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I piani paesaggistici: il caso della Sardegna: intervento al Convegno del Fai di Assisi
18-12-2007
Gian Valerio Sanna

Sono io che ringrazio voi per l'opportunit che date anche alla
regione Sardegna di confrontarsi in un momento nel quale
avvertiamo tutti la necessit di un cambiamento culturale, io
approfitter di quest'occasione per fare alcune considerazioni,
anche delle critiche, alla luce di quella che stata, ed tutt'oggi la nostra esperienza.
Il tempo ha scandito negli ultimi decenni una modificazione
sostanziale della concezione del paesaggio che anche nello spirito
costituzionale deve essere letto per il tempo nel quale necessario esprimere quella tutela e quel valore.
Prima il paesaggio era considerato qualcosa di romantico di
percettivo e come tutte le cose romantiche o percettive vengono
messe da parte rispetto alla forza e all'autorevolezza delle regole.
Si sono succeduti nella cultura tecnica e anche istituzionale diverse generazioni concettuali del paesaggio ma oggi per la condizione del mondo, il paesaggio non pi, percezione, bellezza, estetica, ma un insieme di valori che mettono in gioco direttamente la dimensione della vita degli uomini e la loro qualit di vita, e che solo per questo rappresentano la cornice di una visione economica ed economicistica dei modelli di sviluppo.
Come si fa allora a mantenere il dettato costituzionale della tutela del paesaggio in quel posizionamento residuale che ha avuto in tutti questi anni? Questo il punto e, quando si diceva poc'anzi del problema delle Regioni, c' prima un problema concettuale. Se cos, il paesaggio, nel principio costituzionale che lo Stato chiamato a far rispettare, io comincerei a dire che nella legislazione dello Stato la pianificazione paesaggistica deve essere sovraordinata a qualunque altra disciplina, sia essa urbanistica sia
essa ambientale, ed un punto essenziale e strategico della
programmazione dei modelli di sviluppo economico.
Perch se non si fa questo, la debolezza nella quale si troveranno
le Regioni, sar tale che oggettivamente la globalizzazione, le
dinamiche dei mercati, la modernizzazione, renderanno sempre pi
labili i livelli delle regole e delle discipline perch competizione e interessi sono assai pi forti delle regole e invece bisogna saper serrare le fila di quei principi che sono parte integrante di un patrimonio culturale universale della nostra esperienza costituzionale.
Dal 2000 la convenzione europea del paesaggio ci dice la stessa
cosa: il territorio va utilizzato non solo per la trasformazione al servizio del progresso economico, ma ci dice che qualunque cosa
la puoi fare solo se sostenibile, e ci significa prima di tutto tenere conto che vi la componente umana dentro questo gioco dell'economia e anche ci che appartiene, o dovrebbe appartenere, alla cultura della politica e delle istituzioni, ovvero la capacit di contenere nelle proprie decisioni, ogni giorno, quel principio di lungimiranza che ci consente di assumere decisioni oggi nella prospettiva della tutela del domani, cosa che non avviene quasi mai.
Va aggiunto, a tutti i nostri meriti, e a me spettato il privilegio di concorrere a realizzarlo, che il Presidente Soru ha incarnato per noi in questi anni il senso pi vero del riformismo del terzo millennio e ci ha spiegato che quando sono in gioco i valori universali, i diritti costituzionali, le istituzioni della politica, devono sfidare l'impopolarit, questa la cosa pi importante che deve essere realizzata e che espressa anche nel Codice Urbani, la volont di mettere a regime tutte queste cose.
Se mi consentita una critica, io credo questo: a maggio del 2004 entrato in vigore il Codice Urbani, il 10 di agosto dello stesso anno la Regione Sardegna ha adottato un provvedimento straordinario e il 25 di novembre del 2004 ha approvato una legge di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica (Legge Salvacoste), nella quale si data 12 mesi di tempo, e non dunque i tempi biblici dei progettisti e dei grandi studi di progettazione, si rimboccata le maniche e in un anno ha redatto il Piano paesaggistico regionale.
L'articolo 135 del codice Urbani prescrive, demandando in un
rapporto di leale cooperazione tra Stato e Regioni, di fare, entro
quattro anni, la pianificazione paesaggistica. Io allora mi attenderei un atteggiamento diverso da parte dello Stato, perch cos come le Regioni, se i Comuni non fanno i bilanci entro un termine, cio atti obbligatori e di trasparenza, li commissaria, perch lo Stato allo stesso modo non provvede a commissariare le Regioni che non hanno fatto nulla rispetto a questo obbligo?
