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Il terzo aeroporto a Viterbo ovvero lapocalisse della Tuscia
28-11-2007
Luca Bellincioni

E ormai ufficiale: il terzo scalo aeroportuale del Lazio sar a Viterbo. Se lannuncio del ministro ha suscitato un tripudio nelle poltrone del Viterbese, esso ha per lasciata assi perplessa una grande fetta della societ che credeva (e crede tuttora) nella Tuscia come un territorio ove davvero poter sperimentare il concetto (tanto sbandierato a destra e manca) di sviluppo sostenibile. Molti infatti sono i dubbi circa limpatto ambientale e paesaggistico che avr la gigantesca opera: ad esempio, contando la vicinanza dellarea dellaeroporto con il Bulicame e con tutta la zona termale, con lo splendido sito archeologico di Castel dAsso, e, non ultima, con la stessa magnifica Tuscania (oggi uno dei centri pi visitati del Viterbese), la quale vedr svanire i propri secolari silenzi maremmani dal sibilare continuo ed incombente degli aeroplani. Un aspetto peraltro, questultimo, da non sottovalutare, poich linquinamento acustico e visivo determinato dal vai e vieni degli aerei peser su unarea assai pi vasta di quella dellaereoporto: anzi, pensando alle rotte che i velivoli effettueranno (verso Siena, verso Perugia e verso Roma) praticamente tutto il territorio della Tuscia sar invaso dal traffico aereo con un risultato disastroso per la quiete, prima proverbiale, delle terre degli antichi etruschi ma anche per la qualit stessa dellaria. Alcune zone come la bassa Tuscia, pensiamo ai monti della Tolfa e della Valle del Biedano - che gi risentono degli scali civili e militari del litorale - vedranno i propri cieli solcati in continuazione dagli aerei, in stridente contraddizione con la loro qualit (che andrebbe invece assolutamente salvaguardata) di aree naturali ancora selvagge.
Del resto, sappiamo tutti che il terzo scalo a Viterbo servir per portare ulteriori turisti nella Val dOrcia, in Umbria e a Roma, favorendo quindi non il territorio della Tuscia ma aree le quali oggi gi possiedono enormi flussi turistici, che vedranno cos vieppi incrementati. Insomma una vera e propria nuova (lennesima) servit. Dopo le centrali di Civitavecchia e di Montalto con i grandi elettrodotti che squarciano la Maremma viterbese, dopo i folli progetti di impianti eolici e di centrali a biomasse nelle zone pi intatte ed pregiate della provincia, veniamo dunque anche a questa faraonica idiozia dellaeroporto, idea sostenuta chiaramente da chi non ha alcun amore per questa terra ma solo ed esclusivamente interessi (direttamente o indirettamente) personali, oppure da chi sia semplicemente legato ad unideologia di sviluppo vecchia, soprassata e anche un po demenziale, basata sulla trasformazione totale e completa del territorio, con la sua conseguente perdita di identit e di specificit: un processo che applicato alla Tuscia alla lunga la porterebbe a divenire una sorta di gigantesco dormitorio sia della vicina metropoli romana sia del grande distretto industriale che verrebbe inevitabilmente a realizzarsi a Viterbo e nelle zone limitrofe. Un progetto, in definitiva, che suona come lennesima e ultradecennale conferma dellincapacit della classe politica della Tuscia di saper valorizzare adeguatamente questo territorio e di dargli un indirizzo ben preciso e condiviso. Laeroporto apporterebbe infatti gravissimi danni allimmagine turistica del territorio tutto, gi daltro canto interessato, negli ultimi anni, da inquietanti fenomeni di degrado come lincontrollato proliferare di piccoli insediamenti produttivi sparsi in aree ambientali di pregio, con grande erosione delle risorse paesaggistiche della provincia. Una volta realizzato laeroporto, daltronde, ci si troverebbe di fronte il problema dei trasporti che come sappiamo sono piuttosto scadenti tra Viterbo e Roma ma anche tra Viterbo e Siena e Perugia: cos si darebbe il via ad altri progetti altrettanto faraonici di autostrade e superstrade finora falliti non solo per mancanza di fondi ma anche per levidente vocazione agro-pastorale e turistica della Tuscia. Come potrebbe allora conciliare la tutela di beni archeologici e paesaggistici sparsi ovunque nella provincia con la creazione di nuove infrastrutture in funzione dellaereoporto? Di ci ancora non si parla, ma chi lungimirante, e vede purtroppo nella storia il ripetersi sempre degli stessi fatti, non pu non vedere chiaro che la creazione dellaeroporto coster una trasformazione totale dellassetto territoriale della provincia.
Di questo passo addio alla Tuscia, ossia a ci che noi oggi conosciamo come Tuscia, vale a dire unarea agricola e naturale di eccezionale pregio, caratterizzata da una straordinaria armonia fra beni archeologici e paesaggistici, e che proprio su queste risorse, in quanto oggi divenute assai rare in Italia, dovrebbe poggiare il proprio futuro, tramite seri progetti per la conservazione del territorio e del paesaggio storico (ad esempio tramite listituzione di un vasto parco nazionale) e nuove (e veramente europee) strategie di promozione e valorizzazione delle proprie bellezze. Invece, gli amministratori locali, servi di pochi avidi speculatori, stanno svendendo la Tuscia al cancro del progresso cieco e demente, che progresso niente affatto , ma pura barbarie e violenza contro un bene che ci stato generosamente tramandato dai nostri saggi antenati e che purtroppo una volta distrutto non sar pi riproducibile: il territorio.



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