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Sicilia e dintorni
23-10-2007
Ercole Noto

La Sicilia, si sa, è terra di contraddizioni, ma anche fucina di tanti progetti; quale posto migliore, dunque, per incontrarsi, dovendo parlare di patrimonio culturale del Mediterraneo, se non in quell’isola al centro del Mare Nostrum? Il gotha del restauro, quindi, si è dato appuntamento a Palermo, dove, sul finire della terza settimana di ottobre, si sono ritrovati, per un convegno internazionale di studi, oltre 200 partecipanti provenienti da 27 Paesi dell’area del Mediterraneo, per un confronto su “esperienze, proposte e strategie sulla ricerca scientifica applicata alla conservazione del patrimonio culturale”. Partner dell’importante evento sono: il Centro regionale di restauro e progettazione, l’Iccromm (Centro internazionale di studi per la conservazione ed il restauro dei Beni culturali), e Herimed (l’associazione di università e centri di ricerca del Mediterraneo), che in tre giorni dovranno approfondire le tematiche del con vegno dal titolo eloquente: “La materia e i segni della storia”. L’iniziativa non è episodica, ma vuole essere un ulteriore occasione di aggregazione fra quegli organismi che lavorano nel contesto del restauro del patrimonio storico-artistico; ed è significativo che il fulcro dell’interesse ruoti attorno alla manutenzione e al recupero dei mosaici, in corso d’opera, della Villa del Casale di Piazza Armerina. Proprio qui, già nel 2003, si era tenuto un primo appuntamento, nell’ambito del progetto POR Sicilia 2000-2006, “Mosaici Mediterranei – Conservazione, Conoscenza e Reti”, a cui ha fatto seguito il Colloquio euro-mediterraneo dello scorso giugno, e ora l’incontro di Palermo, a Palazzo dei Normanni, di cui sopra. I temi del convegno vertono sulla tecnologia applicata ai beni culturali; in particolar modo si discuterà di nuove strategie di indagine e diagnostica - e qui c’è davvero tanto da poter speriment are sul campo - ; come pure di una banca dati - [a proposito della proliferazione della banche dati sul patrimonio dei nostri beni culturali, sono nati in tempi diversi (nel corso di quasi trent’anni sono stati spesi circa 450 milioni di euro) e ognuno persegue differenti finalità. Anche per questo spesso si verificano duplicazioni di dati. Inoltre, il fatto che i software siano diversi non consente alle banche di dialogare (fonte: Il Sole24Ore)] - e di una Carta del rischio dei beni del patrimonio culturale del Mediterraneo. Ma si parlerà anche di sicurezza nei cantieri di restauro. Proprio sul delicato argomento della sicurezza, bisogna riferire quanto riportato da Il Giornale di Sicilia, e cioè di una manifestazione della Fillea-Cgil, a Piazza Armerina, il giorno precedente l’inizio del convegno, “sulla sicurezza dei cantieri in ambito di restauro”. Anche se Guido Meli, direttore del Centro Regionale di Restauro e responsabile della direzione dei lavori, si è dichiarato disponibile a ogni soluzione di miglioramento delle condizioni di tutela dei lavoratori, considerato il “complicato e delicato lavoro dei restauratori”, ha voluto precisare che “il cantiere di Piazza Armerina è il più importante in Sicilia (…) e quindi preso ad esempio come simbolo per attirare l’attenzione sulla sicurezza nei cantieri di restauro”. Ma se tutto rientrava nei parametri della sicurezza, perché mai i restauratori dovevano manifestare il loro dissenso? Ad ogni modo, sarà un evento di notevole importanza, non soltanto per le risultanze che verranno acquisite, ma perché - come ha spiegato il direttore Meli – “condividere dati ed esperienze renderà tutto più facile e veloce, permettendo anche di fornire un aiuto concreto a quei paesi dove tecniche e strutture non sono all’avanguardia”. L’interesse crescente e manifesto che si registra da parte di alcuni organismi e fondazioni varie che si occupano di restauro dei mosaici antichi, legati a progetti di cooperazione culturale con i paesi del bacino del Mediterraneo, fa nascere il sospetto, però, che non sia un’operazione “disinteressata” per favorire lo sviluppo culturale di quei paesi, ma un espediente “fine” per attingere finanziamenti erogati dalla UE a seguito di progetti finalizzati. In questa kermesse non poteva mancare l’assessore alla Cultura di Milano – [forse con delega anche per la Sicilia, vista la sua assidua presenza nell’isola] – che nel ruolo di Alto Commissario della Villa, mostrerà il cantiere di restauro. La sua frequenza in Sicilia si lega inoltre all’impegno di membro della Commissione Consultiva di esperti, di cui all’art. 2 comma 1 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3503 del 9 marzo 2006, istituita con l’esclusivo compito di consulenza, per garantire il necessario supporto tecnico ed artistico al Commissario, per la individuazione degli artisti incaricati delle opere di decorazione interna della Cattedrale di Noto. L’on. Nicola Bono (AN), sempre in prima linea nelle vicende della