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UN'ALTRALOMBARDIA / BUSTO - UNALTRA CITTA E POSSIBILE
31-05-2007
Giovanni Ferrario - Studio Torresan

Che citt sta mai diventando Busto? La Manchester dItalia che con le sue cento ciminiere era un simbolo dellindustria tessile ormai ne conserva solo una decina come monumenti di un passato lontano. Mol-te delle grandi fabbriche, non solo del settore tessile, hanno chiuso: le fonderie, le industrie meccaniche e chimiche, gran parte dellindotto, hanno ceduto il passo ai grandi centri commerciali, agli snodi internodali per il traffico continentale delle merci, alle attivit del terziario pi meno avanzato. Il piano regolatore degli anni 70 che aveva previsto il grande insediamento a ovest di Sacconago stato messo fuori gioco dalle poderose trasformazioni provocate dalla globalizzazione.
Dalle fabbriche non escono pi fiumi di operai, di tecnici, di impiegati: quello che resta del tessuto produttivo si frantumato in piccoli insediamenti, mentre si affacciano timidamente nuove attivit di ricerca (con i piccoli insediamenti universitari di Busto)che cercano di inserirsi dentro la competizione planetaria della nuova economia. I vecchi quar-tieri operai non esistono pi, sono oggi solo quartieri di periferia, dove convivono pensionati e giovani proiettati spesso fuori della nostra citt alla ricerca di un futuro lavorativo e pronti a lasciare la nostra citt per trovare altrove nuova residenza, nuove amicizie, nuove relazioni inter-personali.
La stessa grande Malpensa ha ridisegnato il contesto territoriale di Busto, che ormai solo un polo della nuova galassia di citt e paesi che gravitano a ridosso dello scalo intercontinentale dallincerto futuro. Po-teva essere loccasione, anche per noi, di un significativo sviluppo di nuove attivit che prenderessero il posto dellindustria pesantemente penalizzata dalla globalizzazione dei mercati: siamo ancora in attesa in-vece di un vero piano di sviluppo, compatibile con lambiente del nostro comprensorio, che ridia fiato allaffannosa lotta per la sopravvivenza del nostro tessuto produttivo.
E intanto la viabilit interna ed esterna ha visto moltiplicarsi la mobilit delle persone e delle merci, portando quasi alla paralisi, in certe ore, la rete stradale e autostradale che soffoca la nostra citt, con laggravio di una vera e propria rivoluzione delle traiettorie e delle cor-renti di traffico derivanti dalla nascita dei nuovi centri commerciali e dai nuovi orizzonti professionali che portano fuori citt quote sempre mag-giori di pendolari.
Busto non pi quella di trentanni fa e i propositi pur apprezzabili che sostennero la sua pianificazione urbana sono stati travolti da una trasformazione tanto rapida quanto radicale della struttura economica e sociale della citt, ma anche da una nuova cultura, da nuovi modi di lavorare, di progettare lesistenza, di vivere le relazioni sociali.

1. I SEGNI MATERIALI DI UNA TRASFORMAZIONE CHE HA CAMBIATO IMMAGINE E FUNZIONI DELLA CITTA
Se osserviamo oggi il paesaggio urbano della nostra citt allinizio del nuovo secolo, se ne percorriamo strade, piazze, quartieri, non possiamo non prendere atto dei segni rivelatori di questa mutazione genetica della nostra citt, che ne ha ridisegnato le funzioni, modificandone la composizione sociale, i modi di vivere, le forme architettoniche.

