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Le soprintendenze stanno morendo, ma il Mibac non lo sa
03-02-2008
Fausto Martino, Soprintendenza BAPPSAE di Salerno e Aellino

Ancora un nuovo "Codice dei Beni culturali e del Paesaggio". Baster a rianimare le soprintendenze? Invio un commento all'art. di Giovanni Valentini pubblicato da "La Repubblica" del 28.01.08.
Cordialit.
arch. Fausto Martino - Soprintendenza BAPPSAE di SA e AV

Le soprintendenze stanno morendo, ma il Mibac non lo sa.

Unoccasione decisiva per segnare una svolta nella vita della nostra collettivit. Linizio di una rifondazione ecologica del Paese, la prima pietra di una nuova Italia. Giovanni Valentini, dalle pagine di Repubblica del 28 gennaio, non nasconde lentusiasmo per quello che non esita a definire un moderno rinascimento civile. Poi si rende conto, abbassa il tiro e aggiunge o quantomeno una fase virtuosa nella gestione dellambiente.
A cosa si deve tutta questa estasi? Pensate, allennesima revisione del Codice dei Beni Culturali, che avrebbe il pregio di riaffermare la competenza dello Stato nella tutela del paesaggio.
Bene. Lentusiasmo fa sempre bene, e vorremmo poterlo condividere. Purtroppo il nuovo rinascimento civile di cui vagheggia Valentini non proprio dietro langolo e la revisione del Codice dei Beni Culturali sembra lennesima caricatura delle gloriose leggi di tutela del 1939, predisposta da chi ignora pressoch completamente il lavoro di trincea svolto ogni giorno dalle soprintendenze.
I nuovi 184 articoli del Codice praticamente tutti non sono noti, ma a leggere larticolo di Valentini sembrerebbe che la principale novit che poi novit non - consista nellattribuire alla soprintendenze il compito di autorizzare le trasformazioni del Paesaggio.
La legge 1497 del 1939, varata dopo un dibattito culturale di alto respiro, gi assegnava alle Soprintendenze questo compito e gi il regolamento del 1940 indicava nel piano paesistico il mezzo per prevedere, graduare e valutare gli effetti sul territorio della sommatoria delle singole trasformazioni, limitando, tra laltro, il potere discrezionale di chi avrebbe rilasciato le autorizzazioni, con evidente vantaggio per la certezza del diritto.
Dunque, nessuna novit. La vera novit lammissione del fallimento di un malinteso spirito di democrazia e decentramento che port, dal 77 in poi, ad attribuire il potere di autorizzare le trasformazioni del paesaggio, a quegli stessi soggetti i comuni che in tanti casi si sono resi corresponsabili dei peggiori guasti ambientali. Insomma, fu come affidare le pecore al lupo e non un caso che la peggiore, estesa ed incontrastata devastazione del territorio nazionale sia avvenuta in a partire da quegli anni e fino al parziale recupero di competenze operato, nel 1985, dalla benemerita legge Galasso. La recente, ennesima proposta di modifica del Codice assume, dunque, il sapore rancido di un tardivo ravvedimento operoso.
Ma andrebbe anche bene, e potrebbe addirittura essere convincente se appena gli estensori dellultimissima versione del Codice si fossero soffermati ad analizzare lo stato di pietoso degrado in cui versa lamministrazione periferica del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali. Quella, cio, che dovrebbe metter in pratica i nuovi-vecchi principi di tutela.
Personale insufficiente, invecchiato e mal pagato, ma tutto indistintamente riqualificato, cio slittato verso profili superiori, con conseguente assenza totale delle figure una volta definite ausiliarie. Cronica carenza di fondi, anche quelli necessari per la vigilanza, sedi insufficienti, pericolose e malsane, mancanza di attrezzature, di cancelleria, perfino della carta igienica. Eppure, con il regolamento di riforma del Ministero, approvato solo qualche mese fa, non si trova di meglio da fare che spezzettare gli uffici periferici, duplicando evidentemente i costi. Cui prodest?
Le soprintendenze stanno morendo. Lentamente, senza darlo a vedere, stanno morendo, assassinate da scelte politiche distratte, inadeguate, spesso autocelebrative. Ma mentre le soprintendenze muoiono, mentre la normativa italiana si arricchisce, ogni giorno di pi, di norme derogatorie che consentono a chiunque di realizzare qualsiasi cosa ovunque, mentre i provvedimenti di tutela emessi dalle soprintendenze vengono impallinati dagli ipergarantisti tribunali amministrativi, mentre, insomma, il paesaggio va a puttane e, con esso, il Bel Paese, lorchestrina del Mibac-Titanic, con lacqua alle ginocchia, continua a suonare Nearer, My God to Thee.
Dunque, ancora un nuovo Codice, con effetto salvifico incorporato. Nuovo, o lavato con Perlana? Vedremo.
Salerno, 3 febbraio 2008



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