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Fare luce sulla tutela e conservazione delle opere d’arte
07-11-2007
Mariano Nuzzo

Il ruolo della luce nella conservazione. Il restauro contiene una dimensione strettamente tecnica legata all'uso dei materiali, alle scelte diagnostiche e di conservazione più attente e adeguate, dove, in ogni modo, la luce gioca un ruolo decisivo. Oggi, il restauro é un'esperienza complessa che coinvolge, oltre a quella critico-progettuale, molti aspetti, tra i quali quelli economici e di comunicazione. Spesso nell’affrontare un progetto di restauro si tende ad ignorare l’aspetto illuminotecnico, rinviandolo ad un secondo momento, ad un esperto del settore, che, nella maggior parte dei casi, lo affronta come dimensionamento numerico, puramente quantitativo e astratto, che garantisce, sì, un’illuminazione “a norma”, ossia una quantità di luce strettamente sufficiente a percepire il monumento, ma poi, sicuramente inadeguata al contesto e priva di sapore architettonico. Bisogna rendersi conto che ogni architettura è legata al suo contesto ambientale, che vive con i suoi colori, le sue luci e le sue ombre. Oggi la tecn ologia è in grado di offrirci diversi corpi illuminanti, da quelli ad incandescenza, a quelli a scarica, a quelli ioduri metallici, a quelli ai vapori di sodio a bassa o alta pressione, a quelli ad alogenuri metallici, alle lampade fluorescenti compatte e fino alle fibre ottiche, che rappresentano l’ultimo connubio tra l’elettrotecnica e l’ottica. Questa grossa vastità di lampade per l’illuminazione, oltre a garantire caratteristiche puramente tecniche, quali l’efficienza luminosa, la resa del colore, la durata media, l’illuminamento, deve consentire la scelta sapiente del giusto apparecchio illuminante, per restituire al monumento la giusta luminosità, il giusto tono e la giusta saturazione. Bisogna sapere che un materiale ci appare colorato in un certo modo quando riflette solo le radiazioni di quel particolare colore e ne assorbe tutte le altre. Ciò, nel rispetto della percezione del monumento e del suo ambiente, vuol dire che non basta osservare i parametri normativi ma bisogna tutelare le naturali condizioni di luce ed ombra ed il regolare orientamento della luce (che mai è diretta dal basso verso l’alto). E allora bisogna capire che “fare luce”, significa andare oltre gli schemi rigidi delle norme, oltre la “sottovalutazione economica” del patrimonio artistico e storico nazionale, insieme alla convinzione che la luce é un elemento essenziale per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico artistico. -Tutela e conservazione: in quanto la luce è uno degli agenti fondamentali che interferiscono direttamente con le opere; una luce male impiegata può, infatti, risultare fra le principali cause di degrado, soprattutto per quanto concerne la pigmentazione e la consistenza fisico-meccanica della superficie delle pitture murali e degli intonaci affrescati. -Valorizzazione: in quanto essa permette la corretta fruizione dell’opera in sé, in relazione alle scelte espressive dell’architetto, all’uso del colore ed anche al messaggio che si vuole trasmettere. La luce, quindi, come linguaggio multidisciplinare, unisce all'innovazione tecnologica e illuminotecnica la comunicazione e l'accesso ai luoghi e agli spazi per la cultura. A cosa servirebbe restaurare, nel migliore dei modi possibili, e oggi la tecnologia e la qualità professionale delle nostre strutture lo consente, per poi illuminare male impedendone in questo modo una buona fruizione? Sarebbe un controsenso! Questa è una domanda che le istituzioni e tutti coloro che producono eventi e progetti per la valorizzazione e tutela dei beni architettonici devono porsi.

PhD. arch. Mariano Nuzzo
Docente del Laboratorio di Restauro dei Monumenti C dell'Università degli Studi di Ferrara.



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