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ALCUNE CONSIDERAZIONI DEI COMMISSARI DELL’ULIVO-PD INTORNO AL TEMA DELL’URBANISTICA CITTADINA
10-04-2008
Serena Mammini, Celestino Marchini, Danilo Piuppani, Luca Pighini



L’amministrazione che governa la nostra città è assai poco credibile:
anche il podestà di un Comune medievale sarebbe stato a conoscenza dei permessi a costruire rilasciati nel proprio territorio. Le varie autorizzazioni sarebbero state annotate in grandi libri gelosamente custoditi ed aggiornati.
A Lucca invece, al 2008, non ci è dato di sapere quante tonnellate di cemento sono state colate nella nostra città. C’è bisogno di una società esterna e quindi di denaro pubblico e di tempo. A tale proposito occorre evidenziare che oltre ai dati, anche per avere la determina con la quale si affida il conteggio a consulenti esterni e quindi per sapere quale ditta ha avuto l’incarico, quanto ci costerà e in quanto tempo dovrà realizzare il lavoro ci sono volute più di due settimane… Tutto questo lascia allibiti, così come lascia perplessi sentir dire al sindaco di non credere che le volumetrie consentite siano state superate, ma semmai di nutrire “qualche timore per la zona sud-est della città, verso San Concordio e Pulia.”
Questo si chiama “metodo scientifico”!

In pratica cala il silenzio alla domanda: quanto è stato costruito dal momento dell’adozione del Regolamento Urbanistico ad oggi?
A noi sembra una domanda così scontata, così ovvia. E ci meraviglia che chi nella seconda giovinezza si è scoperto strenuo difensore dell’amato territorio lucchese non pretenda dall’ufficio competente questi dati prima di intraprendere qualsiasi revisione.
Ci viene risposto che comunque la Variante è restrittiva e quindi i dati non sono poi così fondamentali.
Rispondiamo che la Variante sotto certi aspetti non è per niente restrittiva, inoltre i dati chiesti non servono soltanto per il lavoro contingente della Commissione, ma immaginiamo che dovrebbero servire anche per un serio, quotidiano lavoro d’ufficio. L’ufficio pianificazione, programmazione e sviluppo del territorio non può ignorare la gestione dei volumi concessi, non sapere quanto è stato edificato nel territorio che dovrebbe pianificare, programmare! Almeno che non si lavori procedendo a caso.

Dallo scorso 30 ottobre (quando al dirigente architetto Tani, che aveva appena dichiarato, a chi avanzava qualche dubbio, la perfetta concordanza tra PS e RU e sfidava chiunque a dimostrare il contrario) sono stati richiesti questi dati e poi è stata avanzata una successiva pletora di ulteriori istanze senza esito.
Arriviamo al 18 marzo, giorno in cui, in Commissione, lo stesso dirigente dichiara:
“Il lavoro consiste nell’andare a recuperare pratica per pratica di quelle rilasciate negli ultimi tre anni (…) dall’archivio, estrapolare il dato che ci interessa (…) riportarlo in cartografia, un software già referenziato che ci consentirà di avere un controllo costante successivamente, e questo è un lavoro che comporta del tempo. È già più di un mese che abbiamo cominciato però abbiamo bisogno di un altro mese e mezzo a dir poco.”
Inoltre lo stesso architetto Tani in relazione ai dati delle UTOE, afferma: “probabilmente avremo sforato (…)” ma il “Parco est può contribuire a riequilibrare eventuali sforamenti, quindi noi abbiamo un fabbisogno da parte che può servire a porre rimedio a questa situazione laddove ci fosse qualche UTOE che ha effettivamente sforato.” (…) “Quindi il Parco est è un serbatoio a cui evidentemente attingere, per cui uno potrà dire: nella UTOE 4 o 3 si è sforato però il discorso complessivo rimane nei limiti di quelli che erano i limiti del PS.”

A noi questo sembra un modo di ragionare quanto meno superficiale e comunque poco rispettoso nei confronti dei cittadini, dei regolamenti e addirittura della stessa Amministrazione.

