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Alberi e modernizzazione
03-01-2005
Mario Bencivenni

Il 22 dicembre davanti al giudice Pietro Lamberti si è tenuta la prima udienza del processo a carico del Sindaco di Firenze Leonardo Domenici e di quattro funzionari del Comune (Claudio Martini, segreteria del Sindaco, Eraldo Collini dir. Ambiente,
Carlo Marini e Niccolò Casini, servizio Alberature e verde pubblico) per rispondere del reato di "danneggiamento di beni sottoposti a tutela storica artistica".

La prima seduta si è conclusa alle 18,30 dopo l'audizione dei testimoni d'accusa e dei primi convocati dalla difesa. Il processo riprenderà il 30 e il 31 marzo con l'audizione degli altri testimoni e la discussione.

A questa udienza ho partecipato come testimone su richiesta del pubblico ministero, il procuratore della Repubblica Ubaldo Nannucci.

Prima della sintesi dell'udienza mi sembra utile riportare la cronistoria della vicenda, che, per l'occasione, avevo preparato come mio promemoria.

La vicenda degli alberi della Fortezza (giardino lato Porta a Mugnone)
Marzo -Aprile 2003. Notizie della richiesta di Firenze Expo di abbattere 34 piante per far svolgere la Mostra dell'artigianato. Di fronte alle reazioni a questa ipotesi (comunicato stampa Papini/capogruppo Verdi Cons.Comunale del 10 aprile), la
Giunta, nella persona del Vice-sindaco Matulli, comunica un aggiustamento del progetto ridotto a solo 4 alberi, tre dei quali vengono dichiarati "malati", e che il nuovo progetto è stato presentato per l'autorizzazione alla Soprintendenza (Comunicato stampa del 15 aprile).

17 Aprile 2003. Mia lettera al Vice-sindaco Matulli per denunciare le carenze di questo progettato taglio di alberi e alcune domande sulle procedure tenute nella cantierizzazione della zona e nella certificazione della malattia degli alberi.

22 Aprile 2003. Risposta del Vice-sindaco Matulli che ribadisce la necessità dell'abbattimento dei 4 alberi; viene allegata documentazione circa la malattia delle piante da abbattere. Tale documentazione è prodotta dallo Studio HYDEA srl per conto di Firenze Expo e contiene solo schede generiche di censimento delle 4 piante in questione. Non c'è traccia di indagine fatta dal servizio Verde Pubblico.

28 Aprile 2003. Incontro di una delegazione del CCC col Vice-sindaco Matulli per illustrargli e discutere con lui una lettera inviata alle autorità competenti e ai mezzi di informazione in cui si appoggia la bocciatura del progetto da parte del Soprintendente D. Valentino e in cui si denuncia la superficialità e le carenze da parte della Giunta che caratterizzano questa vicenda. Si chiede inoltre che nemmeno
un albero di questo giardino venga abbattuto. Si comunica che i cittadini faranno un presidio al giardino per far rispettare la legalità e il rispetto del verde pubblico.

21 Maggio 2003. Nella Cronaca fiorentina della "Repubblica", nell'articolo Alberi della Fortezza è la resa dei conti si riporta: "E per far posto ai Tir carichi degli allestimenti per le sfilate di Pitti Uomo, secondo quanto ha richiesto da tempo il
Presidente di Firenze Expo Alberto Bianchi, il Comune disubbidirà al soprintendente".

22 Maggio 2003. Dopo aver appreso la determinazione dell'Amministrazione comunale di rendere esecutivo l'abbattimento degli alberi anche contro il parere della Soprintendenza, il CCC organizza un presidio al giardino e appone agli alberi interessati all'abbattimento dei cartelli in cui si ricorda che l'eventuale abbattimento è illegale. Dopo un colloquio telefonico con la sua segreteria, gli esponenti del CCC sono invitati dal Vice-sindaco Matulli ad un incontro che si tiene nel tardo pomeriggio, dalle 18,30 alle 20, nel corso del quale vengono fatte
richieste formali di non abbattimento degli alberi e vengono date indicazioni alternative per evitare questa operazione. Infatti, dall'esame degli atti e delle informazioni che a più riprese sia il Vicesindaco che la stampa avevano fornito, avevamo capito che l'abbattimento degli alberi non serviva all'ingresso o al
passaggio dei Tir (è bene ricordare a questo proposito che i Tir sono stati fatti passare lungo il controviale che costeggia il giardino, quello cioè che prima della cantierizzazione era destinato ai pedoni e alla pista ciclabile) ma all'allestimento
di tendoni dove alloggiare i materiali dell'esposizione per le operazione di "interporto" la cui movimentazione dal giardino all'interno della Fortezza è garantita da mezzi da trasposto di piccole dimensioni. Alla luce di questa realtà abbiamo proposto di mettere in opera dei tendoni, che sono realizzati con telai
metallici e teloni di copertura, in modo da circondare gli alberi senza abbatterli.