Il problema non l'autonomia delle diverse Istituzioni un problema diverso, di diversa natura, c' in gioco un principio costituzionale, un diritto universale che compete garantire allo Stato e che lo Stato deve proseguire in un rapporto d'intesa per quando possibile, e che coinvolge la carne e il futuro di ogni singolo cittadino di oggi e di domani, e che ha il dovere di tutelarlo in qualunque parte del Territorio.
Questo lo dico perch noi ci sentiamo un po soli, aggrediti da
migliaia di interessi, e da uno Stato che non ci tutela rispetto alle scelte fatte e allora in questa nazione non possibile che accada che chi fa bene perseguitato dai tribunali amministrativi, dalle multinazionali immobiliari. Bene, questo quello che avrei voluto dire a Francesco Rutelli.
Non la voglia di essere impropriamente severi, la Sardegna ha
avuto annullati 13 su 14 piani paesaggistici per il semplice fatto che in virt di questa sottordinazione della cultura paesaggistica a quella urbanistica, le regole urbanistiche, ci hanno spiegato i giudici dello Stato, legittimava tutti i metodi per aggirare i vincoli: invece di predisporre la tutela di questi laggirava.
Noi questa volta abbiamo fatto un lavoro di tipo diverso, e proprio per incarnare questo nuovo concetto, il piano paesaggistico della Sardegna ha affrontato un passaggio molto importante e quasi rivoluzionario.
Il paesaggio pu avere ancora una mera valutazione estetica? Se
rimane cos, sotto il solo profilo di una lettura soggettiva che apre a mille discrezionalit tutto affidato solo alle buone sensibilit, ma non diventa una regola, al contrario necessario far maturare la disciplina paesaggistica da un concetto soggettivo e percettivo ad un concetto analitico e disciplinare con metodo oggettivo.
Anche in questo caso, lo dico con prudenza, perch ho qui molto
rispetto delle funzioni delle sovrintendenze, anche se qualche
sovrintendenza qualche autorizzazione che fa a pugni con i principi di base del rispetto del paesaggio, lha data a suo tempo, serve urgentemente costruire una unione operativa su base regionale, fra funzioni delle sovrintendenze e funzioni delle Regioni, perseguendo l'oggettivit di una tutela che si basa appunto sull'analisi di un assetto ambientale, con tutti i suoi valori ambientali e naturalistici, un assetto storico culturale, che ha consentito per esempio alla Sardegna in questa prima fase di censire oltre 20.000 beni culturali, tra beni culturali che gi conosceva lo Stato e altri beni identitari da noi identificati perch utili a integrare quel giacimento culturale che abbiamo voluto sottoporre ad una disciplina specifica.
Il terzo aspetto dellanalisi stato l'aspetto insediativo perch la pianificazione paesaggistica deve anche darsi ragione di quali sono le dinamiche demografiche registrate, e del perch c lo spopolamento dei piccoli centri in Sardegna.
Labbandono dei paesi dell'interno dovuto al fatto che il miraggio dello sviluppo turistico, portato dall'epopea della costa Smeralda, ha spostato il 65% della popolazione residente sulla fascia costiera, con tutto quello che comporta quando stagionalmente arrivano i turisti, con un aggravio antropico immenso, mentre i paesi dell'interno muoiono, paesi che hanno un'infinita identit culturale, architettonica e storica.
Solo se si arresta questa dinamica questi centri si possono
ripopolare, altrimenti si continua ad andare verso la stessa
direzione, la desertificazione e perci abbiamo impedito con una
regola precisa la costruzione delle residenze nella campagna, la
residenza infatti nasce nella comunit che il luogo delle relazioni di solidariet, ed l che si deve risiedere e non disseminando la campagna di case, perch il paesaggio rurale, lo abbiamo riconosciuto: un valore da tutelare finalizzato anche al suo utilizzo per lagricoltura.
Abbiamo avuto dei casi patologici nell'agro di Sassari dove ormai la gente compra i terreni per fare ville con piscine e non per fare case rurali, con tutti i problemi di urbanizzazione, di servizi, di inquinamento che ne deriva.
Abbiamo compiuto un lavoro specifico sulle coste dove si registrava il problema pi urgente, il Codice Urbani ci ha offerto una grande possibilit da questo punto di vista, quello cio di poter determinare nuovi beni paesaggistici, nuove forme di tutela e noi abbiamo stabilito che la fascia costiera quella parte di territorio pi debole e aggredibile dal cambiamento climatico, da tanti fattori negativi ma soprattutto dall'uomo.
