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Toscana nel cemento. Metastasi edilizie a Pescia (PT). Sbancamento di una collina
15-11-2007
Massimiliano Bini

Le coscienze offese si agitano sempre allorquando un folle munito di punteruolo o di martello sfregia una delle opere conservate nei musei, nelle chiese, nei palazzi o nelle piazze: i mezzi di informazione suonano la grancassa e si spendono parole cariche di disgusto, di riprovazione, si evoca persino il ritorno dei Barbari (coi quali una volta per tutte bisogner scusarsi). Gli esempi in ambito nazionale e internazionale non mancano, anche in tempi molto recenti. Tuttavia, per la particolare conformazione e storia dei beni culturali dellItalia questi tipi di attacchi al patrimonio non sono gli unici e, oserei dire, non sono forse i pi pericolosi. Il Bel Paese, definizione che resiste nonostante tutto, si caratterizza, infatti, per un una lineare continuit che lega le opere conservate nei musei alle chiese e ai palazzi, e questi edifici, a loro volta, alla forma citt che li racchiude ed organizza ed al paesaggio che li abbraccia e circonda: in buona sostanza il patrimonio storico artistico non separabile dallambiente naturale e una tutela attiva del territorio coincide con la stessa ecologia.
Si deve constatare con indignazione che questi principi, ribaditi finanche nel nuovo Codice - che non a caso si intitola dei Beni Culturali e del Paesaggio, non trovano applicazione pratica a Pescia (provincia di Pistoia), cos come in molte altre, dove purtroppo perdurano efferati sfregi al territorio di una gravit altamente superiore, per fare un esempio non auspicabile, ad una scritta spray lasciata da un visitatore annoiato (non sia mai!) su un gesso dellAndreotti custodito nella civica Gipsoteca omonima.
Con lavallo di contestate autorizzazioni che sanno di beffa, in netta antitesi alle perizie geologiche e perfino contro la toponomastica, che da sola sconsiglierebbe di costruire laddove esistevano cave di argilla, continua la forsennata urbanizzazione della zona via XXVII Aprile ormai sfociata nello sbancamento e conseguente taglio di innumerevoli olivi in localit Monte a Pescia: le metastasi edilizie corrono svelte a colpi di ruspe, i cadaveri degli alberi vengono fatti sparire e le crepe nelle abitazioni preesistenti si fanno sempre pi minacciose.
Occorre ribadire che queste ferite intervengono a minare in modo irreparabile il prezioso ordito di relazioni fra citt e territorio: il tessuto urbano si popola di fabbricati sgrammaticati, le colline vengono in parte spianate a forza sacrificando, anche questo ci toccato vedere!, interi oliveti, il risultato che la forma citt perde la sua conformazione e il territorio da cornice di pregio diviene fonte di pericoli, si legga smottamenti e frane. Tutto questo avviene proprio in un periodo in cui Pescia, si noti latteggiamento schizofrenico, sgomita per trovarsi un posto nellaffollato panorama dellofferta turistica toscana: insomma, delle due luna.
Cosa differenzia queste spallate alla rete cos delicata del nostro patrimonio storico - artistico e naturalistico, un insieme non divisibile, rispetto agli atti vandalici cui facevo riferimento allinizio? I permessi. Che se pure sul momento non ci sono, per interessato atto di fede si certi arriveranno. Sarebbe logico allora prefigurare che in futuro allingresso di ogni museo, di ogni chiesa, di ogni palazzo o piazza il visitatore venga fornito di oggetti contundenti e pennarelli con i quali allegramente demolire e rovinare, munito per di regolare permesso, le nostre opere darte: la prospettiva fa rabbrividire ma in parte questo quello che sta gi accadendo a quelle opere darte, i paesaggi delle mie localit collinari, che hanno la sola sfortuna di non trovarsi al sicuro dentro un edificio storico magari con su scritto a caratteri cubitali museo, termine che ancora intimorisce e fa chinare il capo riverenti.
Lattacco al territorio, e dunque al sistema dei beni culturali, che sta avvenendo da alcuni anni a Pescia ma in tutto il comprensorio della Valdinievole, che poi specchio della Toscana tutta -, basterebbe richiamare la distruzione di un riconosciuto edificio di archeologia industriale quale la conceria Moschini per far posto ad alveari residenziali turriti lungo il fiume Pescia, non solo preoccupa e indigna ma impone ormai che la questione esca dal silenzio ovattato nel quale tenuta, se non per le scandalizzate urla di un gruppo di cittadini volenterosi e coraggiosi, e travalichi i confini comunali: invio dunque alla Vostra Associazione unaccorata richiesta di sostegno e di aiuto.



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