- Il centro storico ormai diventato il polo commerciale alternativo (spesso di lusso) della grande distribuzione che si insediata ai margini periferici della citt o nei territori circonvicini.
- Molte grandi fabbriche sono scomparse e al loro posto sono sorti interi nuclei residenziali i cui costi (di acquisto o affitto) sono cos alti da risultare accessibili solo alle classi di reddito medio alte.
- Persistono da decenni intere aree degradate anche in pieno centro di cui non si intravedono i segni di unimminente bonifica (piazza Venzaghi, via San Michele, via Lualdi, ecc.), con deleterio effetto sullimmagine complessiva del nucleo storico della citt.
- Ledilizia popolare (convenzionata o di propriet pubblica) ha subito una sostanziale paralisi, a causa del venir meno delle fonti di finanzia-mento pubbliche, sia centrali che locali): fatto questo che ipoteca il pro-trarsi della sofferenza sociale dovuta alla carenza di abitazioni accessibili ai ceti popolari a basso reddito.
- Colossali sventramenti hanno cancellato intere zone della citt per far posto a nuovi cantieri che hanno prodotto un ulteriore saturazione degli spazi edificati anche se molta parte di questo nuovo patrimonio abitativo resta invenduto. Gli strappi insanabili di questi sventramenti hanno irrimediabilmente lacerato molte aree che ancora conservavano, fino a cinque anni fa, una misura ambientale tipica del nostro tessuto urba-no.
- Le porte di accesso alla citt hanno subito laggressione di interventi viabilistici improntati solo alla funzionalit, ma mostruosi sotto laspetto ambientale ( come ai Cinque Ponti, ridotti a un gorgo smisurato di raccordi per superstrade di largo scorrimento).
- Il centro storico rimane in gran parte assoggettato alla circolazione automobilistica, mentre lisola pedonale langue dentro i ristretti confini di ventanni fa e non si profila allorizzonte alcun progetto operativo per il decongestionamento veicolare.
- I due centri storici di Borsano e Sacconago si sono ridotti ai lacerti di pochi edifici sopravvissuti agli abbattimenti e ad una ricostruzione esclu-sivamente governata dai criteri della massima cubatura e del massimo profitto commerciale.
- Si acuito il divario fra il centro urbano e le periferie, in parte strangolate da un traffico soffocante e straripante, in parte abbandonate alla loro marginalit senza un piano di interventi per la riqualificazione dellambiente pubblico visto nel suo insieme. Siamo ancora alla stagione in cui le realt periferiche devono chiedere la progettazione di una piaz-za, linstallazione di pensiline per gli utenti egli autobus, i marciapiedi per i bambini che vanno a scuola.
- Hanno fatto il loro ingresso nel tessuto economico e sociale di Busto
almeno 4000 stranieri di recente immigrazione che non dispongono ov-viamente delle risorse necessarie a procurarsi alloggi in cambio di alti af-fitti: tutto questo esercito di nuovi inquilini resta in molti casi in balia in ba-lia di un mercato parallelo che estorce in nero una quota rilevante del loro reddito offrendo in cambio abitazioni poco decorose, se non addi-rittura fatiscenti.

2. LE RESPONSABILITA DEI POLITICI

In sostanza, possiamo dire che
a) le amministrazioni comunali degli ultimi 10/15 anni hanno dato via libera ad una massiccia privatizzazione della citt, privilegiando gli interessi puramente economici dei proprietari degli stabili e del-le aree, degli edificatori, delle agenzie commerciali che controllano il mercato immobiliare;
b) stata abrogata nei fatti ogni residua volont di tutelare lambiente nel suo complesso, sia nei centri storici che nelle periferie (che hanno cos consolidato il loro destino di semplici dormitori privi di unintensa vitalit sociale);
c) si abbandonata la citt allinvasione dei grandi gruppi (anche internazionali) che controllano la grande distribuzione, lasciando che le poche aree ancora non edificate della cerchia esterna venissero colonizzate dagli ecomostri dei nuovi centri commerciali, senza neppure adeguare le strutture viarie per poterne sopportare il traffico abnorme;
d) di conseguenza il centro cittadino ha assunto nei fatti una sola funzione, quella di ospitare la rete commerciale minore ( quella dei singoli esercizi trasformati in boutiques) per un mercato medio alto;
e) mancata qualunque capacit e volont politica di governare le
trasformazioni della citt in stretta correlazione con la nuova vo-cazione economica del territorio dellAlto Milanese e dellarea della Malpensa: invece di inaugurare una lungimirante collaborazione con i comuni circostanti ( a cominciare dai maggiori, Legnano e Gallarate) per pianificare viabilit, aree verdi e parchi, nuovi insediamenti universitari, snodi intermodali, zone commerciali, servizi intercomunali, ecc.) Busto si richiusa in una miope e suicida presunzione di autosufficienza.

