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TRIVELLAZIONI? SI' PARLIAMONE
16-10-2007
Raffaele Leone

La presa di posizione del Sindaco di Ragusa, di altri quattro primi cittadini di quella provincia e di larghi settori del mondo politico ed imprenditoriale ibleo (Consorzio ASI, Assindustria, CGIL, CISL e UIL) in favore del s alle trivellazioni in Val di Noto, ha squarciato il muro di conformismo, che lattivismo di minoranze facinorose e di politici alla ricerca di facile popolarit aveva creato su questa materia, eretta impropriamente a problema nazionale, al di l della sua reale (e modesta) consistenza. Ora finalmente si sta capendo che le voci solitarie di chi, come me, ha sempre sostenuto che il clamore contro le trivellazioni era una solenne sciocchezza, non erano opinioni bizzarre di singoli, ma avevano una loro ragionevolezza. In realt nessuna delle vestali del NO,oltre a declinare slogans e a pronunciare anatemi, ha mai spiegato perch scavare uno o pi pozzi per cercare ed eventualmente estrarre metano sia incompatibile col nostro modello di sviluppo. Mi chiedo chi ha mai deciso quale debba essere il modello di sviluppo: c stato un referendum, del quale non mi sono accorto, o una delibera del Consiglio Comunale? Ma,soprattutto,si mai deciso che debba esserci una monocultura, un unico settore economico da praticare? Qui mi astengo dallaprire un altro argomento di discussione. Ma ci sarebbe da chiedersi che cosa fanno quanti si stracciano le vesti contro le trivellazioni per far crescere quella che loro ritengono debba essere la sola nostra attivit economica:pensano che bastino le loro pregiudiziali per sviluppare il turismo? Dalla lettura delle relazioni, che accompagnano le richieste della impresa texana (quale orrore: americana e per giunta texana!),si desume che dal punto di vista visivo i pozzi hanno un impatto ambientale assolutamente trascurabile, molto vicino a quello di una normale trivella per lemungimento di acqua.Non ci sono emissioni nellaria, n nellacqua, n nel suolo. Per il materiale di scarto della perforazione previsto il riuso. Non si capisce perci in che modo ne potrebbe soffrire il barocco,lo sviluppo turistico (sul quale, s,occorrerebbe aprire il dibattito e fare una seria riflessione),lUNESCO e quanto altro.A questultimo proposito va ricordato che liscrizione nella Lista del Patrimonio dellUmanit riguarda il centro storico barocco di Noto,esteso circa 1 kmq, mentre il territorio del nostro Comune, che non tutelato dallUNESCO, di 554 kmq e la concessione rilasciata dalla Regione ai texani riguarda addirittura tre Province. Che cosa centra quindi lUNESCO? E perci una balla che questo organismo internazionale abbia mai preso in considerazione lidea di escludere Noto nel caso in cui venissero fatte trivellazioni di idrocarburi. N potrebbe essere diversamente, dal momento che Ragusa Ibla stata iscritta nella medesima Lista quando da oltre cinquantanni nelle sue vicinanze si estrae petrolio. E durante questi cinquantanni Ragusa ha inoltre ottenuto il riconoscimento della DOP per il caciocavallo e per lolio degli Iblei. Non se ne accorta lUnione Europea che a Ragusa cerano i petrolieri?! Essere contrari alle trivellazioni un diritto. Argomentare la propria contrariet con menzogne no. Il Sindaco di Noto, che non trascura di apparire sui mass media per professare la sua fede antitriv., non stato in grado di presentare neppure uno straccio di memoria - come avrebbe dovuto, se avesse avuto argomenti da spendere - nel procedimento di valutazione dellimpatto ambientale attivato nei mesi scorsi dalla Regione Siciliana. Naturalmente, come per qualsiasi iniziativa economica, vanno tenuti gli occhi aperti. Le istituzioni non possono rinunciare al loro potere-dovere di governare i fenomeni sociali. Ma va rifiutata la demonizzazione, il NO a prescindere, la pretesa che qualcuno sia portatore del vero e del giusto. Alla logica del NO, duro e puro, va sostituita quella del S, parliamone, perch una comunit non cresce con i tab, ma guardando in faccia la realt e cercando di capirla.

Raffaele Leone ex Sindaco di Noto



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