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Ancora sul rigassificatore ad Agrigento
20-12-2007
Alessio Lattuca

Illustre Dottor Schilirò,
ho riflettuto qualche giorno sulla tempestiva intervista pubblicata sul Giornale La Sicilia, da Lei diretto, soltanto a poche ore di distanza dell’incontro del 6 dicembre svoltosi presso la Camera di Commercio di Agrigento, da me organizzato - sul controverso tema dell’impianto di rigassificazione da collocare a ridosso di in uno dei luoghi più belli del pianeta e sul rischio che tale scellerata ipotesi potesse determinare che la Valle dei Templi potesse essere cancellata dai siti unisco patrimonio dell’umanità - su iniziativa di Confimpresa Euromed e nell’interesse della comunità economica e degli abitanti di questo luogo geografico tanto osteggiato, anche da quelli che per loro ventura vi sono nati.
La tempestiva intervista è stata svolta nelle ore successive alla celebrazione di un significativo “consiglio provinciale aperto” organizzato dal Presidente, in risposta alla richiesta che proveniva da varie associazioni e da taluni consiglieri che hanno presentato una mozione per l’indizione di un referendum che desse l’opportunità ai residenti di una vasta area intercomunale (come previsto dalla legge nove istitutiva della Provincia regionale) di potere esprimere la propria opinione su questioni sensibili di primaria importanza: per la qualità della vita e per il loro destino e per quello dei loro figli.
Ho riletto attentamente il comunicato stampa n.24/2007 diramato dall’Unesco Italia in data 27/04/2007 “Progetto di realizzazione di un rigassificatore a Porto Empedocle: Giovanni Puglisi, Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO scrive al Presidente della Regione Siciliana Cuffaro”.
Riporto il testo: “A seguito delle notizie recentemente divulgate dalla stampa sull’impianto di rigassificazione che la società Nuove Energie vorrebbe realizzare a Porto Empedocle, delle numerose lamentele pervenute al riguardo alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, dalla preoccupazione espressa in merito anche dal Presidente FAI, Giulia Maria Mozzoni Crespi, Giovanni Puglisi, Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO ha fatto il punto della situazione in una lettera indirizzata al Presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro.
La Regione Sicilia,con i numerosi siti iscritti nella Lista(*) “ha più volte legato il proprio nome a quello dell’UNESCO – scrive Puglisi – evidenziando l’’impegno delle autorità siciliane nel fare della cultura uno degli strumenti principali di valorizzazione e promozione del proprio territorio.”
Ma, ha continuato Puglisi, “Mi onoro e mi sento in dovere ….di porre alla Tua cortese attenzione l’effetto deturpante che potrebbe avere l’impianto di rigassificazione sull’area archeologica di Agrigento, mettendo a rischio la permanenza del sito nella Lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO e conseguentemente arrecando grave pregiudizio all’attività turistica dell’area.”
(*) la Villa Romana del Casale a Piazza Armerina, il Val di Noto, le Isole Eolie, Siracusa con la Necropoli di Pantalica, l’Area Archeologica di Agrigento.
Secondo il mio modesto punto di vista il Prof. Puglisi ha svolto opportune considerazioni da uomo di cultura e da economista essendo al tempo stesso preside di una importante università privata: la IULM di Milano e Presidente della Fondazione del Banco di Sicilia.
Ho apprezzato moltissimo - e sono sincero - le sue responsabili valutazioni tecniche ed etiche da illustre esponente della Classe Dirigente Regionale e Nazionale.
Mi sarei aspettato anche un preciso riferimento a ciò che intende assicurare a questo territorio da presidente della Fondazione (patrimonio dei siciliani che moltiplica gli utili e le partecipazioni con il contributo notevole degli interessi corrisposti al Banco dai Siciliani e che per statuto andrebbero investiti in progetti diretti allo sviluppo socio economico).
Mi aspetterei se lo riterrà opportuno che spieghi agli abitanti (non cittadini) di questo indistinto luogo geografico: quali novità sono intervenute sul territorio che lo hanno “costretto” a modificare le significative considerazioni manifestate con tanta incisività?
