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LAEROPORTO DEL GARGANO
21-06-2007
Antonio V. GELORMINI

La misura colma, e lo da un pezzo. Gli animi sono esasperati, la delusione attraversa il ciclo generazionale e i contorni della vicenda spaziano nel tragicomico con disarmante disinvoltura. E tempo che si dia un taglio alla telenovela dellaeroporto di Foggia. Lo esige il doveroso rispetto verso i cittadini dellintera Capitanata e lo impone unetica morale e politica, a lungo trascurata, in grado di dissolvere la cortina di degrado globale, che avvolge questa comunit. E da pi di 33 anni, oltre un quarto di secolo, che le sorti del Gino Lisa sono paragonabili a quelle dei dannati collocati da Dante tra color che son sospesi. Lo spreco di risorse stato ingente. I risultati nulli. Lalternarsi di competenze mediocri, piuttosto inquietante. Il succedersi di annunci di soluzioni finali ha riempito pagine e pagine di quotidiani locali, mettendo a nudo la credibilit istituzionale di quanti, nel tempo, si sono succeduti alla guida della Provincia Dauna. Nel frattempo la citt cresciuta e nella sua evoluzione ha continuato ad abbracciare laeroporto, soffocandolo. A sua volta, laeroporto stesso stato, ed , argine ed ostacolo allo sviluppo urbanistico foggiano, verso quellarea che, comunque, ha visto sorgergli a ridosso numerosi insediamenti artigianali e commerciali, fino a comprendere larticolato centro Gds della Mongolfiera. Trentatre anni che sulla traiettoria di una pista insufficiente e inadeguata si trova e si sviluppa il complesso sanitario degli Ospedali Riuniti. Trentatre anni che lo stillicidio di soluzioni tampone crea illusioni, accende speranze e mortifica delusioni di operatori, viaggiatori, pellegrini, turisti e uomini daffari. Linvidiabile opportunit di appartenere ad ununica societ aeroportuale pugliese, la Seap, insieme a Bari Palese, Brindisi e Grottaglie, alla lunga si rivelata, invece, unautentica penalizzazione. Conquistatane la direzione, legocentrismo di Bari e Brindisi ha di fatto impedito alle ali Foggia e Grottaglie di mettersi in volo. Creando lassurda situazione di una regione lunga oltre 400 km., con i due maggiori aeroporti situati a 90 km. luno dallaltro. Forse bisogna che si cominci a non considerare pi il Gino Lisa come laeroporto di Foggia. Ma di abituarsi a pensarlo come laeroporto del Gargano. In questa pi consona dimensione, potrebbero esserne pi chiare le esigenze, le finalit, lottimale ubicazione, le potenzialit e i limiti, fino ad oggi evidenziati, degli interventi sullattuale struttura. Pensarlo come aeroporto del Gargano, renderebbe pi evidente linutilit di sforzi volti a rendere possibile latterraggio di aeromobili con poche decine di posti, che non riusciranno mai ad essere funzionali alle esigenze di un territorio a vocazione turistica. Dalla costa al pi piccolo centro dellentroterra, dalle mete religiose ai cammini storico-eno-gastronomici. Inutile girarci intorno. Cos com, e soprattutto cos dov, quellaeroporto non potr mai essere laeroporto del Gargano. Meglio sarebbe, allora, che Amministrazione Provinciale, Comunit Montane, Comuni, Associazioni di categoria e quantaltro si consorziassero per far propria, e rilanciare formalmente, liniziativa gi avviata dalla Camera di Commercio di Foggia, per la conversione parziale dellaeroporto militare di Amendola (tra Foggia e Manfredonia) in aeroporto civile. La recente omologa conversione ed inaugurazione dellaeroporto di Comiso, in Sicilia, apre prospettive insperate fino a qualche tempo fa. Chi avrebbe mai immaginato che quella base militare, cos strategica per lubicazione nevralgica e per gli assetti tecnico-bellici presenti, potesse in cos poco tempo risolvere i problemi di ricettivit aerotrasportata della costa meridionale dellisola? Il rilancio delle destinazioni balneari sul Canale di Sicilia e di comprensori storico-artistico-culturali come la Val di Noto, la valle dei Templi e gli insediamenti archeologici di Piazza Armerina, troppo a lungo penalizzati dalla lontananza dagli aeroporti di Catania e di Palermo, finalmente assicurato. Se stato possibile per Comiso legittimo poterlo sperare anche per Amendola. Qui si potranno misurare forza politica e capacit organizzativa e amministrativa di una classe dirigente locale, che volesse davvero imprimere una svolta alle sorti della Capitanata. Porsi obiettivi ambiziosi ci aiuter a crescere e ad essere protagonisti dei nostri destini. Ma necessario un colpo di reni. Per capovolgere le sorti di una partita, che ci vede partecipanti passivi da troppo tempo. E Dio solo sa quanto sia urgente per tutti noi e per lintero Mezzogiorno. (gelormini@katamail.com)



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