Questi errori gravissimi e questi nefasti ritardi non ci pare che siano da addebitare solo alle amministrazioni e alle maggioranze che governato Busto negli ultimi 15 anni. Ci pare di poter dire che stata insufficiente e lacunosa anche lazione delle minoranze, che hanno subto lagenda politica e amministrativa imposta dai sindaci e dalle loro giunte, senza riuscire a mettere in discussione su scala globale i criteri complessivi e generali della politica urbanistica di questa citt.
Quello che ora ci appare urgente, prima che i fatti compiuti diventino del tutto irreversibili nei loro effetti pi deleteri per il futuro della citt, ridiscutere non solo i singoli interventi ma la politica urbanistica di Busto, coinvolgendo non solo (come accaduto in questo ultimo periodo) solo i gruppi economici interessati alledificazione e al commercio delle aree e degli immobili) ma lintera cittadinanza.

3. COSI NON VA: BISOGNA CAMBIARE I CRITERI DI GIUDIZIO E IMPOSTARE UNA NUOVA MENTALITA URBANISTICA

A nostro avviso, di una nuova mentalit che abbiamo anzitutto bisogno se vogliamo almeno salvare il salvabile e non abbandonare la nostra citt allarbitrio di un mercato immobiliare spesso speculativo e in ogni caso proteso soltanto al profitto immediato settoriale.

Vorremmo proporre dei criteri alternativi di giudizio e di intervento, che non hanno nulla di ideologico, demagogico, populistico, ma tutelano linteresse comune di tutta la cittadinanza.

1. La propriet degli immobili e delle aree in larga misura privato e pu legittimamente tendere alla realizzazione del profitto: ma va tenuto fermo il principio secondo cui la citt di tutti e non solo dei proprietari. La citt non solo un insieme di case, di stra-de , di negozi: anzitutto un ambiente comune che trae la sua vitalit (e perfino il suo valore economico) dal fatto che tutti i cittadini indistintamente la abitano, vi trovano e si svolgono una pluralit di funzioni e di servizi, fruiscono della sua unitariet ambientale.
2. La citt non solo il suo attuale assetto edilizio, n la sommatoria degli stabili censiti al catasto: essa anche un bene storico che ci stato consegnato da chi ci ha preceduto nel tempo, di chi lha inventata e le ha impresso valori, significati, memorie, valori che non sono solo commerciali. Essa un tessuto vivi che trae vitalit dallapporto di tutto coloro che labitano, che la frequentano, che vi lavorano: essa , per cos dire, un organismo vivente fatto di pietre, mattoni e cemento, ma anche in-nervato da tutte le relazioni che la fanno vivere. E un bene che dovremo consegnare a chi verr dopo di noi senza averla privata delle sue memorie, dei suoi pregi ambientali, dei suoi significati.
3. La citt appartiene a un contesto territoriale pi ampio nel quale essa condivide, con altre citt e con altri paesi, reti di comunicazione e trasporto, il tessuto produttivo, i grandi servizi sovracomunali, le grandi strutture territoriali come laeroporto, i parchi, le scuole, le universit, i servizi sociali e sanitari,ecc.
Non si pu pi pensare a governare e progettare lurbanistica di Busto, senza mettere in cantiere una cooperazione sistematica con i comuni della Valle Olona e del Comprensorio Alto Milanese/Malpensa.