Vorrei ricordare, intanto, che tutte le politiche di sviluppo promosse a vario livello e tutti i tavoli di concertazione attivi sul territorio sono stati rivolti verso la valorizzazione dei beni culturali ed architettonici e la loro fruizione economica, così come previsto dai protocolli sottoscritti con l’Unesco e dal piano di gestione e, soprattutto, come previsto dal POR Sicilia.
Tuttavia, le problematiche scatenate dalla proposta di realizzazione del Rigassificatore a Porto Empedocle, costituiscono una vera occasione per riflettere sullo sviluppo condiviso d’area e sulla credibilità delle azioni in corso e sulla credibilità dei soggetti pubblici e privati impegnati per l’effettivo sviluppo economico e sociale.
Pertanto la invito a pubblicare la presente nota alla quale accludo alcune considerazioni che, se lo riterrà opportuno potrà pubblicare e che se interessato potrebbero essere oggetto di pubblico dibattito in un incontro da me e da Lei organizzato sul complesso tema del rigassificatore nella “Valle degli Dei”.
Cordialità
Alessio Lattuca



COMITATO PER LA SALVAGUARDIA DELLA VALLE DEI TEMPLI


Cosa sono i terminal di rigassificazione ed il GNL?

Vogliono collocare il rigassificatore in zona Kaòs, a duecento metri dal Parco di Pirandello e di fronte alle colline che accolgono la Valle dei templi di Agrigento.
Il progetto è di Nuove Energie srl oggi di proprietà dell’ENEL spa.
Il GNL è un gas naturale che per il trasporto viene raffreddato a -160°, permettendo così che 1 litro di GNL si trasformi con la rigassificazione in 600 litri di gas metano. ( una nave gasiera, utilizzata per il trasporto, contiene circa 123 milioni di litri di GNL che equivalgono a 74 miliardi di litri di gas ). Ben undici impianti sono proposti in Italia, anche se il gas non manca. ( sono pure in costruzione due metanodotti dall’Algeria e dalla Grecia.
Il rischio di incidenti gravissimi
- Molti sono gli studi che evidenziano i gravi pericoli ( Impianti considerati a rischio di incidente rilevante ).
- Secondo uno studio voluto nel 2003 della città di Oxnard in California (150mila abitanti), nel caso del peggiore incidente, una nube di gas incendiario si spingerebbe fino 30 miglia (55 chilometri) distruggendo tutto nel suo cammino e causando un numero rilevantissimo di morti.
- Secondo un altro studio preparato per il Pentagono l'energia contenuta in una gasiera di media grandezza è equivalente a quella di diverse bombe atomiche, prive di radiazioni.
Non bisogna dimenticare anche la possibilità di errore umano (causa degli incidenti più frequenti).
Il pericolo del terrorismo
- Gli impianti sarebbero tra gli obiettivi più attraenti per i terroristi (vedi sito Ministero degli Interni e dichiarazione del presidente dei Lloyd’s di Londra sulle indisponibilità, recentemente manifestate, per assicurare le navi gasiere, prive di scorta militare).
I danni economici, ambientali ed al settore turistico
- L'interdizione (seppur limitata ad alcune ore giornaliere) alla navigazione intorno ai terminali e la presenza in mare delle enormi navi gasiere danneggerà l’immagine, i traffici commerciali e la concreta utilizzazione del porto turistico di Porto Empedocle – Agrigento che, come noto, si affaccia sulla Valle dei Templi.
- Gli impianti produrranno sversamenti in mare e forti emissioni di metano ad alto effetto serra (23 volte più del CO2 ).
- L’acqua marina, utilizzata nel ciclo di rigassificazione verrà raffreddata ad una temperatura di 5° inferiore a quella di presa e clorata dall’impianto con una immissione nell’ambiente marino di 20 - 33 tonnellate di cloro attivo all’anno per impianto, ciò causerà gravi danni alla pesca ed al turismo.
- Le carenze dei progetti e degli studi presentati dalle società Nuove Energie e ENEL?
- Nessun cenno sulle opere a terra (gasdotto, altro?)
- Svalutazione delle unità immobiliari di tutto la zona e, in particolare, di quelle ad uso turistico nonché di quelle limitrofe agli impianti che si troveranno a poche centinaia di metri in linea d’aria dalle gasiere.
