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Le cose e le persone: sul bilancio di Rutelli ministro dei beni culturali
22-02-2008
Francesco Floccia

Ho un lontano ricordo che risale a fine 1993 - inizi 1994 allorch, credo nella seduta inaugurale del Consiglio Comunale di Roma, luscente Commissario straordinario Alessandro Voci nel passaggio delle consegne alla nuova Amministrazione comunale presieduta dal Sindaco Rutelli avrebbe voluto leggere ai Consiglieri riuniti in seduta solenne una relazione sulla propria attivit svolta da Commissario straordinario per la Citt: ma alcuni consiglieri ribatterono senza fargliela leggere che, alla conclusione di un mandato, parlano gli atti!. Non conosco n sento lesigenza al momento di rintracciare le cronache di quella seduta ma credo che sicuramente fosse presente in quel Consiglio il neo eletto Sindaco. Personalmente rimasi perplesso nel conoscere la notizia per quellimpedimento giacch riassumere seppur nel probabile stile burocratico di un Commissario di Governo, alla conclusione del mandato, lattivit svolta mi sembr ava comunque una scelta seppur non obbligata, comunque legittima. Oggi sul sito web del Ministero per i Beni culturali e le Attivit Culturali si pu trovare un ampio intervento dellOn.le Ministro dal titolo: 20 mesi di cultura in Italia, dal 17 maggio 2006 a oggi: ecco il rendiconto di 20 mesi del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali. Nessuno vorr ancora dire in questa circostanza: parlano gli atti giacch, alla descrizione dellattivit svolta dal Dicastero, si aggiungono osservazioni sulla realt sociale italiana che danno occasione per una breve riflessione. Dice una frase del testo (p.3): non sono ancora abbastanza gli italiani che, guardando al futuro, riescono a vedere tutta limportanza e quindi lautorit e il prestigio della cultura. Non sono pochi, ma non sono ancora abbastanza, altrimenti tutti i poteri pubblici sarebbero pi attenti a non lesinare risorse a questa leva eccezion ale di sviluppo che la cultura. Seguito, questa osservazione, di un immediato precedente richiamo nello scritto allItalia di qualche secolo addietro in cui si ricorda che le classi colte dellintero mondo viaggiavano in Italia per conoscere penisola e isole tra il XVII e il XIX secolo. Credo che in molti condividano laspirazione e la speranza che il genio, la creativit, le capacit professionali in ogni sorta di scienza o disciplina abbiano oggi nella nostra nazione spunti e sviluppi come ebbero modo di manifestarsi nei secoli doro del nostro Rinascimento; ma mai ho creduto che ci dipendesse dalle capacit di un Ministero comunque denominato di fungere da incubatore per un progresso culturale della societ: non lo Stato a creare leccellenza della cultura, scrive giustamente il Ministro, ma il suo compito di organizzare le condizioni per cui i talenti possano emergere e crescere . Pi risorse e pi educazione possono aprire le porte alla Fortuna del genio creativo. Qui dunque sta oggi forse il punto cruciale: cosa si intenda per genio creativo e quale sono le condizioni per riconoscerlo e svilupparlo in forma consona ai tempi e condizioni storiche. Come mia abitudine rimando sempre a qualche studio che in anni precedenti aveva gi apprezzabilmente previsto nuove realt. In Il potere del consumo di Vanni Codeluppi, Bollati Boringhieri, 2003, il processo di mercificazione considerato il fenomeno che tutti prende e tutto assorbe in un livellamento di interessi ed esigenze: e il primo protagonista di tale logica di consumo il corpo umano inteso nel suo stretto significato materiale, reale, plastico. E dunque la corporeit la categoria principe del pensiero delloggi, sia quello percepito dal singolo che quello coltivato dalla societ nel suo c omplesso; lindividuo inteso come apparenza, forza, immagine, sostanza visibile e narcisista (p.122), come realt essenzialmente, se non proprio esclusivamente, corporea cui sono inevitabilmente collegati requisiti indispensabili come bellezza, salute, eleganza, giovinezza, apparenza, gradevolezza estetica. Corpo flusso lo definisce V. Codeluppi affermando che il narcisismo prevede che le energie psichiche del soggetto siano rivolte soprattutto verso di s (id.). Il pensiero corrente allora guarda allindividuo ma non come prossimo ma come s, se stesso, se medesimo e ciascun individuo si sente non solo protagonista della vita ma oggetto stesso della realt della vita che si considera esistente proprio perch si individualmente visibili, appariscenti, mutabili nel proprio lato estetico. Se dunque, fino a tempi recenti, la mediazione della natura, della religione, dellarte dava ragione allindividuo per la c onsistenza culturale della propria esistenza, il momento che viviamo e non credo ci siano pregiudizievoli differenze tra generazioni ha nel corpo fisico, visibile, nel corpo metastasi in quanto palpabile, genetico, mutante (p.121), il protagonista, il modello, il tema per lo svolgimento di una creativit e azione culturale. Cos vedo dunque la realt delloggi che le ottime intenzioni e risultati dei 20 mesi di cultura italiana hanno cercato di incidere e di migliorare. Purtroppo tutto lampio corredo del patrimonio storico, artistico, musicale, letterario italiano credo sia solo lo scenario entro cui tutti noi viviamo e che siano invece le nostre individuali e specifiche personalit a esprimere - percependo i tanti aspetti della realt - i caratteri, le sfumature, le potenzialit insite nel singolo. E talmente ricca di spunti vari e dogni sorta la societ che n on sono necessariamente i luoghi della cultura gli unici agenti preposti a educare il cittadino allarte o al rispetto della storia. Tali sensibilit vanno individuate e coltivate dalla scuola per le giovani generazioni e da un vigilato comportamento civico per linsieme della societ. Tutela, valorizzazione, beni culturali, patrimonio storico artistico, attivit culturali sono termini che - nel loro insieme -, come ne discute il Ministro nel sito web, non corrispondono pi alla individuazione del compito primario del fare cultura. Chiudo rapidamente: al di l della definizione (Ministero della cultura), non forse come appunto lo definisce il Ministro l attuale modello di strutturataorganizzazione governativa inadatto a gestire una qualsivoglia cultura laddove un tempo esisteva lAmministrazione delle Antichit e Belle Arti che invece aveva delineate funzio ni di studio e salvaguardia delle opere storiche? Conservazione e protezione delle testimonianze antiche della Nazione sono un compito che prevede studio e preparazione per gli addetti; conoscenza delle testimonianze storiche per quanto possibile un requisito della popolazione che deve comunque averne cognizione e rispetto; cultura invece linsieme dei comportamenti dei singoli cittadini che una societ moderna, sviluppata, informata, vigile, conscia e consapevole della propria individua personalit riconosce come propri e che vuole fondamentalmente rispettati. Un Ministero dunque conservi e studi la storia delle opere darte e i documenti del passato; se proprio si ritiene necessario si appronti un organismo di qualsivoglia natura che osservi gli individui, o la societ nel suo insieme, in quanto come si usa dire anche ogni uomo e ogni donna ha la sua storia: ma le due attivit, tutela del patrimonio e intervento n ella cultura, mi sembrano impegni distinti. Operare sulle cose diverso dallindicare percorsi culturali alle persone. Chiedo scusa per le mie frequenti lettere a codesto sito ma gli spunti, in questo ritenuto incompreso mondo dei beni culturali, sono vari e ripetuti e non solo la societ colloquia con difficolt con il potere della cultura ma anche gli addetti ai lavori, o almeno alcuni di essi, hanno la sensazione sovente di non saper percepire gli aspetti concreti della realt. Distinti saluti.



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