4. PERCHE BISOGNA INVENTARE UNA NUOVA POLITICA DELLE RISORSE

Sono ormai finiti i tempi nei quali lEnte Pubblico poteva contare su am-pie facolt di investimento dello stato, chiedendo alla cassa Depositi e Prestiti e alle altre fonti di erogazione statale i finanziamenti necessari a realizzare le opere pubbliche di grande interesse e massicci interventi di edilizia popolare. Questo sono gli anni delle vacche magre, nei quali lo stato continua a tagliare le risorse per i comuni cos da poter cercare una politica di pareggio che rimetta in sesto i conti pubblici.
Come potrebbe dunque operare unamministrazione comunale per creare le condizioni necessarie a mettere in atto gli interventi urbani ne-cessari a riqualificare lattuale degrado di molte zone (soprattutto cen-trali) di Busto e a creare nuove strutture di utilit pubblica ampiamente invocate dallemergenza socio culturale della nostra citt?
Al di l di alcuni interventi settoriali per i quali gi non sar facile reperire le risorse, sembra ormai consolidata questa certezza: che lente locale pu e deve far valere unappropriata politica di scambio nei confronti dellimprenditoria edile privata finalizzata precipuamente al lucro.
Si tratta insomma di introdurre sistematicamente questo tipo di ragiona-mento: lente pubblico concede la concessione ai privati per ampi e significativi interventi legittimamente speculativi (cio finalizzati a pro-durre un utile derivante dalla rendita dei fondi e delle edificazioni) contrattando per con gli stessi la realizzazione di momenti e luoghi architettonici di utilit pubblica, oltre che assoggettando le concessioni al rispet-to di severe regole di rispetto ambientale.
Insomma, le nuove progettazioni (per esempio, nel centro storico) non possono essere destinate solo a produrre spazi di esibizione e vetrine per le imprese commerciali, n parcheggi destinati solo agli utenti di questi punti vendita; al contrario, il comune deve chiedere ai privati di plasma-re i loro progetti in modo tale che essi prevedano anche altri tipi di fruizione pubblica, al servizio della socialit, della cultura, dellintrattenimento (in particolare giovanile), delle relazioni personali.
E non da escludere neppure lipotesi che al comune possano essere riservati alcune volumetrie che lo stesso potr destinare stabilmente o a rotazione ad attivit di interesse pubblico (mostre, fiere, concerti, proiezioni, ecc.).
Infine, indispensabile introdurre finalmente il concetto di ecologia dellimmagine urbana: non esiste solo linquinamento dellaria, dellacqua, dellambiente sonoro, ma anche quello dellambiente visivo e architettonico. Le concessioni edilizie e comunali, per le nuove edificazioni e larredo urbano ( affissioni, ecc.) non possono pi non tenere contro dellesigenza, sentita ormai da tutta lopinione pubblica, di imporre uno standard, se non di bellezza, almeno di decenza e di decoro estetico/formale ogniqualvolta si rimodella lambiente urbano.


5. QUANO E COME RISPETTARE E TUTELARE IL PASSATO, ALLA LUCE DI UNA NUOVA ECONOMIA DEL BELLO

A scanso di equivoci e disponendoci anche ad archiviare lindiscri-minata ideologia del conserviamo tutto ci che vecchio, va detta una cosa chiara a proposito della memoria storico-architettonica di Busto: la nostra citt non possiede un patrimonio smisurato di gioielli darte, di capolavori di indiscutibile valore. Oltre a certe chiese e a un limitato numero di ville e palazzi di indubbio significato, i due secoli trascorsi ci hanno consegnato semmai delle unit ambientali il cui valore consiste nellampiezza del contesto che esse creavano: interi vicoli del centro storico, la continuit delle facciate di parecchie vie dellOtto e Novecento, le corti e le case di ringhiera, non avevano valore in s, ma per lampiezza del contesto unitario che esse avevano generato. Si tratta in-somma di interi segmenti, di comparti ampi e omogenei della vecchia citt, che rammemoravano stili di vita, di lavoro, di socialit, che testi-moniavano larmoniosit, spesso povera ma equlibrata, di aggregazioni abitative addossate le une alle altre secondo regole di una spontanea aggregazione.
Non dunque il singole edificio, ma lintero comparto era depositario di un valore architettonico ambientale. Ma quando gli squarci prodotti da una dissennata frammentazione degli interventi edificatori hanno avuto leffetto di frantumare, devastare, annientare lunitariet del contesto ambientale, che cosa di dovr conservare, se non la memoria di quella misura, di quelle proporzioni originarie, trasferendole nel nuovo?
Non va neppure dimenticato che la povert dei materiali edificatori del-la nostra zona (spesso ciotoli di fiume, rare parti di mattone e una malta assai modesta) pu rendere troppo costosa la tutela delledificio originario, con enorme dispendio di risorse economiche che renderebbe troppo costoso il prezzo di vendita dello stabile restaurato rispetto a quello della nuova edificazione.
Infine, non va dimenticato che le citt don fatte per essere vissute, usate, abitate, e non per diventare musei allaperto: occorre dunque che anche laddove si impone di conservare strutture preesistenti non si neghi alledificio ristrutturato la possibilit di un uso economicamente e funzionalmente compatibile con il presente.
Da questi presupposti dobbiamo partire soprattutto quando si tratta di metter mano a interventi che vanno a incidere sul tessuto preesistente dei tre centri storici di Busto, Borsano e Sacconago: oltre a tutelare sin-goli edifici di indubbio valore storico artistico, varr la pena di salvare il salvabile ( anche a costi alti) solo quando ci siano le condizioni per preservare e valorizzare lunitariet di un intero contesto ambientale.

