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La Rocca di Monselice Lavori commissionati dalla Regione Veneto
13-03-2008
Maria Letizia Panajotti Presidente Italia Nostra Padova

La Rocca di Monselice appare come un unicum di eccezionale interesse culturale e un palinsesto straordinario della storia della comunità locale.
A partire dalle aree archeologiche: tombe longobarde sulle pendici del colle e, sulla sommità vestigia della chiesa di santa Giustina oltre a resti di edifici medievali; quindi significativi tratti della complessa struttura difensiva così come si è andata modificando a partire dall’epoca Bizantina, fra cui spicca il Mastio Federiciano; il Duomo Vecchio e inoltre numerosi edifici di epoca Moderna: Cà Marcello che ha inglobato le successive strutture del castello realizzate dall’ XI al XIV sec., villa Nani Mocenigo con la grandiosa scalinata, ed il complesso scenografico della villa Duodo di Vincenzo Scamozzi, con il Santuario delle Sette Chiese ove è possibile acquisire le indulgenze giubilari.
Per avere una percezione corretta di questo complesso e unitario “Bene Culturale” si deve percorrere a piedi la via Al Santuario che, da piazza Mazzini, a iniziare dal cinquecentesco edificio dell’ex Monte di Pietà porta alla sommità, al Mastio. Solo così, camminando lentamente e in salita si può cogliere il significato processionale delle chiesette, comprendere che il Mastio rappresenta l'estremo elemento di una struttura difensiva medievale che, dismessa la funzione militare, è stata conquistata da quella civile, come conferma la presenza delle ville situate in posizioni dominanti, ad ostentare il potere delle casate.
Va pertanto ribadito il valore non solo culturale dell’attuale percorso, in quanto oltre ad essere un viaggio nella memoria storica, si configura anche come “itinerario di pellegrinaggio”: il salire non è un puro accidente fisico, o peggio un ostacolo da evitare, ma è simbolo di un’ascesa spirituale e un’esperienza ineludibilmente connessa al percorso processionale.
Questo Sito è attualmente interessato da una serie di interventi commissionati dalla Regione Veneto e autorizzati dalla competente Soprintendenza ai Beni Monumentali, che appaiono assurdi e sconclusionati e ma che in realtà sono preliminari alla realizzazione di un grande progetto per il momento “occulto” ma “condiviso delle autorità competenti”. Il progetto che alcuni (?) hanno in animo di realizzare consiste nel ricostruire sulla sommità della Rocca lungo la prima cerchia delle mura che circondano il Mastio, a partire dalla tracce medievali recentemente riportate alla luce, dei nuovi edifici da destinare al Nuovo Museo delle Fortificazioni. Di questo Museo, per il momento, si conosce solo uno schema assolutamente generico e si dichiara che sarà realizzato in doghe di larice siberiano con struttura portante in ferro.
A proposito di questo progetto, assolutamente ignoto a livello locale e privo di qualsiasi autorizzazione ufficiale, che in realtà è l’elemento generatore dei tre interventi che si stanno per realizzare, basti solo ricordare che una consolidata tradizione di tutela dei beni monumentali vieta di modificare la percezione di luoghi e di immagini storicizzate con l’introduzione di elementi che non possono essere altro che il frutto di pura fantasia.
Nell’ottica di realizzare questo progetto disneyano, secondo la politica dei piccoli passi, utilizzando finanziamenti tesi alla valorizzazione e alla tutela dei Beni Culturali e per incrementare la fruizione turistica, si è cominciato con tre progetti: un ascensore quale nuova modalità di risalita alla sommità della Rocca, un nuovo accesso al Mastio e una locanda.
L’ascensore, i cui lavori di scavo sono già iniziati all’interno del colle, così come è stato progettato dopo molte incertezze, arriverà a metà costa e avrà una portata di 250 persone/ora, capacità che appare oggettivamente sovradimensionata rispetto alle reali “attrattive” della sola sommità della Rocca.
La lunga e defatigante battaglia di Italia Nostra contro la realizzazione dell’ascensore., risale infatti al 1998 e fra l’altro ha previsto anche il ricorso al Tar per presunte illegittimità, deriva dal fatto che questa nuova modalità di accesso uno solo incentiverà un turismo del tipo “mordi e fuggi”, ma soprattutto comprometterà gravemente la corretta fruizione di questo complesso ed eccezionale sito monumentale, in quanto, portando i visitatori direttamente a metà percorso oblitererà gran parte del patrimonio culturale presente sulle pendici del Colle stesso e costringerà quanti non lo useranno anche come “discensore” a fare il percorso all’incontrario con una percezione dei luoghi totalmente sfalsata rispetto alla loro puntuale progettazione.
