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CHI CUSTODIRA' I CUSTODI DEL PAESAGGIO ?
26-05-2007
Gianfranco Maddoli



Non passa giorno ormai che un grande quotidiano nazionale, per non dire della stampa locale, non titoli a tutta pagina un servizio su casi di scempi urbanistici e ambientali gi realizzati o incombenti. Cito, a memoria, Monticchiello in Toscana o Pieve di Soligo in Veneto, cui “Repubblica” ha dedicato ampi servizi; altri paginoni sono apparsi di recente su “La Stampa” e su questo giornale. Che tali affronti al patrimonio paesaggistico nazionale vengano pubblicamente denunciati e suscitino lo sdegno di tanti italiani ancora sensibili, un fatto positivo (anche se, purtroppo, perch vi sia eco nazionale, occorre che un nome noto come Asor Rosa o Zanzotto se ne facciano promotori!). Che vengano ancora perpetrati in cos larga misura e con tanta frequenza invece un fatto triste e assai preoccupante, che non pu e non deve lasciarci come impotenti spettatori. Attraversavo nei giorni scorsi il Chianti e vedevo sfregi finora impensabili a un paesaggio tra i pi celebri del mondo: lo strazio di Strada in Chianti, tanto per citarne un caso. Anche in Umbria, in questi giorni, la minaccia di realizzazione di un impianto industriale con torri alte 6o metri in una delicatissima zona ad alto valore ambientale e turistico, a N di Perugia, nel comune di Corciano (nei pressi della Villa del Cardinale recentemente acquistata dallo Stato per il suo eccezionale valore, del Castello di Antognolla e di Pieve del Vescovo), ha suscitato una vasta e decisa reazione di cittadini e personalit della cultura; l, come altrove, la responsabilit non dell'impresa che intende realizzare l'impianto, la quale intende avvalersi degli strumenti urbanistici vigenti, ma di chi quegli strumenti ha a suo tempo apprestato e che risultano schizofrenicamente in contrasto con le proclamate vocazioni ambientali e turistiche dell'area.
Si ripropone allora l'interrogativo di fondo: ma che Paese questo, la cui Costituzione prevede a chiare lettere (art. 9) che la Repubblica tutela il paesaggio, e in cui sono perpetrati e si continuano a perpetrare tanti affronti ad esso? Come si spiega che in un Paese in cui non c' da tempo aumento di popolazione si continui a costruire abitazioni ovunque e si cosparga il territorio di capannoni industriali orrendi per colori e profili, capannoni che, ove realmente necessari, potrebbero comunque essere ben diversi con un po' di attenzione alla qualit e all'inserimento contestuale? La Repubblica della Costituzione non siamo forse tutti noi, singoli cittadini e istituzioni che li rappresentano?
Consiglio a tutti la lettura di un piccolo libro di Francesco Erbani, L'Italia maltrattata (ed. Laterza, 2003), una delle tante ma efficaci analisi e denunce del misfatto che ha distrutto e sta distruggendo in pochi anni la bellezza del nostro Paese. L'intreccio di interessi economici e interessi privati, la non infrequente corruzione, la demagogia, la forza implicita nelle tecnologie trovano terreno favorevole in un decentramento decisionale, privo di regole e raccordi pi generali e affidato talora a una classe politica inadeguata, che ha minato spesso il grande valore civile e democratico delle autonomie locali. Gli scempi denunciati o minacciati ne sono la pi eloquente testimonianza. Lo Stato torni dunque a darsi regole e strumenti di intervento pi severi e vincolanti; ma sugli amministratori locali, in particolare, che oggi ricade una grande responsabilit: se la bussola del loro comportamento orientata prioritariamente sullo “sviluppo” senza “se” e senza “ma”, e la consapevolezza culturale viene in subordine o non sussiste affatto, non c' speranza per la salvaguardia del patrimonio ambientale e paesaggistico e per un'equilibrata crescita delle nostre citt. Se ad orientare lo sviluppo sar invece la cultura (intesa non in senso restrittivo e accademico ma in senso ampio di coscienza e conoscenza della preziosa eredit che ci stata consegnata) entrambe le esigenze potranno essere rispettate. L'interrogativo del costruire e del trasformare sar di conseguenza incentrato non solo sul “se”, ma insieme anche sul “dove” e sul “come”. E la prospettiva necessariamente si allarga: dalla politica alla scuola e a tutte le altre sedi di formazione del cittadino, dal momento che gli amministratori, di ogni livello, sono l'espressione diretta dei cittadini che li scelgono: senza cittadini culturalmente formati non si dnno amministratori e non si d Repubblica che possano tutelare ambiente e paesaggio.





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