LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Impianti eolici nella Maremma Laziale: alla nostra età non crediamo più alle favole
16-08-2007
Luca Bellincioni

La preoccupante notizia dei progetti per la realizzazione di impianti eolici nell’Alta tuscia e nella Maremma non è purtroppo nuova: alcuni anni fa ci fu una dura battaglia per bloccare un mega impianto ad Allumiere, sulla Tolfa, in una zona di grandissimo pregio naturalistico, e in seguito, non molto tempo fa, si parlò di un progetto simile ad Onano, che poi fallì per motivi ancora oscuri, mentre presso Scansano fu effettivamente realizzata una grossa centrale sopra il castello di Montepò.
Per chiarire subito la mia posizione, personalmente credo che realizzare impianti simili nel comprensorio della Maremma Laziale sia un’assurdità. L’installazione delle gigantesche pale eoliche segnerebbe la fine del rilancio del turismo nella Maremma laziale, che in un precedente articolo (“Ipotesi per un parco nazionale della Maremma Laziale”) sostenevo che meriterebbe ben altra attenzione. Chi mai considererebbe più tali zone, oggi tra l’altro ancora semi-sconosciute e dal potenziale tutto da riscoprire, come attraenti sotto il profilo turistico? Inoltre, come è noto, l’impatto estetico delle torri eoliche va ben oltre l’immediata località in cui esse sono installate. E in un territorio così ricco di siti e paesaggi pregevoli come la Maremma, e allo stesso tempo caratterizzato da grandi spazi aperti, tali impianti andrebbero a devastare l’estetica di siti straordinari come ad esempio Vulci, Sorano, Pitigliano, Sovana, Tuscania, Lago di Bolsena, ecc… Ed il problema non è certo soltanto di carattere paesaggistico ma soprattutto ed eminentemente di carattere ambientale. Tali progetti producono infatti erosione del territorio al pari del cemento delle lottizzazioni e dell’asfalto delle strade. E’ mai possibile che non riusciamo ad accorgerci che tali progetti (e soprattutto le loro localizzazioni) sono collegati a volontà meramente speculative e non certo a interessi collettivi né tanto meno alla sensibilità ambientale di privati o amministratori? E’ mai possibile che non riusciamo a vedere che tali progetti sono sempre e solo proposti in località sconosciute, semidisabitate, con comunità piccolissime e spesso composte solo da anziani (vedi Ischia di Castro, Arlena, Tessennano, ecc…), e per questo più malleabili, più disposte a svendere il proprio territorio. Oltre tutto – stando alle proposte – gli impianti eolici nella Tuscia sorgerebbero in più località, il che significherebbe un danno non delimitato ma esteso a tutto il territorio nel complesso.
Personalmente non sono mai stato contro l’eolico “a priori” ma al suo uso irrazionale e speculativo. D’altronde l’eolico produce erosione del suolo, deturpamento del paesaggio e depregiamento del territorio, inquinamento acustico, inquinamento della terra e delle acque per l’uso del cemento ad esso connesso, nuove opere di urbanizzazione, senza contare l’uso che verrebbe fatto delle strade d’accesso agli impianti per abbandonare rifiuti e creare discariche; a ciò aggiungiamo che agli impianti seguirebbe l’installazione di nuovi elettrodotti, che affiancherebbero quelli già presenti e numerosi nella zona (che invece attenderebbero opere di bonifica paesaggistica, ad esempio tramite l’interramento dei tracciati almeno nelle zone più belle) con ulteriore rovina del nostro pregiato paesaggio agricolo e naturale. A questo punto ci chiediamo: se proprio si vuole puntare sull’eolico per produrre energia, perché non installare le gigantesche pale affianco alle centrali di Civitavecchia e Montalto, e cioè in aree già cementificate, inquinate ed orrende, anziché andare a devastare uno dei territori più integri della Tuscia e del Centro Italia, vale a dire la Maremma? Ci sono evidentemente interessi privati a far sì che ciò accada. Già le cave, i vari capannoni industriali sparsi a caso nelle campagne e della fattezze assolutamente aliene dal contesto rurale di arcana bellezza, gli elettrodotti che stuprano questo territorio per servire i mostri di Civitavecchia e Montalto, sottoponendolo ad una corvee di stampo medievale, hanno prodotto un danno di dimensioni incalcolabili all’immagine nonché all’ecosistema di questo territorio. Pare che allorquando si cerchi un territorio ove installare qualcosa di altamente impattante sotto ogni aspetto, si pensi sempre alla Maremma. Non sarà allora che qualcosa non va a livello di coscienza collettiva e di amministrazioni locali?
Eppure non tutto è perduto: ad Allumiere alcuni coraggiosi cittadini hanno saputo combattere e a sconfiggere il demenziale progetto della centrale eolica in una delle zone più belle e suggestive dell’intero Lazio, mentre a Blera un’autentica sommossa popolare ha forse definitivamente debellato il mostruoso progetto di una mega-antenna radiotelevisiva alta 150 metri (!), che avrebbe dovuto sorgere grosso modo tra San Giovenale e Luni sul Mignone, e cioè nel cuore dell’Etruria meridionale. Qui insomma, la gente ha saputo dare una risposta, anche se piuttosto circostanziale, circa il futuro del proprio territorio. Ma non basta certo: quel che mi rattrista maggiormente, infatti, è la totale mancanza di progetti per la tutela, la valorizzazione e la promozione del turismo nella Maremma Laziale. E’ davvero squallido constatare come un territorio così “vuoto” di presenza umana, e quindi oggi assai prezioso, sia disprezzato dalla maggior parte