Per il nuovo acceso al Mastio si prevede di realizzare, sui resti di una torretta posta nelle vicinanze del Mastio, un nuova torre alta ml 14 in doghe di larice siberiano con strutture portanti in ferro al cui interno verranno posizionati la scala e l’ascensore per raggiungere il ponte di collegamento al Mastio il cui ingresso si trova a ml.8 dal suolo. Secondo i progettisti il tutto si realizzerà in modo “moderno ma fisiologicamente corretto”, in quanto, pur in assenza di qualsiasi documentazione storica, sostengono essere questo l’originale sistema di accesso al Mastio.
Francamente risibile, per attenuarne l’impatto visivo e aumentare la “permeabilità visiva” del nuovo manufatto, la scelta di posizionare le doghe di rivestimento leggermente staccate. A parte il fatto che appare molto discutibile ricoprire completamente con una nuova improponibile struttura quegli stessi reparti archeologici che si dichiara di voler valorizzare, gravi restano le preoccupazioni per le operazioni di restauro delle strutture superstiti della torre, in quanto non appaiono sufficientemente indagate e il progetto risulta troppo generico e superficiale. Per completare il quadro non va dimenticato che un simile enfatico accesso, fino alla realizzazione del grande nuovo Museo, si configurerà comunque come una barriera architettonica per la presenza di 17 gradini prima dell’ascensore.
L’intervento su casa Bernardini che prevedeva un attento restauro dell’edificio rurale, situato a metà del l’attuale percorso, ne stravolgerà completamente l’immagine a causa dell’ampliamento che si è reso necessario per realizzare una locanda invece del previsto posto di ristoro. L’ampliamento prevede un volume di mc 1.200 a tetto piano e in doghe di larice che verrà addossato alla parte retrostante, mentre sulla facciata verrà realizzato un loggiato ligneo d’ispirazione alpina. Con l’attuale finanziamento si completeranno solo il bar e i servizi igienici.
Non va sottaciuto infine che la dispersione delle acque luride avverrà mediante la subirrigazione da realizzarsi in un’area ove è accertata la presenza di una necropoli longobarda. Questo “disguido” è causato dal fatto che per tutti questi lavori, nonostante la delicatezza dell’area, non è mai stata richiesta l’autorizzazione allo scavo alla Soprintendenza Archeologica: si è fatto riferimento al solo parere della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio del Veneto Orientale che, secondo una recente sentenza del TAR del Veneto, non ha alcuna competenza in campo archeologico.
Il futuribile e non condivisibile progetto del Museo delle fortificazioni rende solo un po’ meno illogica e assurda la lettura di questi progetti, ma certamente non li rende più condivisibili e accettabili. Infatti l’area sommitale, ora dominata dal Mastio, sarà mortificata dall’inserimento di nuovi volumi, incongrui sotto ogni aspetto, sia per la forma che per la qualità dei materiali; in più sarà vanificata la secolare unitarietà del Colle nel suo complesso, unitarietà, che come è riconosciuto da tutti è l’essenza stessa e l’identità specifica di questo singolarissimo Bene Culturale. Avremo, infatti, come risultato, due realtà distinte: da una parte il Museo delle Fortificazioni, con le sue baracche di legno siberiano, raggiungibile direttamente dal parcheggio per mezzo dell’ascensore, e dall’altra il percorso monumentale fino al complesso Duodo, Santuario Giubilare delle Sette Chiese compreso.
In effetti per risolvere il problema del superamento delle barriere architettoniche e consentire a tutti di fruire correttamente di questo inestimabile ed unico bene sarebbe stato sufficiente posizionare, nelle vicinanze della gradinata del Belvedere, un elevatore meccanico adatto a superare l’iniziale dislivello di pochi metri e riattivare l’originario percorso che conduceva a casa Bernardini, quello che è attualmente utilizzato dai mezzi della impresa che sta eseguendo i lavori di scavo per l’ascensore, da percorrere con un’auto elettrica.
Certamente condivisibile l’ipotesi di un Museo, soprattutto se inteso come espressione-testimonianza della storia della città e del territorio e non solo delle fortificazioni, ma esso avrebbe dovuto essere localizzato in uno dei numerosi contenitori storici pubblici e privati presenti a Monselice che risultano attualmente inutilizzati e destinati ad un sempre maggiore degrado.
Infine, su un progetto di simile portata, che segna pesantemente la parte più preziosa del territorio comunale e la secolare identità di un Paesaggio Culturale, sarebbe stato, più che augurabile, opportuno e necessario, il coinvolgimento di tutte le componenti sociali e l’avvio di un dibattito-confronto il più ampio e democratico possibile.

Padova 12.03.08

La presidente

Maria Letizia Panajotti



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