6. PER UNA NUOVA POLITICA URBANISTICA A BUSTO ARSIZIO: GUARDARE FUORI PER DECIDERE CIO CHE VA FATTO DENTRO

Lesperienza davvero imprevedibile degli ultimi due decenni, che hanno prodotto anche nella nostra realt turbinosi e fulminei fenomeni di radi-cale trasformazione del tessuto economico di Busto e del suo territorio, ci impone di non cadere negli errori della precedente pianificazione che, in nome di principi e obiettivi pur condivisibili, aveva immaginato di poter prevedere levoluzione di una storia della citt di progressiva e lunga durata.
In realt la globalizzazione e le nuove rivoluzioni tecnologiche hanno sovvertito quelle previsioni: interi comparti industriali sono morti, nuove aree produttive si sono affermate grazie alla rivoluzione informatica e telematica, soprattutto sono nate innumerevoli nuove figure professionali ieri impensabili, mentre migliaia di persone sono giunte nella nostra citt provenendo da altri continenti, portando con s tradizioni e culture che ci erano estranee fino a pochi anni fa.
Questo ha prodotto un mutamento epocale nel modo stesso di vivere la citt e da prevedere che la velocit delle nuove trasformazioni non rallenter: abbiamo dunque bisogno di metodi e strumenti di pianificazione urbana che siano contraddistinti da agilit, duttilit e capacit di reagire tempestivamente alle novit che potranno presentarsi. Un solo esempio: la decisione di mantenere a Fiocino lAlitalia o di trasferirla a Malpensa, come pure il possibile insediamento di un nuovo polo di interscambio gomma/ferrovia, sono fenomeni che potrebbero avere effetti di primordine sulle dinamiche demografiche, sulla mobilit, sulla richie-sta di alloggi e servizi, ecc.
Serve un modo diverso di gestire, in tempi rapidissimi, un nuovo che rapidamente si trasforma dal momento stesso in cui si manifesta.



7. LE SCADENZE IMPOSTE DALLA LEGGE REGIONALE

La Legge Regionale n. 12 del 11/3/2005 entrata in vigore il 25/7/06 con la pubblicazione sul B.U.R., prevede all'art. 25 che ...2i Comuni che hanno approvato il P.R.G. prima del \5/4/\975 - data dell'entrata in vigore della L.R. n. 51- .." non possono dar corso all'approvazione di varianti di qual-siasi tipo" e, all'art. 26 prevede che: " le provincie deliberano l'avvio del procedimento di adeguamento dei loro piani territoriali di coordinamento provinciali vigenti entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge." Inoltre:" I Comuni deliberano l'avvio del procedimento di ade-guamento dei loro P.R.G. vigenti entro un anno dalla data di entrata in
vigore della presente legge e procedono all'approvazione di tutti gli atti di P.G.T. secondo i principi, i contenuti ed il procedimento stabiliti dalla presente legge2.
Infine:" I Comuni di cui all'art. 25, deliberano l'avvio del procedimento di adeguamento dello strumento urbanistico generale entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge e procedono successivamente all'approvazione di tutti gli atti di P.G.T. (Piano generale Territoriale).
Il Comune di Busto A. deve quindi dare avvio all'adeguamento del proprio P.R.G. alla L.R. 12 entro il 25/7/2007.