ricostruzione del monumento, ha sollevato recentemente un interrogativo in ordine alla modalità di selezione degli artisti contemporanei per la realizzazione delle opere d’arte interne alla Cattedrale, e ha rilevato la totale scomparsa di qualsivoglia riferimento al concorso internazionale di idee. “Infatti – dice Bono, scrivendo al capo della Protezione Civile Guido Bertolaso e ai membri della Commissione - sin dalla riunione di monitoraggio del 10 settembre 2004, in occasione della quale per la prima volta avanzai la proposta di ricorrere ad artisti contemporanei per la realizzazione delle opere d’arte interne alla Cattedrale, fino a poche settimane fa, ho sempre ritenuto pacifica l’indizione di uno o più concorsi di idee internazionali, il cui espletamento avrebbe costituito la modalità certamente più trasparente e democratica per scegliere le migliori proposte possibili, e valorizzare talenti artistici meritevoli ancorché scarsamente conosciuti. Ho, invece, con qualche sconcerto appreso di recente, anche a causa di una polemica sulla stampa locale, che la famosa Commissione Consultiva di esperti, è di fatto diventata soggetto decidente. Tale inedita attività della Commissione, che non mi pare sia stata discussa in alcuna sede e che, con tali funzioni, non trova sostegno in nessun atto amministrativo, appare fortemente viziata in ordine ai criteri per la scelta dei vari artisti dalla totale assenza di qualsivoglia principio di trasparenza e ricorso a forme di evidenza pubblica. Ritengo tale procedimento del tutto illegittimo oltre che sbagliato, non solo perché vengono violate le più elementari regole di correttezza e trasparenza amministrativa, ma anche perché l’ipotesi di ricorrere ad uno o più concorsi di idee internazionali, avrebbe creato un movimento di interesse culturale nei confronti della città di Noto che, a sua volta, avrebb e contribuito all’ulteriore valorizzazione della Cittadina Barocca, elevandola al rango di una delle capitali culturali più prestigiose d’Europa. Una grande occasione, quindi, che rischia di essere compromessa, ma che credo si sia ancora in grado di recuperare. Chiedo, pertanto, al lei e agli altri destinatari della presente, di svolgere, ciascuno per le proprie competenze, ogni opportuna azione per sospendere tutte le decisioni eventualmente già prese in ordine alla realizzazione di opere d’arte da collocare all’interno della Cattedrale di Noto e di rivedere le modalità di selezione degli artisti da incaricare, in modo da individuare un percorso condiviso, trasparente e corretto dal punto di vista amministrativo, ma anche e soprattutto capace di contribuire al consolidamento dell’immagine di Noto, che grazie al riconoscimento UNESCO e al completamento della sua impareggiabile Cattedrale, ancor più merita di occupare il posto che le compete nell o scenario culturale internazionale, anche come luogo di incontro e di espressione artistica d’arte contemporanea”. L’on. Nicola Bono, che è rimasto deluso dalla risposta del dott. Bertolaso alla sua lettera del 25 settembre scorso, nel ribadire le sue argomentazioni al capo della Protezione Civile, ha altresì presentato un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, contestando le procedure adottate per la realizzazione delle opere d’arte di decoro interno della restaurata Cattedrale di Noto. Il Parlamentare, infatti, ha protestato vivacemente perché, improvvisamente, e senza nessun dibattito, né provvedimento giuridico, qualcuno avrebbe deciso che non si ricorrerà più, come previsto, al “Concorso di Idee”, ma la scelta degli artisti che dovranno decorare la Cattedrale di Noto sarà effettuata, senza peraltro neanche la fissazione di alcun criterio oggettivo e trasparente, dalla Commissione Consultiva, di cui fa parte - guarda caso - l’assessore alla Cultura di Milano, l’unico che, forte della sua formazione culturale e c ritica, può decidere nella eventuale selezione degli artisti e della loro proposta, e influenzare così, secondo le proprie mire, la scelta degli altri componenti della Commissione. “La scelta di ricorrere ad un concorso di idee, era lo strumento per realizzare il massimo coinvolgimento possibile in un’operazione di grande spessore culturale, con la quale si puntava ad arricchire il Tempio di San Nicolò con opere appartenenti al gusto e alla creatività del nostro tempo, contestualizzandole in un contenitore architettonico settecentesco” (Bono). E proprio come monumento del Settecento, io dico che forse non sarebbe azzardato lasciare l’interno della chiesa privo di ogni decorazione pittorica, così com’era nel suo primordiale aspetto, prima dell’abbellimento degli anni Cinquanta, lasciando che il “bianco di calce” esalti le forme architettoniche della tradizione del Barocco di Sicilia, di Noto in particolare, per rifarsi ad altri esempi, come l’interno della chiesa di Santa Chiara e di san Carlo al Corso.
Ercole Noto



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