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S. Maria a Vico: un territorio oggetto di continue aggressioni
22-04-2008
Mariano Nuzzo

Il Complesso dell’Assunta a rischio! Stiamo assistendo ogni giorno a nuove aggressioni del territorio dettate dalla profonda disattenzione della classe dirigente e dal notevole tasso di ignoranza artistica e culturale in genere che dilaga nella città di S. Maria a Vico in provincia di Caserta. Bisogna aggiungere a questo il disinteresse dei cittadini da tutto quanto avviene sul territorio. Non ci si rende conto che la Città appartiene a chi la vive, non solo a chi a la governa. Di fronte ai numerosi lettori che dichiarano di condividere la linea dei miei articoli di protesta poche sono, poi, le iniziative che materialmente vengono messe in campo per contrastare quanto ogni giorno avviene sotto gli occhi di tutti. Parlo dei continui abusi edilizi, della selvaggia edificazione di abitazioni di scarso valore architettonico realizzata a danno dell’ambiente per mano di imprenditori avventurieri, spesso dell’agro casalese, dell’accettare sommessamente le regole imposte dalla malavita organizzata. Per non parlare di qu anto sta avvenendo in questi giorni con la questione dell’edilizia economica e popolare, che arricchirà la nostra comunità di nuovi bisognosi provenienti dalla provincia. Precisato quanto sopra, mi terrò volutamente lontano, da quanto sta avvenendo a livello amministrativo per la riprovevole e persistente situazione politica locale, al fine di affrontare un nuovo caso di incuria degli ormai pochi beni di particolare valore culturale che insistono sul nostro territorio. Dopo il caso della devastazione e ricostruzione delle fattezze architettoniche della Congrega del Loreto, di cui ho ampiamente trattato lo scorso anno, in questi giorni si sta avvicinando quello del Complesso aragonese dell’Assunta. Sono stati, infatti, approvati e finanziati nuovi lavori di recupero per la casa dei Missionari Oblati di S. Maria a Vico al fine di garantire e sistemare i nuovi alloggi per gli ormai anziani padri che abitano la casa. Fin qui niente da obbiettare, se non fosse per il fatto che i lavori dovranno essere estesi anche al “rifacimento” della facciata del Complesso e che per la stessa sono previste opere dei demolizione e ricostruzione dell’intonaco Settecentesco e degli stucchi che la adornano e successive manomissioni alle cornici tufacee del Cinquecento. È inutile precisare che sia gli stucchi che l’intonaco sono parte integrante dell’edificio ritenuto di valore storico-artistico e, quindi, “testimonianza storica avente valore di civiltà” che rappresenta, assieme all’intera massa strutturale ed architettonica, l’oggetto della tutela come previsto dal “Codice dei beni culturali”. Tutto questo sta avvenendo sotto gli occhi dell’attivissimo e stimatissimo Padre Santino, che, pur riconoscendo l’inappropriatezza delle lavorazioni progettate, non riesce contrastare da solo la volontà della casa Provinciale, che si è generosamente fatta avanti per impegnare le somme e assegnare i progettisti per l’intervento. La scelta dell’impresa, poi, è stata lasciata ai religiosi locali, che, non notando i risultati davvero deludenti della Congrega del Loreto, hanno pensato di affidare i nuovi lavori del complesso agli stessi demolitori! Il vero e più gravoso problema è che l’intervento sarà diretto da professionisti che non conoscono affatto la nostra realtà territoriale e tanto meno le basi della conservazione di un bene già oggetto di tutela, visto il progetto prodotto. Non è più possibile concedere sconti di termini per costoro, valutati i risultati dei recenti lavori su cui si sono cimentati e per i quali il funzionario di zona della Soprintendenza interpellato ha dichiarato di non aver potuto a fare nulla per evitare il peggio, considerato che non si era a conoscenza del linguaggio del restauro! Se non si interviene in maniera massiccia, contro questo genere di operare, la facciata del Collegio verrà interamente demolita, per lasciare spazio ad un nuovo intonaco di cemento che annullerà per sempre i segni che il tempo ha lasciato della configurazione architettonica Settecentesca. È necessario che l’intonaco e gli stucchi della facciata vengano conservati, che vengano consolidate le parti che sono prossime al collasso e restaurate (non demolite) le superfici ancora esistenti. Ricordo ai lettori che lo scorso anno la Regione Campania ha finanziato alla facoltà di Architettura della Seconda Università di Napoli la realizzazione di un convegno, mostra e di una giuda al restauro del complesso dell’Assunta, che si terrà entro settembre 2008 a cura dello scrivete, per gli studi e le proposte di restauro prodotte nel biennio 2005-2006 con il corso di Laboratorio di Restauro Architettonico B della stessa Facoltà. Con la mostra verranno esposte quaranta tavole di progetto del Complesso, prodotte nell’ambito del Laboratorio di cui il sottoscritto era coordinatore per Santa Maria a Vico ed Arienzo, ed organizzata una conferenza con noti studiosi del settore di fama nazionale, nonché presentata una Guida al Restauro, nella quale il progetto di restauro dell’Assunta è parte fondamentale. L’intero lavoro svolto dalla facoltà di Architettura, dopo quello della Congrega Loreto, è stato ancora una volta ignorato per dare spazio a proposte di dubbio valore culturale su un bene unico e di notevole interesse storico ed architettonico che deve essere tutelato.



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