi, in cui pascolano greggi di ovini e bovini, che riportano indietro alle antiche immagini della Campagna Romana, sia per la presenza, nelle immediate vicinanze, del frequentato, suggestivo ed antichissimo Santuario della Mentorella, sia infine per la strepitosa bellezza e vastità dei panorami, che nelle giornate più terse spaziano dalla Campagna Romana alla Valle del Tevere, dai Cimini alla Tolfa e al Lago di Bracciano, e a quasi tutto l’Appennino centrale. E proprio dai panorami che arriva l’ultima brutta notizia. Affacciandosi dal Santuario della Mentorella (o dal soprastante Monte Cerella), si poteva ammirare fino ad un paio di anni fa un vero e proprio “paesaggio medievale”, con i piccoli borghi tutti arroccati sopra le proprie colline o le proprie rupi, la maggior parte dei quali ancora ben riconoscibili, nonostante le già citate aggiunte moderne (e comunque in alcuni casi davvero irrisorie). Proprio di fronte all’affaccio dal Santuario sorgono vicinissimi, su uno sperone dei Monti Ruffi (piccolo gruppo anti-appenninico dirimpettaio ai Prenestini), Cerreto Laziale e Gerano. Sulla strada tra i due paesi purtroppo negli ultimissimi anni è sorto un piccolo agglomerato di capannoni industriali di grande impatto paesaggistico (insieme ad altre numerose costruzioni residenziali), edificati senza alcuna riflessione sul contesto in cui tali strutture venivano edificate, un contesto cioè di straordinario pregio, anche contando la posizione “esposta” di questi abitati ai panorami visibili dalla Mentorella. L’impatto infatti avrebbe potuto essere lenito tramite la scelta di forme architettoniche dei capannoni più congrue alle tipologie edilizie rurali presenti nella zona. Senza contare che il dubbio rimane lecito sulla necessità di realizzare insediamenti produttivi ai piedi di due paesi semidisabitati e sperduti nelle montagne… Altra conferma amara, quest’ultima, dell’ennesima peculiarità dell’attuale incredibile e rapidissimo fenomeno di degrado del paesaggio laziale, che vede il proliferare di zone industriali o artigianali piccole ma un po’ ovunque, anche in aree di grande valenza ambientale o a vocazione prettamente agro-pastorale.
Vorremmo insomma dall’opinione pubblica che si interessa della tutela del paesaggio, un’attenzione maggiore a questo lembo di Lazio, ancora così bello e ancora così indifeso e aggredito. Troppe “Monticchiello” stanno nascendo nel Lazio, ma ancora il problema non è adeguatamente conosciuto e affrontato, e i Prenestini fanno purtroppo “scuola”. Ci auguriamo quindi una sensibilità maggiore nei prossimi mesi non solo da parte dei mass-media ma anche del governo per la tutela del territorio laziale.



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