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Mibac 2. Il Ministero della cultura non il Ministero dellarte
18-04-2008
Francesco Floccia

Quale sar il nome del ministro per i Beni e le attivit culturali del nuovo Governo , per molti, una legittima curiosit, tant che la stampa ne fa cenno quotidiano; cambiare la denominazione del ministero invece sicuramente vano pensiero di pochi. Io mi pongo tra questi. Mi piacerebbe che un ulteriore provvedimento dello Stato lo titolasse Ministero dellarte. La cultura avvolge larte, ma larte solo una delle sorgenti e icone del variegato fenomeno nazionale della cultura che un apposito dicastero statale vuole gestire e amministrare nominalmente in toto. Lipotesi dichiarata di costituire un governo con dodici ministri significa che la pubblica amministrazione tende a ridurre il suo entrar nel merito dei comportamenti individuali della societ italiana lasciando forse spazio e impegno ai cittadini di organizzare la propria vita non avendo nello Stato un determinante e onnipresente punto di rif erimento. Certo queste affermazioni stonano se scritte da un dipendente della Pubblica Amministrazione ma se facessi lesempio del macchinista di un Eurostar che - solo per la circostanza che di primo mattino conduce il treno da Roma a Milano volesse poi interferire o supportare per lintera giornata lattivit di ciascun passeggero che ha trasportato, farei un esempio assurdo o banale. Ma cos forse , nelle linee generali, il compito di un Ministero governativo: favorisce e tutela per alcuni tratti della propria vita sociale, culturale, economica, il singolo cittadino ma poi evita di seguirlo per ogni dove. N io, passeggero per 4,30 h. nella tratta RO-MI, posso pretendere che, per lintera giornata, il detto ipotizzato macchinista sia ancora presente o di supporto nei miei impegni: se necessario, al rientro mi riavvarr della sua professionalit e servizio prendendo ancora un Eurostar, ma il rapporto tra me e lazienda delle ferrovi e finisce l, dura per il tempo di alcune ore e per le funzioni indispensabili alla mobilit mentre per il resto del mio impegno personale dovr vivere in autonomia la mia attivit e responsabilit. Cos potrebbe essere un Ministero ossia uno strumento pubblico che opera per agevolare la comunit dei cittadini favorendoli nellesempio del campo dellarte - alla realizzazione, incremento, sviluppo e circolazione della cultura. Oggi la cultura prodotta anche dallarte, ma nel suo complesso, e in misura dominante, dalla scienza, dalla tecnologia, dalla padronanza nel parlare lingue straniere, dalla frequentazione con popoli di aree geografiche non italiane, dalla scienza della salute, dalla conoscenza del codice stradale, dalle norme internazionali che regolano il web, dalla sensibilit verso usi, costumi, comportamenti di altre culture, dai differenti convincimenti politici, dal rispetto di codici e leggi fondamentali degli emergenti Stati non occ identali, dai nuovi modelli di comportamento che la grande fusione mondiale dei popoli, razze, etnie e religioni esige che ciascuno di noi conosca e sappia praticare. Consideriamo dunque queste, e chiss quante altre ancora, le categorie che nel loro insieme fanno la cultura di inizio XXI secolo. Solo una curiosit: ricordiamo quali e quanti sconvolgimenti artistici e culturali accaddero in Europa agli inizi del Novecento. Nel Rapporto conclusivo sullattuazione del programma di Governo pubblicato in codesto sito in data 5/4/2008, c riferimento a siffatti temi (dissesto idrogeologico, spettacolo, cinema, manifestazioni culturali e folkloristiche, formazione musicale, contrasto allillegalit connesso alla tutela, sistema digitale, parchi archeologici, ripristino del paesaggio e altro): eppure alla base di tali iniziative e attivit classificate culturali c la effettiva attivit creativa e materiale, utilitaria e artistica che per pr ima va individuata, e considerata sostanziale e primaria ossia la civilt artistica[rappresentata] dal cucchiaio di legno della civilt contadina alla saliera del Cellini, dalla Pieve rustica a San Pietro in Montorio, dal povero villaggio calabrese a Palmanova. Tale civilt artistica dunque la testimonianza storica e oggettiva delle