8. LE AREE CRITICHE
Nel contesto urbano di Busto non difficile enucleare un elenco delle zone critiche che esigono un radicale e tempestivo ripensamento.

Larea delle Nord, la cui progettazione stata affidata allarchitetto Botta, di cui certa la notoriet ma che fino ad oggi non sembra aver aperti spazi di confronto pubblico con la cittadinanza. Quale sar il futuro di questa zona cerniera fra il Centro Storico e i quartieri di SantEdoardo e Sacconago? Quali le sue destinazioni? Quale il ruolo che vi eserciter il progettato interscambio Ferrovie dello Stato/ Ferrovie Nord? (.. ampliare con specifica esplicitazione delle relative problematiche)

Lasse del Sempione e quello di via per Fagnano, sovraccaricati da me-ga centri commerciali non adeguatamente serviti da idonea viabilit e contrassegnati da un degrado ambientale davvero scandaloso. Non si tratta solo di fluidificare il traffico, ma di produrre un riequilibrio generale e complessivo dei due comparti, anche in raccordo con le amministra-zioni dei comuni confinanti.

Il centri storici di Borsano e Sacconago, sui cui sono intervenuti , anche grazie a squarci deturpanti del preesistente tessuto urbano, nuovi insediamenti che ne hanno snaturati lambiente complessivo per effetto di modelli progettuali che non hanno tenuto in alcun conto la realt dei re-lativi contesti. In queste due zone nevralgiche della citt altri interventi edificatori stanno per essere messi in cantiere, si teme allinterno di unarida logica puramente speculativa.

Il centro storico propriamente detto, articolato attorno alle sei piazze (San Giovanni, Santa Maria, Garibaldi, Vittorio Emanuele, Manzoni/San Michele, Trento e Trieste). Qui vergognosa, pi che labbandono desolante di interi isolati ridotti a depositi di macerie, linsipiente e rassegnata accidia dellamministrazione comunale, che non stata capace di promuovere n una mirata pianificazione n rapidi e qualificati interventi di ricucitura del tessuto urbano cos penosamente lacerato.

A proposito del Centro Storico va anche sottolineata limportanza deci-sa che potr assumere lintervento progettato da un gruppo di imprese che intendono operare sul settore che va da via Solferino a Piazza Vitto-rio Emanuele. Si tratta di una zona delicatissima, perch si tratta di uno dei sedimenti pi significativi della storia urbana e sociale della nostra citt: un reticolo di strade e stradine, di cortili, di palazzi, che hanno conferito per secoli un segno particolare e inconfondibile al nostro pae-saggio urbano. Come si intende procedere? Con un abbattimento ge-neralizzato che sia abbatter anche sui conventi e sulle pi tipiche architetture di questo comparto? Che ne dissolver il reticolato viario? Che trasformer questo settore del centro storico in un nuovo centro commerciale tutto occupato da boutique, modellato sulle esigenze commerciali delle grandi marche?
Oppure si sapr tener conto della splendida opportunit offerta dalla possibilit di collegare alle piazze San Giovanni e Santa Maria (anche con percorsi coperti) il polo culturale ( Biblioteca, Museo Civico, sala Zappellini). Perch non sperimentare gi subito la metodologia molto empirica ma proprio per questo comprensibile a tutti- del contratto fra Amministrazione e depositari delle nuovi concessioni edilizie, cos da ottenere che in questarea i privati possano dotare la citt di forme e spazi urbani di utilit non esclusivamente privata? Per esempio, una Loggia coperta come hanno tane citt del nord- che eviti la sistematica istal-lazione di gazebi e tribune coperte mobili per concerti e manifestazioni di ogni tipo in Piazza San Giovanni ? Per avere nuovi porticati e non solo cortili e cortiletti riservati a ridondanti bar di cui larea gi stracolma? Non sarebbe il caso di pensare ad una saletta cinematografica di soli cento posti che possa pendere il posto delle cinque sale chiuse nel cen-tro di Busto (Castelli, Pozzi, Oscar, Nuovo, Italia)?
Di uno spazio espositivo coperto per le rassegna di pittura, antiquariato, eccetera che oggi penosamente languono, nei giorni di pioggia, sotto i risicati portici di via Milano? E impensabile aprire un mercato coperto pedonalizzato che si collochi agli antipodi della logica oggi imperante dei mega centri commerciali, cos immensi, cos spersonalizzati?
E di ipotesi come queste che vorremmo di discutesse, ricordando che la citt di tutti e non solo di coloro che posseggono le aree e gli immobili..