Ci chiediamo dove stia la coerenza, il metodo. La correttezza nei confronti dei commissari, di tutti.
Cos’è cambiato da ottobre a marzo? Perché non sottolineare già allora le difficoltà ad ottenere questi dati? Constatiamo a questo punto che siamo un comune che naviga a vista, che lavora a caso!
Anzi, se andiamo a vedere, qualcosa in questi mesi ha subito una variazione e questo qualcosa è il numero di autorizzazioni concesse. A centinaia! E proprio quando si lavora per limitare la potenzialità edificatoria!
Il caso delle serre di San Macario non è ancora sprofondato nel dimenticatoio, nella scarsa memoria di una città troppe volte distratta forse perché stanca di sentire, ma di non vedere risolto alcun tipo di problema, un’amministrazione per lo più ferma, intenta a trovare di continuo un delicato punto di equilibrio per non precipitare.
Nel dimenticatoio paiono invece essere finiti i documenti approvati all’unanimità il 25 gennaio scorso: un’articolata mozione del Gruppo di Centro sulla necessità di dare avvio alla procedura di revisione degli strumenti urbanistici vigenti, Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico; e un odg dei Gruppi dell’Ulivo-Pd e RC in cui si chiedeva di “predisporre entro il termine di 90 giorni gli atti per deliberare l'avvio della revisione degli strumenti urbanistici attualmente vigenti (Regolamento Urbanistico e Piano Strutturale) riformulandone principi e finalità.”
Il voto all’unanimità di questi importanti documenti ci pare che non abbia avuto il giusto risalto, ci sembra che sia rimasta lettera morta, alla faccia del tanto decantato ritorno alla centralità del Consiglio Comunale. Di giorni ne sono passati una settantina. Ma non una foglia pare essersi mossa.

Da questa estate ci viene detto che con la Variante alle norme tecniche di attuazione al Regolamento Urbanistico verrà finalmente fermato il cemento. Che verranno limitati i “bonus volumetrici” che tante aberrazioni, brutture e oscenità urbanistiche hanno portato alla città. Siamo consapevoli invece che non sono certo i bonus ad aver alterato l’equilibrio del territorio, bensì “l’effetto via Gluck” (ovvero ettari di prati trasformati in palazzine, tragico esempio di inquinamento architettonico dimostrabile ictu oculi con l’invasione di edifici per lo più tozzi e sgraziati) e quello che porterà l’attuazione, così come presentata, dei tanti Progetti Norma. Se davvero non verrà posto un freno reale.
Anche per questo, insieme all’articolato, un’amministrazione seria doveva fornire il cosiddetto “stato dell’arte”.
Altrimenti, lo si dica a gran voce, non facciamo sul serio!

Si propaganda, si annuncia lo stop alla cementificazione selvaggia e non siamo in grado di sapere a quale livello di barbarico consumo del suolo siamo arrivati. Quale feroce frenetico spietato cannibalismo è stato autorizzato grazie ai vari escamotage concessi dal famigerato RU, adottato e approvato da molti di coloro che anche adesso ci amministrano? A guardarci intorno una miriade di branchi di gru sulle nostre teste dimostra che ogni fazzoletto di terreno è stato divorato.
La mancanza di una programmazione urbana nell’interesse di tutto il territorio ha prodotto i risultati che vediamo quotidianamente.
In pochissimi anni un’acuta espansione urbanistica, per lo più di basso livello, ha devastato la città. Tutto questo senza un disegno organico, senza una solida base progettuale, senza la necessaria attenzione per la qualità della vita urbana.
La logica conseguenza è sotto gli occhi di tutti: inquinamento acustico ed atmosferico, carenza di aree a verde pubblico, vulnerabilità dell'acquifero, rischio idraulico, il dissesto idrogeologico, la totale crisi del sistema della rete stradale, paesaggi privi di armonia ed alta contaminazione visiva. Per non parlare dell’inefficienza del sistema fognario e di depurazione anche perché in gran parte inesistente. La Lucca del futuro, delle grandi fiere, dei grandi eventi ha un sistema fognario incompleto al 50%!
Siamo tristemente arrivati alla metastasi urbana, al punto che camminare per le strade cosiddette di quartiere è divenuto molto pericoloso. Proviamo ad addentrarci con un passeggino, per non parlare di chi è costretto in carrozzina, in una strada qualunque di una qualunque zona fuori dalle Mura.
Insomma, che città ci hanno consegnato quegli strumenti urbanistici, su quale teoria si fondano? Una città che si è estesa senza nemmeno i servizi essenziali, senza infrastrutture, condomini ovunque, per lo più vuoti, nuovi dormitori di quartiere senza un piano della viabilità, senza una previsione per l’aumento di rifiuti, per l’inevitabile carico antropico indotto.

A questo punto ci domandiamo se è credibile un’amministrazione che mantiene inalterate le funzioni dirigenziali di quello stesso ufficio tecnico che dall’elaborazione del Piano Strutturale ad oggi, in continuità, opera in questo modo.