Nel corso dell'incontro con l'Assessore Matulli avevamo avuto assicurazioni che nulla sarebbe stato fatto fino al lunedì successivo e che sarebbero state prese in considerazioni le nostre proposte alternative. In realtà, il Sindaco aveva già
firmato l'Ordinanza di abbattimento delle 4 piante della Fortezza.

23 Maggio 2003. Alle 8.45 una squadra di boscaioli del Servizio giardini del Comune di Firenze procede all'abbattimento delle 4 piante e abbatte una quinta pianta non prevista nell'ordinanza del Sindaco. Quando i rappresentanti del CCC arrivano sul
posto (circa le 9.00), le piante sono già state abbattute e le stanno tagliando per trasportarle via. Si chiede allora un sopralluogo della Soprintendenza e del Corpo delle Guardie Forestali per gli accertamenti del caso.

24 Maggio 2003. A seguito dell'abbattimento vengono presentati esposti sulla vicenda alla Procura della Repubblica da parte del Soprintendente Domenico Valentino, del Corpo Forestale dello Stato e, fatto importante e costantemente ignorato nella
ricostruzione della vicenda fatta dagli amministratori interessati e dagli organi di informazione, dalla sezione fiorentina di Italia Nostra.


Nella mia lunga deposizione su richiesta del Pubblico Ministero ho illustrato al giudice Lamberti i motivi per cui ero parte della vicenda sia come singolo cittadino che come membro del Coordinamento dei Comitati dei Cittadini. In sintesi i concetti
forti che guidavano l'azione dei Comitati dei Cittadini in difesa degli alberi che si volevano abbattere da me illustrati sono:

1. L'abbattimento in questione si inseriva in un contesto di massiccia "deforestazione urbana" portato avanti da quella Giunta e che nella stessa area attigua del Piazzale dei Caduti dei Lager aveva provocato l'abbattimento di 15 platani e di decine fra lecci e cedri.

2. La richiesta di abbattimento di alberi nel giardino era passata da 34 alberi cioè la totalità delle piante esistenti, a 4 con un cambio di scala che di per sé faceva dubitare della richiesta.

3. A giustificazione dell'abbattimento degli alberi è stata dichiarata una condizione di malattia delle piante in questione risultata non veritiera dagli accertamenti del Corpo Forestale dello Stato.

4. La richiesta nasceva dalle gravi carenze di programmazione e di valutazione dell'impatto dei cantieri aperti nelle adiacenza e dal non aver previsto le conseguenze di tali cantieri nei confronti delle attività espositive. Questo fatto metteva in luce anche la più completa assenza di una seria e credibile valutazione
di impatto ambientale dei nuovi cantieri autorizzati dall'Amministrazione comunale.

5. Più volte, nel mese che ha preceduto l'abbattimento, l'autorità di tutela competente, cioè il Soprintendente Valentino, aveva negato il nulla osta all'abbattimento delle piante.

6. In tutti e due gli incontri avuti col Vice-sindaco (28 aprile e 22 maggio) abbiamo suggerito soluzioni alternative all'abbattimento delle piante che non sono state assolutamente prese in considerazione.

7. Delle piante sane e in vegetazione sono degli esseri viventi che debbono essere rispettati, tutelati non solo perché insistono in un contesto storico artistico ma anche per il loro valore intrinseco.

La linea della difesa del Sindaco è consistita essenzialmente su due concetti espressi esplicitamente.

1. Il sindaco ha deciso questo abbattimento con sua ordinanza in considerazione degli interessi economici collegati alle iniziative espositive di Pitti Uomo e simili, e quindi per salvaguardare degli interessi ritenuti generali e di rilevanza
cittadina (tutte le deposizioni dei presidenti di Firenze Expo, Pitti Immagine etc. hanno ripetuto questa litania: senza l'uso di questo giardino avremmo perso queste importanti manifestazioni).