9. LA PARTECIPAZIONE COME PATTO FRA I CITTADINI PER REIVENTARE LA CITTA DI TUTTI

Qui si parla dellirrinunciabile diritto allinformazione di tutti i cittadini. LAmministrazione Comunale deve adottare la massima trasparenza e praticare le forme di partecipazione pi ampie quando si tratta di progettare il futuro della citt in cui vivremo e che consegneremo ai nostri nipoti.
E in questa pratica della discussione partecipata che dovranno essere messe allordine le altre emergenze che riguardano la qualit della nostra vita:
- lampliamento della zona pedonale, ladozione di navette operanti a ciclo continuo fra i parcheggi e il centro storico; i collegamenti pubblici con i quartieri e le zone commerciali esterne (anche allo scopo di de-congestionare il traffico privato gravante su questi settori);
- la riqualificazione delle aree verdi, la loro espansione, la creazione di nuovi polmoni intercomunali dedicati anche alla pratica sportiva;
- la bonifica delle emissioni inquinanti, con un apolitica che incentivi luso della bicicletta come accade in molte citt italiane ed europee.
- un nuovo impulso alledilizia pubblica e ad una razionale politica delle locazioni in affitto, anche alla luce della nuova massiccia domanda determinata dallimmigrazione.

10. UNA NUOVA POLITICA AL SEVIZIO DELLE PERSONE,
A COMINCIARE DALLE PIU DEBOLI E MENO GARANTITE

Non bisogna pensare che la politica urbanistica in quanto tale sia compartimento a parte, del tutto estraneo alle emergenze sociali che riguardano strati sempre pi ampi di cittadini.
I giovani privi di un reddito fisso che cercano una casa, gli anziani soli che bisognano di assistenza e compagnia, gli immigrati che si meritano qualcosa di pi rispetto ad affitti in nero in alloggi qualitativamente inadeguati, i bambini e le madri che hanno bisogno di asili nido e scuole materne, i pensionati che gradirebbero potersi ritrovare in luoghi pubblici per il tempo libero aperti non solo nelle periferie, e anche i nuovi poveri che rovesci economici, disgregazioni familiari, disadattamento sociale stanno moltiplicando in misura preoccupante: sono davvero migliaia e migliaia i nostri concittadini in condizioni di bisogno, spesso respinti ai margini delle relazioni sociali, alle prese con le emergenze pi diverse.
La pianificazione urbana non pu espellere queste persone dal proprio orizzonte, tanto meno produrre essa stessa nuova emarginazione, nuova esclusione. Si pensi soltanto a questo preoccupanti fenomeno: mentre si moltiplicano nella zone centrale e sub centrale della citt i nuovi cantieri che edificano palazzi di lusso a prezzi proibitivi, come non osservare che questo fenomeno esplosi negli ultimi anni modificher la composizione sociale e la distribuzione sociale della popolazione di Busto. In quei palazzi potranno andare ad abitare solo persone di reddito molto alto: ma chi oggi pu disporne, se non pochi giovani privilegiati che appartengono a famiglie facoltose e professionisti gi affermati, e dunque i una certa et, mentre i giovani ( anche laureati e diplomati) che devono contentarsi di bassi stipendi devono emigrare nei paesi circonvicini, o ancora pi lontano? Come non vedere che il centro di Busto sar perci abitato, entro pochi anni, quasi solo da vecchi benestanti? E davvero questa la citt che vogliamo

Perch non priviamo a discutere di che cosa significa una citt di tutti, capace di affrontare le incognite del futuro offrendo gi ora una buona qualit della vita?





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