Come minoranza, come gruppo dell’Ulivo-Pd, abbiamo dimostrato un alto senso di responsabilità. Abbiamo dato il nostro contributo con schietto spirito collaborativo.
Talvolta siamo stati anche strumentalizzati: quando dipinti come “partito dei geometri” quando strenui difensori di un immobilismo senza futuro.

Dobbiamo fare chiarezza: la nostra azione è sempre stata coerente con il nostro programma ed i documenti sono lì a dimostrarlo.
Per primi biasimammo il PS (adottato nel dicembre del 2000, approvato nell’agosto del 2001) il conseguente RU (adottato nell’aprile del 2002, approvato nel marzo 2004), il loro contrasto, in sostanza l’inadeguatezza degli elaborati in relazione agli altri atti di pianificazione territoriale. E le 1719 osservazioni che vennero presentate all’epoca, anche da molti cittadini, ne sono la dimostrazione.
E non si dica che sono discorsi “detti e ridetti” perché la memoria è fondamentale anche per capire i problemi del presente. E l’attualissimo tema dell’ubicazione del nuovo ospedale ne è la dimostrazione.

Anche in quel caso la realtà dimostra da quale parte stia la coerenza, l’oggettività, la concretezza.
Il gruppo dell’Ulivo allora e del Pd adesso ha sempre detto no, ha dimostrato nei fatti la propria contrarietà nel volere a tutti i costi incardinare il nuovo nosocomio nell’inadeguata area di San Filippo, in primis perché il PS non lo consentiva.
Perché, invece, lo stesso dirigente Tani nella Variante al RU per la realizzazione del nuovo presidio ospedaliero di San Filippo, nell’ottobre 2005, dichiarava che non sussistevano “elementi di contrasto con gli strumenti della pianificazione e gli atti di governo del territorio regionali e provinciali e che la stessa (la Variante) è conforme al PS approvato con atto C.C. n. 188 del 28.12.200.”?

E ci torna in mente una dichiarazione del Sindaco Favilla in merito:
“[…] vorrei a proposito evidenziare come lo scorso anno la Procura della Repubblica di Firenze abbia avviato un procedimento giudiziario nei confronti di un’amministrazione comunale che in un caso di contrasto tra Piano strutturale e Regolamento urbanistico aveva operato seguendo il Regolamento urbanistico. La conseguenza è stato il rinvio a giudizio del Sindaco, sue conseguenti dimissioni e il commissariamento del Comune. Non sono certo disposto a far accadere questo anche a Lucca.”

Rivendichiamo quindi la nostra coerenza che è tutta nell’attenzione, nell’impegno per cercare di risolvere i sempiterni problemi della nostra città.

Un’amministrazione pubblica ha l’onore e l’onere di governare il proprio territorio; e governare vuol dire anche scegliere, significa proteggere quello che è unico e delicato, orientare lo sviluppo pensando all’immediato, ma anche al futuro, non assemblare confusamente una sequela di via libera, senza pudori e senza ordine.
Lucca ha avuto, nel corso della sua storia la fortuna di non essere travolta da speculazioni immobiliari di grandissime proporzioni, come per altre realtà è tristemente accaduto.
Mai si era ceduto, si era abbassata la guardia (tranne qualche deprecabile eccezione) alla speculazione in grande stile, quella che fa venire l’acquolina alla bocca di investitori sempre affamati. Stavolta invece siamo di fronte ad un tipo di sfruttamento intensivo delle risorse del territorio.

Dibattito di questi giorni sono i grandi contenitori del centro, un pullulare di annunci e buoni propositi.
Attenzione perché utilizzare i grandi contenitori dismessi senza un chiaro progetto d’insieme che riorganizzi per funzioni e per bisogni un luogo così importante, significa declinare il proprio compito e lasciarsi surrogare mestamente da un privato “qualunque”.
L’assenza di ogni valutazione relativa al carico urbanistico e di ogni valutazione relativa alla compatibilità delle nuove destinazioni d’uso rispetto alla situazione preesistente, smentisce ogni presunta volontà di guidare il processo di sviluppo della città.
Importante è mettersi a lavorare per definire un’idea di città davvero alternativa e rispettosa della storia, della tradizione e dei reali bisogni di chi ci vive.


Lucca, 4 aprile 2008

Serena Mammini, Celestino Marchini, Danilo Piuppani, Luca Pighini



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