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Sulla riforma del Ministero
27-12-2007
Paolo Bianchi

Dispiace constatare che nella schizofrenica attivit normativa che coinvolge il ministero per i beni culturali da quattro anni a questa parte lultimo tassello sia il peggior agglomerato di confusione ed incertezza organizzativa che potesse essere realizzato. Sembra una maledizione, ma ad ogni cambio di ministro, e di relativo staff di collaboratori, il dicastero della cultura sprofonda sempre pi in una palude di disorganizzazione che sembra non aver mai fine. La situazione, se possibile, viene resa ancora pi tragicomica dalla sequenza di provvedimenti applicativi del regolamento, primi fra tutti i provvedimenti di nomina dei dirigenti generali del ministero. Si, perch ad ogni riforma ma non necessariamente legato ad essa si verifica una sorta di spoil system selvaggio che taglia i vertici delle singole strutture dirigenziali in nome di una pretesa razionalizzazione delle risorse umane che si fa fatica a capire. Leggendo le recenti nomine fatte o meglio, i relativi procedimenti di nomina avviati alla faccia delle capacit tecniche richieste per ricoprire un ruolo, si vedono architetti guidare il settore degli archivi, bibliotecari dirigere strutture prevalentemente dedicate ad attivit di tutela e valorizzazione del patrimonio architettonico e del paesaggio, amministrativi guidare i centri di pi rilevante importanza artistica del Paese, trombati di prestigio che, magari, dopo aver fatto la storia di una direzione generale sono collocati nel dimenticatoio degli incarichi di studio ed esiliati di lusso per far posto alle restanti margherite da piazzare. E una situazione veramente paradossale. Una riforma annunciata come la svolta e/o lo strumento del cambiamento culturale del paese che si trasforma nella pi cieca demolizione di una struttura ministeriale in nome di un non ben identificato disegno innovatore. Leggendo alcuni articoli del dpr 233/2007, si vede lincertezza che ha colto il redattore nel delineare e precisare funzioni e competenze delle diverse articolazioni organizzate. La prima quella che riguarda ad esempio la figura del segretario generale a cui vengono attribuiti compiti di gestione di servizi essenziali delle funzioni ministeriali in ci contravvenendo a sane regole di opportunit che impediscono di attribuire tali poteri a soggetti caratterizzati da un predominante ruolo politico. Va da s che al segretario dovevano essere dati esclusivamente compiti di coordinamento e di supporto allindirizzo politico del Ministro e non certo, per fare un semplice esempio, la redazione ed elaborazione, nonch la predisposizione dei modelli di bando di gara e delle convenzioni-tipo per laffidamento dei servizi aggiuntivi o della predisposizione delle intese di programma Stato-regioni in materia di valorizzazione. Inoltre, si valuti limpatto della previ sioni di attribuzioni al segretario di compiti prettamente tecnico-amministrativi come, ad esempio, le determinazioni seppur concordate con le competenti direzioni generali da assumere in sede di conferenza di servizi per interventi di carattere intersettoriale o di dimensione regionale (art. 2, comma 3, lett. c ); il coordinamento delattivit di tutela in base a criteri uniformi ed omogenei sullintero territorio nazionale ; lo svolgimento di funzioni di coordinamento e vigilanza sull'Istituto superiore per la conservazione ed il restauro, sull'Opificio delle pietre dure, sull'Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario e sull'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione (art. 2, comma 3, lett. p) In sede di organizzazione centrale si assiste, poi, al fenomeno curioso dellaccorpamento della direzione generale per i beni storici, artistici ed etnoantropologici con quella per i beni architettonici, quando in periferia si assiste allopposto allo spacchettamento delle cc.dd. soprintendenze miste, scorporando e rendendo autonome le strutture dei beni architettonici e del paesaggio da quelle dei beni storici, artistici ed etnoantropologici (!). In sede di elaborazione del decreto n. 233/2007 in pi di una occasione e da pi parti Consiglio superiore, Consiglio di Stato, commissioni parlamentari era stato chiesto di non sopprimere questa Direzione specializzata per i beni storico-artistici. Purtroppo, la richiesta rimasta inascoltata con il sorgere di molteplici problematiche organizzative che dovranno essere risolte non si sa come allindomani dellentrata in vigore del dpr. N. 233/2007 (30 dicembre). Non mi soffermer sulle problematiche note relative alla costituzione delle nuove soprintendenze speciali n sul ruolo di tutela assegnato ai Poli museali. Intendo invece invitare a riflettere sul dato che emerge a livello periferico, che quello che si riferisce alle direzioni regionali. Queste diventano il centro propulsore dellazione ministeriale a livello periferico, con un piccolo problema, per, che non stato ancora risolto. Questi uffici non hanno ancora una dotazione organica e sono composti da poche decine di dipendenti che dovranno far fronte nellimmediato a tutte le competenze attribuite da regolamento che a differenza di quanto avveniva con il dpr 173/2004 non sono pi delegabili agli uffici inferiori, ad eccezione di quelle relative alla tutela. Forse, limpostazione della struttura periferica andava rivista con un occhio di attenzione al carico di competenze che veniva man mano aumentando, visto anche quanto andava diminue ndo il carico di competenze a livello centrale. Purtroppo, anche in questo caso, si deve registrare una "disattenzione" del redattore del regolamento che non ha pensato in alcun modo ad una razionale ed efficace distribuzione di competenze tra struttura centrale e periferica. Il regolamento si conclude con alcune disposizioni relative alle attribuzioni delle soprintendenze per i beni archeologici, architettonici e paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici, senza nulla dire in merito alle soprintendenze archivistiche,a gli archivi di stato ed alle biblioteche, quasi fossero dei corpi estranei nellorganizzazione ministeriale. I compiti attribuiti sono prevalentemente di carattere istruttorio e consultivo in merito a provvedimenti che dovranno essere adottati dagli Uffici superiori, periferici e centrali. Alcune (molte..) incongruenze sono presenti nella redazione di alcune disposizioni, ma si attende il classico parere dellufficio legislativo del ministero per interpretare in maniera corretta e, soprattutto logica, tali norme Resta la sensazione di una gran confusione al termine dellanalisi di questo provvedimento il dpr 233/2007 che non sembra a primissima vista aver risolto i problemi organizzativi del Ministero per i beni e le attivit culturali, ma, al contrario, sembra averli aggravati o, nella migliore delle ipotesi, lasciati immutati, senza soluzione. Il giudizio complessivo, tuttavia, non pu che essere naturalmente sospeso in attesa di vedere i primi riflessi applicativi del regolamento, ma fin da adesso non si pu fare a meno di muovere dei primi e forti accenni di critica verso un provvedimento che anzich presentare dei veri risvolti innovativi di organizzazione ministeriale, sembra essere la brutta copia del dpr 173/2004 con un banale rimescolamento di competenze tra i diversi soggetti ministeriali. Paolo Bianchi



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