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Quando il gioco si fa sporco
24-06-2008
Ercole Noto

Quando il gioco si fa sporco (la « verità imbellettata » e « interviste fantasiose ») [zona archeologica di Classe: “un museo della vita quotidiana (…) dove gli edifici andrebbero spiegati non solo in planimetria ma in ricostruzioni tridimensionali”, A. Carandini]; [« bisogna “immaginarla” con plastici e (città?) simulate, altrimenti nessuno saprà mai come si viveva nell’antica Classis »: Paolo, dell’Apt di Viterbo (ex impiegato ai Beni Culturali)]. Le iniziative culturali e del turismo che ultimamente hanno interessato la città di Ravenna, rientrano tutte in quel programma di strategie per conquistare la candidatura di capitale europea della Cultura. L’evento, in calendario per il 2019, vede – se pur con molto anticipo - la città romagnola pronta a mistificare la realtà, ad attuare qualsiasi mossa strategica - (anche la più “clamorosa”) – per raggiungere l’obiettivo, ovvero battere in tempo utile qualsiasi altro eventuale concorrente nella competizione con altre città e regioni. “Innovazione”, “contemporaneità” e soprattutto “originalità” - (come quella di una serie di “false interviste”, rilasciate da alcuni operatori turistici presenti alla 12°Borsa del turismo delle Cento città d’arte, Ravenna 22-25maggio2008) -, sono le tre “suggestioni” che s’impongono al pensiero, alla fantasia, suggerite a tutti gli operatori culturali della città e d’altri centri della provincia, con l’appoggio della Regione; si punta insomma sulle sinergie affinché il sogno di Ravenna possa diventare realtà. Hanno già scritto al premier Berlusconi, così come avevano fatto col precedente capo di Governo, perorando i motivi di cotanta aspirazione - (non perdiamo di vista l’ingente somma di denaro che verrebbe accreditata per tale evento) -, e inviato una nota al neoministro della Cultura, Sandro Bondi, per modificare il Codice dei Beni culturali - [secondo l’indirizzo che è emerso dall’assemblea del Cidac (associazione che raggruppa le città d’arte e cultura italiane) che « ha approvato un documento di grande rilievo politico in favore di una nuova politica per la valorizzazione dei beni culturali, che parta da nuovi strumenti di gestione fondati su una più efficace collaborazione fra Stato, amministrazioni locali e privati »] - affinché divenga più facile la firma della convenzione fra Stato e Fondazione Ravenna Antica - [si veda a tal proposito la rilevanza data all’argomento su questo sito; particolarmente l’intervento: “Ravenna, scacco alla regina”] – « così da concludere positivamente l’istruttoria a suo tempo avviata per la realizzazione del progetto del Parco archeologico di Classe ». Nel raccontare i fatti qui esposti – che potrete leggere grazie alla cortese disponibilità di codesta redazione – mi sono avvalso del pensiero di un autore, Vladimiro Giacchè, che ha indagato il “linguaggio asservito al potere” in una sua recente pubblicazione: « La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea », Derive Approdi, 2008. “Oggi, nell’epoca della politica mediatizzata, la verità è spesso mistificata, riformulata in maniera appropriata; il potere delle parole è decisivo per la costruzione del consenso. La menzogna è necessaria in relazione a situazioni (magari al momento insostenibili) che si vogliono perpetuare. La « fabbrica del falso » ordita dai detentori del potere politico, è mediata e controllata da mezzi di comunicazione sempre più ricercati, “simulatori di prossimità” potenti, quale il web, che determina « l’illusione di una falsa immediatezza », con una realtà che invece resta distante da noi. Il linguaggio asservito al potere, come nella pubblicità commerciale, deve esclusivamente sedurre; la nuova comunicazione ideologica, però, a differenza della pubblicità commerciale che ha in qualche modo un riscontro nella merce che promuove, si sottrae a ogni verifica e prova” (Giacchè). Ma veniamo alla realtà inscenata di queste « identità » inventate di sana pianta, all’informazione manipolata a proprio uso e beneficio. Conclusasi la kermess legata alla Borsa del Turismo delle cento città d’arte, l’amministrazione comunale di Ravenna “riporta” nel proprio sito, ‘ravennanotizie.it’, il successo della manifestazione; e lo fa sotto un titolo ammaliante: « Legambiente premia il mare e i dipendenti delle Apt la città d'arte », e mettendo a fuoco il “pensiero” di chi si occupa di progettare il turismo culturale in Italia: gli operatori Apt e gli standisti italiani. « Una voce fuori dal coro - (recita il messaggio confortante) - che arriva dal basso, non dalle istituzioni locali ed esterne; gente