I danni morali per le comunità
Non è possibile che il sindaco, senza il giudizio competente del corpo universitario e di quelle realtà scientifiche presenti nella regione, possa continuare a confermare disponibilità ai proponenti “dell’aggeggio infernale“ facendo riferimento esclusivamente alle cosiddette “compensazioni” soddisfatte, le quali, ogni altro problema, - quali l’inadeguatezza del rigassificatore (di fatto, ad un paio di centinaia di metri da centri abitati), il rispetto delle leggi: Aarhus, Espoo, Barcellona, Tokyo, Seveso, il sacrosanto dovere di interpellare la cittadinanza che, per le norme europee, ha diritti decisionali e non solo semplici espressioni di parere - risulterebbe risolto.
Tutte le predette questioni verrebbero trascurate o addirittura spazzate via solo perché verrebbe “barbaramente pagata” con vile moneta, l’accettazione di qualsiasi forma d’inquinamento, di grave disagio e di grave pericolosità per le cose e per le persone, ivi compresi i possibili attacchi terroristici, che i proponenti si guardano bene dal discutere e valutare.
Il sindaco, dicendo che il suo comportamento è mirato soprattutto agli interessi dei cittadini, dovrebbe interpellarli ed eseguire poi la loro decisione: c’è già un campione molto vasto (migliaia di cittadini, movimenti e comitati), che hanno detto “no”!
Non è possibile mettere il cappio intorno al collo dei cittadini e dire loro che lo si fa nel loro interesse. E’ una bugia clamorosa !
Nemmeno il Presidente della Regione, può agire come agisce e dire cose all’insegna dell’insensatezza, senza tutelare gli interessi della cittadinanza, ma perseguendo soltanto l’esclusivo interesse delle multi-utilityes dei businessman. Tutto il lungo discorso fatto nei confronti del Sindaco: ricerca di giudizio scientifico, inadeguatezza del sito prescelto in rapporto alla pericolosità (quella vera, non le sciocchezze di comodo e di parte assunte per giustificare i propri disegni economici) ecc. ecc. ecc. vale né anche per il governatore.
Non c’è il riferimento alle alternative di sviluppo dell’area del Porto ed alla mancata programmazione da parte dei responsabili politici.
Non si può, infatti, far dipendere dalla gentile concessione dell’ENEL il dragaggio del Porto, l’allungamento del braccio di levante (se mai si farà), la conversione della centrale elettrica a metano e prospettare ai cittadini che finalmente grazie all’intervento buono dell’Enel, il porto potrà accogliere le navi da crociera, e ci sarà meno inquinamento e, grazie alle royalties, il Comune disporrà dei fondi per il risanamento della città.
In realtà, aprendo gli occhi sulle effettive responsabilità politiche di governo del territorio, occorre puntare l’attenzione su:
- la conversione della centrale Enel è un obbligo di legge perché attualmente la stessa supera i limiti di accettabilità per le immissioni inquinanti. Anche in questo momento, l’Enel potrebbe attuare un piano di approvvigionamento costruendo una linea di collegamento al gasdotto dell’ENI. Invece, la politica accetta la ormai palese minaccia della chiusura dell’impianto con la riduzione del personale assunto.
- Il dragaggio del porto è in appalto, sospeso per cavilli sollevati dalla società esecutrice dei lavori. Trovare la soluzione, sia essa squisitamente legale, sia essa di natura politica, E’ UN OBBLIGO DEI POLITICI DI GOVERNO ed è un segno della loro capacità di risolvere i problemi della città.
- Il processo di realizzazione della Stazione Marittima, quale centro attivo, necessario allo sviluppo delle attività portuali per i collegamenti marittimi e per i servizi al turista/viaggiatore è stato avviato e prescinde dalle vicende del rigassificatore.
- L’utilizzazione di una parte dei moli esistenti per l’attracco delle navi da crociera è già oggi possibile e la sua realizzazione concreta dipende solo da una seria concertazione tra le parti (Società crocieristiche, autorità del porto, comune, ormeggiatori e piloti, società di trasporto, ecc.).
- La realizzazione della Darsena da diporto, prevista dai documenti programmatici della Regione all’interno del Porto, è immediatamente possibile mediante il ricorso al Project Financing.