vicende del territorio, delle campagne e delle citt, gli spazi storici (cfr. Cesare de Seta, v. oltre) da cui poi ciascun individuo deve partire per avere cognizione e far tesoro del concetto di arte. La Pubblica amministrazione, attraverso un Ministero dedicato allarte (sia storica che quella contemporanea, estemporanea, o realizzata da performance o happening) deve intercettare quanto di creativo avviene direttamente nella societ prospettando al cittadino nuove nozioni e dati per lo studio della storia, dellambiente, dellarte̶ 1; ampliandone in tal modo la pregressa formazione scolastica acquisita attraverso lesperienza reale e vicina a ogni allievo: chiunque ricever cos concreti elementi visivi per arrivare alla personale elaborazione di cultura attraverso anche la conoscenza dellarte. Rimando ancora allo scritto (1976) di Cesare de Seta Spazio storico, cultura materiale e civilt artistica raccolto con altri nellantologia Viale Belle Arti, maestri e amici, Tascabili Bompiani 2006, ove si afferma che la necessit dellistruzione storico-artistica non ha tenuto il passo, nel percorso didattico pi recente, con lo svilupparsi dell esigenza di uneducazione ampia e cosciente del tema dellarte e della storia. Non occorre quindi ora un ministro che sia di per s gi personaggio dallindirizzo culturale noto e definito o che prospetti successi di pubblico per iniziative, grandi eventi o rasseg ne di ogni sorta darte visiva o letteraria; necessita, per quanto valga il mio parere, una figura forse artista esso stesso anche un po pop o naif e comunque percettivo del sensibile, del tragico, dello stupore, del comico che raccolga dalla societ tutto ci che arte (dalloggetto al comportamento individuale) deducendo che cultura il complesso della vita del popolo in ogni sua sfaccettatura di pensiero, dintelletto, di carne-e-ossa e non gi la sola testimonianza storica, archeologica, architettonica, artistica o demoetnoantropologica che lattuale legislazione italiana sullargomento cos dettagliatamente definisce, descrive, regolamenta, sanziona, amministra. Se il Mibac diventa Ministero dellarte vorr dire che non in una cultura necessariamente prodotta dallarte punta e crede, ma sappresta a vedere e a rispettare in ogni oggetto creato con spirito educato (dal capolavoro allutensile, al gesto o atteggiamento quotidiano) un qualcosa di nuovo, di originale, di vitale, ossia proprio quella prospettiva rivoluzionaria di ogni lavoro creativo che alla fine ci torno ancora una volta - prima di tutto il costruttivismo (cfr. Karel Teige, Arte e ideologia, 1922-1933, Einaudi 1982, p. 65). Lo Stato fa dunque cultura quando parla di Scuola, Universit, Ricerca scientifica e umanistica ma quando si rivolge al cosiddetto patrimonio artistico e ancor pi quando tratta di cinema, teatro o manifestazioni della tradizione popolare sia essenzialmente dappoggio strutturale e di servizio ai protagonisti e soggetti attivi dellarte e della scena; per ritornare alla blanda metafora dellEurostar, una volta scesi, i passeggeri sono liberi e autonomi seppur grati alla compagnia dei treni per il servizio essenziale e contingente che ha fornito consentendo loro il viaggio. Lo Stato crei dunque le condizioni p erch ci sia un sistema per formare bravi macchinisti cos come per preparare buoni tecnici adatti a conservare e studiare le testimonianze nazionali della storia, della letteratura, dellarte. Se ha un personale scientifico che di per se stesso possieda la specifica cultura per lo studio della storia va benissimo, ma penso che tale personale scientifico e lintera struttura ministeriale debbano continuare a tutelare con la propria scienza larte intercettando per novit, prospettive e ogni nuova condizione e opportunit di invenzione che la societ offre riguardo alleventuale sorgere delle inattese e generazionali forme darte. Chiamarlo Ministero della cultura vuol dire allontanarlo dallespressivit artistica immediata; definirlo Ministero dellarte vuol dire dimostrare disponibilit verso ogni espressione creativa anche non tradizionale della societ nel suo manifestarsi attraverso loperato libero, nuovo e vivace dei suo i cittadini.



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