semplice, che per deformazione personale spesso viaggia anche nel tempo libero ». « Silvia (Apt di Catania) è una signora siciliana molto gentile e raffinata. Sorride felicemente, perché Ravenna le è piaciuta tantissimo. “I vostri mosaici sono splendidi. Ho visitato San Vitale e Sant’Apollinare Nuovo. Invidio la vostra arte antica, la vostra tranquillità, e poi si sente l’odore del mare anche qui in centro storico ed è una sensazione piacevole e rassicurante. Vede, da noi in Sicilia, manca il senso del bello, del rispetto, del buono, ma non perché c’è povertà. E’ l’indifferenza la nostra nemica e nasce non dal basso, ma dalle classi agiate. Sono loro le più ciniche e qualunquiste. E di conseguenza vengono su così i figli della Sicilia. E’ sparita la bontà, la coscienza civica e l’altruismo lo si trova ormai nei monasteri! La criminalità purtroppo è inestirpabile, se non ritornano i buoni sentimenti. E tutto questo mi fa una gran rabbia, perchè la Sicilia è bella, l’Etna per esempio, ha un paesaggio inca ntevole e la zona archeologica è unica al mondo. Qui a Ravenna non ero mai venuta, ma volevo venirci da turista, poi l’occasione è arrivata per lavoro e non me la sono fatta mancare …». Leggevo incredulo quanto sopra riportato e “mi facia a cruci ca manu manca”[un’espressione siciliana per sottolineare un fatto, un episodio fuori dalla norma]; e scrivo una nota di dissenso indirizzata alla redazione del sito ravennate e ai funzionari dell’Apt di Catania presenti all’evento. « Ho letto (…) le impressioni, le sensazioni, i pareri degli operatori Apt e degli standisti italiani (…), e se fa sempre piacere leggere giudizi positivi sulla città dove si vive [a parte l’esilarante affermazione “si sente l’odore del mare anche qui in centro storico”], non è altrettanto gratificante venire a conoscere i pensieri, i sentimenti di qualcuno che discredita la propria terra, la Sicilia nel nostro caso, nell’ambito della propria attività: quella di operatore di promozione turistica. Sinceramente devo dire che il giudizio espresso dalla signora “Silvia” - [in seguito citerò “virgolettate” le identità inventate] - è molto deludente e fuori luogo. Io che nei giorni della Borsa ho molto frequentato gli stand, particolarmente quelli della mia terra (Apt di Catania e Ragusa), in rappresentanza del Val di Noto, posso testimoniare il successo di pubblico; i contatti non erano soltanto per richiedere le p ubblicazioni promozionali; tanta gente che si fermava era già stata in Sicilia e la loro visita allo stand era quasi da interpretare come un grato sentimento per il piacevole soggiorno trascorso in Sicilia, nel ricordo dell’ospitalità coinvolgente, a volte imbarazzante, del popolo siciliano. (…) Io non voglio qui sindacare i motivi di profonda delusione e disistima manifestati dalla signora in questione; non voglio discutere dell’indifferenza che a suo modo di vedere porta al cinismo e al qualunquismo, per cui “di conseguenza vengono su così i figli della Sicilia”. Ritengo che le sue affermazioni offendono i tanti siciliani non di “scoglio”, ma di “mare aperto”, che vivono e lavorano fuori dalla Sicilia. La signora “Silvia”, titolare di quello “sfogo”… a mio parere, non è idonea a pubblicizzare l’offerta turistica della Sicilia ». Due giorni dopo parlo con i delegati dell’Apt di Catania che manifestano la loro estraneità ai fatti esposti e chiedono la smentita della notizia. « La delegazione dell'APT di Catania presente a Ravenna in occasione della Borsa del turismo delle 100 città d'arte e composta esclusivamente dai funzionari (…) ringrazia Ercole Noto, oltre che per la sua replica, anche per aver voluto, con la sua mail, metterci a conoscenza dell'intervista a certa "signora ‘Silvia’ dell'APT di Catania", inopportunamente apparsa sul sito "ravennanotizie.it" lo scorso1giugno. A tal proposito l'APT di Catania chiede alla gentile redazione di "ravennanotizie" di voler cortesemente e sollecitamente pubblicare una smentita riguardo a detta intervista non solo, e non tanto, perché, come chiaramente si evince da quanto sopra detto, la "gentile e raffinata" signora “Silvia” non faceva parte della delegazione catanese, ma soprattutto perché il pensiero della signora non coincide neanche in minima parte con quello dei funzionari catanesi effettivamente presenti a Ravenna. I quali, nonostante abbiano molto apprezzato l'impe ccabile organizzazione dell'evento,le bellezze artistiche della tranquilla città romagnola, oltre alla gustosa cucina, ritengono che la loro terra, e Catania in particolar modo, non abbia nulla da invidiare a Ravenna in quanto a ricchezze artistiche, naturali ed enogastronomiche. Da buoni "figli di Sicilia", sentono di essere venuti sù abbastanza bene, con una buona "coscienza civica" ed un "senso del bello" sufficientemente sviluppato, almeno fino al punto di scegliere la promozione turistica della loro città come professione. I summenzionati funzionari, infine, respingono decisamente l'affermazione che sentimenti di cinismo e qualunquismo possano caratterizzare le classi agiate catanesi, o qualsiasi altra classe sociale e si permettono di porre l'accento, anzi, sul grande senso dell'amicizia, della solidarietà e dell'ospitalità, ampiamente riconosciuti come caratteristiche del popolo siciliano. Riteniamo, infine, doveroso, sottolineare come la signora “Silvia”, a qualsiasi Apt appartenga, anche se non a quella di Catania, non ha reso di sicuro un buon servizio al suo Ente e farebbe forse meglio a cambiare attività lavorativa, in quanto i sentimenti di dispregio per i suoi concittadini e di disagio per la sua terra d'origine ne fanno la persona meno idonea a promuoverla presso i mercati turistici italiani e stranieri. A meno che le sue parole non siano state fraintese da chi ha condotto l'intervista. Ringraziando fin d'ora la redazione di "ravennanotizie.it" per voler informare l'APT di Catania del momento della pubblicazione del presente scritto, si porgono cordiali saluti ». Nel pubblicare la smentita richiesta dall’Apt di Catania, nessuno « imbarazzo », nessuno « disagio » manifesto da parte della redazione ravennate. Mentre il potere sente il bisogno di raccontare frottole, qualcuno rompe i cliché della retorica pomposa che avvolge la menzogna, che mistificano la realtà. A quel punto rileggendo quelle “false interviste” decido di fare qualche riscontro. « Paolo dall’Apt di Viterbo (ex impiegato ai Beni Culturali), dice che Ravenna l’ha trovata una città molto carina ma forse troppo tranquilla. Il problema in Italia in genere, sono le architetture: rilasciano un senso di oppressione, senza logiche di respiro e armonia in altezza. Allora la gente va verso l’allegria di Mirabilandia e delle spiagge. I palazzi dei centri storici, dovrebbero essere progettati in alto e in lungo, con porticati colorati di negozi e botteghe, viali alberati ombreggiati, piazze grandi, e tanti parchi, come tre delle vostre Rocche per esempio. L’unica in regione che è strutturata così è Bologna. Poi se non sbaglio, voi avete la zona archeologica di Classe. Bene, bisogna “immaginarla” con plastici e città simulate, altrimenti nessuno saprà mai come si viveva nell’antica Classis. Lo ha fatto la Francia, e tante altre città europee che non hanno più i resti archeologici originali. E’ un’operazione raf finata che produce conoscenza e consapevolezza più dei pannelli verticali ». Telefono allora al responsabile del servizio dell’Azienda di promozione turistica della provincia di Viterbo, che esclude la partecipazione di un fantomatico “Paolo” alla manifestazione suddetta a Ravenna; - [oltretutto, a ben guardare la scheda tratta da internet, nessuno dipendente di quella Azienda porta quel nome] -; erano presenti in rappresentanza della delegazione di Viterbo, il dirigente e il responsabile dell’ufficio Promozione turistica, agenzie di viaggio, pro loco. Non esiste quindi nessun “Paolo” (ex impiegato ai Beni culturali), così come non c’era nessuna “Silvia”, fra gli operatori turistici dell’Apt di Catania. Personaggi fittizi letteralmente inventati: come Alba, dell’Apt di Trieste, e Paolo, imprenditore turistico da Genova (ex bancario a Milano). A quel punto “Il re è nudo”! “La regina pure”! « Squarci di verità che si aprono nei fondali della messa in scena ». Un trucchetto di bassa lega nella “società dello spettacolo”, dove le vicende sono verosimilmente riadattate alle esigenze dell’immagine che le classi dominanti intendono dare di se stesse, e ne induce una falsa rappresentazione; il linguaggio asservito al potere. Tutto questo, che a prima vista può sembrare incomprensibile, in verità si spiega perfettamente. Sbaglieremmo se vedessimo in questo soltanto un transitorio fenomeno di costume, una farsa scialba e sbiadita. Non si tratta di teorie astratte, di fantapolitica. Dietro c’è qualcosa di più serio, che tiene desta l’attenzione e l’entusiasmo dei « credenti » - [o se preferite dei creduloni] -. Il tema della “menzogna” sistematica come strumento di mobilitazione e di consenso; un vero e proprio “mondo fittizio” per manipola re l’informazione. Le pseudointerviste montate ad hoc sono servite per mettere in rilievo alcuni aspetti di interesse della amministrazione locale: il parco archeologico di Classe, ad esempio (si veda l’intervista di quel “Paolo” dell’Apt di Viterbo); il problema della