- Una proposta di realizzazione di un altro porticciolo turistico, con annesso residence e strutture di servizio, all’esterno dell’area portuale è stata presentata all’Autorità comunale con ricorso a fondi esclusivamente privati.
- Il Piano del Porto prevede la destinazione di un’area specifica alla Nautica da pesca commerciale. Un piano di supporto e sviluppo per questo settore non è stato mai ragionato. Eppure la Regione destina con un nuovo specifico fondo POR somme per la ristrutturazione e lo sviluppo del settore. Il segmento della pesca commerciale non deve morire e già nel 2008 può avvalersi dei fondi regionali.
- La riqualificazione delle aree limitrofe al Porto non è necessariamente legata ad uno sviluppo dell’industria pesante e per tutti i motivi descritti è indispensabile verificare la esistenza di alternative IMMEDIATAMENTE PERSEGUIBILI ENTRO GLI STESSI TEMPI NECESSARI PER LA REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI DI RIGASSIFICAZIONE cioè 4/5 ANNI.
In conclusione:
Non è vero che allo stato attuale non esistono alternative allo sviluppo del territorio oltre al rigassificatore definito “l’ultima spiaggia”, infatti:
- la Conversione dell’impianto Enel – a totale costo privato – non produce perdita di posti di lavoro;
- il Dragaggio del porto è già finanziato;
- la Stazione marittima in corso di progettazione, può trovare fondi nell’affidamento alla gestione dei privati. DETERMINA NUOVI POSTI DI LAVORO;
- L’Attracco delle navi da Crociera è frutto di attività diplomatiche e di accordi commerciali e sindacali. DETERMINA NUOVI POSTI DI LAVORO;
- la Darsena Turistica prevede gli investimenti privati. DETERMINA NUOVI POSTI DI LAVORO;
- Un secondo Porticciolo Turistico all’esterno del porto prevede il ricorso a fondi privati. DETERMINA NUOVI POSTI DI LAVORO;
- Il rilancio delle attività del settore della Pesca Commerciale è affidabile ad un Piano di Sviluppo della nautica empedoclina da portare a finanziamento regionale entro il 2008. DETERMINA LO STOP ALL’ESODO DELLA FORZA LAVORO E L’INCREMENTO DEI POSTI DI LAVORO NELLE ATTIVITA’ DI PESCA E DI TRASFORMAZIONE DEL PESCATO;
- LA Riqualificazione dell’area ex industriale semplicemente per servizi ovvero per attività di impresa sostenibili (cantieristica leggera, artigianato, trasformazione del pescato, ecc.) ovvero per attività turistiche, ovvero per l’università e la ricerca, comunque intesa produrrà NUOVI POSTI DI LAVORO.
Pertanto,
CHIEDIAMO
- che immediatamente il Governo Italiano, la Regione Siciliana e la Soprintendenza ai Beni Culturali, Paesaggistici ed Archeologici (revocando in autotutela il nulla osta rilasciato, forse, troppo frettolosamente) blocchino l’iter del progetto e che assieme si adoperino per la tutela del Paesaggio e per far dichiarare definitivamente il territorio del Mediterraneo Area Marina Particolarmente Sensibile (Particulary Sensitive Sea Area – PSSA), con particolare riguardo per le Coste Agrigentine.
- una seria lotta agli sprechi ed investimenti nella ricerca, sviluppo e promozione delle fonti alternative rinnovabili da realizzare nell’area ex Montedison dimessa, da risanare e riconvertire
- che vengano fornite dai competenti Ministeri informazioni approfondite sul quadro strategico, ambientale, energetico ed economico, nel quale i due progetti si inseriscono e su tale quadro venga avviata la procedura di valutazione ambientale strategica (VAS- Direttiva 2001/42/CE ).
- che venga garantito in quest’ambito il ruolo previsto per la partecipazione del pubblico interessato e delle comunità locali.
- che la VIA consideri adeguatamente la Tutela del Paesaggio e anche gli aspetti relativi alla sicurezza degli impianti e del traffico navale per eventuali e non escludibili eventi incidentali ed azioni terroristiche.
- che la procedura di valutazione dell’impatto ambientale ( VIA ) sui progetti tenga conto di tutte le esigenze di approfondimento tecnico – scientifico, senza forzature improprie sui tempi della valutazione stessa.




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