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TOSCANA FELIX? SEMPRE PIU’ SOMMERSI DA ASFALTO E CEMENTO
05-11-2007
Vittorio Emiliani

Da Il Tirreno, venerdì 2 novembre 2007

Nell’ultimo mezzo secolo il nostro Paese ha consumato in cemento e asfalto oltre 12 milioni di ettari, cioè una regione totalmente libera, spesso coltivata o a bosco, grande come l’intero Nord Italia. Nel quindicennio 1990-2005 questo fenomeno di erosione – che non ha confronti in Europa, esclusa la Spagna – ha accelerato la propria corsa sacrificando altri 3.663.000 ettari, in molta parte coltivati. Il consumo di suolo, e quindi di paesaggio, viaggia ormai in Italia al ritmo folle di 244.000 ettari l’anno.
Come va in Toscana, in quella che l’assessore regionale Riccardo Conti si ostina a considerare Felix con la sua “buona urbanistica”? Nel quindicennio appena indicato essa ha consumato più ettari di superfici libere dello stesso Lazio (il quale però ha un territorio regionale più ristretto, e anche più abusivismo che le statistiche ufficiali non conteggiano): ben 265.650 ettari nel periodo 1990-2005 contro i 226.000 del Lazio. Come percentuale la Toscana è comunque molto vicina alla disastrosa media nazionale (15,71 a 17,06 per cento), e molto lontana invece dalle medie di Marche (meno del 12 per cento) e Umbria (10,20 per cento). Tutto ciò nonostante la legge per frenare il consumo di suolo votata dalla Regione Toscana. C’è qualcosa che non funziona.
Ciò che allarma di più è però l’accelerazione vistosa impressa al fenomeno dalla “febbre” edilizia toscana negli ultimi anni: se infatti nel decennio 1990-2000 gli ettari “mangiati” all’anno sono stati un po’ meno di 15.000 (14.901 per l’esattezza), nel quinquennio 2000-2005 sono balzati in media a 20.279 ettari sommersi da cemento&asfalto ogni anno. Se il ritmo di occupazione del paesaggio toscano da parte di costruzioni e infrastrutture dovesse essere questo, nei prossimi cinquant’anni verrebbe “mangiato” un altro milione abbondante di ettari. Insomma, rimarrebbero liberi appena 400.000 ettari in tutto (le montagne più alte, i Parchi nazionali e regionali, si spera, e poco più).
Toscana Felix? Non sembra proprio. Anzi, essendo il paesaggio toscano rimasto bellissimo per secoli e secoli ed essendo questo dissipazione abbastanza recente, l’impatto sulle colline e sull’Appennino toscano di villettopoli, fabbricopoli, commerciopoli, ecc. risulta di ancor più grande violenza. Ma, ripeto, ci sono regioni non meno belle come le già citate Umbria e Marche, come la Basilicata o le Provincie Autonome di Trento e Bolzano dove il consumo di suolo è percentualmente meno folle di quello toscano sul totale regionale.
Visto che in Toscana risiedono tanti inglesi, bisognerebbe prendere esempio dal loro Paese dove dall’immediato dopoguerra vi sono leggi serie per economizzare suolo e paesaggio e dove, dal 2001, per una legge voluta da Tony Blair le nuove costruzioni devono insistere per il 70 per cento su aree già edificate o in aree ex industriali e soltanto il 30 per cento in aree ancora libere (con un consumo così di appena 8.000 ettari l’anno). Un buon esempio è pure quello della Germania dove l’allora ministro dell’Ambiente Angela Merkel, nel 1998, ha fissato una soglia di consumo del suolo pari a 30 ettari al giorno, cioè a 43-44-000 ettari all’anno, un’inezia rispetto ai nostri 244.000 ettari. Chi fermerà questa follia, in Toscana e altrove?
Nel convegno, organizzato a Roma giovedì 25 ottobre dal Consiglio Provinciale e dal Comitato per la Bellezza e dedicato al “Paesaggio aggredito”, si è molto parlato dei piani paesaggistici regionali da redigere entro il maggio prossimo, una grande occasione che, di lassismo in lassismo, probabilmente non coglieremo lasciando i Comuni più o meno liberi di agevolare quella edilizia speculativa dalla quale ricavano un sacco di soldi. E poi dovrebbero tutelare loro il paesaggio.



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