sicurezza (tema molto sentito, a cui il sindaco sta riservando molte energie visibili e d’effetto), e quello della ossessione securitaria: ossia la precarietà del vivere e la perdita progressiva di controllo sulle proprie condizioni di esistenza da parte di un sempre maggior numero di persone. Promuovere l’ « immagine » della città riqualificando l’area della Darsena di città, il cosiddetto “fronte a mare”; argomento toccato dall’imprenditore turistico di Genova (ex bancario a Milano), che accenna all’esperienza del Porto di Genova. L’ipotetica intervista a “Silvia”, ha lo scopo – a mio modo di vedere - di rassicura re i cittadini ravennati; sembra quasi voler dire: state tranquilli; qui (a Ravenna) in fondo siamo in un’oasi felice; c’è di peggio; pensate alla Sicilia. La verità può essere elusa e la gente pensa ad altro, a qualcosa di « rassicurante ». Sono parole-bandiera che l’ideologia dominante brandisce. Pensate davvero che un operatore turistico proveniente da Viterbo, preparato per promuovere l’offerta turistica di un interessante territorio come la Tuscania, possa aver parlato di architetture dei centri storici oppressivi e di progettualità urbanistica: piazze grandi e parchi, “come tre delle vostre Rocche, per esempio”; - [l’errore delle tre Rocche è probabilmente voluto, per dare maggiore credibilità all’intervistato; così il « locale » che legge l’intervista penserà che quel poveretto non poteva sapere che la Rocca è una sola, meglio conosciuta come Rocca Brancaleone; pensate veramente che possa aver parlato della zona archeologica di Classe e immaginarla con plastici e simulazioni, per far conoscere come si viveva nella antica Classis? Ho i miei dubbi! Piuttosto il ‘simulatore’ manipola l’informazione a proprio uso e beneficio, riprendendo l’idea fissa di un archeologo: « a Ravenna-Classe, si potrebbe raccontare la capitale imperiale tardo-antica come “un museo della vita quotidiana”, “dove gli edifici andrebbero spiegati non solo in planimetria ma in ricostruzioni tridimensionali” (A. Carandini, da la Repubblica); un museo “reso ameno” – dico io - tra i campi coltivati a barbabietola - [“donde si scuopre l’amenissimo lido (Colletta, I-155] - che rallegra i sensi e dà serenità all’animo. Così forse è stata immaginata “Classilandia”, in una notte di luna a San Nicolò; così che insieme a Mirabilandia, coprirebbe tutta la gamma del divertimento rivierasco, da proporre al turista. Nell’ottica di quelle interviste fantasiose si inserisce bene – probabilmente è solo un caso - la parte operativa del progetto « Raccontare Ravenna »: un laboratorio di scrittura finalizzato alla realizzazione di un romanzo collettivo a cui partecipano otto giovani aspiranti scrittori precedentemente selezionati. « Il ruolo della “politica d’immagine” è costruita artatamente attraverso i mezzi di comunicazione - [non solo attraverso il web, più veloce e immediato] -, dove la notizia, ripresa e amplificata dal mezzo cartaceo, con l’attiva complicità di “testate” dalle copertine « patinate » di editori amici e compiacenti, è rivolta all’opinione pubblica come un sostituto della realtà. Certo, essa richiede un sofisticato e potente apparato che confeziona e smercia la menzogna, così come si smercia un qualsiasi altro prodotto; essa, grazie appunto alla potenza dei mezzi di comunicazione, può ricevere una tale evidenza da risultare molto più in vista (cioè più “reale”) della realtà inscenata che si intende sostituire. Cosi i fatti ricevono formulazioni asettiche e neutre. Di norma l’eufemismo riformula gli eventi per renderli compatibili con l’immagine della realtà offerta dall’ideologia dominante; ma al tempo stesso, vede il trionfo dei mezzi di comunicazione di massa (ecco l’iperbole). L’iperbole, così come l’eufemismo, se spinta oltre un certo segno, diventa rivelatrice: ciò avviene quando sfugge di mano, sfociando nell’assurdo e nel ridicolo; quando alla lingua si chiede di farsi carico di una menzogna che essa con i suoi soli mezzi non riesce a sostenere; quando cioè la coperta linguistica con cui si vuole coprire la menzogna è troppo stretta. Quando ciò avviene, si ha un collasso dell’argomentazione, e l’eufemismo degrada in ossimoro. Ribaltando una affermazione di Nietzsche potremmo dire: “La menzogna non è più tale se le si tolgono i veli di dosso”; [viene edulcorata]. In questo caso la verità viene mutilata, gli eventi reinventati perdono la loro storicità ». [In Vlad imiro Giacchè, « La fabbrica del falso. », Op. cit.]. Mi chiedo allora in conclusione: sono queste le premesse per candidare Ravenna a capitale europea della Cultura?



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