della popolazione che lo abita. E ciò invece di pensare a creare turismo con idee veramente innovative - come ad esempio la creazione di lunghe ippovie, qui ancora possibili, di sentieri per trekking e di trenini natura, ma anche di itinerari cicloturistici ed automobilistici che valorizzino la viabilità minore: in quest’ultimo caso basterebbe una semplice cartellonistica che indicasse ai viaggiatori, i quali per ora hanno spesso solo Vulci come punto di riferimento, le altre località interessanti e soprattutto le caratteristiche dei paesaggi rurali e naturali attraversati e che possono essere ammirati. Ad esempio la strada tra Canino e Tuscania che passa per Tessennano e Arlena è senz’altro una delle più spettacolari e integre dell’intera Provincia di Viterbo, con un paesaggio etrusco spettacolarmente conservato e che andrebbe assolutamente tutelato: eppure quasi nessuno ci passa e se lo fa torna indietro credendo di essersi perso cercando Vulci… Tessennano, in particolare, per le sue caratteristiche di piccolo e tranquillo borgo rurale immerso in uno scenario di rara bellezza, potrebbe divenire una sorta di villaggio turistico “naturale”, se valorizzato con eventi di richiamo e con interventi di restyling. Stesso dicasi per Pianiano, una sorta di “Calcata” in piccolo, raggiunto da Cellere tramite la superba eppure ancora sconosciuta strada che attraversa la Valle del Timone, mentre lo stesso Parco del Timone, da parte sua, praticamente non è visitabile in quanto i sentieri sono mal segnalati e ci si ritrova in pratica a percorrere senza meta una sterrata polverosissima tra boschi tagliati. Sempre per rimanere in zona, inoltre, i Monti di Canino sono quasi completamente recintati e quindi praticamente inaccessibili, mentre nessuno sa della presenza delle rovine di Castellardo e dei suoi panorami. Verso il Lago di Bolsena, invece, la Conca di Latera è uno scenario di eccezionale bellezza e che però quasi nessuno conosce e si ferma ad ammirare perché mancano adeguate indicazioni stradali: la notano (e se ne stupiscono), quindi, solo i pochissimi (ben informati) che si fermano a Valentano (e qui stendiamo un velo di pietà per il “restauro” della torre, con la realizzazione della goffa copertura posticcia al cui paragone il recente restauro della Torre di Marta è un capolavoro) o a Latera. E se andiamo a Sud ci troviamo di fronte alla vergogna di Norchia, un sito straordinario al pari di Vulci e tuttavia lasciato in uno stato di abbandono e degrado raccapricciante. Peggiori – se possibile – le condizioni di Grotta Porcina. I Monti della Tolfa, infine, sono ancora fuori del sistema dei parchi della Regione Lazio, preda dell’abusivismo edilizio e stradale, delle moto da cross e dei quad, e delle recinzioni selvagge.
In conclusione, cementificazione delle campagne, progetti di impianti eolici nelle preziose e silenziose distese maremmane, di nuove strade a veloce percorrenza e dell’aeroporto di Viterbo: questi i propositi che spiccano nelle vicende più recenti della politica del Viterbese. Ma dove vuole finire la Tuscia? Se ci dicono che questo è sviluppo, per carità indigniamoci. Noi non siamo cretini né, alla nostra età, crediamo ancora alle favole: di fronte al pianeta ormai ridotto allo stremo, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è devastare e consumare ulteriormente territorio. Oggi più dello sviluppo economico occorrerebbe preoccuparsi della sopravvivenza del genere umano.
Se vogliamo davvero trovare la molla di un “nuovo” sviluppo economico, andiamola a cercare in quello che già possediamo e che non abbiamo finora saputo far fruttare. Impianti eolici nella Tuscia? Siamo oggi in bilico tra il tramonto definitivo del turismo nella Maremma Laziale e il suo tanto agognato rilancio. Seguiamo l’esempio delle cose che funzionano: il Lago di Bolsena, dopo decenni di oblio, sta divenendo sempre più una meta di incredibile richiamo turistico, soprattutto internazionale. E questo non certo grazie alla cementificazione (tranne purtroppo alcune recenti eccezioni…) del territorio ma alla sua conservazione, ciò che ha permesso lo sviluppo di un comprensorio turistico di altissima qualità. Il territorio della Maremma nel suo complesso, pertanto, grazie alla presenza del Lago Volsino, da un lato, e del celebre triangolo etrusco Tarquinia-Vulci-Tuscania (cui si aggiunge Cerveteri), dall’altro, potrebbe - se ben valorizzato - favorire turisticamente di questi grandi attrattori, secondo un concetto peraltro già espresso recentemente dal ministro Rutelli.
A noi dunque la scelta. Possiamo lasciare che questo meraviglioso territorio diventi un deserto di cemento, asfalto, tralicci e pale eoliche oppure aprire gli occhi e fare in modo che rimanga ancora – in un certo senso - un’isola felice, in cui le attività tradizionali agricole e pastorali possano continuare a convivere con la natura e a produrre i propri pregevoli frutti, e in cui sempre più turisti possano trovare motivi di interesse, di tipo naturalistico, culturale ed enogastronomico.




news

25-02-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 25 febbraio 2021

16-02-2021
Audizione del Professor Salvatore Settis presso Assemblea Regionale Siciliana

08-02-2021
Appello di Italia Nostra - sezione di Firenze: Manifesto Boboli-Belvedere, febbraio 2021

31-01-2021
La FCdA contro il nuovo attacco all’archeologia preventiva e l’estensione del silenzio-assenso

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

Archivio news