Ci sono paesi costieri in Sardegna che passano nel giro di qualche
mese, da 3000 abitanti residenti a 30.000 tra abitanti e turisti e
nessuno pu sostenere che l'effetto su quel territorio di 3.000
persone, sia uguale a quella di 30.000 persone, non possibile, si produce per forza un consumo del territorio ed allora abbiamo
sancito che la fascia costiera, quella che abbiamo descritto
inizialmente nei 2 chilometri e che poi abbiamo articolato in maniera variabile attraverso la lettura del paesaggio, di montagna, di pianura, da considerarsi un bene paesaggistico di insieme, una cosa unica e abbiamo sottoposto queste aree ad una disciplina particolareggiata e specifica stabilendo che dentro la fascia finito il tempo di costruire inopinatamente.
Abbiamo ancora molto da fare prima di tutto per trasformare le
doppie case in strutture ricettive; in Sardegna su 800.000 case
censite, 210.000 sono vuote, cio un quarto del totale, di cui il 73 per cento sulla costa. Ce n' volume da utilizzare, e quindi abbiamo dato un input e un'incentivazione a chi vuole trasformare doppie case sulla fascia costiera in strutture ricettive, abbiamo detto che tutte le preesistenze, fabbricati industriali, fabbricati rurali, possono essere anche questi utilizzati per trasformazioni in strutture ricettive e non per doppie case.
Per i campeggi, che a volte sono fatti in modo tale da distruggere le parti pi delicate di quel territorio costiero, abbiamo fatto un'operazione molto coraggiosa e abbiamo stabilito: intanto i campeggi si mettano in regola, e seconda cosa, chi da la
disponibilit a dismettere un campeggio, noi diamo la possibilit di costruire, in proporzione, con una diminuzione del 50% del carico antropico originario, un piccolo villaggio turistico ricettivo purch liberi il territorio, prezioso per lambiente e lo restituisca risanato alla collettivit. Per il resto in fascia costiera non si fa altro fino a quando non avremo recuperato, valorizzato e migliorato tutta questa condizione pregressa della parte costiera, e cos non vedremo pi, speriamo, questo correre per aver un indice di volume da edificare sulle nostre coste.
Tutto quello che voi vedete in Sardegna sulla fascia costiera
rappresenta circa 15 milioni di metri cubi, la previsione potenziale totale che noi avevamo in atto nellisola era esattamente il doppio, quindi abbiamo bloccato con questa norma la met delle volumetrie potenziali che, se oggi le coste sono cos come le vediamo immaginate cosa sarebbero diventate senza questa coraggiosa iniziativa.
Abbiamo fatto anche cose diverse, abbiamo inciso sullannoso
problema dellICI, perch pensiamo che o tagliamo prima o poi il
legame fra finanziamenti degli Enti locali e sistema immobiliare, o non usciamo da questo sistema in base al quale per fare cassa
bisogna costruire, e allora mentre lo Stato fa la sua parte, noi
abbiamo fatto la nostra e coerentemente con i nostri principi,
abbiamo deciso di aumentare del 43 per cento i trasferimenti
ordinari agli enti locali per il loro funzionamento, perch non
debbano essere costretti a tassare o incentivare lottizzazioni e
occupazione indebita del territorio per esercitare le loro funzioni.
Poi c' anche un problema molto importante sugli investimenti per il ripristino dell'esistente, l'abbellimento, larchitettura, quelle cose insomma che in qualche modo aiutano anche la crescita di una classe professionale e la maturazione di una cultura diversa nel fare.
Oggi i pi grandi oppositori del piano paesaggistico regionale, a
parte che sono sempre gli stessi sardi perch atavica fra noi,
questa cultura di autoflagellazione, sono soprattutto gli uffici tecnici comunali, che impreparati ad esprimere una visione analitica della capacit di tutelare il vincolo, scaricano sulla Regione le pratiche e la responsabilit dellimmobilismo amministrativo e bloccano le attivit e le richieste dei singoli cittadini.
C ancora dunque un problema culturale che noi cercheremo di
vincere, andando comunque avanti e una delle cose che vorrei
lasciare qua a voi questa: alcuni principi universali non sono
giocabili sul terreno delle alternanze politiche.
Ovviamente mi perdonerete perch sono fazioso e devo difendere il
mio lavoro, per penso anche a quelli che lo faranno dopo di noi e a quelli che lo faranno nelle altre Regioni.
Come si fa a lasciare sole le Regioni in questo gioco al massacro, e fare in modo che le amministrazioni che si succedono per lalternanza democratica possano cancellare tutto, riportarci nel medioevo rispetto a questa rivoluzione culturale nella tutela di quello che il nostro territorio.