2. In fondo si trattava solo di 4 alberi e per giunta relativamente recenti (50 anni!!!) e non certamente degli alberi messi dal Poggi.


Tuttavia come sottofondo velato di tutte le domande la difesa del Sindaco ha cercato di insinuare il sospetto di una presunta azione comune dei Comitati dei Cittadini e del Soprintendente Valentino contro il Sindaco con altre finalità della difesa del
bene culturale in questione e in particolare con l'intento tutto politico di contrastare l'azione di modernizzazione di Firenze portata avanti dalla giunta Domenici. Del resto questo tema è risultato esplicitamente ripreso dal nostro Sindaco nelle sue dichiarazioni al termine della prima udienza: oggi viene
processato non un atto illegale da lui compiuto, cioè l'abbattimento di alberi senza l'autorizzazione richiesta dalle leggi vigenti, ma la sua politica di "modernizzazione" da due avversari "politici" che si sono presentati alle elezioni e
hanno perso. Il concetto è ritornato emblematicamente amplificato nei due commenti alla notizia pubblicati sia sulla "Nazione" che sulla "Repubblica". In particolare in quest'ultima, attraverso il commento di Pietro Jozzelli, si collega l'azione di denuncia alla magistratura di una violazione di legge ad un'azione di "interdizione politica", cioè ad un uso strumentale della magistratura a scopi politici. Al di là del fatto, che non mi sembra affatto di poco conto, che questo ragionamento ricorda
in modo impressionante quello svolto dal Presidente del Consiglio Berlusconi e da altri esponenti della coalizione che ci governa nei confronti dei processi che a loro carico si sono celebrati o si stanno celebrando, in questo ragionamento ci sono due gravissimi punti non corrispondenti a verità, e vengono omessi e taciuti dati di verità indiscutibile:

a. All'epoca dei fatti di cui il Sindaco e i funzionari devono rispondere (aprile-maggio 2003), né il Soprintendente Valentino né il Coordinamento dei Comitati dei Cittadini di Firenze avevano deciso, e neppure avevano espresso intenzioni generiche, di partecipare alle elezioni amministrative che si sarebbero tenute un anno dopo: anzi, è bene ricordare che è sempre stato il Sindaco Domenici a rispondere a contestazioni rivolte dal movimento dei Comitati cittadini o dall'autorità di tutela in modo provocatorio e rozzamente elettoralistico
(nell'articolo pubblicato dalla "Nazione" del 11 luglio 2003 Sindaco-Valentino è guerra aperta" che riferiva del procedimento aperto dalla Procura della Repubblica e delle reazioni del Sindaco si riportano questi suoi giudizi: "E sui comitati dice:
«Sono stufo »"; "A chi gli chiede dei comitati risponde che di loro è stufo: «Si presentino alle elezioni, vediamo quanti voti prendono e poi si discute»).

b. La denuncia è partita dalla Soprintendenza (peraltro come atto dovuto in quanto, dopo aver espresso chiaramente e ripetutamente un divieto all'abbattimento e dopo aver constatato l'abbattimento, se non avesse sporto denuncia sarebbe stata
passibile di denuncia per omissione di atti relative alla propria funzione di tutela), ma anche dal Corpo delle Guardie Forestali e da Italia Nostra. Ma si vuole d'altra parte ignorare, e questo è gravissimo, che il rinvio a giudizio è venuto dalla Procura della Repubblica dopo un'indagine e un accertamento preliminare che
evidentemente ha trovato prove e verificato elementi che dimostravano l'ipotesi di reato. Chi sostiene la tesi della macchinazione politica dovrebbe avere il coraggio di dire apertamente che, a suo avviso, questa azione di utilizzo politico della magistratura trova consenziente la magistratura stessa addirittura nella persona del suo Procuratore generale!


Per quanto sopra credo che il movimento dei Comitati Cittadini e le associazioni e le forze politiche che si riconoscono in un progetto diverso di gestione della città debbano utilizzare questa vicenda per riaffermare alcuni principi fondamentali:

1. Rispetto della legalità e della trasparenza nelle procedure.

2. Principio della prevalenza degli interessi generali quali salute, sostenibilità, vivibilità sugli interessi settoriali o di gruppi economici privati e con finalità di profitto (spesso fatti passare come unica possibile "modernità").

3. Difesa del verde urbano e dei beni culturali della città dall'azione manomissiva e distruttrice perseguita per favorire interessi economici consolidati e con finalità private.



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