Noi abbiamo chiesto a Rutelli, facendo per altro una cosa
estemporanea, di venire in Sardegna e siglare un'intesa, abbiamo
dunque affermato un'intesa con Rutelli nella quale la Regione si
impegna a proseguire il completamento della pianificazione
paesaggistica seguendo il dettato del Codice Urbani e con la
prescrizione che la Regione non potr modificare il Piano
paesaggistico se non attraverso il consenso e lintesa del Governo
e del Ministero ed questo l'unico modo, ad oggi, per portare fuori dalle lotte politiche, dalla demagogia delle fazioni politiche uno strumento cos importante.
Noi sappiamo che la tutela del paesaggio richiede una componente
indispensabile, che quella della partecipazione popolare dei
cittadini alla tutela dei beni collettivi, e la vasta organizzazione sociale credo che possa dare l'esempio cos come tante altre organizzazioni sensibili alle tematiche dellambiente e che qualche volta disperderanno le proprie energie in aspetti troppo settoriali, e che invece dovranno avere una visione pi aperta intorno a questo problema.
Il mondo ci chiede di guardare alle complessit e non alle questioni corporative e noi entro il mese di giugno saremo costretti a svolgere un referendum, dal momento che una parte politica, quella da sempre pi legata alle imprese immobiliari, al liberismo sfrenato, ad un mondo senza regole, dove si privilegia la crescita economica e non la garanzia dei valori universali, ha chiesto e ha ottenuto questo referendum.
Noi ci batteremo, per non vorremmo essere soli in questa
battaglia, vorremmo essere accompagnati da una sensibilit pi
diffusa che non quella che riconosce la regione Sardegna nelle
posizioni oggi espresse dalla regione Calabria, che dal primo
momento ha manifestato l'intolleranza a qualunque regola da
questo punto di vista.
Non cos ed io vorrei confrontarmi presto con i colleghi della
Calabria per spiegare che non cos che si persegue lo sviluppo e
la crescita indispensabile di molte aree del nostro Paese.
La Sardegna deve prendere atto che nel 2005 al di l delle opinioni dei nostri colleghi della destra, registrava un prodotto interno lordo cos conformato, il 3% all'agricoltura, il 7% al turismo e l'11% all'industria, grazie alla SARAS, tra l'altro tutto il resto era terziario per vi era una voce che primeggiava: l'edilizia il cui valore ammontava al 22 per cento del Pil.
Lo strumento che deve implementare i settori primari dello sviluppo al primo posto quindi rispetto ai settori che sono gli obiettivi prioritari dello sviluppo, ecco il paradosso: la regola del consumo indiscriminato di un territorio senza che questo realizzi prospettive di crescita.
E necessario che le Regioni si confrontino su questo problema,
perch nel fare un piano paesaggistico abbiamo voluto incidere
anche su un'inversione di tendenza del modello economico,
curando i bandi pubblici sulla rivalutazione dei siti minerari, sui progetti COSTERAS, con un concorso nazionale per il riuso delle borgate marine nate abusivamente sull'onda della speculazione turistica.
Abbiamo quindi investito con i bandi CIVIS, cofinanziati dalla
comunit europea, oltre 120 milioni di euro per i nostri centri storici, perch un'altra delle cose che indica il piano paesaggistico regionale della Sardegna di distinguere tra buoni o cattivi valori culturali.
I centri storici delle nostre citt sono tutti patrimonio storico e non appartengono al patrimonio disponibile di una parte politica, al contrario patrimonio indisponibile della collettivit e abbiamo cos delimitato i centri matrice di tutti i nostri 377 Comuni e li abbiamo costituiti beni paesaggistici, anche quelli che non hanno mai avuto la possibilit di essere tutelati da un piano particolareggiato del centro storico, per dargli cos la possibilit di ripensare il riuso e la
valorizzazione dei propri centri storici, anche per finalit di carattere sociale, verso una offerta di abitazioni per le giovani coppie, le persone anziane, che vogliamo riportare e far vivere nei nostri centri storici.
Abbiamo deciso un ulteriore investimento di 120 milioni di euro e
continueremo nel tempo a portare avanti questa strategia.
Vogliamo promuovere il confronto di esperienze di miglioramento di
quanto fatto fino ad ora, e se lo Stato quando decide di tutelare i diritti universali, garantir anche i soggetti che concorrono con lui al conseguimento di questi compiti, noi ci batteremo ancor pi per questi obiettivi.
Abbiamo certamente nel Fai, in voi, un interlocutore amico e
sensibile.
Ci vorr per il futuro una sensibilizzazione maggiore, anche dello
Stato perch su queste cose insieme si riscopra il fascino delle
regole, che non consiste nel farsi suggestionare da un'idea di
autonomia che abbia quale unico obiettivo quello di acquisire
poteri, ma che ritrovi una capacit di tutela dei principi universali indisponibili, per essere inflessibili nella garanzia dei diritti di tutti e darci una mano d'aiuto per costruire un futuro migliore.



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